Ettore Gabrielli: 10 fumetti per me

Ettore Gabrielli: 10 fumetti per me

“Dieci fumetti per me”, i dieci fumetti “del cuore” dei nostri redattori e collaboratori: non i “fumetti più belli” in maniera critica e ragionata, ma quelli con cui ognuno di noi ha un legame particolare, che ci hanno fatto provare qualcosa di forte oppure ci ricordano momenti importanti.
Risponde il Direttore Editoriale de Lo Spazio Bianco, Ettore Gabrielli.

In ordine rigorosamente casuale, questi sono i fumetti che più mi hanno fatto emozionare.
Alcuni di essi lo hanno fatto quando li lessi per la prima volta, altri cambiarono qualcosa del mio modo di leggere fumetti. Altri ancora sono opere che tutt’ora rileggerei giorno per giorno. E’ stata dura escludere grandissime opere, ma ho cercato di far vincere il cuore, il sentimento, il ricordo.

  • Soulwind di Scott Morse
    Opera misconosciuta e probabilmente introvabile [nde – incredibilmente, è stata annunciata la ristampa sotto forma di Omnibus da Edizioni BD!], Soul Wind è un affascinante mix tra Guerre Stellari, un’epopea fantasy per ragazzi e il classico romanzo di percorso formativo. Ma è soprattutto un fumetto incredibilmente affascinante, ben scritto ed emozionante. Un grande cruccio: non esser mai riuscito a scriverne una recensione. Troppo tutto: troppo grande, troppo intenso, troppo denso.
  • L’incredibile almanacco dei fratelli Mattioli
    Capolavoro di umorismo surreale, capostipite dei fumetti nati sul web e arrivati alla carta. Sio e tanti altri gli sono debitori. Sogno ancora che un giorno esca “Dante 2
    v1
  • Alan Ford
    Come dimenticare il fumetto sul quale ho praticamente imparato a leggere? L’amore per le nuvole disegnate è forse l’unica cosa di valore che mi ha trasmesso mio padre. Max Bunker e Magnus rappresentano tutt’ora un esempio inarrivabile di collaborazione artistica e commerciale insieme.
  • Ken Parker
    Uno dei personaggi più veri nati tra le vignette. Mi ha fatto ridere, piangere, riflettere. E’ legato a un ricordo ben preciso anche per il proprietario della fumetteria L’Elefante di Pescia da cui mi servo fin da quando è nata: cominciai a comprare l’edizione originale riportando in cambio la collezione di Bastard!, iniziando il mio percorso di crescita come lettore che mi portò qualche anno dopo a creare Lo Spazio Bianco.
  • Brooklyn Dreams di J.M. De Matteis e Glenn Barr
    Disegni sporchi e graffiati, una falsa autobiografia pregna di verità, il fumetto che sa di essere fumetto e sfrutta questo impianto per raccontare una vita “quasi” reale. Un capolavoro che ha pochi rivali tutt’oggi.
  • La rivolta dei racchi
    Scoprire Guido Buzzelli, scoprire che il “graphic novel” minimo l’abbiamo inventato in Italia (Eisner, beccati questo), scoprire una storia amara, pessimista, grottesca e ironica. Buzzelli è un autore che sarebbe doveroso omaggiare come merita. Ovviamente, non lo si fa.
  • Arthur King
    Uno dei fumetti da edicola più rivoluzionari degli ultimi 30 anni, probabilmente. Nel formato – difatti sparito con la serie. Nel genere, una fantascienza umoristica con riflessioni sulla morale e la società scritta da un Lorenzo Bartoli all’apice dell’equilibrio della sua scrittura. Nei disegni, dallo stile umoristico su un impianto narrativo “serio”, a volte quasi grotteschi e pervasi da una mezza tinta densissima. Nell’ironia di un personaggio originalissimo, anche nel piccolo sberleffo di quel ciuffo bianco tanto simile a quello di Nathan Never.
  • Black Hole
    L’orrore, l’adolescenza, il sesso, la morbosità, le droghe, i mostri. Con il suo tratto da copertina pulp anni ’40 e i suoi neri carichi e densi, Charles Burns crea un fumetto che disturba e attrae, che non nasconde niente e celebra quell’oscuro periodo dell’animo umano che da fanciullo si affaccia pieno di paure all’età adulta.
  • Dylan Dog: I conigli rosa uccidono – Storia di Nessuno – Il male
    Non è certo originale citare Dylan Dog. Ma Dylan Dog è stato un pezzo fondamentale non solo del fumetto ma della società italiana e soprattutto lo specchio di un modo di fare fumetto mai abbastanza celebrato, popolare e colto, capace di far paura come di parlare al lettore in prima persona come suo pari. Su tutte, tre storie che uniscono l’irreale, il grand gruignol, lo spaesamento, il mistero.
  • Corto Maltese
    Corto Maltese è Corto Maltese. Un’opera unica, poetica, senza tempo. Alcune delle sue storie sono talmente intense da dare il batticuore. Per non parlare del segno, della ricchezza dell’essenziale che guidava la matita di Hugo Pratt.

Esclusione eccellente

  • La bambina filosofica
    Anche solamente perché è l’unico fumetto che mia moglie riesce a leggere senza fare boccacce e osservazioni razziste su lettori e autori di fumetti. Detto questo, le massime (riciclate o originali, poco importa) che Vanna Vinci mette in bocca alla sua creatura sono sempre un viatico per un buon inizio giornata… o una degna fine.
  • Sturmtruppen
    Bonvi era un genio, e i suoi scalcinati soldati tedeschi fanno ridere tutt’oggi (e purtroppo non abbastanza riflettere, da quel che si vede in giro). Una comicità travolgente, un uso dei tormentoni sagace, una visione cinica e a tratti poetica. Impossibile non amarlo, impossibile non ricordare le giornate d’estate al mare durante le quali cercare quei volumoni di ristampe (spesso a casaccio) che trovavo solo lì.