La Grande Dinastia dei Paperi: per chi l’ha visto e per chi non c’era

La Grande Dinastia dei Paperi: per chi l’ha visto e per chi non c’era

La Grande Dinastia dei Paperi è stata una collana allegata a Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport a partire dal 28 gennaio 2008, composta da un totale di 48 uscite a cadenza settimanale.

In occasione del ritorno in edicola dell’opera (nel momento in cui starete leggendo sarà uscito il volume n. 26) scrivo questo articolo per provare a spiegare, ai lettori che non vissero in diretta la prima edizione, cosa significò per gli appassionati italiani quel progetto e cosa significò in particolare per il sottoscritto.
Per chi invece, come me, era già presente 14 anni fa (!!!), può essere un bel viaggio della memoria 😉

Cosa significò la GDDP per gli appassionati di fumetto Disney

Grande_Dinastia_Paperi_1Oggi, in piena era Panini Comics, la situazione è molto diversa da quella che si respirava negli ultimi anni di gestione targata Disney Italia. Se attualmente avere diversi volumi cartonati al mese con alcuni articoli di approfondimento – anche se a volte con piani editoriali discutibili – è qualcosa di naturale, alla fine degli anni Zero si era ormai usciti dal periodo d’oro del cosiddetto “mercato per collezionisti”, che era esploso a metà anni Novanta per andare via via spegnendosi attorno al 2004-2005.
Parlando poi, più nello specifico, di testate dedicate a riproporre in modo ordinato l’intero corpus narrativo di un singolo fumettista, semplicemente non c’era nessun precedente (perlomeno fuori dal circuito amatoriale). Per i lettori contemporanei è normale andare in fumetteria e trovare l’omnia di Floyd Gottfredson, di Don Rosa, addirittura del Donald Duck di Al Taliaferro, ma all’epoca era pura utopia per quella che era l’impostazione del mercato, o per quella che l’editore pensava fosse la richiesta del mercato.

In realtà qualcosina si era fatto: il mensile Zio Paperone nei suoi primi 69 numeri si premurò infatti di pubblicare tutte le storie realizzate da Carl Barks, senza ospitare altri autori. Un’operazione sicuramente lodevole, ma occorre anche osservare che il materiale fu pubblicato in maniera randomica, senza nessuna pretesa di ordine cronologico e spesso, soprattutto nelle prime uscite, con un comparto editoriale assai risicato.
Era un bell’esperimento, ma lontano dal concetto di omnia come la concepiamo oggi.
Da Zio Paperone sarebbe poi nato nel 1997 I Maestri Disney, primo passo verso la politica del mettere al centro dell’attenzione gli autori (che, ricordiamolo, soltanto da una decina d’anni scarsa potevano vedere i propri nomi accreditati sotto la prima tavola delle loro opere): l’approccio rimaneva quello antologico, dato che ogni numero ospitava una selezione di storie che, benché ponderata dai curatori, non aveva nessuna pretesa di completezza o di ordine temporale; ma la volontà di mettere una cronologia a puntate su ogni albo dedicato a un singolo fumettista mostrava comunque la tendenza verso un approccio omni-comprensivo al lavoro di disegnatori e sceneggiatori.

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Immagine promozionale all’interno del Corriere della Sera – dalla scheda della collana sul sito Papersera.net

Per questo, quando venne annunciata La Grande Dinastia dei Paperi e si capì quale fosse il suo obiettivo e la sua struttura, si reagì con grande entusiasmo e sorpresa.
Sorpresa perché, come detto, era la prima volta che in Italia si varava un’opera con queste caratteristiche e con un intento così preciso, completo e ordinato. Un unicum, fino ad allora.
Entusiasmo perché l’autore che si scelse per questa operazione era Carl Barks, uno dei fumettisti disneyani più importanti di sempre, forse il più significativo in assoluto, che poteva vantare una carriera con pochissimi bassi e con una qualità pressoché costante.
Basta andare a spulciare i post che vennero scritti sul forum del Papersera dai suoi utenti di allora per rendersi conto della portata di questa collezione (seguite il link per fare un bel viaggio nel tempo 😉 )

Non fu la prima collezione disneyana abbinata ai quotidiani del gruppo RCS (da ricordare la seminale Topolino Story), ma il suo essere la prima cronologica monoautoriale, e l’artista a cui veniva dedicata tanta cura, catalizzò immediatamente l’attenzione del fandom: in un colpo solo si sdoganava il concetto di omnia per i fumettisti Disney – già consolidato per alcuni mostri sacri della Nona Arte – e si rendeva nazional-popolare Barks, dal momento che la GDDP veniva venduta a un prezzo abbordabile e in abbinamento a due quotidiani di grande fama e diffusione, che garantivano pubblicità e attenzione verso il prodotto che patrocinavano.

Grande_Dinastia_Paperi_2Non temo smentite nel dire che si trattava del progetto più ambizioso e complesso affrontato fino a quel momento dal trittico di esperti disneyani in forza alla redazione, già responsabili dei sopracitati Zio Paperone e I Maestri Disney: Lidia Cannatella, Luca Boschi e Alberto Becattini. Portare in edicola settimanalmente una serie di volumi così impostata, con ampio spazio per articoli critici e di approfondimento, non dev’essere stato facile, specie inquadrando questa edizione come quella ipoteticamente definitiva per quanto riguardasse l’operato dell’Uomo dei Paperi. C’era la necessità di essere il più completi, rigorosi ed esaurienti possibili su un argomento di capitale importanza per il fumetto Disney.

Ci furono compromessi per rendere realtà quest’idea: il principale si rintraccia nel fatto che si partiva dal 1950 per recuperare i primi anni di attività di Barks (1942-1949) solo con il n. 33 e fino al n. 43, a seguire del quale ci sarebbero stati quattro volumi dedicati agli anni post-pensionamento dell’artista e uno, conclusivo, contenente l’indice cronologico completo e alcune chicche. Il motivo fu quello di rendere più appetibile la collana a un pubblico più vasto possibile, inaugurandola con le storie del periodo barksiano considerato migliore, soprattutto per quanto riguardava il disegno, invece che con le prime prove che potevano apparire esteticamente troppo arcaiche. 
Non ci fu inoltre modo di rimettere mano alla resa di alcune storie, che soffrivano colorazioni e traduzioni d’epoca non proprio all’altezza. E infine alcuni testi introduttivi – penso per esempio all’elenco delle varie ristampe precedenti delle singole avventure – non erano forse così interessanti o necessari.
Ma si trattava di piccoli nei su cui si era ben felici di passare sopra, in vista del risultato epocale che si stava per ottenere: tutto Carl Barks in maniera coerente, coesa, ordinata, commentata e contestualizzata. Un vero tesoro per ogni appassionato, qualcosa di mai visto prima.

Grande_Dinastia_Paperi_9Il resto è storia: la collana ebbe un robusto riscontro di pubblico, permettendo che Corriere e Gazzetta decidessero di investire ancora sul concetto di omnie di autori disneyani di un certo livello.
Nel 2010 fu quindi varata quella su Floyd Gottfredson – impensabile fino a un anno prima, specialmente considerando che si mantenne il “complicato” formato orizzontale – per poi occuparsi della collezione completa di tutto PK nel 2012 e dell’omnia di Romano Scarpa nel 2014.
Il meccanismo degli allegati ai quotidiani funzionava perché da un lato permetteva alla Disney di condividere le spese e di appoggiarsi alle robuste spalle di RCS per tirature e distribuzione, e dall’altro poteva sfruttare la cadenza settimanale per evitare che la testata durasse anni rischiando di andare incontro a un crollo delle vendite a metà strada, dovendo magari sopprimerla prima della sua naturale conclusione.
Infatti quando si pensò di replicare in altre forme (l’edizione Rizzoli Lizard della Carl Barks Library, la ristampa Giunti, il mensile Uack!) non si riuscì mai a portare a termine l’impresa.

In seguito, l’arrivo di Panini e l’apertura al canale delle fumetterie avrebbe gradualmente sopperito a queste problematiche, permettendo di tradurre direttamente collezioni analoghe realizzate negli Stati Uniti e di puntare più alto nella realizzazione cartotecnica (e quindi nel prezzo), dilatando le uscite e tarando chirurgicamente le tirature in base agli ordini attraverso Anteprima e sul sito ufficiale dell’editore.

Ma, pur con i suoi difettucci e i suoi compromessi, la GDDP vanta un primato che nessuno potrà mai portarle via e difficilmente si potrà negare che riuscì a diffondere piuttosto capillarmente il fumetto Disney di qualità, con tanto di articoli che spiegavano perché lo fosse, a prezzi popolari e in un periodo nel quale era tutto fuorché scontato che si potesse fare in queste modalità, fuori dai ristretti circuiti dei cultori e degli amatori.

Cosa significò la GDDP per me

Grande_Dinastia_Paperi_3Nel gennaio del 2008 avevo iniziato il primo anno di università da pochi mesi, ed avevo ricominciato a interessarmi del fumetto Disney da ancora meno.

Come ho raccontato a Luca Cerretti nella puntata del suo podcast Il supereroe, il multiverso e tutto quanto a cui ho partecipato, dal 2004 mi allontanai infatti dalla lettura dei comics disneyani, non ritrovandomi più in quanto veniva proposto da Topolino e non trovando soddisfazione neppure nel resto dei periodici proposti in quegli anni.

Il dicembre del 2007, con le celebrazioni per i 60 anni di Zio Paperone, portò però una ventata di rinnovato interesse verso quel mondo (poco prima Ratatouille mi riaccese la passione per l’animazione disneyana, dalla quale parimenti mi ero allontanato, ma questa è un’altra storia): da un lato Topolino #2717 ospitava una storia celebrativa speciale ad opera di Tito Faraci e Giorgio Cavazzano che mi spinse all’acquisto di quel numero, dall’altro la redazione decise di fare uscire un volume-strenna dedicato al compleanno dello Zione, la riedizione riveduta e corretta di Vita e dollari di Paperon de’ Paperoni, bellissimo sotto ogni profilo e che mi accaparrai immediatamente.

Erano i primi, timidi passi di riavvicinamento a quel mondo, ma in quanto tali erano ancora incerti: stavo in qualche modo prendendo le misure per vedere se si trattasse di un ritorno di fiamma momentaneo o se, diversamente, potesse essere la scintilla da cui sarebbe tornato a divampare l’incendio della passione.
La spallata che portò decisamente a questa seconda strada fu proprio l’annuncio de La Grande Dinastia dei Paperi: l’idea di avere tutte le storie di Carl Barks riunite in un’unica collana cronologica era una sirena troppo allettante per il mio animo da nerd con il pallino dell’ordine e di una collezione pensata logicamente e armonicamente.
Non ancora indipendente dal punto di vista economico, convinsi però i miei genitori ad aiutarmi in questo titanico progetto: impegnarsi nell’acquisto di oltre una quarantina di volumi non era roba da poco, soprattutto economicamente parlando, ma anche grazie allo sconto fornito dall’opzione abbonamento il sogno si avverò.

Grande_Dinastia_Paperi_6Si trattava, peraltro, della prima testata che avrei potuto collezionare interamente, invece che in albi random comprati in occasioni particolari.

Per tutti questi motivi, anche a livello sentimentale rimango molto attaccato alla GDDP, che conserva e conserverà sempre un posto speciale nel mio cuore e nella mia libreria, in posizione privilegiata a fare bella mostra di sé.
Ricordo l’attesa spasmodica per le spedizioni dei volumi a casa – spesso con estenuanti ritardi 😛 – e il piacere immenso che mi dava la lettura di quelle storie, così come quello che traevo dall’assimilare i vari concetti espressi dagli articoli di Boschi e Becattini.
E contemporaneamente, anche grazie alle mie prime incursioni in internet, ricominciai a seguire le pubblicazioni disneyane a tutto tondo, ad attenzionare Topolino nel caso uscisse qualche storia interessante, a pattugliare le edicole per trovare il numero più recente di Zio Paperone e de I Maestri Disney Oro prima, di Tesori Disney e Disney Anni d’Oro poi.

La Grande Dinastia dei Paperi ricopre quindi un’importanza fondamentale nella mia formazione di lettore, nella mia conoscenza disneyana e nel mio rinnovato amore per i fumetti di Donald Duck e Mickey Mouse.
Forse il feticcio principale che indicherei se dovessi identificare la mia passione in una singola opera.