Non solo “Foglie rosse”: Tip & Tap negli anni ‘90

Non solo “Foglie rosse”: Tip & Tap negli anni ‘90

La nuova direzione di Topolino ha dimostrato in più occasioni di avere un occhio di riguardo verso personaggi di giovane età, probabilmente per favorire l’immedesimazione da parte del target di riferimento a cui potrebbe far piacere trovare sul libretto storie che hanno per protagonisti dei loro coetanei.

Questa tendenza è spinta a tal punto dall’aver addirittura varato progetti in cui il cast adulto viene fatto agire durante i suoi (presunti) anni giovanili, con progetti come l’internazionale Young Donald Duck o i nostrani Topolino: le origini e Young Indiana; tralasciando “colpi di testa” del genere, però, è interessante notare il lavoro messo in atto per rivitalizzare le figure dei ragazzini per eccellenza in azione su Topolino: Qui, Quo, Qua e Tip & Tap.

In entrambi i casi, infatti, il team di autori che vi ha lavorato ha avuto l’input dal direttore Alex Bertani e dalla redazione di trattare in modo più approfondito i caratteri dei nipotini, dando a ciascun fratello specifici dettagli, passioni e interessi che li rendessero più tridimensionali e immersi nella contemporaneità.

Tip&Tap_anni_90_1Per quanto riguarda i tre paperotti, si è andati a differenziarli nelle attività, dividendoli tra due sportivi e uno appassionato di musica, e a mostrarli nel loro tempo libero all’interno della serie Area 15 di Roberto Gagnor, mentre per Tip & Tap l’approccio è stato più ricercato e “autoriale”: i due topini sono infatti al centro di Foglie rosse, la prima storia da autore completo di Claudio Sciarrone che esordisce qui come sceneggiatore di sé stesso.
Si tratta di una saga in quattro parti che strizza l’occhio alla narrativa anni Ottanta e al recente revival della stessa (Stranger Things su tutti) e che nel contempo valorizza i due ragazzi, sia narrativamente che esteticamente, staccandoli dal ruolo bidimensionale che avevano sullo sfondo di molte avventure dello zio. Appaiono anche più grandi (ipoteticamente negli anni della terza media) rispetto alla versione classica, che li collocherebbe piuttosto alle scuole elementari.

Della storia di Sciarrone, in questi giorni tornata disponibile in edicola e fumetteria nella ristampa sul primo numero di Topolino Extra, parlerò sicuramente nel post di fine mese (e chissà, forse anche con una recensione ad hoc per Lo Spazio Bianco), ma proprio in occasione di questa riproposta vorrei fare un rapido excursus su una serie di storie pubblicate sul settimanale nella seconda metà degli anni Novanta, con protagonisti proprio dei Tip e Tap resi al passo con i tempi, più grandicelli per il tipo di trame in cui erano coinvolti e con problemi adolescenziali con cui fare i conti.

Non era un’operazione scontata perché, al contrario di Qui, Quo, Qua, i due non erano così presenti nelle storie del libretto. I nipotini di Paperino, però, comparivano più che altro in storie avventurose “a traino” dello zio e di Paperon de’ Paperoni, oppure da protagonisti nel contesto delle Giovani Marmotte; difficilmente quindi venivano usati in dinamiche tipiche della quotidianità giovanile, se non in alcune belle eccezioni come Qui, Quo, Qua e il tempo delle mele di Massimo Marconi e Massimo De Vita del 1988 o Quo e la magia di San Valentino di Nino Russo e Alessandro Barbucci del 1996.

Tip & Tap rappresentavano un terreno più vergine su cui poter lavorare e impostare un discorso di quel tipo: già in alcune occasioni ho avuto modo di ricordare alcune di queste avventure, anche in una live de La soffitta di camera mia, ma questa è l’opportunità per fare un discorso più compiuto.

Tip&Tap_anni_90_2Un excursus di questo tipo può partire da Tip & Tap e il mistero del Ratmore College di Gianfranco Cordara e Roberto Vian, uscita nel novembre 1997, una storia che ha molti punti in comune con Foglie rosse: ci sono losche trame da svelare in cui i due nipotini vengono loro malgrado coinvolti, c’è la dimensione scolastica, c’è una presenza molto risicata di Topolino nonostante il tono mystery della trama. Al contempo lo sceneggiatore riesce ad esplorare in maniera soddisfacente argomenti come i rapporti tra i due fratelli, quelli con altri gruppi di amici e le vessazioni che possono capitare ai ragazzi più deboli e timidi in un contesto nuovo e intimorente. Il perfetto equilibrio tra thriller e dinamiche giovanili – rese in maniera efficace – ha permesso alla storia di essere ricordata da molti lettori anche negli anni successivi, complici i disegni gotici di un Vian in ottima forma.

Ma il vero e proprio punto di partenza, anche solo a livello temporale, è Tip & Tap e i problemi di cuore del settembre 1996.
Claudia Salvatori offre il suo punto di vista femminile per imbastire una classica trama di cotte adolescenziali, nella quale i due protagonisti si innamorano della stessa, affascinante topolina, dando il via a una gara di corteggiamenti sotto lo sguardo comprensivo di Minni e Topolino. Carlo Limido, con il suo tratto morbido e guizzante, rende molto bene le atmosfere della trama, che arde del fuoco giovanile, e offre un character design interessante per l’interesse amoroso dei due ragazzi.

Tip&Tap_anni_90_8Il tema dell’innamoramento, centrale nelle vicende degli adolescenti, viene riutilizzato nell’ottobre 1999 con Tip e Tap in: Mai dire Maggie, dove un’altra sceneggiatrice (Gaja Arrighini) regala ai due gemelli una nuova infatuazione per un’unica ragazza, seguendo quindi lo stesso spunto impostato dalla Salvatori. Avere ancora Limido ai disegni facilita l’accostamento tra le due vicende, ma comunque Mai dire Maggie funziona con una sua autonomia e alcune trovate riescono a distanziarla sufficientemente dalla storia di tre anni prima. Merito anche del disegnatore: Maggie è una canide e quindi si distingue dall’altra tipa, oltre ad avere un fascino maggiore, ma anche il lavoro sul look di Tip & Tap è degno di nota, dal momento che vengono liberati dall’ormai anacronistica salopette che li contraddistingueva da sempre.
Tornando alle cotte, già nel dicembre 1997 l’argomento veniva riproposto da un veterano come Bruno Concina in Tip & Tap apprendisti fidanzati, per i disegni di Alessio Coppola, dove stavolta i protagonisti si sarebbero innamorati di due gemelle in una sorta di simmetria narrativa.

Tip&Tap_anni_90_6A proposito di veterani, anche due sceneggiatori di lungo corso come Carlo Panaro e Fabio Michelini si impegnarono nello scrivere storie con Tip & Tap protagonisti.
Il primo con Topolino e la star in famiglia (ancora per i disegni dell’infaticabile Carlo Limido) del settembre 1997, in cui si descrive un cambio negli equilibri famigliari nel momento in cui uno dei due fratelli diventa famoso, il secondo con Tip e Tap e il mondo della vecchia stagione (disegni di Valerio Held) del gennaio 1999, che si muove più che altro sul filo della nostalgia verso giocattoli e situazioni dell’infanzia, che tra le righe riconferma quindi i Tip & Tap di quegli anni come già più grandicelli.
Un mese dopo, nel febbraio 1999, Augusto Macchetto gioca invece con la separazione tra i due ragazzi in Tap e il fratello da collezione (disegni di Andrea Ferraris), mostrando bene il legame tra di loro.

Ma più di tutti questi esempi, è da osservare come due autori in particolare si siano dedicati, nel corso del 1999, a raccontare le vicende adolescenziali dei due topini: Diego Fasano e Giorgio Martignoni.
Tip&Tap_anni_90_4Il primo – che si sarebbe poi specializzato maggiormente nell’infanzia di Donald Duck firmando diverse delle prime storie di Paperino Paperotto – scrisse Tip e Tap e la settimana scatenata (disegni di Carlo Limido) a maggio, Tip e Tap al fotofinish (disegni di Giuseppe Dalla Santa) a giugno e Tip & Tap e lo street bar (ancora Limido ai disegni) in ottobre. La caratteristica comune a queste tre avventure è proprio la sensibilità con cui vengono trattate le vicende dei due protagonisti, molto ben calate in un contesto di normale vita da quindicenne che si divide tra ragazze, concerti, tempo libero, rapporti con i coetanei. La seconda di questo terzetto inserisce anche lo sport, come cardine, mentre le altre due indagano più a largo raggio elementi e valori di quell’età, riuscendoci in maniera credibile. La settimana scatenata, in particolare, racconta bene l’evolversi giornaliero delle attività e delle vicissitudini dei due fratelli mentre Lo street bar si occupa di socialità e di un posto dove viverla (un antesignano in forma minore dell’Area 15 di Qui, Quo, Qua in pratica).
Merita nuova menzione ancora Limido: quell’accenno che ho fatto prima al suo lavoro sugli abiti di Tip & Tap trova qui rinnovato slancio. Le t-shirt casual con una striscia colorata orizzontale erano un tocco molto semplice, in fondo, una leggerissima rielaborazione del vestiario di Topolino, ma erano sufficienti per svecchiarli rispetto all’improponibile salopette. Purtroppo restavano i cappellini a coroncina, altrettanto fuori dal tempo, che in Mai dire Maggie venivano perlomeno arrotondati (non che cambiasse molto…)
Le felpe adoperate da Claudio Sciarrone costituiscono un passo in avanti sicuramente più significativo, sotto questo aspetto.

Tip&Tap_anni_90_7Martignoni scrisse invece Tip, Tap e i banzai skaters (disegni di Ettore Gula) a marzo e Tip & Tap e le sorprese del fan club (disegni di Pier Dario Pennati) a luglio, due avventure in cui i nipotini vengono a contatto con alcune realtà piuttosto specifiche per il loro tempo libero: lo skateboard e le fanzine. Storie di competizioni e passioni che ben si adattano ad adolescenti e pre-adolescenti e che lo sceneggiatore rese con un certo garbo.

Questo filone – impostato con meno pianificazione e struttura rispetto a quanto avverrebbe oggi – si esaurì con l’avvento del Nuovo Millennio, nel quale questo genere di storie andò a sparire ricollocando le figure di Tip e Tap nello spazio che apparteneva loro in precedenza: sullo sfondo, con poche eccezioni di scarso rilievo, ma comunque interpretandoli ancora come bambini delle elementari.
Chiaramente non è facile, nel contesto di Topolino, proporre racconti credibili e realistici di quanto può avvenire ai quindicenni, dal momento che il 90% della loro vita quotidiana riguarda argomenti tabù per il fumetto Disney. E nel 2020 è forse ancora più difficile farlo rispetto a venticinque anni fa.
Ma con progetti come Area 15 da una parte e Foglie rosse dall’altra, la speranza è che si possa trovare il modo per riportare questo genere di storie sul “Topo” in maniera significativa e valida.

Bonus track

Come avevo anticipato nel post delle uscite di fine novembre, ho scritto per Lo Spazio Bianco una recensione estesa di Sir Topleton e la sfida al grande bianco di Sergio Cabella e Paolo Mottura.
La “rimbalzo” anche qui per chi non l’avesse vista sulla home page del sito negli scorsi giorni 😉

Sir Topleton: il senso di Topolino per l’avventura