Padre Brown a fumetti

Padre Brown a fumetti

Questo adattamento di Padre Brown per la ReNoir, ad opera di Davide Barzi – sceneggiatore che ha dimostrato di essere particolarmente a suo agio negli adattamenti fumettistici, molti dei quali ho trattato su questo blog – è un lavoro molto interessante, a partire ovviamente dalla figura che vi viene recuperata.

Padre Brown è difatti uno dei pilastri fondamentali della tradizione giallistica inglese, seconda come iconicità solo al modello seminale di Sherlock Holmes. La figura del piccolo prete cattolico che, sotto la sua figura dimessa, cela un detective eccezionale per la sua enorme conoscenza della psiche umana viene creata da G.K. Chesterton nel 1910, agli inizi del suo percorso di avvicinamento al cristianesimo. La figura è modellata sul sacerdote John O’Connor, che fu per l’autore un maestro spirituale nel processo di conversione, e le sue avventure proseguono fino al 1936.

0000

La sua fortuna cinematografica è iniziata con il film del 1934, e proseguita fino ad oggi, col recente serial televisivo britannico. In Italia, non solo la serie del 1970 ne aveva portato la figura a un grande pubblico, ma perfino un campione televisivo come Don Matteo, con Terence Hill, vi è blandamente ispirato.

Invece, nel fumetto, sorprende la pressoché totale assenza di Padre Brown: se si fa eccezione per il volume 13 del manga “Case Closed”, l’unico precedente significativo appare quello della sceneggiatrice Renata Gelardini e del disegnatore Lino Landolfi per il Giornalino delle edizioni Paoline, rivista cattolica, tra il 1981 e il 1982, che si ispira vagamente per le fattezze del sacerdote alla serie italiana del 1970, con Renato Rascel protagonista. Anche Barzi, che ho interpellato in proposito, conferma questa percezione: “Confermo che Padre Brown, piuttosto visto in tv con produzione di diversi stati, a parte i casi che citi non ha versioni a fumetti, a meno che mi siano sfuggite“. Naturalmente, troverei interessante integrare l’articolo con nuove segnalazioni: chi ha presenti altre incarnazioni a fumetti di Padre Brown, me le segnali.

Probabilmente mi sarà sfuggito qualche caso minore: ma l’assenza di Padre Brown nel canone fumettistico anglosassone è comunque sorprendente, specie se la paragoniamo alla presenza ipertrofica di Sherlock Holmes, in adattamenti fedeli o presenze spurie (Neil Gaiman tratta di Padre Brown, ma solo in un articolo, non in un’opera fumettistica). A ragion veduta, naturalmente: Holmes è in fondo il modello del superuomo come “uomo più intelligente sulla terra” (per quanto, ovviamente, il fratello Microft lo sorpassi di poco) che è una delle accezioni dei supereroi (che nascono certo dal Superman di Action Comics, ma anche dal Batman dei Detective Comics).

0001Viene il sospetto, che sarebbe da indagare, che a questa sottovalutazione di Padre Brown abbia contribuito il ruolo di polemista cattolico di Chesterton, che l’ha reso un po’ indigesto al mainstream culturale: anche se, tuttavia, non si spiega allora il successo filmico. Simmetricamente, in Italia (e non solo) c’è una carsica riscoperta di Chesterton da parte della galassia conservatrice cattolica, specie nelle sue propaggini più giovanili e pop, con tendenze nerd. Quasi un “Manzoni reloaded”, che era il riferimento per le generazioni precedenti: anche lui un convertito, e un polemista armato di una sottile e affilata ironia. Per certi versi, anche il Padre Brown di Barzi e soci ha incontrato l’interesse di quest’area, come in questa – schierata, ma attenta – recensione de La Nuova Bussola Quotidiana. L’operazione in sé è però “laica” nel suo approccio al personaggio (che, del resto, è il modo migliore per sottolinearne l’importanza a tutto tondo, e non solo per una parte confessionale).

L’altro parallelo che viene in mente è poi quello con Guareschi e il suo Don Camillo, complice il fatto che Barzi ne ha curato, proprio per ReNoir, una fortunata serie di adattamenti a fumetti giunta alla diciannovesima uscita regolare, più vari spin-off. Anche in questo caso, un grande scrittore cattolico, con un forte zoccolo di appassionati ma sostanzialmente marginalizzato nel canone che gli compete per un certo latente pregiudizio ideologico (infondato: Gramsci, come noto, prediligeva Chesterton a Conan Doyle, in virtù anche del maggior sguardo “sociale”). L’adattamento di Chesterton ha tratti simili, in superficie, con quello di Guareschi, come la simile griglia “francese” e il segno realistico: ma in realtà si evidenzia anche un approccio sostanzialmente diverso, adeguato al differente autore.

L’operazione di adattamento è iniziata nel 2013 con l’adattamento del racconto “Il giardino segreto”, per mano di Barzi e del disegnatore Werner Maresta; racconto poi riedito nel volume “La croce azzurra”, il primo racconto di Padre Brown, che dà il titolo alla raccolta del 2014. “Il giardino segreto” è un racconto, curiosamente, non adattato dall’edizione “paolina” di Landolfi: e non per caso, trattandosi di una delle storie più cupe (e, tra le righe, polemiche). La sua presentazione in anteprima ha ragioni logistiche: come ci chiarisce Barzi, “Il primo volume non era pronto per Lucca 2013, ma avevamo la storia di Werner pronta e – almeno graficamente – molto bella. Perciò si decise di anticiparla in un volume di grande formato a tiratura limitatissima, credo 500 copie. Poi la serie invece è in cronologia secca e il primo volume comprende anche quella storia”.

Se “La croce azzurra”, il racconto paradigmatico di Padre Brown, introduceva l’antagonista – e poi aiutante – Flambeau, rocambolesco ladro gentiluomo, “Il giardino segreto” si concentra sulla figura del grande detective positivista Aristide Valentin, già apparso nella prima novella, esplorando l’ombra che si nasconde dietro la luce della ragione illuministica. Verrebbe la tentazione di vedere in Valentin un riferimento ad Holmes: ma Chesterton in realtà è abbastanza smaliziato di farne un Holmes privo delle – pur bizzarre – doti umane dell’eroe di Conan Doyle. Valentin è, al limite, un Holmes senza ironia, senza quel gusto del gioco scacchistico che rende affascinante Sherlock, e questo è il suo limite e la sua condanna.

0002

Barzi e Maresta sono molto abili nell’estrarre da questa storia la sua essenza profondamente cupa e a tratti più thrilling che di pura detection giallistica, esaltando con un montaggio impeccabile e con un tratto dettagliato e nervoso, la profonda inquietudine che pervade la narrazione. Chesterton è scrittore cattolico, ma ciò non rende i suoi gialli affatto edulcorati, come potrebbe pensare un esterno; anzi, la maggiore drammaticità del conflitto morale dona una cupezza gotica. Sempre stemperata, è ovvio, da una visione comunque mai nichilista: ma consapevole, per contro, della presenza e della forza del male (consapevolezza più forte nel cattolicesimo pre-conciliare, forse, anche se quello di Chesterton è comunque, per la sua epoca, relativamente “progressista”). Particolarmente raffinata è la scelta del segno ispiratore che guida Maresta nella costruzione delle tavole: l’autore infatti si ispira a Orson Lowell, autore di diverse illustrazioni su Life Magazine del 1909, contraddistinte da un segno ancora “vittoriano” (benché l’era sia ufficialmente finita nel 1901, con la morte della grande regina inglese). La griglia è quella francese, con quattro strisce, divise usualmente in due vignette, con un taglio orizzontale. Sono presenti occasionali variazioni del modulo, come la tavola che presenta i personaggi della storia (p.32 del volume “La croce azzurra”) che ritorna, con elegante simmetria, nella conclusione del giallo (p.60). Non mancano ovviamente, quando serve, delle quadruple, ma il modulo di base tendenzialmente è seguito fedelmente, dando così del resto più valore alle variazioni.

0003

Anche “La croce azzurra”  (la prima avventura, che dà il titolo alla raccolta) disegnata da Marco “Will” Villa, conferma tali scelte, ovviamente nel differente segno del nuovo disegnatore, che realizza con efficacia il gioco di contrasti chiaroscurali che conferisce la giusta suspense alla narrazione (si veda ad esempio l’efficacia del finale in notturna, p.21-22, specie nello studio di espressione su Flambeau).

Si tratta comunque di una storia meno dark, come pure “Gli strani passi”, disegnata da Riccardo Chiereghin con un opportuno segno grottesco e scavato, che evidenzia con grande efficacia le espressioni di caricaturale cupidigia dei “dodici veri pescatori” e del direttore del ristorante (vedi immagine sotto). Probabilmente Chesterton, nel caratterizzare questi ricchi speculatori, gioca sulla simiglianza del loro nome iniziatico con un rimando ai “pescatori di uomini” seguaci di Cristo, anch’essi dodici e anch’essi legati a una celebre Cena, ma di ben diversi scopi morali. Questo giallo, molto amato da Borges, è seminale a introdurre un tema classico, quello della variazione fondamentale del punto di vista (che in Padre Brown ha una valenza anche religiosa, non solo giallistica).

0007

 

Il nuovo volume, recentemente edito in questo 2020, si apre con la prefazione di Marco Sermarini, presidente della società chestertoniana italiana (il precedente volume era introdotto da Paolo Gulisano, vicepresidente, mentre le puntuali note su ogni racconto, caratteristica della ReNoir, sono di Annalisa Teggi). Il titolo, “Le stelle volanti”, rimanda al primo racconto, illustrato efficacemente da Italo Mattone. Di nuovo una delle storie più serene, in cui tra l’altro si avvia la conversione di Flambeau (che, anche da criminale, non si macchia mai di delitti sanguinosi). La scena madre, ottimamente rappresentata, è però un cabaret feroce che viene qui reso col giusto grado di comico disturbante (forse per questo, anche questa storia viene omessa nell’adattamento paolino).

“L’uomo invisibile”, disegnata da Dario Formisani, è un altro classico chestertoniano, col giusto grado di tensione e un pizzico di – depistante – fantascienza. Appare interessante il confronto con la versione del Giornalino, che non rinuncia affatto, in realtà, a un certo grado di inquietante, ottenuto in questo caso per contrasto con i colori pastello e i disegni cartoonistici del segno inimitabile di Landolfi. Qui la scelta è al solito più adulta, con un netto realismo del segno e una maggiore aderenza alla trama anche nei dettagli, che là erano sintetizzati (per quanto, va detto, con efficacia). Bello il montaggio simmetrico di p.46 e p.54, che sottolinea il paradosso dell’Uomo Invisibile con due tavole speculari.

0004

“L’onore di Israel Gow”, di nuovo magistralmente disegnata da Werner Maresta – che, a mio avviso, è il disegnatore che più è entrato in sintonia con lo spirito da gothic novel – è molto efficace nel costruire una tensione quasi sovrannaturale che verrà poi stemperata nel finale. I lunghi ragionamenti paradossali di Padre Brown sono certo difficili da mettere in scena, e altri sceneggiatori magari li avrebbero tagliati, ma Barzi opera una scelta di fedeltà e li riporta pressoché integralmente, trovando comunque il modo di vivacizzare la tavola.

Molto gustosa la citazione di Gasoline Alley (p.71), che viene effigiata riprendendo lo stile di questa strip seminale del fumetto americano e mondiale: un gioco che Barzi aveva inserito anche nel suo Don Camillo.

 

Insomma, un lavoro molto interessante, che va a indagare in profondità le origini di un personaggio che merita davvero riscoprire, sottolineandone in particolare la – presente e sottovalutata – componente gotica e di suspense. E molte grandi storie attendono una possibile trasposizione, che ci auguriamo possano trovare in futuro vita disegnata in successivi capitoli della serie.