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Paperino e il flagello degli otto mari

18 Novembre 2025
Marco Nucci scrive un inno all’avventura in una storia di formazione per un giovane Paperino, con i disegni espressivi di Fabrizio Petrossi.

Bentornati su Lo Spazio Disney!
Il numero di Topolino uscito nella settimana di Lucca Comics si apre con una lunga storia in due tempi nella quale Marco Nucci distilla un vero e proprio inno all’avventura.
Per farlo, mette in scena una versione giovane e imberbe di Paperino, collocando temporalmente questa vicenda negli anni della formazione del papero, un periodo fondamentalmente poco affrontato dal fumetto Disney: in tal senso lo sceneggiatore ha quindi un buon margine di manovra e indipendenza per costruire la propria trama senza troppi paletti da rispettare e potendosi concentrare sull’obiettivo di mostrare un’evoluzione caratteriale nel personaggio.

Paperino flagello otto mariIl Paperino che vediamo agire è infatti dotato di due caratteristiche tipiche dei ragazzi: l’entusiasmo e la paura. Per quanto riguarda il primo caso Nucci immagina che Donald sia appassionatissimo dei romanzi dello scrittore Cormorano Teach, tanto da averli letti tutti ed essersi interessato al mistero dietro la sua scomparsa, mentre per il secondo… c’è da sbizzarrirsi 😛 I timori di Paperino sono molteplici, e la dicotomia tra una vita pavida e l’afflato avventuroso dei romanzi che divora rappresenta un binomio vincente perché credibile, a dispetto dell’apparente incongruità.
Con una decisione improvvisa, il protagonista decide di farsi assumere su una nave per fare vita da marinaio, cercando in questo modo di connettersi con le atmosfere piratesche dei libri di cui è avido lettore, con una cesura non dissimile da quella vissuta da Bilbo Baggins nei primi capitoli de Lo Hobbit di Tolkien: questa scelta lo porta a incrociare fortuitamente il proprio cammino proprio con Cormorano e a dare il via a una interessante caccia al manoscritto perduto sull’Isola Maiuscola.

Paperino flagello otto mariIl flagello degli otto mari è un melting pot di elementi tipici dei romanzi marinareschi e dei racconti di formazione: oltre a Lo Hobbit non può non venire in mente L’isola del tesoro di Stevenson, infatti, che rimane un punto di riferimento per le narrazioni di pirati con un giovane protagonista in crescita.
Parimenti a Jim Hawkins, anche questo Paperino matura durante lo svolgimento della storia, scoprendo delle potenzialità nascoste e riuscendo ad andare oltre i propri limiti.

In sostanza le influenze dell’autore sono chiare e alla luce del sole, e questo potrebbe dare una sensazione di leggero “già visto”, ma sarebbe ingeneroso derubricare il tutto a un more of the same in chiave disneyana: il lavoro di Nucci denota innanzitutto una passione cristallina per questo genere e un profondo rispetto per il personaggio, raccontando quindi qualcosa che riesce a essere fresco e nuovo a dispetto degli illustri natali su cui poggia l’intera impalcatura.
È nella fantasia di immaginare nomi e situazioni specifiche, nella caratterizzazione del romanziere, nella cura per il ritmo narrativo e la scansione degli eventi che emerge il valore di quest’opera, risultando una lettura avvincente che non cala mai di tensione.
La remora principale riguarda la ripetizione ossessiva di frasi, tormentoni e gag, vera e propria cifra stilistica di Marco Nucci che però già da qualche tempo si è fatta manierismo, tanto appare insistita e reiterata; il meccanismo e il suo scopo sono chiari, ma ho il timore che lo sceneggiatore si sia innamorato troppo del “trucchetto” e ne abusi, senza magari rendersi conto dell’eccesso.
È un peccato, perché di per sé è un elemento narrativo che funziona e mi diverte ma che oltre un certo limite mi appesantisce la lettura.

Paperino flagello otto mari

Il plus de Il flagello degli otto mari risiede però soprattutto sotto il lato estetico.
Ai disegni troviamo infatti Fabrizio Petrossi, un artista dalle due anime: nelle sue prove degli ultimi anni su Topolino – alcuni episodi del ciclo di Mr. Vertigo, la prima storia de I pionieri del volo e la recente Topolino, Pippo e il passato ricorrente – lo abbiamo infatti visto assumere uno stile molto standard, non certo brutto ma tremendamente “a modello”, con un imprinting dal sapore internazionale che difatti, con qualche minima variazione, ha trovato perfettamente casa sulle storie estere a cui ha lavorato e soprattutto sulle copertine per Le Journal de Mickey.
Un segno ineccepibile dal punto di vista formale, quindi, ma che spesso rischiava di apparire anonimo e piatto.

Con i suoi due lavori per le graphic novel edite in Francia da GlénatMickey attraverso i secoli e Paperone e il drago di Glasgowha però dimostrato un estro non indifferente e la capacità di stretchare il proprio tratto con risultati veramente affascinanti e dinamici; la possibilità di sperimentare, permessa dallo speciale contesto di quelle opere, ha consentito a Petrossi di fare un lavoro diametralmente opposto sulle tavole disneyane, in particolare sui personaggi, i quali prendono vita in maniera dirompente, guardando direttamente all’animazione degli anni d’oro che, non a caso, viene menzionata dal disegnatore come una delle ispirazioni primarie nel momento in cui viene invitato a osare sulla pagina.

Paperino flagello otto mariL’estetica de Il flagello degli otto mari è pertanto assolutamente assimilabile, per risultato e intenti, a quella della già citata Drago di Glasgow, complice la presenza di paperi in entrambe le opere: sul Paperone bambino del fumetto francese e sul giovane Paperino della storia di Nucci viene fatto uno studio similare per come appare il becco – più appuntito che piatto-rettangolare – e per la struttura del corpicino, sormontato da un testone che rende immediatamente simpatico il personaggio. Li differenzia in realtà la recitazione, più fanciullesca e determinata per Scrooge mentre su Donald vi è un mix di contrizione e di entusiasmo coerentemente con la sceneggiatura.
Ottimi anche i character design di tutti i comprimari, che deriva un po’ dalle strisce anni Trenta e un po’ dai cortometraggi animati, con un ottimo e fresco connubio che rende qualunque figura di sfondo diversa dalle altre.
Il lavoro su Paperina si fa ancora più estremo, e ho letto nella web-sfera qualche commento perplesso al riguardo: in questi casi mi soffermo sempre a pensare a cosa sarebbe stato scritto nei tardi anni Novanta sulle sperimentazioni di Luciano Bottaro, se ci fossero stati i social 😛
Meno eclatante ma sempre validissimo il taglio dato agli sfondi, in particolare per l’isola che fa da scenario a tutta la seconda parte dell’avventura e che risulta lussureggiante e fantasmagorica, perfetto esempio di location che scatena la fantasia (del lettore ma anche di questo Paperino in primis).
Per quanto concerne la gabbia, poche concessioni a rotture d’effetto: giusto nella scena della tempesta che porta alla fine del primo tempo, con una quadrupla magistrale su cui si innesta nell’angolo in alto a sinistra un tondo che si focalizza sullo sguardo spaventato del protagonista al timone, e un paio di altre occasioni durante la quest sull’isola… incursioni ben dosate che rendono quindi ancora più incisivi questi stravolgimenti.

Paperino flagello otto mariIl flagello degli otto mari è quindi una buona storia: nulla di più e – parlando onestamente – viene innalzata soprattutto in virtù dei disegni: se avesse avuto uno stile più convenzionale avrebbe spiccato meno, Nucci o non Nucci, e sarebbe stata una storia meno forte da spammare da parte della redazione. Cionondimeno si attesta su una media abbastanza alta e rientra pertanto nel range che Alex Bertani vuole mantenere, quello di avere una qualità magari non eccelsa ma il più possibile costante nel corso delle settimane. Una volontà spesso dichiarata e in controtendenza con la direzione precedente, che porta infatti ad avere un numero di Topolino non dissimile dai precedenti e dai successivi, a dispetto del suo essere quello della settimana lucchese.

Andrea Bramini

Andrea Bramini

(Codogno, 1988) Dopo avere frequentato un istituto tecnico ed essersi diplomato come perito informatico decide di iscriversi a Scienze Umane e Filosofiche all'Università Cattolica del Sacro Cuore, dove a inizio 2011 si laurea con una tesi su "Watchmen". Ha lavorato per un'agenzia di pubbliche relazioni ed è attualmente impiegato in un ufficio.
Appassionato da sempre di fumetti e animazione Disney, ha presto ampliato i propri orizzonti imparando ad apprezzare il fumetto comico in generale, i supereroi americani, i graphic novel autoriali italiani ed internazionali e alcune serie Bonelli. Ha scritto di queste passioni su alcuni forum tematici ed è approdato su Lo Spazio Bianco nel 2011, entrando qualche anno dopo nel Consiglio direttivo.

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