Bentornati su Lo Spazio Disney!
La collana Grandi Autori, ormai stabilmente in mano ad Alberto Brambilla come articolista e supporto della curatrice Gaja Arrighini, prosegue a gonfie vele: dopo un numero su Floyd Gottfredson – che personalmente ho saltato avendo l’omnia del Corsera, ma che è assolutamente meritorio sia stato fatto per poter divulgare nel canale delle edicole e a un prezzo popolare le strisce del Mickey Mouse classico – è stata pubblicata una doppietta consecutiva focalizzata sugli sceneggiatori.

La combo è stata forse caldeggiata da un evento luttuoso come la scomparsa di Massimo Marconi avvenuta lo scorso maggio, che potrebbe aver decretato la scelta di confezionare fin da questo autunno un albo in suo ricordo: mossa generosa e doverosa, che in ogni caso ha eventualmente solo anticipato un’esigenza che presto – ne sono certo – sarebbe stata colmata comunque.
Ma prima di Marconi, nelle assolate edicole estive ha fatto capolino Rodolfo Cimino: lo sceneggiatore veneto era sicuramente il nome più logico da presentare in collana dopo Martina, tant’è vero che gli stessi MD avevano lanciato loro come primi sceneggiatori a calcare quelle pagine.
Per l’occasione Brambilla ha scelto un approccio marcatamente diverso da quello impostato inizialmente da Del Gusto, in realtà già parzialmente modificato con alcuni volumi precedenti che non avevano più una stretta presentazione cronologica delle storie proposte in sommario.

Benché tale scelta possa sacrificare la visione d’insieme che Grandi Autori dava sul fumettista di turno, dall’altro lato si rivela lungimirante per coloro che vantano una produzione molto vasta e la cui importanza potrebbe motivare ulteriori uscite nella collana; Cimino rientra chiaramente in questo identikit e in tal modo, se si vorrà riproporlo, ci si potrà concentrare su altri motivi ricorrenti della sua poetica.
In quest’ottica, non potevano che essere le spedizioni intorno al mondo dello Zione il primo focus sullo sceneggiatore: tra le varie tematiche che ha costruito nei decenni, rimane quella più immediatamente riconducibile alle sue avventure e Brambilla è bravo, nella parte redazionale, a tratteggiare i vari elementi che puntellavano queste vicende.
Si parla diffusamente dei mezzi di trasporto improbabili, dei popoli assurdi e sperduti, di saggi dalla lunga barba e di morali finali, spiegando molto bene il peso e l’obiettivo che tutti questi aspetti ricoprivano nelle storie ciminiane.
A sostegno una selezione solida, priva dei capisaldi già ristampati più volte anche in edizioni per cultori e volutamente vogliosa di proporre storie meno note del corpus dell’autore, ma nonostante questo valide e godibili, nonché attinenti con il percorso studiato.

Si spazia così dagli anni Settanta ai primi Duemila, con una varietà di disegnatori interessante che offre un ottimo spaccato dei “compagni di viaggio” di Cimino, oltre che dell’estetica disneyana attraverso i decenni.
Si tratta in tutti i casi di letture godibilissime, capaci seriamente di dare il polso della scrittura ciminiana – in particolare all’interno di questo filone così peculiare – e decisamente non così note, permettendo così di ottenere un volumetto agile e interessante sia per il novizio che per l’appassionato di lungo corso, dato che queste storie non figurano nelle raccolte dedicato all’autore realizzate nel corso degli anni. Ottima strategia, per quanto mi riguarda.

Rispetto a Cimino il cimento era meno semplice, ma il buon Bebo è riuscito a brillantemente nell’operazione: è innanzitutto tornato nell’alveo della visione complessiva e (quasi) cronologica, più adatta alla carriera di questo autore, e ha concesso solo due slot a storie celebri e celebrate quali Topolino e il mistero del “Mundial” e Paperinik e il mistero di “Tuba Mascherata”, comunque non selezionate dal suo ideatore per la precedente raccolta… era in effetti doveroso che fossero presenti in uno dei due volumi marconiani e mi spiace solo che non si sia presentata la versione originale del Mistero del “Mundial” con Bearzot, Rummenigge e Pertini, ma capisco che non fosse possibile per motivi di diritti di immagine e opportunità, oltre che di facilità nel recuperare la versione riproposta dal 1998 in poi. L’articolo introduttivo li cita, comunque, anche se non ha lo spazio per spiegare come mai nella storia pubblicata nelle pagine seguenti abbiamo al loro posto Paperone, Pico e Archimede, creando forse un po’ di confusione nel lettore inesperto.

Plaudo alla presenza di Topolino e la scatola dei 100 anni, perla ingiustamente poco nota di Massimo Marconi che non a caso avevo incluso nell’Essential 11 di cui sopra: simpaticissimo mix di commedia e thriller, funziona molto bene anche grazie agli intensi disegni di un giovane Silvio Camboni e offre una faccia meno nota della narrativa dello sceneggiatore, come giustamente sottolinea Brambilla nel suo articolo.

Oltre al “Mundial” e a Tuba Mascherata, De Vita illustra anche la breve Indiana Pipps e il problema 4×4, che riflette sul rapporto tra l’archeologo dell’avventura e il suo fuoristrada Gippippa, e Topolino e la leggenda filatelica, ultima storia sceneggiata da Marconi.
Nel primo caso il disegnatore milanese spadroneggia con tavole movimentate, curate e magistrali: siamo nel 1992 e l’artista era in un periodo d’oro della sua carriera, che qualche anno dopo avrebbe raggiunto il suo apice stilistico per quanto mi riguarda; nel secondo caso (2018) il tratto è già molto differente ma ancora perfettamente convincente, apprezzabile e una spanna sopra a tanti colleghi. La trama vede una “caccia al tesoro” di Topolino e Minni a un rarissimo francobollo su invito del professor Zapotec, che lo vorrebbe esporre al museo di Topolinia: un racconto solido con uno sviluppo piacevole e coerente, assolutamente godibile di per sé nonostante fosse pensato (anche) come traino per una collezione di francobolli metallici.

Gli articoli sono al solito validi, approfonditi ma anche a “misura” dei lettori più casual: si parla del Marconi sceneggiatore così come di quello “da ufficio”, si nominano alcuni titoli tra i più forti della sua carriera, si ricordano le storie promozionali e si traccia il solito profilo complessivo sulle caratteristiche della sua scrittura. Apprezzabili gli stralci di dichiarazioni tratte dal sito del Papersera e da Fumettologica, così come gli interventi del suo “erede naturale” Alessandro Sisti, che contribuiscono ad arricchire il quadro.
Insomma, entrambe le uscite cono consigliatissime: la seconda credo si trovi ancora facilmente in edicola, mentre per Cimino non dovreste comunque aver difficoltà tra fumetterie e sito Panini.
Il prossimo numero, in uscita a gennaio, riguarderà nuovamente Romano Scarpa dopo il primo albo a lui dedicato nell’ottobre del 2023 e, anche se la scelta finale dipenderà dall’indice, penso proprio di non farmelo scappare, anche per “completare” in qualche modo il discorso sull’autore iniziato a suo tempo da Davide Del Gusto.
Alla prossima!
