Pinocchio e il trauma della crescita

Pinocchio e il trauma della crescita
Star Comics ripubblica, per il ventennale dalla prima uscita, “Povero Pinocchio. Storia di un bambino di legno” di Alessandro Bilotta e Emiliano Mammucari: una visione personale e selettiva del racconto collodiano.

È indubbio che Le avventure di Pinocchio abbia esercitato, nel corso dei decenni, forte fascino sul pubblico, ma anche su tanti autori – in varie forme d’arte – che si sono spesso trovati a ricamare ulteriormente sul personaggio e sull’universo inventati da Carlo Collodi a fine Ottocento, ciascuno di loro con il proprio stile e prospettiva.

Pinocchio e il trauma della crescita_Recensioni Vent’anni fa anche due autori di fumetti, entrambi al loro esordio nell’editoria, decisero di riprendere in mano il mito del burattino senza fili per raccontare attraverso di lui un elemento specifico che avevano colto in questa storia senza tempo.
e hanno infatti lavorato di concerto per stendere un fumetto breve, fulmineo, che contrariamente ad altri adattamenti non ha in alcun modo la volontà di trasporre tutti o quasi i passaggi narrativi dell’opera originale.

Povero Pinocchio. Storia di un bambino di legno si presenta come una summa di quanto vissuto dal burattino, o meglio di un estratto ben focalizzato: i due autori operano una selezione di alcuni momenti-chiave della storia, in particolare l’episodio delle quattro monete e l’incontro con il Gatto e la Volpe, mostrati come dei flash improvvisi grazie alle armoniose matite e ai colori pastello di Mammucari, che servono più che altro a fare da puntello alle peregrinazioni filosofiche di Pinocchio.

Il personaggio viene infatti presentato sotto un profilo particolarmente riflessivo, un aspetto insolito, se si pensa semplicemente alla figura del ragazzino ribelle che non vuole studiare, ma che in realtà gli si cuce addosso in maniera azzeccata, dandogli un’ulteriore dimensione che non rinnega la caratterizzazione più classica ma le si accompagna in maniera coerente.

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Il Pinocchio di Bilotta è melanconico, nelle sue fughe e avventure si ritrova ad auto-valutarsi e a fare considerazioni su quanto lo circonda, esternando attraverso le didascalie di pensiero il fulcro di questo fumetto: l’ansia della crescita, la messa in dubbio sistematica dei vantaggi del diventare adulto, in un mondo che – oggi come ieri – sprona a superare l’età dell’infanzia per diventare produttivi, per “saperne di più”, per essere inseriti nel sistema.
Pinocchio si fonde qui con un’altra figura favolistica, quel Peter Pan che si rifiutava di crescere costruendosi attorno un limbo artificiale nel quale rimanere per sempre un ragazzino. Un’utopia verso la quale questo Pinocchio non sembra però tendere: rassegnato, sa che la direzione – anche per un burattino di legno – è quella di diventare “vero”, ed è quindi preda di un raffinato quanto sterile gioco filosofico, in cui il personaggio si perde tra sé e sé, vagando per il bosco e navigando su una barchetta improvvisata. Un tentativo di affermare se stessi, dunque, al di là dei doveri che la vita aggiunge mano a mano che si cresce, ma con la consapevolezza al contempo di essere destinato a fallire o comunque a non trovare mai reale e piena soddisfazione.

Pinocchio e il trauma della crescita_Recensioni La sceneggiatura di Alessandro Bilotta è fresca e stringata: l’opera risulta attuale, mentre i dialoghi – anzi, i monologhi – scorrono in maniera immediata a dispetto dei concetti impegnativi e stratificati che veicolano.

In alcuni punti in realtà si soffre una sorta di compressione: come succederà in lavori successivi dello sceneggiatore romano, il non detto assume importanza strategica e il testo richiede quindi al lettore un approccio attento. In questo caso le “zone d’ombra” sono rintracciabili ne Le avventure di Pinocchio, ovviamente, ma i passaggi da una scena all’altra della prima parte del fumetto appaiono in alcuni casi un po’ troppo fluidi, disorientando leggermente il lettore. Anche il parallelo tra il protagonista e un anonimo ragazzino che subisce una verbosa lezione di storia rischia di non essere così chiaro nel suo intento, costituendo sostanzialmente un’aggiunta interessante – soprattutto visivamente, quando la similitudine con i burattini non riguarda più lo studente bensì il professore e i compagni – ma non indispensabile al messaggio, che rischia anzi di venire ulteriormente diluito al di là degli intenti.

Emiliano Mammucari dal canto suo abbraccia un’estetica pienamente favolistica, con un tratto morbido che avvicina le vignette alle illustrazioni dei libri per ragazzi.
Il suo Pinocchio è graficamente ottimo, forse una delle versioni migliori sotto questo profilo: non solo per la rotondità del volto, nel quale spicca il pezzettino di naso intagliato e dove la bocca, quando non aperta per parlare, semplicemente non è visibile in alcun modo, o per il corpicino dall’apparenza delicata, nonostante sia di solido legno, grazie all’aura soave che lo circonda. Questo Pinocchio è aggraziato e pacato, spensierato ma al contempo meditativo, e tutto ciò risalta nei movimenti e negli atteggiamenti che assume graficamente, aiutato anche dalle numerose sequenze in cui cammina tra gli alberi, che costituiscono una cornice quasi catartica e coerente con il tema trattato. I colori tenui utilizzati dall’artista concorrono in tal senso a trasportare il lettore in una dimensione quasi onirica in cui fare i conti con sé stesso.

Pinocchio e il trauma della crescita_Recensioni Del resto non mancano anche alcuni momenti inquietanti, esattamente come nell’opera originale. In quei casi il disegno di Mammucari assume tinte più scure, così come il segno si fa più grezzo (basti guardare il character design del Gatto e della Volpe), fino ad arrivare alla splash-page dell’impiccagione, carica di angoscia e fortemente comunicativa per come è stata resa, anche perché costituisce un delle due uniche deroghe ad una gabbia, se non proprio regolare, perlomeno convenzionale nella distribuzione delle vignette per pagina.
L’altra illustrazione a tutta tavola, per inciso, è quella finale, di matrice completamente opposta: sia nella postura di Pinocchio a braccia aperte, sia nel colore arancione accecante, appare carica di speranza ed è tutta tesa al futuro, in una contrapposizione voluta con l’ora più nera della splash-page precedente.

Povero Pinocchio è un fumetto che contiene più di quello che si potrebbe pensare dall’esiguo numero di pagine, una serie di suggestioni, riflessioni e malinconie che si avvinghiano al cuore del lettore. Non tutto funziona nella stesura, alcuni passaggi risultano troppo ermetici e la compressione fa soffrire l’apparato narrativo nel suo complesso, ma l’approccio così peculiare alla materia originaria e l’estrema sensibilità di Alessandro Bilotta, insieme alla mano felice di Emiliano Mammucari e alle sue intuizioni visive portano a un risultato affascinante, che trae la propria forza dal suo essere etereo e insondabile nella sua interezza.

Pinocchio e il trauma della crescita_Recensioni Due parole le merita anche l’edizione , che riporta sul mercato questo fumetto: è da notare infatti che l’editore ha pubblicato, oltre alla versione standard, anche una deluxe in 200 copie numerate, e che non ha lesinato sull’aggiunta di interessanti scritti che arricchiscono questa versione.
Dopo l’introduzione di Bilotta e Mammucari, utile a contestualizzare la creazione di Povero Pinocchio, l’approfondimento in appendice a firma del solo sceneggiatore rappresenta un excursus sui vari modi di intendere il personaggio in espressioni artistiche come la musica e il cinema, mentre il disegnatore si riserva di ripercorrere le intenzioni che stavano dietro la realizzazione dell’opera.

Infine è presente un pezzo di Mauro Uzzeo che si occupa di raccontare genesi, sviluppo e tramonto della Montego, casa editrice fondata dagli stessi Uzzeo, Bilotta, Mammucari con Marco Marini e Franco Urru alla fine degli anni Novanta, per la quale venne originariamente pubblicato Povero Pinocchio.
A questi articoli si aggiungono la sceneggiatura completa dell’opera e una stampa di Mammucari, per un volume da collezionisti ben confezionato.

Abbiamo parlato di:
Povero Pinocchio. Storia di un bambino di legno
Alessandro Bilotta, Emiliano Mammucari
Star Comics, 2019
48 pagine, cartonato, colori – 12,90 €
ISBN: 9788822616494

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