Luigi Greco: dieci fumetti per me!

Luigi Greco: dieci fumetti per me!

“Dieci fumetti per me”, i dieci fumetti “del cuore” dei nostri collaboratori e redattori: non i “fumetti più belli” in maniera critica e ragionata, ma quelli con cui ognuno di noi ha un legame particolare, che ci hanno fatto provare qualcosa di forte oppure ci ricordano momenti importanti. Oggi tocca a Luigi Greco!

Premessa:
Questa lista è stata difficile da comporre. Facendo un esame di coscienza mi sono reso conto di come quasi tutte le letture affrontate nel corso degli anni mi hanno lasciato qualcosa e/o sono legate a momenti importanti della mia vita. Mi sono comunque sforzato di selezionare quelle che posso ritenere le tappe fondamentali della mia vita da lettore, soffermandomi su quelli che sono per me i volumi più importanti di alcune delle serie citate.

  • Topolino(3058, 3059, 3060, 3061), vari artisti: Con i numeri qui elencati ho avuto non solo l’occasione di approcciarmi a un personaggio che non avevo avuto modo di apprezzare a suo tempo come PK(in quella che è tutt’ora una delle mie storie preferite sul papero mascherato), ma anche di riscoprire la bellezza di questo universo narrativo e la bravura di alcuni autori che vi si sono cimentati nel corso degli anni. Infatti, ho anche ripreso a leggere gli albi collezionati da bambino, sfogliati in maniera piuttosto superficiale e abbandonati su qualche scaffale di casa a prendere polvere.
  • Monster allergy(1-2-3), Alessandro Barbucci e Barbara Canepa: La prima serie che ho collezionato(anche se non dal primo all’ultimo numero) e che ha suscitato in me un forte interesse per gli sviluppi della trama. La trilogia citata non è la parte più bella della storia, ma ogni volta che la leggo mi riporta alla mia adolescenza, quando scoprii per la prima volta il mondo meraviglioso partorito dalle menti di Barbucci e Canepa.
  •  La storia con cui mi sono avvicinato al mondo del manga, che tutt’oggi ritengo essere il genere di lettura a fumetti che prediligo. Sulle tavole di Kubo ho iniziato a sognare di poter un giorno scrivere un mio fumetto e col tempo ho assorbito sempre di più il suo stile di disegno(che adoro in tutte le sue evoluzioni). Il mio numero 1, poi, ha un grande valore affettivo: ai tempi delle superiori passavo ad alcuni miei amici i volumi che acquistavo e in uno di questi prestiti mi sono ritrovato con la cover del numero 1 scarabocchiata; se all’inizio c’ero rimasto male, oggi mi pento di aver acquistato una ristampa e sfoggio nella mia collezione quel fumetto rimasto irrimediabilmente segnato da quegli anni, un po’ come me.
  • Calvin & Hobbes(Comix), Bill Watterson: Per tutto il periodo delle superiori ho sempre chiesto ai miei genitori di comprarmi il diario Comix. Su queste pagine mi sono appassionato a Calvin e Hobbes, che è divenuta in breve tempo non solo la mia striscia preferita tra quelle proposte dal diario, ma anche la mia striscia preferita in assoluto. Resta il più bel ricordo a fumetti dei miei anni passati tra i banchi di scuola, quando, tra un’interrogazione e l’altra, i due protagonisti di quelle vignette sapevano sempre come strapparmi un sorriso.
  • Bastard!!(5), Kazushi Hagiwara: Una storia che mi ha segnato profondamente con il suo essere priva di qualsivoglia schema logico e retta solo sulle spalle di un anti-eroe, umano come pochi altri personaggi. Lo si vede chiaramente nel tragico epilogo dello scontro nel quinto volume in cui il protagonista si dimostra pronto a qualunque sacrificio in nome del suo amore e la sua ex-adepta.
  • Shaman King (Perfect Edition 24-25-26-27), Hiroyuki Takei: Ho sempre visto nel rush finale della serie di Hiroyuki Takei un altro momento topico di un manga che per me ha significato molto. Per tutta la durata della storia mi sono sentito vicino ai pensieri veicolati attraverso le tavole. Questo finale non è che la coronazione di un manga che pur partendo da classico battle shonen finisce per abbatterne i limiti e diventare qualcosa di diverso, una lettera aperta dell’autore ai suoi lettori.
  • Hikaru No Go(15-16-17), Takeshi Obata e Yumi Hotta: Sebbene alla sceneggiatura vi sia una straordinaria Yumi Hotta, che riesce a raccontare, prima ancora che dello sport del go, una storia di vita e di formazione del protagonista attraverso lo sport stesso, questa resta per me l’opera magna di Takeshi Obata. Il disegnatore giunge proprio nella serie di numeri sopra elencati alla piena maturazione dello stile che lo renderà celebre nelle sue pubblicazioni future, in concomitanza con una delle svolte più inaspettate che una trama del genere possa regalare.
  • Asterix(e i Britanni), René Goscinny e Albert Uderzo: Da piccolo amavo i film animati di Asterix. Per cui è stato piacevolmente sorprendente approcciarmi negli ultimi anni alla pubblicazione franco-belga e scoprire uno dei fumetti più divertenti, se non il più divertente che abbia mai letto. L’episodio in cui Asterix aiuta il suo cugino Britannico lo adoravo anche quando ero più piccolo, soprattutto per il modo di parlare tipico dei Britanni.
  • Peter Pan, Régis Loisel: Questo fumetto è un regalo a cui sono molto legato: una storia a tratti dolce e compassionevole, ma dotata anche di uno sguardo crudo e disincantato nei confronti un particolare periodo storico e della condizione umana in generale. Una favola drammatica capace di scatenare ad ogni rilettura una marea di riflessioni e sentimenti contrastanti.
  • Devilman, Go Nagai: Un’opera che ha segnato il mondo del manga e che riesce ad emozionare il lettore come poche altre, ma anche una cruda critica alla natura umana. Il tratto di Nagai e le immagini oniriche che invadono le sue tavole si insinuano nella mente del lettore, instillando quei sentimenti di terrore e ribrezzo che ancora distanza di anni riescono a veicolare con la stessa forza visiva il messaggio dell’autore; ciò rende questo manga un capolavoro senza tempo.