Almeno un fumetto al giorno: questo l’impegno che mi sono preso per il 2020… Non recensioni, ma impressioni di lettura, sensazioni, ispirazioni.
Povero Pinocchio uscì ormai venti anni fa, nel 1999, opera di esordio per uno dei miei sceneggiatori preferito, Alessandro Bilotta, e di uno dei più versatili e talenuosi disegnatori italiani, Emiliano Mammucari. A rileggerlo oggi, nella ristampa operata da Star Comics – con quella strana programmazione propria dell’editore perugino che a volte non capisci da dove tiri fuori certe proposte e idee, cogliendoti di sorpresa -, si colgono i segni di quello che sarebbero diventati.
Ma si colgono anche le ingenuità dei loro -allora- 20 anni, soprattutto nei testi di Bilotta fin troppo didascalici che, per spiegare una volta di più la metafora, salta a piè pari collegamenti di scena e contestualizzazione: certo, Pinocchio lo conosciamo tutti, la storia è quella eccetera eccetera, eppure a leggerlo manca un po’ di equilibrio tra la storia del burattino e quella del bambinetto nelle scene “reali” e sembra sempre mancare qualcosa da una parte o dall’altra.
Molto più interessante è stato leggere le parole degli autori, la creazione della casa editrice Montego, l’incontro con Nuti, l’accumulo di ispirazioni che sono fluite in questo fumetto forse troppo breve per raccoglierle tutte.
Per Lo Spazio Bianco ne ha scritto poco tempo fa Andrea Bramini.
Marco D’Angelo, intervistando Bilotta, ha avuto modo di discutere anche di questa storia con il suo scrittore:
“Ogni storia ha la sua voce”: intervista ad Alessandro Bilotta
