In gabbia! #1 – "Il ventino fatale"

In gabbia! #1 – “Il ventino fatale”

Bentornati su Lo Spazio Disney!
Con questo post inauguro una nuova rubrica all’interno del blog che, rispetto a quelle “portanti” sulle storie di Topolino e sulle pubblicazioni del mese, non avrà una periodicità fissa ma arriverà in maniera assolutamente randomica.

Prologo

Lo spunto di partenza mi è arrivato ripensando a un altro blog appartenente al network de Lo Spazio Bianco, vale a dire Comics Calling di Andrea “Gufu” Gagliardi, ottima mente e altrettanto ottima penna che negli ultimi anni ha potuto mettere la propria competenza al servizio delle testate Panini-DC.
Su Comics Calling si concentrava in particolare sull’analisi di alcune tavole a fumetti, attraverso esempi specifici scelti di volta in volta e tratti soprattutto da comics supereroistici: in pratica Andrea andava a fare una sorta di autopsia alla struttura della pagina, identificata come vero ed essenziale fondamento del medium fumetto.
Era un approccio che mi affascinava – non a caso mi fiondavo sempre a leggere ogni nuovo post che usciva – e che in qualche modo mi ha condizionato nella scrittura delle mie recensioni; da allora, gradualmente, ho infatti cercato di usare qualche riga dei miei pezzi per parlare della griglia, tanto a livello di ritmo narrativo quanto a livello di regia.

Comics_Calling_logo

Con “In gabbia!” vorrei ampliare questa tendenza, emulando spudoratamente il concept di Comics Calling, nel quale le tavole oggetto di studio venivano inserite nel pezzo con l’aggiunta di frecce, cerchi e altri inserti grafici utili a spiegare meglio le osservazioni che venivano riportate nel testo.
Così intendo fare anch’io, perché mi sembra una maniera molto immediata per esporre le proprie considerazioni.
Premetto, per onestà, che le mie competenze “tecniche” sono senza dubbio meno solide di quelle di Andrea: non è mai facile per me parlare con piena cognizione di causa del lato artistico di un fumetto, ma sono convinto che più mi ci metto e più posso acquisire dimestichezza anche con questa importantissima metà del cielo a fumetti.
L’obiettivo è perlomeno quello di farvi soffermare qualche minuto in più di quanto magari non fareste su talune pagine di grandi artisti disneyani, con varie osservazioni, argomentazioni e congetture sul perché una vignetta è impostata in un dato modo, come mai la tavola assume una struttura di un certo tipo, quali risultati si ottengono distribuendo i riquadri in quella maniera specifica sulla pagina e via dicendo; magari me ne uscirò con teorie che non hanno un reale riscontro nella mente del disegnatore di turno, ma riflettere sulla gabbia – anche e soprattutto quella disneyana, che storicamente ha sempre concesso poco a cambiamenti di sorta – è secondo me molto interessante in questo ambito, e dare anche solo degli spunti, pur opinabili che possano eventualmente essere, sarebbe già un buon risultato.

Mi scuso in anticipo, inoltre, per la qualità delle immagini a corredo del pezzo: sono infatti fotografie che ho fatto brutalmente per l’occasione a uno dei miei albi, purtroppo non sono stato un hacker abbastanza bravo per trovare scansioni online 😛 Spero siano comunque sufficientemente chiare per lo scopo.

Il ventino fatale

Mi sono dilungato anche troppo in questa introduzione, entro quindi nel merito introducendo l’oggetto di analisi di questo primo appuntamento che, come avrete già capito dal titolo, è una storia di Carl Barks.
Sarà una scelta banale, ma ho ritenuto che non potesse esserci fumettista più adatto per inaugurare una rubrica di questo tipo: non solo per il ruolo fondamentale che ha all’interno del fumetto Disney di sempre, ma anche perché a dispetto del suo essere “il più classico dei classici” aveva spesso dei guizzi autoriali come disegnatore di cui troppo poco ho letto in giro quando si parla del suo lavoro.
Il timore è che il Barks disegnatore possa risultare in ombra rispetto al Barks sceneggiatore, a fronte del fatto che ha creato mezzo cast paperopolese e ha intessuto trame memorabili, mentre invece era un artista maiuscolo anche sotto questo aspetto, come tento di dimostrare in parte ora tramite l’analisi di alcune tavole tratte da Paperino, Zio Paperone e il ventino fatale.

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Tavola A

In quella magnifica avventura natalizia, Paperino deve scucire cinquanta dollari da Zio Paperone come quota da unire a quelle già raccolte da Paperina e da Qui, Quo, Qua per regalare un Natale felice ai bambini di Shacktown, il quartiere povero di Paperopoli.
Nelle prime due tavole che ho selezionato (A e B) si può subito notare come l’Uomo dei Paperi giochi con la griglia, manipolandola rispetto alla classica suddivisione del foglio: se la metà alta ricalca la classica scansione delle vignette disneyane, è dalla seconda metà che la musica cambia, in una fantasia compositiva che investe in pieno anche la pagina seguente.
I contorni dei riquadri seguono infatti un taglio completamente diverso dalla norma, con confini frastagliati secondo direzioni e angolature decisamente inusuali. Sarebbe però limitante ritenere questa scelta un semplice vezzo stilistico, perché guardando bene il contenuto delle vignette si possono rintracciare delle concordanze rispetto alla forma della griglia: la quinta vignetta della prima pagina presa in esame (A) vede infatti Paperone intento a stipare i suoi dollari nella cassaforte, che pure ostinatamente seguitano a riversarsi sul pavimento. Il bordo inferiore, piegandosi verso il basso, da una parte sembra quindi “soccombere” sotto il peso del denaro e dall’altro asseconda la “doppia direzione” dei soldi che puntano verso il basso e del palo che li spinge verso l’alto.
Coerentemente, la cornice sottostante comunica sensazioni del tutto simili, con le monete ormai definitivamente straripate su Paperone e la vignetta che si piega verso sinistra.
Le due vignette a fianco mostrano ulteriori “accompagnamenti” tra i contorni e quanto avviene in scena, con intenti e risultati del tutto analoghi a quanto appena esposto. In più, il bordo superiore che si apre a punta offre maggior spazio al pathos della recitazione, nel momento in cui Paperino tira finalmente fuori la sua fierezza nell’ammettere a cosa servono i cinquanta dollari richiesti.

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Tavola B

La tavola successiva (B) è ancora più articolata: la linea verticale che divide il foglio in due metà segue un percorso seghettato fin dall’inizio, fermandosi alla penultima striscia in un arguto adattamento rispetto a quanto rappresentato, cioè un passaggio di confronto piuttosto concitato tra zio e nipote, graziato come sempre da un tratto molto dinamico che viene sottolineato dall’uso irregolare della gabbia. Le ultime due vignette sfruttano lo stesso stratagemma per mostrare il dispiacere di Paperina – reso dal riquadro leggermente più piccolo e schiacciato – e l’orgoglio di Qui, Quo, Qua nel rivendicare di volersi comunque dare da fare, in una posa energica che viene evidenziata dal bordo laterale obliquo.

Come curiosità finale, vi invito a soffermarvi di nuovo sulla prima tavola: nella metà dal taglio convenzionale Barks dimostra di pesare comunque molto bene i personaggi e gli elementi in scena, in un bilanciamento tra slanci verso destra e verso sinistra ampiamente significativo che si basa sulla contrapposizione tra i due protagonisti, come ho cercato di chiarire con le relative frecce. Lo stesso principio viene seguito da due vignette speculari tra le due pagine, evidenziate dai cerchi arancioni: nella prima Paperino prende lo Zione per il bavero, mentre nella seconda la situazione si ripropone in maniera pressoché identica ma a parti ribaltate.

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Tavola C

Gli stratagemmi della griglia “reinventata” si rintracciano in diverse occasioni anche proseguendo con la lettura della storia; un altro esempio è dato da quella con l’incontro tra il finto zio Jake e Paperone (C), dover per visualizzare la furia del miliardario verso il parente moroso il contorno inferiore si piega verso il basso, seguendo la direzione della mano rapace e mettendo letteralmente in un angolo il nipote travestito.
Anche le due vignette in basso sfruttano la struttura venutasi così a creare, schiacciando il buon Donald al quale le cose non stanno andando bene. Il riquadro a sinistra lo mostra in realtà piuttosto agguerrito nel pensare alle prossime mosse, ma la posa inclinata mentre è appoggiato a un palo della luce è accompagnata dalle linee che la incorniciano; la vignetta a destra “pesa” invece sulla spalle del personaggio, che infatti cammina curvo immerso nei suoi pensieri e ritratto solo in silhouette, uno dei marchi di fabbrica dello stile grafico di Carl Barks (come ben analizzato in questo articolo del Papersera).

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Tavola D

Un’altra pagina significativa è quella in cui Zio Paperone mostra a Paperino e Paperina il buco venutasi a creare sotto il pavimento del Deposito (D): prima ancora della gabbia si nota lo sguardo completamente atterrito dell’avarastro, caratterizzato da occhi cerchiati attorno alle pupille, dalle basette cadenti, dal becco incurvato verso il basso e dalle numerose gocce di sudore che sprizzano dalla testa. Si osservano comunque sfumature tra un passaggio e l’altro: nel primo riquadro il volto appare incredulo e perso nel vuoto, nel secondo le lacrime calcano la mano sulla profonda depressione che sta conoscendo il personaggio, che persiste nel terzo ma peggiorata dal corpo accasciato sul bracciolo della poltrona.
Nella quarta vignetta l’espressione muta verso una sorta di stupore disorientato, nel momento in cui un diffidente Paperino lo sprona ad aprire la cassaforte, per poi accigliarsi nella riga sottostante, ritrovando un minimo della grinta paperoniana che gli è propria: a questo punto anche la griglia torna a cambiare formato, aprendo a una specie di “quadrupla monca” che restituisce bene lo scenario da pozzo senza fondo che è ora la piscina aurea. Il contorno obliquo suggerisce anche in questo caso, pur in maniera inconscia, la direzione verso cui deve muoversi l’occhio del lettore, e non può essere che verso il basso del centro della Terra.

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Tavola E

Situazione analoga la si rintraccia un paio di pagine dopo (E): la seconda metà del foglio è infatti dominata da una vignettona nella quale si dipana il lungo “disegno tecnico” realizzato dagli esperti convocati da Zio Paperone per venire a capo del disastro verificatosi. Visualizzando uno scienziato in piedi su una scala con un’estremità dello schema e un altro, a fianco del magnate, in basso con l’altra estremità, si trasmette l’idea della profondità a cui il denaro è sceso, anche grazie ai contorni ancora una volta inclinati verso il basso nella stessa direzione verso cui puntano gli elementi illustrati nel riquadro. Anche lo sguardo disperato di Paperone nell’ultima vignetta presenta molti elementi che virano verso il fondo (gli occhi, le basette, le gocce di sudore), espressione che peraltro fa il paio con quella illustrata da un’altra angolazione nel primo riquadro della tavola, sfruttando nuovamente una sorta di specularità all’interno della struttura del fumetto.

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Tavola F

Passano un altro paio di pagine e la scena si sposta a casa di Paperino (F): è ancora una volta la seconda metà del foglio ad essere interessata dai cambi di struttura, e in questo caso è la scala che conduce al piano terra il pretesto per l’Uomo dei Paperi di giocare con la griglia.
In questo modo quella che normalmente sarebbe stato un riquadro sviluppatosi in orizzontale si arricchisce di una appendice superiore, dove trovano posto il busto e la testa di Paperino in cima alla scalinata, mentre più in basso intravediamo da lontano l’interno della cucina con un Paperone depresso intento a fare colazione. Oltre al buon gioco di prospettiva che si può notare, la scena trova la sua impronta proprio nella forma peculiare della vignetta, che asseconda la direzione dei gradini e che segue il braccio di Paperino, intento a indicare polemicamente lo zio sbafatore.

Meno inusuale ma comunque a mio avviso degno di interesse è poi il particolare “sforamento” della punta inferiore destra della prima vignetta: l’asimmetria tra la lunghezza dei rettangoli nelle singole righe è un classico del fumetto Disney quanto di quello Bonelli, che permette con semplicità di movimentare la struttura senza stravolgimenti e senza che il lettore se ne accorga, almeno coscientemente, ma in questo caso il concetto viene ampliato poiché la vignetta si ingrandisce anche verso la striscia sottostante, andando a invadere contemporaneamente lo spazio di tutte le altre tre che la circondano.

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Tavola G

Un uso che viene riutilizzato anche verso la fine dell’avventura (G), addirittura sia nella parte alta che in quella bassa.
È quest’ultima che mi interessa particolarmente, però: a sconvolgere ulteriormente gli equilibri della pagina, infatti, Barks inserisce un tondo in un punto cruciale, che attira immediatamente l’occhio del lettore e che infatti diventa chiave di volta non solo dell’intera tavola, ma della storia e della sua morale. Zio Paperone realizza, tra l’incredulità e lo spaesamento, che la soluzione prospettatagli dai nipotini per recuperare il suo patrimonio risiede nel trenino giocattolo che tanto aveva criticato e snobbato all’inizio della vicenda. Lo snodo decisivo della narrazione viene quindi veicolato anche attraverso un unicum grafico all’interno dell’avventura, a sottolineare l’importanza del momento. L’espressione del vecchio papero poi è perfetta per trasmettere il miscuglio di sensazioni che attraversano il suo volto.
Il cerchio invade la vignetta sottostante che, però, si “vendica” su quella in alto a destra sforando in essa con l’angolo, con l’assetto visto nel paragrafo precedente, dando spazio ai nipotini per costruire la mini-rotaia pronta ed entrare nella fenditura della roccia.
Infine, anche se non c’entra nulla con il modo in cui è stata apparecchiata la pagina, non posso evitare di attirare la vostra attenzione sullo sguardo di Paperino nell’ultimo riquadro: un’espressione furba e allo stesso tempo genuina che è difficilissimo trovare in altri artisti e che Carl Barks invece – qui come in altre storie – ha colto magnificamente.

Ho concluso questo breve excursus di Paperino, Zio Paperone e il ventino fatale, attraverso una selezione di tavole che ho ritenuto particolarmente significative allo scopo.
Spero che il pezzo possa essere risultato interessante e serva da stimolo per riflettere sui piccoli artifici grafici ad opera di Carl Barks, presenti non solo in questa storia.
L’appuntamento con “In gabbia!” tornerà, prima o poi: avrei una mezza idea di pubblicare la seconda puntata già a luglio, in caso contrario si slitterà direttamente a settembre visto che ad agosto, come fu per l’anno scorso, metterò probabilmente “in ferie” il blog ad eccezione dei consueti post sulle novità editoriali e di Topolino.
Il prossimo appuntamento sarà invece fra un paio di settimane con gli articoli relativi al fumetto Disney di giugno.
A presto!