
“Emma”, la graphic novel di Claudia Kuhn e Tara Spruit (autrici rispettivamente tedesca e dei Paesi Bassi) recentemente pubblicata in Italia da ReNoir nella traduzione di Rosanna Brusco, segue il precedente “Orgoglio e pregiudizio”, l’opera più nota di Jane Austen, già adattata dalle due autrici e portata da noi sempre da ReNoir.
Jane Austen (1775-1817) è autrice di indubbia grande importanza, abbastanza nota ma forse sottovalutata nel suo rilievo nella nascita del moderno romanzo psicologico e di formazione, limitandola quasi a una dimensione “rosa” che comunque è (ad altissimi livelli) presente.

I suoi romanzi si segnano come una critica al “romanzo sentimentale” classico, introdotto in Inghilterra a metà del ‘700 dal grande successo della “Pamela” di Richardson (1740) e sviluppatosi poi in moda europea. Austen propone una lettura più conflittuale e attenta – psicologicamente e sociologicamente – del microcosmo borghese- nobiliare dell’epoca, e ovviamente in particolare della condizione femminile, legata alla politica matrimoniale come unica via di garantirsi un ruolo sociale. Il tutto, naturalmente, grazie a uno stile che al tempo stesso riesce a catturare un vasto pubblico di lettori – e in primis lettrici – con una abilità sopraffina nella gestione della trama.
Il primo di tali romanzi è “Ragione e sentimento” (1811), che esplora in questo microcosmo la contraddizione tra la razionalità e la passione, quasi volendo tra impulsi illuministici e romantici.

Dopo “Orgoglio e Pregiudizio” (1813), nel tempo divenuto il più celebre (e anch’esso adattato dalle due autrici, come detto, prima di questo), viene “Mansfield Park” (1814) e poi questo “Emma” (1816), di cui diremo.
In seguito, usciranno postumi “Persuasion”, che indaga una fanciulla ormai alle soglie finali dell’età da marito, a 27 anni, a differenza delle più giovani ragazze delle altre opere; “L’abbazia di Northanger” è una parodia dell’altro grande genere, il romanzo gotico (intrecciato qui al sentimentale, con cui spesso il gotico comunque si incontra) e infine il più corale “Sanditon”, sull’omonima cittadina immaginaria, incompiuto.
L’elemento più specifico e innovativo di Emma, di cui era consapevole la Austen (che disse: “I am going to take a heroine whom no one but myself will much like.”), è di presentare una protagonista volutamente non troppo simpatica, in cui i difetti almeno all’inizio superano i pregi, e che risulta intenzionalmente antipatica al lettore. Ovviamente, anche Lizzie in “Orgoglio e Pregiudizio” non era priva di pecche, ma più nell’ottica del classico tropo del “tallone d’Achille” (adattato al genere): un personaggio che ha dei punti deboli (l’orgoglio e il pregiudizio, appunto, in questo caso) che però lo rendono più umano e più simpatico al lettore. Se nell’opera precedente era la madre della famiglia Bennet ad avere il ruolo antipatico di “combinatrice dei matrimoni” qui è il personaggio – più intelligente, ma ugualmente invadente e dannoso – di Emma ad avere questo ruolo, usualmente condannato in Austen.

L’ambiguità del personaggio di Emma (che, nel corso della narrazione, appare per ciò poi figura molto vera e credibile) è colta bene fin dall’immagine della copertina, che ci mostra il suo sorriso saccente, lievemente presuntuoso e altezzoso.
Il segno, come si può cogliere, è realistico ma con quella lieve influenza del manga che ha condizionato molto il fumetto occidentale negli ultimi anni col crescente successo del fumetto nipponico. Siamo dalle parti dell’euromanga in senso esteso, con un segno comunque dotato di una sua autonomia e personalità. Efficace la colorazione realistica, dalle tinte pastello eleganti e delicate. Qui, sul sito dell’editore Renoir, si può avere una significativa anteprima delle prime tavole del romanzo a fumetti che permettono di farsi una buona idea dello stile dell’opera.
La scelta appare adeguata nel “modernizzare” (nella fedeltà) le vicende di Austen proponendole a un pubblico giovanile fumettistico che sempre più si orienta sul manga; il manga sentimentale, oltretutto (molto apprezzato dal pubblico femminile, ma non solo) ha spesso ambientazioni occidentali sette-ottocentesche, “esotiche” per i giapponesi e, da noi, per certi versi, “esotiche di ritorno”. La Austen quindi può avere realmente un successo, magari sulla durata, nel pubblico giovanile (e meno) appassionato a questa vasta nicchia.
Si nota inoltre nell’opera la forte passione delle due autrici, Claudia Kuhn e Tara Spruit, nel cercare il giusto equilibrio: ricostruire con accuratezza il mondo creato dall’autrice ma anche presentarlo in chiave moderna e avvicente senza snaturarlo. Particolarmente riuscito appare in alcuni punti lo studio espressivo sulla psicologia dei personaggi, con una buona resa delle sottigliezze della Austen nel complesso balletto sociale di questa società di inizio ‘800. L’ossessione di Emma per la combinazione di matrimoni altrui, con errori e ingenuità di cui pagano le conseguenze tutti i personaggi (al di là dell’incombente lieto fine, tipico del genere e dell’autrice) esprime al meglio le critiche austeniane alle ipocrisie sociali della sua epoca, e alla durezza dei rapporti tra classi sociali apparentemente vicine (dalla piccolissima borghesia alla nobiltà) ma in realtà con forti resistenze alla mescolanza di classe (di cui la stessa Austen fu vittima, come noto).
Naturalmente, a un primo livello il romanzo grafico resta piacevolmente leggibile per il suo elegante intreccio di vicende sentimentali, dove la qualità della scrittura della Austen, ben trasposta dalle autrici, garantisce un godimento di alta qualità per il lettore/lettrice appassionata al tema.
Ma questo fumetto è anche un giusto omaggio a un pezzo importante di letteratura europea, sempre più da integrare nel “canone del Romanticismo”, e magari può invitare ad avvicinarsi anche all’opera originale e degustarne l’alta qualità di scrittura.