Come nascono le tue idee?

Come nascono le tue idee?

Una domanda, anzi, LA domanda che viene rivolta almeno una volta nella vita a chiunque faccia il mio mestiere, cioè l’inventore di storie:

Come nascono le tue idee?

Varianti:

Da dove vengono le tue idee? Dove prendi le tue idee? Come ti viene l’idea per una storia?

Alla maggior parte di noi questa domanda è stata rivolta decine di volte.

C’è chi si infastidisce davanti a questo ritornello, ma personalmente per ora non mi sono ancora stancato di rispondere al quesito, perché è un tema imponderabile, la risposta non è immediata e continuo a rifletterci sopra.

Non è facile dire da dove vengono le idee per le storie. È un po’ come cercare di stabilire prima dell’ecografia se un feto è maschio o femmina: dopo tanti studi, non si ha ancora la certezza sui fattori che determinano il sesso del nascituro.

walt disney

Cominciamo col dire che la creatività stessa è una bestia difficilmente afferrabile. Perché alcune persone sono creative e altre no? Credo che siano molti i fattori che contribuiscono: l’ambiente in cui sei cresciuto (personalmente ho sempre trovato tanti fumetti in casa), se durante la tua età dello sviluppo hanno incentivato la tua creatività in famiglia e a scuola, poi l’acquisizione crescendo di strumenti tecnici, tanto allenamento, e poi anche magari una predisposizione totalmente personale. Per dire, la famiglia di Walt Disney era tutt’altro che creativa, eppure sappiamo bene com’è andata a finire.

Ma torniamo alla domanda iniziale: Come nascono le idee?

La questione è tornata a rimbalzarmi nella calotta cranica un paio di giorni fa, quando nella stazione di Cuneo (tornando dalla locale fiera di fumetti) ho notato questi meravigliosi avvisi:

stazione di cuneo

Ora, la traduzione giusta di “Time station” e “Time elevator” sarebbe Stazione del TempoAscensore del Tempo (detto all’americana, tra l’altro, perché gli inglesi usano “lift” per ascensore). La cosa mi ha divertito molto e infatti ho pubblicato le foto sui miei social.

Come avrà reagito la maggior parte delle persone leggendo questi avvisi? Immagino che la stragrande maggioranza non si sia accorta di nulla, visto il livello di conoscenza delle lingue straniere dell’italiano medio (come chi ha scritto questi avvisi, tra l’altro). Una parte dei passanti, quelli che conoscono un minimo di inglese (turisti stranieri compresi), si sarà magari fatta una risata.

Quello che è successo invece a me e probabilmente a qualcun altro come me con la testa tra le nuvole di narrazioni, è che la lettura di questi avvisi mi ha aperto un portale infinito di storie possibili. La stazione di Cuneo come Stazione del Tempo. Treni che ti portano nelle più svariate epoche. Passeggeri di tutti i tipi: antichi romani seduti di fianco a hippies anni ’60, uomini dello spazio chiacchierano con cavernicoli, e così via. C’è materiale per una storia, anzi, per una serie di storie!


Intermezzo musicale: torniamo indietro nel tempo al 1974 e ascoltiamoci la Locomotion dei Grand Funk Railroad.


Tornando a ciò che la semplice lettura di un avviso in inglese maccheronico ha scatenato nella mia testa, questo mi porta al discorso che faccio solitamente quando mi porgono la fatidica domanda.

E cioè che chiunque può inventare storie.

Molti non lo fanno per il semplice fatto che non vi sono abituati. Sono a pranzo con un amico, e tra una chiacchiera e l’altra viene fuori una battuta: “Pensa che buffo se succedesse questa cosa”. Pensa cosa succederebbe se di colpo non esistessero più le biro: assegni che non possono essere compilati, raccomandate che senza firma non possono essere consegnate, compiti di scuola che non possono essere eseguiti…

Pensa cosa succederebbe se di colpo scomparissero tutte le bottiglie… Invece di proseguire vi lascio sbizzarrire tra i commenti, se vi va.

È il famoso What If: Cosa Succederebbe Se…? È un espediente molto usato nella narrazione di qualsiasi mezzo espressivo.

Io l’ho usato spesso trattando i personaggi Disney: Cosa succederebbe se Archimede per sbaglio mangiasse troppe Car-Can? (“Paperinik e il genio immemore“, disegni di Francesco D’Ippolito); Cosa succederebbe se Paperone si prendesse una vacanza, lasciando gestire i suoi affari ai parenti? (“Zio Paperone e la vacanza senza speranza“, disegni di Giorgio Cavazzano); E se Topolino avesse avuto un antenato malvagio? (“Topolino e la leggenda del Topo Nero”, disegni di Massimo De Vita).

Dopo la chiacchierata col mio amico, se io facessi un altro mestiere, classificheremmo quella delle biro come una battuta, una sciocchezza.

E invece.

paperinikE invece chi fa il mio mestiere ha sviluppato della specie di antenne: non butta via la battuta, prova a svilupparla e ci scrive sopra una storia (oppure in questo caso la storia non la scriverà mai ma la tirerà fuori ogni volta che deve fare un esempio su come nasce l’idea per una storia). Ma se volessi provare a proseguire, direi che Paperino ha ordinato il dvd della sua serie tv preferita e il corriere non glielo consegna perché senza biro non si può firmare la ricevuta… Riportare le biro nel nostro mondo è un lavoro per Paperinik! Si scoprirà quindi che la scomparsa degli strumenti per scrivere fa parte del piano di qualche supercattivo, e così via.

Quindi ecco alcuni aspetti che trasformano una battuta, una sciocchezza che può venire in mente a chiunque, in una storia:

  • L’allenamento. Nessuna magia: chi fa questo mestiere semplicemente è allenato a individuare dove si cela il germe per una storia, mentre la maggioranza delle persone passa oltre.
  • Gli strumenti tecnici. Per sviluppare una storia non basta individuare una buona idea, bisogna anche saperla strutturare.
  • Una certa sensibilità, se vuoi chiamalo “fiuto”, sviluppata a furia di leggere e scrivere storie, che ti fa intuire quando una storia funziona o meno, quando c’è qualcosa da sistemare. Questa è un’abilità che spesso va a intermittenza: funziona benissimo quando si tratta di valutare le storie altrui, quando invece riguarda le proprie non sempre siamo abbastanza lucidi e distaccati da accorgerci delle magagne e aggiustare il tiro in tempo.

Poi ok, dicono che ci voglia anche il talento, una predisposizione naturale verso questo genere di cose, ma si tratta di un aspetto imponderabile e impossibile per me da analizzare. Credo che il talento nasca – tornando al discorso iniziale sulla creatività – da una concomitanza di fattori. Ci sono alcuni autori in cui puoi individuare il vero e proprio Genio. Per tutti gli altri, chi lo sa. Sì, probabilmente il talento esiste, ma non è in questa sede che mi interessa discuterne.

Resto dell’idea che con un po’ di allenamento e di antenne, tutti potrebbero inventare delle storie.