In gabbia! #3 – “PKNA: Carpe diem”

In gabbia! #3 – “PKNA: Carpe diem”

Bentornati su Lo Spazio Disney!
Dopo diversi mesi di pausa, torna la rubrica “In gabbia!” nata la scorsa estate con lo scopo di analizzare in maniera dettagliata le tavole a fumetti disegnate da alcuni degli artisti disneyani più interessanti di sempre.
Sono partito con due giganti come Carl Barks e Giorgio Cavazzano, mentre stavolta opto per un nome forse meno “ovvio” e che di certo ha all’attivo un numero decisamente inferiore di storie, rispetto ai due Maestri citati poc’anzi, ma che non per questo risulta meno interessante per i miei approfondimenti: Alessandro Barbucci.

Prologo

Come mi disse anni fa un grande disegnatore che ha esordito su Topolino nel 1997: “siamo tutti figli di Barbucci”.
Con questa frase voleva esprimere un concetto con il quale concordo decisamente, vale a dire che questo artista ha sicuramente segnato, nella seconda metà degli anni Novanta, la linea di demarcazione tra un “prima” e un “dopo” con il suo stile: un approccio al fumetto Disney che ha fatto scuola tra molti suoi colleghi di quel periodo e che è successivamente tracimato oltre Paperi e Topi, a partire da W.I.T.C.H.
Il mensile delle maghette inaugurò tra l’altro il cosiddetto “stile euromanga”, sviluppato da Barbucci anche e soprattutto fuor di Disney, in particolare con Sky Doll.

Il suo tratto fluido, morbido e ultradinamico (sfoggiato in storie come Paperino, Gastone e la sfida infida, Amelia in: un amore di strega, Paperino e la iella in passerella e Paperino e la corsa al best seller, quest’ultima ristampata recentemente su I Grandi Classici Disney #83) lo fece risultare all’epoca particolarmente adatto per l’astro nascente PKNA – Paperinik New Adventures, testata per la quale illustrò poche ma memorabili storie: Ritratto dell’eroe da giovane, Carpe diem, un segmento dello speciale Missing e la miniserie Arriva Trip!, settando una linea che caratterizzò moltissimo l’estetica della serie, al pari del lavoro di altre colonne del progetto pikappico quantitativamente più attive, quali Claudio Sciarrone e Lorenzo Pastrovicchio.

In quest’occasione mi si potrebbe imputare che “mi piace vincere facile”: dovrebbe in effetti risultare più stimolante cercare tavole dal taglio inusuale nelle storie pubblicate su Topolino, dove scardinare la gabbia ha sempre rappresentato un’eccezione fino a qualche anno fa, piuttosto che su un magazine nel quale questo tipo di “rottura” era la consuetudine.
Ma ritengo che sia comunque un lavoro interessante, una tantum, perché permette di soffermarsi a riflettere sui dettagli che rendevano effettivamente fresche e innovative le tavole di PK e la loro capacità di giocare con gli spazi a disposizione.

PKNA #14 – Carpe diem

Tra le due storie lunghe illustrate per il magazine, entrambe ottimi esempi dell’arte di Barbucci, mi sono orientato per ragioni affettive su Carpe diem, dal momento che quest’albo rappresentò ai tempi uno dei miei primi contatti con l’universo pikappico.
La trama di Francesco Artibani vedeva Paperinik e il cronopirata Razziatore eccezionalmente uniti in una missione di vitale importanza perché volta alla salvezza dell’intero continuum spaziotemporale: una bolla di energia creata inavvertitamente nel futuro stava infatti cancellando il tempo stesso procedendo a ritroso, e i due protagonisti dovevano cercare di impedirlo interrompendo l’esperimento prima che giungesse al drammatico termine.

La sceneggiatura è impostata con un ritmo molto alto, grazie all’incedere degli eventi e ai dialoghi veloci di Artibani, e in tal senso il tratto di Alessandro Barbucci si rivela ideale per portare su carta questa storia.

Tavola A

Le prime due tavole su cui voglio portare la vostra attenzione sono quelle che, nell’introduzione alla vicenda, mostrano il disastro avverarsi: una (A) si compone di quattro vignette verticali a tutta altezza, che diminuiscono progressivamente la loro larghezza quasi a suggerire l’annichilirsi del tempo stesso, sfruttando lo scarso spazio a disposizione di ciascuna per giocare su diversi primi piani dello scienziato responsabile dell’esperimento, quasi morbosamente estasiato da quello che aveva accidentalmente creato. La quinta vignetta è in realtà uno scampolo dello sfondo della pagina, dove il bianco accecante che sta avvolgendo tutto colpisce in pieno lo stesso ricercatore, ridotto a una figura piccola e sfumata nell’angolo in basso a destra.
Uno splendido modo per comunicare visivamente la concitazione del momento, il pochissimo tempo in cui si svolge il disastro e le conseguenze dello stesso.

Tavola B

L’altra tavola di questo inizio di avventura (B) si concede un maggior afflato: trattasi di una splash page nella quale vediamo il profilo della Terra – molto suggestivo, tanto per il colore blu scuro della quale viene ammantata, quanto per il mostrarne solo uno spicchio riuscendo così a suggerire le enormi dimensioni del nostro pianeta – e una bianca esplosione localizzata in un punto preciso.
Questa scena è in realtà l’ultima in ordine di lettura e di scansione degli eventi, ma è quella che colpisce l’occhio appena osserva la pagina, con un impatto visivo notevole.
Sul disegno che copre buona parte dello spazio si innestano in realtà tre vignette che raccontano, in dimensioni diverse e con palette monocromatica rossa, la progressiva espansione dell’esplosione: dal laboratorio alla città fino all’intero anno in cui si è svolto il disgraziato esperimento, per arrivare appunto al nostro intero mondo.
Un modo spettacolare per mettere subito in chiaro la posta in gioco: la magniloquenza con cui viene raccontato visivamente quanto accaduto, unita all’incedere delle didascalie di Artibani, introduce benissimo il lettore nella trama.

Il secondo troncone su cui mi concentro è quello in cui Paperinik accorre in una zona di Paperopoli nella quale si sta verificando uno scontro con armi da fuoco: in realtà è il modo che hanno trovato Newton e Vostok – due agenti del cartello criminale Organizzazione – per attirare l’attenzione del papero mascherato.

Tavola C

È interessante notare come nella prima tavola di questo lotto (C) la struttura formale sia del tutto simile a quanto visto in quella analizzata poc’anzi: una splash con grande disegno che costituisce la prima cosa che il lettore vede, ma che in realtà è l’ultima scena da leggere, sulla quale si collocano tre riquadri di modesta misura che precedono l’azione e la “preparano” tramite il dialogo tra Pikappa e il suo alleato Uno.
Val la pena soffermarsi anche sulla grande dinamicità del momento clou di questa pagina: il supereroe arriva in volo dalla destra, il fatto che mantello e parte di uno stivaletto siano tagliati, la postura flessuosa “a proiettile” e le numerose linee cinetiche suggeriscono perfettamente l’arrivo del personaggio da lontano e la velocità con cui si sta precipitando sul posto. In tal senso aiuta molto anche l’ottimo uso della prospettiva, apprezzabile in particolare osservando il modo in cui è disegnato il centro commerciale e la piazza antistante.

Si passa poi a una tavola apparentemente più consueta (D), ma che in realtà gode di un taglio meno ovvio di quanto non possa sembrare sulle prime (specialmente se si pensa al fumetto Disney del 1998).
La parte alta è composta infatti da sole vignette orizzontali, peraltro di altezze variabili coerentemente con il contenuto: la prima è più ampia e vede il dialogo tra i due cronauti, la seconda si assottiglia, diventa monocromatica e mostra un alzamento dei toni da parti degli stessi soggetti del riquadro precedente, mentre nella terza inizia ad esserci un po’ di azione (Pikappa colpisce Newton con il crusher dello scudo Extransformer) e l’altezza ne guadagna leggermente.
L’ultima riga opta invece per una più classica scansione in due vignette affiancate, con due inquadrature complementari (quella rasoterra è azzeccatissima) che evidenziano al contempo la conclusione di quanto appena visualizzato e preparano alla pagina successiva, molto più interlocutoria (E): lo si nota anche dalla griglia, che si normalizza pur mantenendo alcune soluzioni meno convenzionali come i due riquadri stretti e alti (di due colori diversi) che si innestano leggermente scalati l’un con l’altro sopra la prima vignetta. Notare anche le ultime due, che pur divise mostrano in realtà un’unica scena che prosegue da quella di sinistra a quella di destra senza soluzione di continuità.

Tavola F

Facendo un ulteriore balzo in avanti nella trama, arriviamo al cuore della missione che devono affrontare Paperinik e il Razziatore: appena arrivati nel parco dei laboratori teatro del fattaccio, i Nostri incappano subito in un primo guardiano (ancorché meccanico): la gabbia si fa qui sincopata e con una scansione movimentata per quanto perfettamente fruibile secondo il canonico ordine di lettura (F).
La prima vignetta, intanto, è in realtà una “fascetta” che si appoggia alla doppia con cui si apre la pagina: tale approccio non è solo una scelta stilistica, perché serve molto bene quanto accade nei riquadri. La “fascetta” a cui alludevo racchiude una sorta di tempo sospeso, nella quale il pericolo è incombente ma non ancora concretizzatosi, nemmeno visibile al pubblico (che ne intravede solo l’ombra proiettata sul suolo): risulta quindi una mossa funzionale includere tale momento in un riquadro “di passaggio” prima di affrontare il punto forte dell’azione in quello successivo, di maggiore ampiezza.
Come collegamento tra questa vignetta e quella successiva c’è poi il dettaglio del braccialetto che si stacca dal polso di Paperinik, trattato come dettaglio di secondaria importanza mentre vola via e poi mostrato in primo piano quando è ormai per terra, anche in questo caso con un bell’uso della prospettiva e dei pesi assunti da ogni elemento presente nel pur piccolo spazio.
Terza, quarta, quinta e sesta vignetta si incastrano inoltre tra loro in maniera frammentata, ciascuna con una dimensione diversa studiata a seconda di quanto vi avviene all’interno e combaciando in varie maniere con le altre; tale costruzione trova il proprio pieno compimento proprio nell’ultima del quartetto, quando il robot concentra i propri fucili sul povero Pikappa, ottenendo esattamente lo spazio e la posizione in pagina utile per dare importanza a quella scena. Notare la gocciolona di sudore sulla nuca del supereroe, soluzione estetica ripresa direttamente da manga e anime giapponesi a riprova del melting pot stilistico che era PKNA soprattutto nella sua prima fase editoriale.

Tavola G

L’approccio grafico visto in questa tavola viene sfruttato con le dovute modifiche anche per la seguente (G): in particolare la seconda e la terza vignetta sembrano quasi fare parte di un unico blocco spezzato in due per mostrare, quasi in maniera speculare, l’intervento del Razziatore a supporto dell’alleato, blocco dai contorni leggermente obliqui a suggerire la situazione movimentata.
In fondo alla pagina vi prego poi di notare la piccola finestrella che si incastona nella doppia finale: appare quasi come un inserimento forzato all’interno della scansione della tavola, ma in realtà, racchiudendo un pensiero che conclude i discorsi visti nei riquadri immediatamente precedenti, fornisce un perfetto raccordo tra quella scena e la successiva, senza bruschi stacchi e senza nemmeno dover ricorrere a una didascalia vecchio stile.

Qualche pagina dopo (H), il dialogo tra Razziatore e Paperinik viene costruito in maniera raffinata, dapprima con due vignette di stampo classico – il dinamismo non viene comunque meno grazie all’azzeccato cambio di inquadratura tra la prima e la seconda – e poi con un meraviglioso scambio di sguardi tra i due personaggi, visualizzato in una doppietta di riquadri ravvicinati e complementari, all’interno di una griglia nella quale la riga divisoria di mezza pagina si inclina per assecondare la direzione dei volti e per rendere in maniera più interessante, nell’ultima vignetta, l’ambientazione interna e la prospettiva.

Nella tavola successiva (I) risulta subito evidente come il punto nel quale tutto converge è la quarta vignetta, non esattamente al centro della pagina ma comunque vero snodo dell’azione, vedendo i due protagonisti intenti a ingaggiare la propria difesa dall’attacco delle guardie, in una costruzione visiva del riquadro particolarmente enfatica e in grado di catalizzare l’attenzione, oltre che di rilanciare tale passaggio verso il seguente, quando Pikappa e Razziatore riescono a smarcarsi dalla situazione.
Sempre interessante osservare il piccolo “inserto” che si pone sopra a tale scena: è un trucchetto che rallenta volutamente il tempo di lettura, posto strategicamente in un punto nel quale la narrazione si fa invece particolarmente concitata portando anche il lettore a “correre”. Lo scambio di battute tra i due “buddies”, invece, per quanto rapido funziona egregiamente nell’introdurre all’azione con la giusta spinta.
Notare anche le opposte direzioni che prendono i raggi laser nella penultima vignetta e lo scudo di Pikappa nell’ultima, suggerendo efficacemente la contrapposizione tra questi colpi.

Tavola L

Un paio di pagine dopo ecco una costruzione decisamente ardita (L): in questo caso Alessandro Barbucci lavora di sottrazione, il compito di vignetta principale non è dato da un disegno che occupa tutto lo sfondo ma da un rettangolo verticale che fa da spartiacque nella scansione della griglia, pur ponendosi al secondo posto come senso di lettura. Come ho cercato di mostrare con le frecce, infatti, nella seconda riga occorre “saltare” tale vignettona che narrativamente ha già esaurito il suo scopo nella prima fila ma che in questa sua verticalità permette di mostrare al lettore l’altezza e la complessità del luogo in cui i personaggi si trovano, fornendo in sostanza lo stesso apporto di una splash page ma con una struttura differente, che lascia però un po’ troppi spazi vuoti e bianchi ai lati.
È una tavola bizzarra e sotto certi versi quasi azzardata, ma che rientra in quella fase di forsennata ricerca di soluzioni grafiche sempre nuove, rintracciabili quasi in ogni pagina di una storia.

Tavola M

Ok, siamo alle ultime tre tavole che intendo analizzare con voi, consecutive tra di loro e appartenenti al climax narrativo che porta alla risoluzione della vicenda.
Dopo una doppia di routine, infatti, il resto della pagina (M) è occupato da cinque vignette molto strette che si sviluppano in altezza, che assolvono ottimamente al compito di visualizzare la difficile situazione in cui versano Paperinik e il Razziatore: rinchiusi in una stanza che si sta allagando.
Tali rettangoli non hanno però forme regolari, andando a restringersi verso il basso o verso l’alto e, soprattutto, ciascuno con un taglio diverso. L’impressione è di vedere delle schegge di vetro sparse su un ripiano, un rimando visivo che in qualche modo funziona.
Nei primi due spicchi sembra quasi di avvertire lo spazio e l’aria ormai agli sgoccioli, mentre negli altri due – anche grazie alla colorazione che vira sul verde – si percepisce la pressione dell’acqua e il movimento verso il basso che la massa liquida intraprende dopo l’intervento di Pikappa.

Tavola N

Massa liquida che invade letteralmente la pagina seguente (N), in una scena spettacolare e di grande impatto nella quale i personaggi sono solo due punti confusi nella fiumana e dove è l’enorme “Krakoooom” a giganteggiare nel laboratorio in cui irrompono i due eroi.
È il resto della tavola che si adatta a questa vignettona: i due riquadri che la affiancano mostrano infatti il pikappero e il cronauta riprendersi dal tuffo e rendersi conto di quanto sta accadendo, mentre l’ultima riga si compone di tre parti: i due protagonisti di spalle commentano la situazione, poi al centro della striscia viene mostrata l’unità cronale responsabile del disastro, vibrante e immersa in un sinistro color violaceo, infine ci si lancia verso l’ignoto per tentare l’impossibile, in una scena visivamente impressionante nonostante sia racchiusa in un piccolo spazio.

Tavola O

Nell’ultima tavola su cui voglio soffermarmi (O), la gabbia subisce essa stessa gli effetti della distorsione temporale: le vignette perdono qualunque pretesa di forma canonica, alcuni bordi sono inclinati, tutto suggerisce il disfacimento della realtà che la sceneggiatura ci sta raccontando.
La parte inferiore della pagina rinuncia del tutto ai contorni e lascia un bellissimo Paperinik a risplendere al centro della scena, realizzando quale possa essere la soluzione al problema mentre è sferzato dai venti tachionici ormai impazziti.
E così il supereroe in mantello e piume agisce nelle ultime due vignette, che tornano a un formato più consono per mostrare in due tempi il lancio del “lazo” che sta per salvare la situazione.

Ho concluso così questo breve excursus di Carpe diem, attraverso una selezione di tavole che ho ritenuto particolarmente significative allo scopo.
Spero che il pezzo possa essere risultato interessante e permettere a chi ha avuto la pazienza di seguirlo di avere nuovi spunti di riflessione con cui approcciarsi alla lettura di questa storia in particolare, ma anche di altre disegnate da Alessandro Barbucci, per Disney e non solo, e di altre avventure pikappiche di quella prima fase del progetto.

L’appuntamento con “In gabbia!” tornerà, prima o poi: ho già in cantiere un paio di altre puntate, incentrate su opere più recenti, per poi tornare nuovamente indietro nel tempo, quindi stay tuned!
A presto!