Bentornati su Lo Spazio Disney, e buon Natale!
Come noto, il fumetto disneyano nel corso dei decenni non è mai stato parco di storie a tema natalizio, felice consuetudine iniziata fin dai tempi delle strisce giornaliere sui quotidiani statunitensi, proseguita nei comic book americani e perpetrata dal Topolino italiano, che ogni dicembre ha sempre pubblicato diverse avventure ambientate nel periodo più magico dell’anno, che è tale soprattutto per il pubblico di riferimento di questi personaggi, quello composto dai più piccoli.

Per quest’ultimo tema in particolare si sono privilegiati i Paperi, considerando come i rapporti tra i protagonisti della commedia paperopolese siano al 90% di sangue; Zio Paperone, inoltre, si è spesso dimostrato il personaggio ideale per riflettere su sentimenti altruistici sotto le Feste, complice l’ispirazione originale dall’Ebenezer Scrooge del Canto di Natale dickensiano.
Ma in talune occasioni anche Topolino ha potuto interpretare storie “sotto l’albero” ricche di dolcezza e commoventi, in grado di far scendere una lacrimuccia ai lettori e di andare oltre agli elementi più chiassosi delle festività di fine anno: in fondo, già nel cortometraggio animato Mickey’s good deed del 1932 vi era questa spiccata attenzione a situazioni struggenti, con un Topolino che, benché poverissimo, si industriava e sacrificava per rendere lieto il Natale di una famiglia messa ancora peggio di lui, piegata dalla Grande Depressione.
Dunque, per farvi gli auguri, in questo pezzo ho selezionato tre avventure a fumetti particolarmente significative in tal senso, delle quali vi racconto qualcosa.
Topolino e le dolcezze del Natale, di Romano Scarpa
Alla fine degli anni Novanta la collaborazione di Romano Scarpa – uno dei maggiori Maestri del fumetto Disney di sempre – con il Topolino italiano si stava interrompendo, e di lì a poco l’artista avrebbe iniziato a realizzare storie per l’editore nordeuropeo Egmont.
Prima di quell’esperienza, gli venne proposto dalla redazione del francese Le Journal de Mickey di scrivere e disegnare un’avventura natalizia inedita con Topolino, e così nel 1998 vide la luce Mickey et les douceurs de Noël, tradotta in italiano da Luca Boschi come Topolino e le dolcezze del Natale per Topolino #2405 del dicembre 2002.
Per l’occasione Boschi curò – in tandem con Scarpa stesso – anche il rimontaggio delle tavole per adeguarle al formato pocket del settimanale italiano senza sacrificare i disegni.

Il protagonista tenta almeno di passare un Natale sereno, ma, a causa di un tiro mancino di Gambadilegno e Sgrinfia, gli amici di sempre gli voltano le spalle adirati: è la goccia che fa traboccare il vaso e che deprime Topolino a tal punto da fargli decidere di lasciare la città, fermato solo dall’intervento provvidenziale di Babbo Natale.
Per quest’ultima sequenza Scarpa si rifà abbastanza palesemente al film di Frank Capra del 1946 La vita è meravigliosa (It’s a wonderful life), anch’esso ambientato alla vigilia di Natale e nel quale, analogamente a quanto fa Santa Claus con Topolino, l’angelo Clarence mostra al protagonista George Bailey come sarebbe stato il mondo se lui non fosse mai esistito. Un concetto così potente e catartico – tanto nella pellicola, quanto nelle tavole – da colpire e commuovere, perché ci ricorda che non esiste nessuno che non sia importante e che per quanto si possa pensare di essere ininfluenti la nostra esistenza fa la differenza, spesso in meglio.
Il finale riappacifica Topolino con amici e avversari, radunando tutti – magia del Natale – attorno allo stesso tavolo per festeggiare la ricorrenza e salvando anche la casa del protagonista dal riscatto dall’ipoteca.
La qualità del disegno è ineccepibile: siamo nella fase “tarda” della carriera di Romano Scarpa, caratterizzata da linee più sintetiche ma non per questo meno morbide. L’aspetto dei personaggi è ricco di dettagli – volti, abiti – e anche gli sfondi non sono da meno, con ottime vedute della città innevata. Molto d’atmosfera la scena in notturna sul ponte che porta fuori Topolinia.
Topolino e il cappotto da 1 dollaro, di Casty
Nel 2011 Casty è sulla cresta dell’onda, avendo all’attivo già un buon numero di storie da autore completo, in molti casi veri e propri kolossal. Proprio una storia natalizia – Topolino e le macchine ribelli del 2005 – fu la prima interamente scritta e disegnata dal fumettista friulano, ma la “castyana di Natale” a mio parere meglio riuscita è senz’altro Il cappotto da 1 dollaro per la sua delicatezza e la sua poetica.
Nonostante il Natale sia infatti perlopiù sullo sfondo, come ambientazione e come premesse, il messaggio che la trama porta con sé è molto in linea con le Feste parlando di altruismo e di attenzione verso il prossimo quando questi è meno fortunato di noi.

Non manca la classica comicità castyana, specialmente negli scambi verbali tra Topolino e Minni e in certe smargiassate di Pietro, ma innegabilmente è la partecipazione emotiva verso il significato del magico indumento a farla da padrona e a rendere significativa la storia, peraltro liberamente ispirata al racconto La giacca stregata di Dino Buzzati che, pur con una morale simile, prendeva risvolti meno lieti.
Graficamente Casty sfoggia il suo stile molto classico e posato, tanto nelle fisicità quanto nelle espressioni dei personaggi; interessante il character design della co-protagonista e buoni, pur nella loro semplicità, gli sfondi.
Topolino e l’albero di Holly, di Pietro B. Zemelo e Giuseppe Zironi
Il Topolino del Natale 2014 si apre con una storia che parte dalla soffitta di Pippo per poi portarci in viaggio nel tempo per mezzo di uno strano congegno trovato lassù.
Catapultati a inizio Novecento, Topolino e Pippo incontrano una bambina di nome Holly che durante quel 24 dicembre sta piantando un alberello nel parco di Topolinia mentre aiuta la madre nelle sue opere di volontariato per i poveri della città.
Procedendo a balzi temporali verso il loro presente, continuano a ritrovare Holly in vari momenti della sua vita – adolescente, giovane donna e infine anziana – apparendole come magici aiutanti pronti a supportarla in ogni attività benefica messa in campo per le Feste e potendo osservare la sua crescita, i cambiamenti nella sua vita (il matrimonio, il diventare madre) e il concretizzarsi della festa nel parco, iniziativa inaugurata e portata avanti proprio da Holly. C’è un po’ di Doctor Who vibes in questo impianto, ricordando episodi come ad esempio A Christmas Carol, non a caso proprio uno special di Natale.

Il Natale è centrale anche perché le iniziative benefiche di Holly e famiglia si svolgono in questo periodo, implicitamente riconosciuto come quello più magico e catalizzatore di buone azioni.
I disegni di Zironi sono altamente suggestivi: all’aspetto “rozzo” di Pippo fa eco una Holly adorabile, che l’artista si è impegnato a rendere istintivamente simpatica, fresca e genuina in ogni stagione della sua vita, sempre riconoscibile ma con i giusti dettagli che la differenziano di periodo in periodo.
Grande attenzione viene riservata anche alle inquadrature, con ottime soluzioni di regia tanto per la messa in scena quanto per la struttura delle tavole e per rendere chiari i salti temporali dei due protagonisti.
Insomma, tre storie lievi come la neve che cade, prive di mielosa retorica e adatte per essere lette in questi giorni con genuina commozione.
Buon Natale!
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