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PK non ci scappa!

15 Aprile 2026
A marzo 2026 si sono celebrati i 30 anni di PK con due storie inedite: ecco una breve analisi del nostro Bramo.

Bentornati su Lo Spazio Disney!
Era da un po’ che non aggiornavo il blog e torno a farlo all’insegna di uno dei miei feticci: PK!

PK 30La ricorrenza d’altronde è di quelle importanti: 30 anni da quel 14 marzo 1996 che diede il via a una rivoluzione nel fumetto Disney e nel fumetto italiano.
Fu infatti quella la data in cui esordì in edicola il Numero Zero di PKNA, quel mitico Evroniani che cambiò radicalmente le carte in tavola nello storytelling disneyano e che divenne presto un fenomeno di culto.

La redazione di Topolino ha deciso di fare le cose in grande, in quanto a iniziative per questo anniversario, lanciando le prime proposte proprio a marzo – mese “ufficiale” dei festeggiamenti – e promettendo al contempo diverse altre novità nel corso di tutto l’anno, per culminare infine con la prossima Lucca Comics.
Si è cominciato fin da subito in maniera ambiziosa, con un albo spillato speciale in tutto e per tutto simile nel formato e negli interni a quelli di PKNA e contenente una storia prequel della serie, nonché con un’avventura inedita in due tempi pubblicata su Topolino, allegando alla copia con la prima parte una pregevole statuetta raffigurante Pikappa in piedi su un gargoyle imbracciando l’iconico scudo Extransformer.
A un mese di distanza e a mente fredda, provo a fare un rapido punto sulle due opere.

Meno uno all’alba

PK 30Alessandro Sisti firma una storia di una quarantina di pagine che ha l’arduo compito di raccontare quanto accaduto negli avvenimenti antecedenti a Evroniani.
Arduo non tanto nel capire cosa mettere in piedi, considerando l’esperienza e l’inventiva dello sceneggiatore, quanto piuttosto nel rendere interessanti e “pikappici” situazioni che si pongono prima dell’inizio stesso di PK e quindi privi di tutta quella sequela di avversari, alleati, setting e situazioni che hanno stravolto la vita di Paperinik: un prequel per forza di cose non avrebbe potuto che raccontare qualcosa che ancora non possedeva quelle caratteristiche e che al limite poteva presentarne i primissimi embrioni.
Concentrarsi su queste avvisaglie iniziali è in effetti proprio la scelta di Sisti, che torna con la mente a quanto aveva scritto nel 1996 per cercare di immaginare cosa fosse successo dietro le quinte e che avesse portato a quanto visto in allora: il problema è che in questo caso abbiamo… una storia che non è PK dentro un albo di PK.

PK 30Il succo non è semplicemente l’assenza degli elementi tipici come Uno, lo scudo ecc, il punto è che quella confezionata dall’autore è una storia disneyana classica nella struttura narrativa, nonché nei personaggi: il paradosso è massimo quando si nota che Paperinik compare in tre tavole totali e lo stesso Paperino comunque non figura granché. I protagonisti sono sostanzialmente gli evroniani e… Zio Paperone!
Pur risultando vincente l’idea secondo cui gli alieni viola, nelle loro prime analisi della Terra, cerchino di battere tanto la strada delle emozioni generate dalle soap-opera quanto quelle provenienti dal denaro, viene declinata da Sisti in una commedia degli equivoci in cui gli evroniani recitano la loro parte più caciarona e comica, entrano in contatto con la Banda Bassotti e tentano di insidiare un Paperone che tra le altre cose si precipita giù dalla Collina Ammazzamotori a bordo di un trolley (!) per partecipare a un’asta nella quale si è dovuto infine accontentarsi di comprare solamente un certo grattacielone… insomma, una simpaticissima e divertente storia da Topolino, scritta con gusto e ritmo eccellenti, ma che non è PK. Che non può essere PK e, direi, non vuole proprio esserlo in partenza: è un prequel, in fondo.
L’esperimento è quindi gustoso se letto in maniera metaletteraria: un “normale” racconto disneyano, pur ben scritto, pubblicato nella cornice dello spillato pikappico che conteneva invece un altro tipo di avventure. Un gesto quasi punk e che onestamente non ho ancora processato del tutto.

PK 30Ai disegni viene chiamato un altro veterano, Claudio Sciarrone, il quale calibra appropriatamente la sua arte su questo mood: poche concessioni alla rottura della gabbia, pochi virtuosismi e un’attenzione per la pantomima che segue molto bene la narrazione.
Il tratto fluido e dinamico dell’artista contribuisce a rendere sicuramente scorrevole la lettura e devo dire che è anche piacevole rivedere Claudio alle prese con tavole più “normali”, come se potesse una volta tanto liberarsi dalla necessità di andare sempre oltre e di realizzare scene roboanti, vignettone spettacolari o effetti visivi fantasmagorici.
Il suo Paperone è particolarmente in parte nelle espressioni e nella recitazione e l’ho adorato, così come mi sono piaciute la splash-page con il titolo e la vignetta finale che cita direttamente quella analoga di Alberto Lavoradori per il Numero Zero.

Il resto dell’albo si diverte a riprendere le rubriche tipiche di PKNA, dai PK Project ai PK Travel passando per i sempre interessanti PK Files, fornendo informazioni e approfondimenti su personaggi e marchingegni visti o intravisti nella storia.
Storia che fornisce quindi un sfasamento rispetto al contenitore, rendendo tutto l’esperimento come una sorta di oggetto misterioso, difficile da decodificare pienamente ma che in definitiva ritengo abbia il suo vero senso di esistere proprio nella sua confezione e nel suo contorno, più che nella parte fumettistica: andare in edicola e trovare uno spillato di PK con la copertina doppia, lo strappo verticale per il titolo e gli interni che riprendono quella grafica è stato un tuffo al cuore anche per me che arrivai “in corsa” ad acquistare la serie di mese in mese. Un “effetto madeleine” che a quanto pare ha funzionato egregiamente a livello commerciale, portando a un rapidissimo tutto esaurito.
A ottobre ci aspetta un ulteriore prequel “-2” e a questo punto sono seriamente curioso di vedere cosa racconterà.

L’esperimento abominio

PK 30La storia pubblicata sul settimanale è invece qualcosa di più vicino a quello che siamo soliti accostare a PK, soprattutto nella sua concezione affermatasi col revival partito nel 2014.
Effettivamente L’esperimento abominio, di Francesco Artibani e Lorenzo Pastrovicchio, è parte integrante della cosiddetta PKNE, riprendendo le fila di quanto raccontato dalla stessa coppia di autori nelle loro storie uscite lo scorso decennio e culminate con L’orizzonte degli eventi.
In tal senso, per quanto a livello narrativo e grafico avrebbe figurato meglio sullo spillato rispetto a Meno uno all’alba, risulta logica la sua collocazione sul pocket in continuità con le precedenti avventure del nuovo corso. Come quelle, d’altronde, anche questa conoscerà comunque già da maggio la sua ristampa in formato De Luxe, rendendo giustizia ai disegni di Pastro.

La storia si presenta subito come roboante e ambiziosa nelle premesse, ma nel corso dello svolgimento incontra alcune pecche che non le permettono di essere incisiva come avrebbe potuto, assestandosi di fatto come l’artibanica peggiore, in ambito pikappico, dal 2014 ad oggi.
I problemi che individuo sono a livello di compressione, nella scelta di interpretare in modo “manicheo” Everett Ducklair e nella riproposta di un cambio di status quo sostanzialmente già visto nel 2001.

PK 30Mi spiego: il primo punto denota come le 60 tavole a disposizione non siano state secondo me sufficienti allo sceneggiatore per raccontare la storia che aveva in mente, portando – in particolare all’inizio del secondo tempo – a spiegoni necessari per chiarire determinati passaggi all’interno delle tavole concesse, il che rende tutto un po’ troppo didascalico anche in scene più d’azione.
Anche il deus-ex-machina del comando di dislocazione dello scudo, che per sua stessa natura – ribadita da un balloon di questa stessa storia – ti teletrasporta in un posto casuale ma che in questo caso manda Paperinik proprio nella sala in cui si trova Everett, appare un escamotage eccessivamente semplice, forse forzoso, per velocizzare la trama.
Per quanto concerne Ducklair, la scelta di tornare sulla sua dualità d’animo poteva essere tanto affascinante quanto ripetitiva, e purtroppo la bilancia pende soprattutto su questo secondo versante: il personaggio poteva essere ormai considerato risolto, dopo il periodo a Dhasam Bul, il ritorno su Corona e lo scontro con le figlie e Moldrock, per cui serviva uno spunto decisamente solido per rimettere in scena il magnate alieno come un avversario. Ahimè, l’idea della fiammella nera e senziente come parte cattiva isolata nei sotterranei della Ducklair Tower non mi è parsa sufficientemente valida, anzi mi è sembrata una banalizzazione del concetto di bene/male insito nel personaggio, che era sempre stato più sfumato e quindi umano.
Anche l’ossessione per riottenere lo scudo, al di là della motivazione “filosofica” espressa, non mi ha convinto e mi è sembrata un po’ gratuita.
Infine, Uno che abbandona Pikappa ricorda molto – troppo – quanto accaduto all’inizio di PK2. Certo, allora vi era stato proprio uno spegnimento dell’intelligenza artificiale da parte di Everett, mentre in questo caso la nostra boccia verde preferita lascia semplicemente la Terra per seguire il proprio creatore nello spazio, alla ricerca di Korinna, ma il succo non cambia: ancora una volta lo sceneggiatore decide di cambiare le carte in tavola, anche se stavolta lascia all’eroe almeno il rifugio nella DT, e toglie di mezzo Uno quando era sostanzialmente appena tornato in scena senza peraltro avere il tempo di fare chissà che. Anche accettando comunque questa soluzione allo stato attuale, non posso far finta che non sappia di già visto, come se ormai la narrazione pikappica soffrisse della sindrome dell’eterno ritorno.

PK 30Quello che ne esce invece bene è il Pastro: l’artista dimostra di non aver perso lo smalto nemmeno stavolta, si scatena con una regia dinamica e incalzante ricca di trovate – come l’inquadratura che si allontana vignetta dopo vignetta, l’impostazione alla Gianni De Luca quando seguiamo Everett uscire dal piano segreto e le scene dello scontro tra Pikappa e il robottone di turno – e con una gabbia mai doma, sempre capace di destrutturare la pagina in maniera coerente con la narrazione. Bellissima la scena dell’allagamento dei sotterranei, ottime le atmosfere della prima e dell’ultima tavola, interessante nella sua bestialità l’interpretazione dell’aspetto “fittizio” di Abominio.
Qualche dubbio ce l’ho forse solo sull’aspetto di Ducklair, soprattutto nel fisico e in qualche dettaglio del volto, ma il personaggio rimane riconoscibile e non stona con le sue versioni passate.

L’esperimento abominio è quindi un… esperimento riuscito a metà; paradossalmente la lettura non è risultata irritante o faticosa per quanto mi riguarda, perché Artibani rimane uno sceneggiatore che sotto un certo livello non scende mai.
I rapporti tra i personaggi sono ben delineati, i dialoghi sono quasi sempre ben scritti, l’atmosfera pikappica rimane ben presente in ogni passaggio… ma tutto ciò viene annacquato da snodi di trama che inficiano l’impalcatura generale.
L’ho sopportata meglio di quanto siano riusciti a fare altri appassionati e la rileggerò volentieri nella ristampa cartonata, ma sinceramente non era questo che mi aspettavo dal commiato di Artibani su PK.

E ora?

Ad oggi abbiamo in mano poco altro, oltre alle promesse di Alex Bertani.

  • Il già citato secondo prequel, che a logica dovrebbe andare ancora più indietro rispetto a Meno uno all’alba e su cui è presto per fare speculazioni sulla trama.
  • Il portachiavi di PK………………….
  • La ristampa in edizione De Luxe di L’esperimento abominio.
  • Sei storie inedite di 20 pagine ciascuna in uscita da aprile sul mensile di Paperinik, sceneggiate da Francesco Testi, che sembrano collocarsi temporalmente in mezzo a PKNA e che probabilmente aspetterò di leggere in una probabile futura riproposta in De Luxe.
  • Tre imminenti storie di Tito Faraci e Francesco D’Ippolito, sempre sulla ventina di pagine ma pubblicate su Topolino, sorta di divertissement nelle quali si vedranno i classici avversari di Paperinik; in una di queste il Razziatore sarà alle prese con il Paperinik pre-PK.

Pk 30Quello che manca, mi pare, è una visione di lungo raggio sulla serie. Intravedo iniziative che puntano sulla nostalgia o sulla continuità di trame introdotte in passato, ma poco o nulla che ambisca in maniera strutturata a continuare la legacy pikappica, rilanciandola in particolare per un nuovo pubblico con la ripresa dei punti di forza del passato e l’introduzione – magari tramite forze nuove – di ulteriori elementi che lo rendano figlio di questi tempi. Approccio che forse è un po’ mancato nel Fuoriserie e che ha contribuito, insieme ad altri fattori, al naufragio della testata.
Bene in quest’ottica il coinvolgimento di Testi, fan della prima ora e giovane sceneggiatore, che spero faccia bene e possa interessare il giovane pubblico di Paperinik: ma senza un lavoro di strutturazione a lungo termine e un progetto chiaro in mente, andando piuttosto a tentativi one-shot, temo che il futuro sia fosco.

Andrea Bramini

Andrea Bramini

(Codogno, 1988) Dopo avere frequentato un istituto tecnico ed essersi diplomato come perito informatico decide di iscriversi a Scienze Umane e Filosofiche all'Università Cattolica del Sacro Cuore, dove a inizio 2011 si laurea con una tesi su "Watchmen". Ha lavorato per un'agenzia di pubbliche relazioni ed è attualmente impiegato in un ufficio.
Appassionato da sempre di fumetti e animazione Disney, ha presto ampliato i propri orizzonti imparando ad apprezzare il fumetto comico in generale, i supereroi americani, i graphic novel autoriali italiani ed internazionali e alcune serie Bonelli. Ha scritto di queste passioni su alcuni forum tematici ed è approdato su Lo Spazio Bianco nel 2011, entrando qualche anno dopo nel Consiglio direttivo.

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