
Già da un mesetto trovate in edicola e fumetteria il primo numero di Grandi Autori del 2026 e finalmente trovo il tempo di parlarne.
Il volumetto è dedicato a Romano Scarpa e segna quindi il primo esempio di “bis” nella collana da quando ha iniziato la formula “alla Maestri Disney”: un secondo tempo che in realtà ci si aspettava, considerando che l’albo incentrato sul fumettista veneto uscito nell’ottobre 2023 si era volutamente concentrato sulla prima parte della sua attività disneyana, dal 1956 al 1963.
L’approccio di Davide Del Gusto – all’epoca curatore della collana, sotto la supervisione di Gaja Arrighini – era infatti quello di suddividere in più uscite impostate cronologicamente la carriera di Scarpa, costellata da almeno tre o quattro fasi peculiari e ciascuna con vari elementi degni di analisi. Con i cambiamenti che hanno riguardato la gestione della testata e con l’interesse che il nuovo responsabile Alberto Brambilla sembrava avere verso autori meno scontati, il progetto pareva essere stato messo da parte, ma a sorpresa ecco invece il proseguimento di quel discorso.

Rispetto all’impostazione di Del Gusto, l’approccio di Brambilla è meno cronologico e più tematico, come in fondo già osservato negli albi precedenti: è però interessante notare come l’autore riesca comunque a costruire un percorso che segua l’evoluzione artistica di Romano Scarpa in maniera consequenziale, pur usando come tappe non tanto gli anni bensì alcuni punti fermi che hanno caratterizzato quel periodo del suo operato, individuati nel rapporto con le strisce di Floyd Gottfredson per Topolino – anche quelle del periodo più tardo – e con le avventure di Carl Barks per i Paperi, nella creazione di nuovi personaggi o nella valorizzazione di figure secondarie già esistenti e nel cambio di tono delle sue sceneggiature, meno articolate e più incentrate sulla commedia.
Questa struttura viene sorretta da una selezione calzante e coerente con il discorso impostato.
Si inizia con Topolino e l’ultraghiaccio, che ha in effetti l’afflato delle lunghe avventure topolinesche della prima parte della produzione scarpiana ma con un’iniezione di “follia disturbante” che si avvicina molto a certi voli pindarici delle sceneggiature di Bill Walsh.
La trama vede infatti Mickey portato a forza in un Paese abitato da pinguini senzienti che hanno creato un elemento potentissimo, il quale dà appunto il titolo alla storia; il protagonista, affiancato da un inedito scienziato che gli fa da spalla in luogo dei classici Pippo, Bruto o Atomino, viene caratterizzato in maniera calzante dallo sceneggiatore, che lo rende sì eroico ma senza che risulti antipatico. Lato disegni, purtroppo devo dire che questo periodo non è tra i miei prediletti nella carriera dell’autore, e a farne le spese risulta principalmente proprio Topolino…



Il tema della gemella di Brigitta, il regno nascosto con il passaggio ereditario del trono, i sentimenti contrastanti di Zio Paperone nei confronti della sua spasimante sono tutti elementi che rendono frizzante la lettura, insieme a un segno che inizia a conoscere un nuova evoluzione, anche grazie alle chine di Sandro Zemolin.

Rispetto ad altre uscite della collana, il sommario presentato in questo caso offre storie più note e ristampate anche in precedenti volumi prestigiosi; questo potrebbe attirare – e ha attirato – qualche critica, ma è bene ricordare che una scelta del genere è stata fatta anche da Davide Del Gusto con il precedente volume su Scarpa, composto perlopiù di avventure celeberrime. Se è pur vero che il percorso tratteggiato da Brambilla sarebbe probabilmente filato egualmente bene se al posto di una data storia ne avesse inserita un’altra, simile per intenti ma meno celebre, rimane comunque una considerazione oziosa e personalmente, nel caso specifico scarpiano, non mi dispiaccio di avere un indice composto (anche) di hit.
Gli articoli di Bebo sono infine preziosissimi: scritti con una prosa fluida e interessante, riescono a essere molto chiari e a mantenere un approccio semplice, in linea con la destinazione “popolare” dell’albo. Molto valido il pezzo sui personaggi secondari che Scarpa ha utilizzato, addirittura ottimo quello che fotografa in poche righe la stretta connessione tra la poetica barksiana e quella scarpiana.
In totale le pagine dedicate a questi approfondimenti sono molte e permettono un solido puntello al volume nel suo complesso.
Ho apprezzato inoltre i rimandi al primo albo sul fumettista veneto, avvenuto citando Davide almeno un paio di volte.
La prossima uscita sarà dedicata, un po’ a sorpresa, a Luca Boschi: da tempo auspicavo che venisse pubblicato un albetto che raccogliesse quella manciata di storie che lo storico del fumetto ha sceneggiato, ma non me lo aspettavo all’interno di Grandi Autori, collocazione che appare forse un po’ fuori luogo ma il cui risultato mi incuriosisce assai.
Sperando che prossimamente, magari tra il 2027 e il 2028, possa vedere la luce un terzo (e conclusivo?) albo della collana incentrato su Romano Scarpa, focalizzandosi sugli ultimi due decenni in forza a Topolino.
Un’ottima analisi, accurata di un volume ben congeniato.
Credo molto in questa testata, sono contento che venga ben valorizzata.
Grazie per il commento, Francesco!
Sì, anch’io sono un grande sostenitore della collana, trovo che Brambilla sia un degno successore dell’ottima impostazione data da Del Gusto e quindi, nel mio piccolo, cerco di darle risalto 🙂