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Borrowed Time – Intervista ad Andrew Coats e Lou Hamou-Lhadj

Scopriamo i segreti dell'acclamato cortometraggio Borrowed Time attraverso le parole dei suoi registi, animatori della Pixar.
Articolo aggiornato il 22/09/2017

Vi proponiamo, in esclusiva, una intervista a Andrew Coats e Lou Hamou-Lhadj, i due animatori della che hanno diretto il pluri-premiato e acclamato cortometraggio Borrowed Time, che ha aperto nuove porte per l’animazione USA.

Come è nato il progetto di Borrowed Time?Cosa vi ha spinto ad ambientare il cortometraggio nel vecchio west? Vi siete ispirati ai classici western del passato?
Andrew Coats: Nel 2007 abbiamo messo insieme alcune idee per un cortometraggio che avremmo voluto fare e una di quelle era per un western. Siamo cresciuti guardando film come la “Trilogia dell’uomo senza nome” di Sergio Leone, Butch Cassidy, Gli spietati etc. Adoravamo la loro iconografia, che ci ha ispirato molto: da personaggi e ambientazioni fino a inquadrature interessanti e all’editing specifico del genere. Però all’epoca io ero alla Bluesky e Lou era alla Pixar e, nonostante i nostri sforzi, lavorare a un film abitando agli estremi opposti del paese senza la tecnologia odierna non era fattibile. Quindi abbiamo deciso di aspettare finchè non ci saremmo trovati nello stesso luogo. Nel 2010, quando ho iniziato a lavorare alla Pixar, abbiamo finalmente potuto cominciare a portare avanti qualcosa.

Lou Hamou-Lhadj: In quel periodo lavoravamo nell’industria da un po’ e avevamo avuto il privilegio di contribuire ad alcuni film per famiglie davvero belli. Ma sapevamo che per fare questo film avremmo dovuto lavorare nel nostro tempo libero e questo ci ha dato la spinta a utilizzare quel tempo libero per creare qualcosa di “diverso”.

AC: Eravamo un po’ frustrati dalla mancanza di respiro nelle storie animate negli Stati Uniti e volevamo contribuire al medium aiutando a mostrare che non si tratta semplicemente di un genere per bambini, come invece lo percepisce la maggior parte del pubblico. Volevamo difendere l’animazione statunitense come un medium in grado di raccontare qualsiasi storia.

LHL: Quale modo migliore per farlo se non utilizzando qualcosa di distintamente americano? I western sono senza dubbio un genere, allo stesso modo in cui l’horror è un genere. Puoi fare un film d’animazione western, o un film d’animazione horror, e se resti fedele a quello improvvisamente il discorso “l’animazione è un genere” cade. É semplicemente il mezzo con cui diamo vita alla storia. Detto ciò, i western sono ricchi di opportunità.

AC: L’iconografia che ho menzionato porta con sé alcune aspettative. Possiamo scegliere di inquadrare qualcuno che consideri un cowboy temprato, segnato, e, nella stessa inquadratura, invertire quella aspettativa e farlo cadere in preda all’emozione. Combattere per quel senso di “inaspettato” è proprio il motivo centrale per cui abbiamo deciso di fare un western e, nello specifico, un western nel medium dell’animazione.

Borrowed Time - Intervista ad Andrew Coats e Lou Hamou-Lhadj

Abbiamo notato un certo influsso di Sergio Leone che appare evidente (il tema dell’orologio, portante in “Per qualche dollaro in più”). Un omaggio voluto o una coincidenza?
AC: Ah, sì, è certamente un omaggio. Abbiamo rivisto la maggior parte dei suoi film mentre facevamo le nostre ricerche e studiavamo come affrontare un film di genere western. Quelle scene con l’orologio di Per qualche dollaro in più sono iconiche, restano davvero impresse.

LHL: Ci piaceva l’idea di omaggiare i film storici che ci avevano ispirato e allo stesso tempo mostrarne la nostra interpretazione specifica. Alla fine, questi punti di riferimento ci hanno permesso di mantenere una familiarità a cui gli spettatori possono ancorarsi immediatamente – sanno esattamente dove sono e quali sono le regole del mondo. Questo ci aiuta immensamente in un cortometraggio, perché ora possiamo utilizzare il tempo che rimane per portare il pubblico in posti nuovi all’interno di quel contesto.

Animazione e fumetto sono cugini non troppo lontani. Quanto ha inciso nell’immaginario che sta dietro a Borrowed Time (cortometraggio, ma densissimo di significato al proposito) del fumetto western, italiano e non, Tex e Blueberry?
AC: Onestamente, non stavamo prendendo in considerazione quei fumetti direttamente mentre lavoravamo al film. Col senno di poi, e ora che li menzioni tu, probabilmente avremmo dovuto. Tuttavia, c’è una chiara relazione simbiotica tra la semplicità e la composizione di quei fumetti e gli spaghetti western e il genere western in generale. Le inquadrature originali, le composizioni interessanti e l’attenzione particolare per i dettagli di quei fumetti riecheggia nei film western e ci interessava molto esplorare tutto ciò in Borrowed Time.

LHL; Concordo, i western con cui siamo cresciuti utilizzavano molto l’inquadratura in un modo che non era stato concepito prima e hanno creato un’intera iconografia che è decisamente tipica del genere. Ci ha sempre affascinato giocare con questo fattore. Ma il bello dei fumetti è la libertà di sovvertire la concezione di inquadratura dei western. Tutto per il bene del dinamismo, della chiarezza e, a volte, di una narrazione più d’impatto. Francamente, invidio il fatto che non vediamo altrettanta giocosità nel film in quel senso, ma cerchiamo il più possibile, e nello stesso modo, di fare leva su quell’iconografia e di scombussolarla per ottenere un impatto diverso.

Borrowed Time - Intervista ad Andrew Coats e Lou Hamou-Lhadj

L’animazione negli USA è sempre sinonimo di allegria e risate, specialmente se riferita a colossi come la Pixar. Borrowed Time pare infrangere questa regola. Credete sia arrivato il momento per prodotti animati con tematiche più adulte?
LHL: Lo speriamo molto. Come abbiamo detto prima, raccontare una storia più matura attraverso l’animazione è uno dei motivi per cui abbiamo creato Borrowed Time. Ci sono molto altri tipi di storie che possono essere affrontati dall’animazione, La sfida è diffondere di più questo tipo di film, in modo che la gente possa vederlo coi propri occhi, senza presumere il contenuto in base al fatto che sia animato o meno.

AC: Esistono già molti film di diversi paesi che mettono alla prova questa nozione (pensa a Principessa Mononoke, Una tomba per le lucciole, La tartaruga rossa, etc.). Semplicemente, non vengono distribuiti allo stesso livello negli USA. Ma con piattaforme come Netflix, Hulu, Amazon Prime e simili, i grandi film di animazione sono più accessibili che mai. L’altro problema è il costo dei film di animazione in termini di tempo e denaro. Non si possono affrontare grandi rischi: quando il tuo film ha bisogno di 5 anni e 30-80 milioni di dollari (nel caso dei film d’animazione più economici). Questi film sono iniziative enormi e un film che fallisce può facilmente segnare la fine della tua compagnia.

LHL: Fortunatamente in questi ultimi tempi stanno emergendo nuove strade per fare film. I progressi tecnologici, ad esempio lavorare con sistemi cloud, permettono di fare film senza doversi radunare in un unico edificio gigantesco con una sola compagnia. Ci saranno modi ancora più economici di produrre film in futuro. Speriamo che questo porti l’animazione a correre rischi maggiori e che ci permetta di vedere tematiche più differenziate e più mature.

L’animazione digitale accomuna anche cinema animato e videogame. Cosa pensate della rinascita videoludica del western, Red Dead Redempion in testa? Provocazione: Borrowed Time potrebbe diventare un videogioco (chiaramente nella tipologia sperimentale/indipendente) oppure no?
LHL: La rinascita del genere attraverso diversi media è sempre benvenuta, può decisamente rinvigorire le cose e creare nuove fonti di ispirazione. I videogiochi come Red Dead Redemption offrono una finestra unica su quel mondo, perchè puoi scegliere di stare con o contro la legge come preferisci. É un po’ Westworld-esco nel suo essere open-world e nel lasciarti scegliere la tua avventura; personalmente, mi sono immerso nella creazione delle mie storie in quel gioco, invece di restare con la narrazione di base, ma RDD parla di wild west dopotutto – quindi va bene qualsiasi cosa ed è quello che conta! Ci sono altri videogiochi che, anche se non aderiscono esattamente all’iconografia western, hanno un atteggiamento western. Gran parte dell’ispirazione tonale l’abbiamo presa da giochi come The Last of Us, che a sua volta si è ispirato a film come Non è un paese per vecchi, e quel filo conduttore di ispirazione ha radici profonde in altri western. Mi piacerebbe molto vedere più videogiochi come quelli, fortemente incentrati sui personaggi.

Borrowed Time - Intervista ad Andrew Coats e Lou Hamou-Lhadj

Quali sono i vostri attuali progetti?
AC: Al momento stiamo ancora lavorando regolarmente alla Pixar (Io su Cars 3 e Lou su Gli Incredibili 2), ma abbiamo alcune idee che stiamo esplorando per progetti futuri.

LHL: La verità è che ci siamo concentrati sul portare Borrowed Time in giro attraverso il circuito dei festival. É stato un lavoro molto più impegnativo di quello che avevamo previsto e c’è ancora molto da imparare a riguardo.

AC: Nelle nostre carriere ci siamo abituati a fare il nostro lavoro, finire un film e proseguire sul successivo, mentre una macchina separata di promozione prende il film e lo porta al pubblico. Per il nostro film, siamo noi che improvvisamente diventiamo quella macchina (col grosso del lavoro gestito dalla nostra fantastica produttrice, Amanda Jones). Siamo decisamente fuori dalla nostra comfort zone/lontani dall’ambiente che ci è familiare, come minimo!

LHL: Ovviamente, potersi concentrare di nuovo sulla creatività sarà una ventata d’aria fresca per noi!

Traduzione di Alessandra Cognetta, Paolo Garrone

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