Bentornati su Lo Spazio Disney!
Un periodo abbastanza intenso mi ha impedito di realizzare tempestivamente un pezzo sul numero estivo di Almanacco Topolino, permettendomi di dedicare del tempo per scriverne solo ad agosto inoltrato, quando tutto – per fortuna – rallenta.
Nel frattempo però è uscito anche il nuovo albo dell’altra collana da edicola che sto seguendo con forte interesse, vale a dire Grandi Autori; onde evitare di pubblicare a distanza ravvicinata gli articoli dedicati ai due prodotti (usciti del resto a un solo mese di distanza l’uno dall’altro), in via eccezionale ho pensato di accorpare i commenti su entrambi in un unico pezzo, cercando di essere quindi più sintetico del solito ma non per questo meno puntuale.

Il numero di giugno 2026, comunque, in generale ha saputo soddisfarmi, anche nelle due ristampe dallo storico Almanacco, che spesso rischiano di essere uno dei punti deboli del sommario nella volontà di proporre materiale mai ristampato finora ma non necessariamente piacevole.


Anche Topolino e il mistero mostruoso non brilla particolarmente, ma in questo caso la giustificazione è data dal fatto che trattasi di una storia dei primi anni Ottanta disegnata da Paul Murry mai pubblicata all’epoca e riscoperta da Egmont nel 2004. Chiaro che alcuni meccanismi narrativi possano quindi apparire vetusti al giorno d’oggi, ma per la sua importanza storica e di “recupero” è giusto e lodevole averla anche in Italia in questa sede. Molto in linea con quanto ha fatto Luca Boschi in casi simili su Zio Paperone, vent’anni fa.

Ancora a proposito di Amelia – Colpi di fortuna di Niels Søndergaard e del compianto Daniel Branca è l’unica estera in ristampa: la lessi ai tempi nel suo passaggio su Zio Paperone e l’ho ritrovata con molto piacere ora, per la freschezza della scrittura molto ben ritmata e per i disegni eleganti del mai troppo lodato Branca.
L’albo si chiude con Biancaneve e l’isola del castigo di Pier Carpi e Pier Lorenzo De Vita per onorare la sezione dedicata all’animazione disneyana.
La trama non è brillante quanto quella di alcuni intrecci orchestrati da Romano Scarpa o da Guido Martina con la prima principessa Disney: alcuni momenti appaiono ridondanti e si pecca di una leggera ingenuità di fondo, ma ciononostante la lettura risulta scorrevole.

Tutti i personaggi a parte i Nani, infine, sono ritratti come esseri umani piuttosto credibili e con una certa cura nei volti e negli abiti, rendendo l’insieme piuttosto raffinato ancorché di non facile lettura.
Punto forte del numero, come sempre accade, sono gli articoli di Travaglini che ben contestualizzano le storie in sommario, in particolare l’editoriale iniziale e l’introduzione alla sezione delle storie straniere. L’unico neo è lo spazio destinato a questi contributi, che appare da qualche tempo un po’ risicato e che costringe quindi l’autore a un esercizio di sintesi non indifferente che, per quanto sia riuscita nel fornire indicazioni e retroscena preziosi, penalizza un poco questi testi di capitale importanza per la testata.

Lo sceneggiatore veneto si era già visto dedicare due uscite all’interno della pubblicazione nella sua fase “colorata” generica, prima che acquisisse il titolo attuale in copertina, con una Evergreen Edition e una Writers Edition che contenevano una buona selezione del suo materiale più celebre.
L’impostazione dell’epoca non era però la migliore dal punto di vista divulgativo, al fine di tramandare al grande pubblico caratteristiche e profili del fumettista, perciò ben venga un focus su di lui nell’attuale – e più compiuta – incarnazione della testata, che rientra anche nel generale percorso di approfondimento che ha visto Pezzin protagonista de Le serie imperdibili con Le Tops Stories, C’era una volta in America e Le cronache della frontiera nonché del brossuratone su La storia vista da Topolino.
Alberto Brambilla anche stavolta non delude e opta per un indice molto ben strutturato, che sceglie deliberatamente di concentrarsi sulle sole avventure con i Paperi, presumibilmente per lasciarsi aperta la possibilità di presentare in futuro una seconda uscita pezziniana con le storie di Topolino & co., un po’ come fatto l’anno scorso su Rodolfo Cimino decidendo di guardare alle sole cacce al tesoro di Zio Paperone per poter affrontare altri leit motiv tipici dell’autore in futuro.
Ancora una volta Bebo, con il patrocinio della curatrice Gaja Arrighini, abdica all’ordine cronologico prediligendo un’impostazione tematica che, come già in passato, funziona perché ragionata e lineare. Diciamo che mi pesa non avere la progressione per anni con i disegnatori, risultando più interessante vedere l’evoluzione del tratto in sequenza, mentre per gli scrittori ha senso una suddivisione di questo tipo.
Abbiamo così la sezione sulla collaborazione tra Giorgio Pezzin e Giorgio Cavazzano, quella sugli affari di Zio Paperone, quella sulla caratterizzazione di Paperoga e Paperino e infine quella sul Paperinik pezziniano: tutte tipologie di storie che hanno effettivamente caratterizzato in maniera determinante la poetica dello sceneggiatore alle prese coi Paperi.

È interessante in questo caso notare, al di là degli svolgimenti, il supporto dei disegni di Cavazzano, che nella prima è nel pieno della sua fase sperimentale e guizzante elevando a potenza il ritmo della sceneggiatura e quindi anche il divertimento, mentre nella seconda ha già iniziato un percorso di normalizzazione “ibrida” che lo avrebbe portato nei due decenni successivi all’apice della sua carriera, ma che anche in questo frangente mantiene quella freschezza utile a raccontare visivamente la trama di Pezzin, non tanto nella raffigurazione dei protagonisti quanto nelle ambientazioni, negli edifici e nei personaggi secondari.

Se La città sprecona costituisce forse il punto meno interessante della presente raccolta, L’attore kolossale – qui alla sua prima ristampa – ha il pregio di essere scanzonata, divertente nella sua esagerazione costante e soprattutto esteticamente fulminante grazie al tratto fuori dagli schemi di un giovane e scatenato Stefano Intini.

Già qui la debordante personalità di Paperoga esplode in tutta la sua devastazione, con trovate visive irresistibili e memorabili delle quali buona parte del merito va al Cavazzano di quel decennio, dallo stile dinamicissimo e meraviglioso.
Paperino e l’abilità esplosiva ci porta invece al 1995 con i disegni di un posato ed elegante Romano Scarpa, perfetto per rappresentare in maniera classica l’impegno del protagonista nell’impiego di artificiere “dettagliato” riprendendo chiaramente il plot barksiano di tante “ten-pages” in cui Donald Duck si scopriva particolarmente versato in determinati mestieri finché non eccedeva facendo precipitare la situazione.
La carriera di Paperinik “supereroe” deve molto a Giorgio Pezzin, che fu tra i primi a inquadrarlo nella versione di paladino di Paperopoli piuttosto che di diabolico vendicatore. Proprio a Paperinik e la marcialonga “furtiva” si fa convenzionalmente risalire l’inizio di questa fase, una storia piacevole nella quale il protagonista decide di giocare d’astuzia per sventare un piano predatorio da parte della Banda Bassotti: bene quindi che sia presente nella raccolta, a testimonianza del suo ruolo, per quanto abbia sempre trovato che in quest’occasione i veri protagonisti risultino proprio i Bassotti, anche considerando il decisamente minor screen time riservato all’alter ego di Paperino.
L’articolo di Brambilla che la introduce, da paperinikiano doc, ben illustra – pur nel poco spazio a disposizione – le caratteristiche dell’eroe nelle mani dello sceneggiatore, dove le tematiche sociali dell’inquinamento, della pubblicità invasiva, dell’imperversare delle diete, del tifo da stadio o delle tasse la facevano da padrone rendendo Paperinik, per tutti gli anni Ottanta, un supervisore del decoro urbano e un aiuto per la cittadinanza contro i mali della società.

Interessante nel dare un’idea della fervida fantasia dello sceneggiatore è l’articolo sulle trame paperoniane, così come la visione dell’autore su Paperino e Paperoga.
Insomma, un altro prezioso tassello della collana Grandi Autori che continua a offrire al grande pubblico utili strumenti di approfondimento sulle storie e sui migliori fumettisti disneyani che le hanno realizzate.
Al prossimo giro si parlerà di Jerry Siegel e mi confesso assai incuriosito dalla scelta, che ci svincola dai “soliti nomi” permettendo di ampliare ulteriormente il bacino di conoscenza su un certo periodo della produzione di Topolino.
Alla prossima!