
Rompo subito un tabù: difficilmente ho mai nominato Massimo Marconi tra i miei sceneggiatori Disney di riferimento.
Quando mi veniva chiesto di fare qualche nome in proposito, dagli anni Settanta e Ottanta citavo Giorgio Pezzin, Carlo Chendi, Rudy Salvagnini e Massimo De Vita quando si metteva nei panni di autore completo.
Scavallando negli anni Novanta, mi soffermavo invece su Alessandro Sisti o sulle nuove leve rappresentate da Francesco Artibani, Tito Faraci, Bruno Enna e Teresa Radice.

Certo, storie memorabili come Topolino e il mistero del “Mundial”, Qui, Quo, Qua e il tempo delle mele, Topolino e il ritorno al passato, Topolino presenta “La Strada”, Paperinik e il mistero di “Tuba Mascherata”, Topolino e la spada invincibile e Topolino e il collegamento multidimensionale le ho lette e rilette e ne conservo un ricordo vivido ed entusiasta; anche avventure “minori” quali Indiana Pipps e il problema 4×4, Topolino e la scatola dei 100 anni, Paperino e le 20mila beghe sotto i mari e Topolino e la piramide impossibile hanno un posto nel mio cuore.

Forse non tutti lo sanno, anche se è un’informazione che è stata sdoganata da diverso tempo, ma tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila l’autore si firmava sovente con questo pseudonimo, usato in particolare per le tavole di raccordo che univano assieme le storie ristampate in Vattelapesca speciali: che fossero in collaborazione con Mondadori (i due Paperamses, I grandi misteri, Sandopaper e i paperotti di Mompracem) o di completo appannaggio di Disney Italia (Historia Papera, Paperi Spaziali, Paperadamus, Paperfestival), le frame-story inedite erano di Antonio Secondo, che altri non era se non lo stesso Marconi, appunto.
Dato che quei brossurati cicciosi e dai titoli in rilievo color oro sulla copertina costituivano buona parte delle mie letture extra-Topolino, inevitabilmente lo sceneggiatore mi influenzò proprio tramite questa branca “parallela” della sua produzione: fu merito suo se non ho mai biasimato troppo un’operazione che, per quanto radicata in Disney – affondando le radici fin negli storici Classici – era di base filologicamente poco corretta… perché comunque era sicuramente un’operazione fantasiosa e pertanto intrinsecamente coerente con la narrativa disneyana. L’importante era farla bene, e Marconi aveva acquisito un buon metodo per produrre qualcosa di buono in questi frangenti… considerazione evidentemente riconosciuta anche da altri, dato che nel 2014 la direttrice Valentina De Poli, varando la testata Topostorie che si fondava nuovamente sul concetto di frame-story, chiamò proprio Marconi per sceneggiare le tavole inedite e curare il progetto; spunto evidentemente sempre fecondo, tra l’altro, visto che anche il successore alla poltrona Alex Bertani ha riportato in auge questo approccio con il rilancio de I Classici Disney.

La sua figura redazionale è stata di riferimento anche per tanti “colleghi di scrivania”, che da lui hanno imparato come rapportarsi a un lavoro che, pur avendo a che fare con le nuvolette, segue pur sempre le regole di un ufficio e di una redazione, con incombenze e scadenze da conoscere e rispettare ma anche con i giusti escamotage di problem solving.
E in fondo, anche da sceneggiatore, è stato un “uomo della redazione” più di altri, occupandosi di diverse storie collegate ad iniziative parallele quali il traino dei gadget estivi, l’agenda L’Ideario, la partnership con il programma televisivo Pista! e la promozione di sport quali basket, scherma, pallavolo e ciclismo in BMX.
Da pker, non posso evitare di ricordare che il suo spirito di squadra l’ha portato a scrivere perfino una breve avventura per lo speciale di PKNA del 1998!

Per questo la scomparsa di Marconi segna un po’ la fine di un’epoca (perlomeno a livello simbolico, dal momento che si era collocato in pensione già da diverso tempo): spinge infatti a riflettere su quanto del suo operato ha lasciato il segno su Topolino negli ultimi quarant’anni, tanto nell’approccio alle avventure di Paperi e Topi quanto in un’impostazione redazionale che ha probabilmente fatto scuola.
È l’occasione, per me in primis, di rivalutarlo ulteriormente: ne approfitterò per riprendere in mano e rileggere la Diamond Edition, sbrilluccicoso albetto del 2015 con una selezione di sue storie da lui curata e commentata. Seguite il mio esempio e vi regalerete così un paio d’ore di buone letture e spensieratezza.