Smascherando l'antieroe

Smascherando l’antieroe

“La maschera dell’antieroe”, uscito recentemente per Mimesis nella collana “Filosofie”, è un interessante saggio di Marco Favaro che indaga, come spiega il sottotitolo, la “mitologia e filosofia del supereroe dalla Dark Age a oggi”. Un’indagine, quindi, incentrata sul volto più recente dei super, che non a caso in copertina mette il Joker, recentemente decostruito – per l’ennesima volta – dal celebre film del 2019 con Joaquin Phoenix. Il volto dell’arcinemico di Batman è immerso nell’ombra, e tagliato a metà: un espediente grafico efficace e semplice, ma qualcosa che ci pare anche indicare, coerentemente, la difficoltà di definire in modo univoco eroe e antieroe, distinguerli e catalogarli.

 

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Interessante anche notare come l’opera si apra con una triplice citazione in esergo: Umberto Eco è un ovvio tributo, ma poi seguono The Killing Joke e Cristina D’Avena, i due estremi, potremmo dire, di Batman, veicolo di nichilismo filosofico o cartoon per bambini dalla sigla zuccherosa.

Favaro, classe 1990, laurea in filosofia a Roma Tor Vergata, master alla Freie Universität di Berlino, ha svolto questo corposo lavoro come tesi di dottorato in cotutela tra l’università di Verona e la Otto-Friedrich-Universität di Bamberga, dove nel 2020-21 ha tenuto un seminario incentrato su quest’opera e sulla figura dell’antieroe che vi viene esaminata. Numerosi sono i suoi saggi accademici sulla cultura pop e il fumetto in particolare, di cui si può avere una parziale ricognizione qui.

L’introduzione ribadisce la pervasività del supereroico giunta oggi, per poi indagare le sue origini fumettistiche (quasi in via di essere dimenticate come un elemento, e nemmeno il più rilevante, di una dinamica crossmedialità). Si esaminano quindi le età del fumetto, che Favaro – in modo convincente – riduce con la soppressione della Bronze Age quale età di transizione, un mesozoico fumettistico. Restano Golden Age e Silver Age (classicamente codificate: si sottolinea in particolare il ruolo di “figli dell’atomo” degli eroi argentei) e appunto Dark Age, fulcro della dissertazione con l’emergere di un superuomo non solo più “con superproblemi”, ma spesso antieroico.

L’autore poi ridimensiona la Renaissance (Kingdom Come e dintorni) e conia il concetto di  Post-Heroic Age, partendo da “Civil War” e dal post-11 settembre 2001, che diviene il secondo polo, con la Dark Age, della ricognizione.

 

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Dopo questa prima panoramica, il volume si dedica all’analisi del supereroe, con rimandi al viaggio dell’eroe e una indagine profonda che parte dalle radici preistoriche del pensiero religioso, con gli animali totemici e il berserk, gli “uomini-orso” (e i simili “uomini-lupo”) del mito norreno. L’animale selvaggio diviene proiezione delle forze distruttive dell’inconscio da cui il guerriero attinge tramite il rito (spesso implicante sostanze psicotrope). Il parallelo soprattutto con Batman (particolarmente rilevante in questa ampia analisi) è evidente. La cosa ritorna in Spider-Man, ma anche, in versione moderna, nel mito del cyborg, come Iron Man, dove è la macchina il nuovo animale da cui trarre potenziamento.

 

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Eroi che quindi sono anche Minaccia, Vigilantes fuori dalla legalità (tema che in Spider-Man, ad esempio, diventa centrale, ma è già implicito in Batman). Il supereroe è così radicalmente duplice, un doppio volto che ha vari livelli: adorato e temuto (come le antiche divinità), buono e cattivo, dotato di identità doppia che si manifesta con la Maschera, che mostra e cela a un tempo (interessante il rimando a Odisseo che dice a Polifemo di essere Outis, “nessuno”; ma anche Odino, detto nelle saghe nordiche “il mascherato”, che spesso appare sotto mentite spoglie agli eroi). C’è un parallelo anche con la contraddizione tra Dionisiaco e Apollineo, indagata da Nietzche, dove il secondo cela la verità sepolta del primo.

 

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Molto interessante anche l’analisi del valore quasi rituale del simbolo, tracciato sul petto del supereroe, magnificandole l’elemento di forza (i muscoli pettorali, o il seno matriarcale per le supereroine), ma anche sigillo iniziatico, cicatrice del rituale di iniziazione, della sofferenza con cui il superuomo diviene tale (e che si rinnova davanti alle prove più epiche). Il tema è poi indagato anche seguendo Callois, e la valenza ludica (e di il-ludere) del rituale, incluso quello supereroico. (sulla valenza del simbolo di Superman, la S inscritta nel diamante, rimando a quanto avevo annotato qui sulla connessione con l’Ercole del Pollaiolo).

La Dark Age, similmente, diviene l’era di “Caduta delle maschere” (Civil Wars o, mi viene da dire, il Keene Act in Watchmen) nei vari livelli. Il supereroe viene denudato del rituale e ne emergono i temi fondanti: il sacrificio, la violenza, la spinta inconscia in un trauma primigenio. L’indagine sul suo valore morale diviene profonda, mettendo in discussione la sua natura piana nella convenzione di genere narrativo prima vigente.

 

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Una seconda parte dell’opera passa all’altro lato della medaglia, il Villain, l’ombra dell’eroe. Esso può assumere vari volti: il mad doc, il mostro, il tiranno, il genio del crimine, il doppelganger dell’eroe, e così via, distinguibili anche in base alle loro motivazioni. Le varie tipologie sono esaminate con cura prima di passare a quello che il tema fondante di quest’opera: l’antieroe.

L’ampia ricognizione sul Villain serve a chiarire che l’Antieroe non è affatto un “cattivo” reso protagonista, ma un eroe che, rovesciando alcuni aspetti dell’eroico, li chiarisce e li evidenzia meglio.

Abbiamo così figure di Ribelli al sistema, di Inetti che hanno la volontà ma non il potere, eroi parodistici in cui il mito eroico è decostruito in chiave comica. Vi sono poi superuomini “non eroici”, che hanno poteri ma anche l’unica aspirazione di essere normali, e le super-donne (sovversive in quanto donne di potere in un sistema patriarcale) appaiono spesso in tale chiave. I vari casi sono esaminati, ma vi è poi un ulteriore capitolo specifico sulle supereroine: quei casi cioè dove solo l’aspetto femminile forma l’antieroico (non, ad esempio, Catwoman, antieroina anche per il comportamento ondivago sull’asse morale, ladra internazionale ma anche supporto di Batman davanti a un male superiore).

 

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La prima superdonna è forse ascrivibile a Olga Mesmer, che anticipa addirittura di un anno Superman nel 1937 (e che possiede la vista a raggi X, da lui ripresa).

Aggiungo una piccola digressione su questa figura, che il volume in sé non approfondisce, perché è interessante: Olga è figlia della regina di Venere trasferitasi in un regno sotterraneo nella Terra, detronizzata dal malvagio Ombro; sposatasi su questa terra col prof. Hugo Mesmer, ha con lui una figlia. Egli però sospetta della sua natura non umana, la sottopone a raggi X che danno alla donna (e alla bambina che porta in grembo) poteri sovraumani, originando però una tragedia famigliare quando lei involontariamente lo uccide con la vista X. Olga ne eredita superforza e vista a raggi, e ha numerose avventure fino a tornare anche sul pianeta natale. Appare evidente la presenza seminale di elementi di Superman (esilio da un pianeta alieno, superforza e supervista) ma anche di Batman (il trauma dell’orfano, sia pur diverso) e se vogliamo anche degli X-Men – le radiazioni come origine dei poteri – e di tutti i “figli dell’atomo” della Silver Age.

Miss Fury nel 1941 è la prima con caratteri ormai “classici”, non da precursore, e Wonder Woman ovviamente è quella che pone lo standard. La crisi trasformativa sociale della Seconda Guerra Mondiale, che favorisce l’inserimento della donna nella società produttiva anche sulla spinta delle esigenze belliche, si riflette in questi personaggi supereroici. La censura di Wertham sostiene che queste donne indipendenti hanno una valenza lesbica, e l’era del Comics Code favorisce un ritorno a eroine “di contorno” a personaggi maschili, come Supergirl, Batgirl, Batwoman.

 

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Nella Silver Age, “Invisible Girl” dei fantastici quattro è l’emblema di questo ruolo. Moglie di Mister Fantastic (col potere di allungarsi infinitamente…) il suo potere è quello di essere invisibile, e ridotta a “girl” benché sposata (nota mia: curioso che negli Incredibles, che riscrivono i Fab4, Elastigirl abbia lei il potere di una infinita flessibilità, e la figlia Violet, timida, sia “invisibile”).

Jean Grey, la unica X-Men (nome maschile, tra l’altro) è similmente presentata in modo paternalistico, come fragile e incerta nel controllare il suo potere, benché invece notevole, la telecinesi, fino all’esito distruttivo, più avanti, di Fenice Nera. E Wasp, unica donna fondatrice degli Avengers, assieme al marito Ant-Man e i più noti Hulk, Iron Man, Thor.

Con gli anni ’70 e l’avvicinarsi della Dark Age appaiono supereroine più autonome e indipendenti, come Ms Marvel e She-Hulk, che hanno una serie autonoma. Storm, supereroina nera che si aggiunge agli X-Men nel 1975, ed è di nuovo una figura assertiva, non-bianca oltretutto (è Kenyota), e diviene anche la leader del supergruppo.

 

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Tra le antieroine, appaiono Elektra e la Vedova Nera, figure negative e sexy, ma non come donne-oggetto, ma donne “liberate”. Tra anni ’80 e ’90 appare invece, di nuovo, una sessualizzazione erotica e oggettificante, prima inibita da regole censorie di vario tipo. Si esaminano poi trasversalmente le varie sfumature del sessismo nella rappresentazione delle eroine.

La conclusione trae poi le fila del complesso e raffinato ragionamento che abbiamo qui accennato per sommi capi, ribadendo sia la ormai sempre maggiore identità tra eroe e antieroe, in vari gradi, sia la centralità dell’immaginario supereroico ormai pervasivo in ambito filmico e seriale. L’opera di Favaro diviene così uno studio di grande interesse sull’immaginario supereroico attuale, un saggio accademico condotto con rigore che, però, resta una lettura accessibile ad un pubblico più ampio.