Senzanome

Addio a Rinaldo Traini

4 Giugno 2019
Non credo che il nome di Rinaldo Traini dica molto alle generazioni odierne. Per chi invece appartiene alla mia generazione quel nome ha significato molto. Perché chi si avvicinava al fumetto alla fine degli anni ’80 aveva diversi punti di riferimento nell’editoria italiana; non c’era solo Sergio Bonelli, ma anche Antonio Vianovi, i tipi della Acme, e naturalmente  Rinaldo Traini. Traini è stato l’uomo che ha fondato la casa editrice Comic Art impegnata a ristampare i più grandi classici del fumetto ed a proporre quelli che trent’anni fa erano i nuovi protagonisti del comics mondiale. E lo ha fatto con delle
Rinaldo Traini

Non credo che il nome di Rinaldo Traini dica molto alle generazioni odierne. Per chi invece appartiene alla mia generazione quel nome ha significato molto. Perché chi si avvicinava al fumetto alla fine degli anni ’80 aveva diversi punti di riferimento nell’editoria italiana; non c’era solo Sergio Bonelli, ma anche Antonio Vianovi, i tipi della Acme, e naturalmente  Rinaldo Traini.

Traini è stato l’uomo che ha fondato la casa editrice Comic Art impegnata a ristampare i più grandi classici del fumetto ed a proporre quelli che trent’anni fa erano i nuovi protagonisti del comics mondiale. E lo ha fatto con delle ristampe molto curate dal punto di vista editoriale, e creando tre riviste tra le migliori della storia del fumetto italiano: Comic Art, L’Eternauta e All American Comics. Su queste riviste c’era il meglio del fumetto in circolazione: da Will Eisner, a Jordi Bernet, da Horacio Altuna a Magnus, passando per Jacovitti, Segrelles, Berardi e Milazzo, Micheluzzi, Vittorio Giardino; ha tenuto a battesimo autori oggi affermati come Massimo Rotundo e Franco Saudelli, ha scoperto dei veri e propri geni come Guido Buzzelli.

“La rivista dello spettacolo disegnato”, questo lo slogan di Comic Art. Ed era vero. Quello della rivista L’eternauta recitava: “I fumetti più belli del mondo”. Verissimo, basta sfogliare uno dei numeri pubblicati negli anni ’80 (e fino a metà degli anni ’90) per, scusate il termine, sciacquarsi gli occhi.

E non ci dimentichiamo che RinaldoTraini fu tra i fondatori del Salone internazionale dei comics di Lucca (oggi Lucca Comics & Games), dove si entrava gratis (almeno fino al 1992/93), dove circolavano artisti del calibro di Alberto Breccia, giusto per citare uno dei più grandi, e dove non bisognava prenotare mesi prima per avere un autografo dal proprio idolo. Era un periodo formidabile per il nostro fumetto: il trionfo di Dylan Dog, la riconferma di Ken Parker, le splendide edizioni della Glamour International, la Milano Libri che introduceva fumetti come Watchmen e Il ritorno del Cavaliere Oscuro. E sulle pagine delle riviste di Traini vedevano la luce i capolavori di Magnus, come Le femmine incantate, i fumetti di Andrea Pazienza, Eleuteri Serpieri, Georges Wolinsky e Richard Corben; e molte delle storie racchiuse nelle riviste, venivano ripubblicate in dei bellissimi volumi cartonati. Ricordo il cartonato che racchiudeva tutto Sam Pezzo di Vittorio Giardino. Oppure il volume che incorporava due tra i capolavori di Andrea Pazienza come Zanardi-Torneo e Storia di Astarte.

Ma la cosa più figa era la formula di abbonamento proposta da Traini: potevi abbonarti a una così come a tutt’e tre le riviste; oltre a riceverle ogni mese per un anno, Traini ti ridava i soldi spesi per l’abbonamento sotto forma di volumi scelti dal suo catalogo. Ed era un catalogo ricco. La mia prima volta a Lucca andai diritto allo stand della Comic Art, e  mi abbonai alle tre testate edite da Traini; e lasciai lo stand con tre bustone piene di fumetti di grande livello.

Oggi, a 88 anni, Rinaldo Traini se n’è andato. E con lui se ne va un editore vero, uno che pagava i suoi collaboratori e gli autori che pubblicava (perlomeno chi conosco ed ha collaborato personalmente con lui me l’ha confermato.). Forse con Traini se ne va quella parte del fumetto italiano che oggi, presumo per motivi generazionali, manca.

Buon riposo Rinaldo e grazie per avermi fatto sognare con le tue splendide pubblicazioni.

 

Rapallo 1996: da sinistra il grande illustratore Lele Luzzati, lo sceneggiatore Carlo Chendi, Sergio Bonelli e in mezzo si intravedi Rinaldo Traini. A destra, in disparte, il grande Moebius.

 

Il bellissimo volume dedicato al personaggio di Vittorio Giardini, Sam Pezzo.

 

Andrea Pazienza premiato a Lucca. Sullo sfondo un sorridente Rinaldo Traini.

 

L’eternata n. 10.Copertina di V. Segrelles

 

Comic Art n. 64. Copertina di Magnus.
Nedeljko Bajalica

Nedeljko Bajalica

Ned nasce in Svizzera nel 1975 ma si trasferisce subito a Lecce dove scopre il fumetto dopo la metà degli anni '80 innamorandosi di un autore folle che risponde al nome di Jacovitti. All'inizio degli anni '90 si trasferisce a Roma per frequentare la Scuola Internazionale di Comics; nel 1992 conosce il suo idolo, Jacovitti. Gli fa vedere i suoi disegni e dopo un paio di giorni il grande cartoonist lo chiama per affidargli alcuni suoi lavori da inchiostrare. Inizia così una collaborazione con Jacovitti che durerà quasi cinque anni e in cui Ned ha il privilegio di disegnare salami, vermi, dadi, illustrazioni e naturalmente Cocco Bill.
Dopo la morte di Jacovitti avvenuta nel 1997 Ned inizia un periodo di ferma volontaria, si trasferisce a Milano e ritornerà nel mondo dei comics esordendo come autore completo con il fumetto “Ci vediamo domani” edito dalle Edizioni BD. Nel frattempo lavora per la corporation Zara per cui realizza una serie di strip per la loro rivista di moda IN.
Dopo una breve pausa a Belgrado, ritorna a Lecce dove vive, disegna e tiene il corso di fumetto Comic Author In The Spotlight.

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