Valentina De Poli e il suo “Topolino”

Valentina De Poli e il suo “Topolino”

Valentina De Poli ha assunto la carica di direttore di Topolino in un momento tutt’altro che facile.
Prende infatti le redini del settimanale disneyano e di tutto il parco pubblicazioni di Disney Italia nell’aprile 2007, dopo i sette anni della direzione di Claretta Muci caratterizzati da una generale tendenza all’infantilizzazione dei contenuti del pocket e dallo strascico degli esperimenti extra-libretto, che avevano avuto il loro exploit nella seconda metà degli anni Novanta e che nelle successive incarnazioni erano andati incontro a eccessive semplificazioni.
Non solo: di lì a poco l’esplosione della crisi economica mondiale non avrebbe risparmiato nemmeno il comparto dell’editoria, che già da anni faticava di suo, con l’aggravante della diffusione massiccia degli smartphone (che aprivano un mondo di intrattenimento, specie per i giovani, sempre a portata di mano e virtualmente gratis, con cui l’editoria tradizionale non era pronta a fare i conti) e della crisi delle edicole, luogo di elezione per la vendita del fumetto disneyano.

Dopo un primo anno e mezzo in cui De Poli dovette “prendere le misure” di Topolino, iniziò a dargli una direzione in cui si riconoscesse appieno, per molti versi in controtendenza con il lungo periodo che aveva preceduto il suo insediamento: tornò a dare importanza al fumetto in quanto tale, attenzione che si era un po’ persa con la precedente direzione, puntando molto sugli autori. Venne infatti dato risalto a sceneggiatori e disegnatori come difficilmente si era visto in passato sulle pagine della testata ammiraglia (un onore che solitamente veniva riservato a collane pensate per collezionisti, come I Maestri Disney), con interviste e foto che valorizzavano il lavoro e la figura degli artisti. In quest’ottica rientrò anche l’operazione di recupero di diversi autori che nel tempo si erano allontanati, per vari motivi, dal mondo Disney: due nomi su tutti, Francesco Artibani e Tito Faraci. Senza il ritorno del primo, per fare un esempio, non avremmo avuto il ritorno di Pikappa in nuove storie.
La direttrice incentivò poi la creazione di storie importanti, dove questi talenti della scrittura e dell’illustrazione potessero realizzare opere di particolare cura e rilievo, ad accompagnare le storie più classiche e standard che da sempre riempiono Topolino.
Tutte mosse che oggi il lettore potrebbe dare per scontate, ma che nella prima metà degli anni 2000 erano pura utopia.

La cura per i lettori più esigenti si ritrovava anche nella volontà di varare nuove testate per collezionisti, dopo le chiusure di Zio Paperone e I Maestri Disney. Pur con risultati in molti casi discutibili, per vari problemi endemici, Tesori Disney e Disney Anni d’Oro testimoniano che l’attenzione di Valentina De Poli non era rivolta solo ai più piccoli.
I “grandi di domani”, del resto, non sono stati certo trascurati: molte le iniziative di aggregazione sponsorizzate dalla direttrice, che non di rado apriva le porte della redazione ai giovani lettori e spingeva per moltiplicare le esperienze dei Toporeporter, facendo intervistare moltissimi vip della scena italiana a diversi gruppi di ragazzini o mandandoli a compiere piccole “inchieste”.

Valentina De Poli ha sempre cercato molto il contatto con i lettori: sua l’idea di scrivere un editoriale all’inizio di ciascun numero di Topolino, dove campeggiava una sua fotografia, per creare un filo diretto con chi fruiva il giornale. E la sua sempre attiva partecipazione alle fiere di settore e ad altri eventi disneyani la mostrava entusiasta, sorridente e mai restia a scambiare qualche parola con chi la salutava, oltre che disponibile verso i siti di informazione e critica fumettistica per quanto riguarda interviste e confronti.

Non è da sottovalutare, infine, l’importanza del suo ruolo in occasione del cambio di editore da Disney Italia a Panini Comics, avvenuto nel 2013. La sua presenza servì a dare continuità all’impostazione del libretto, e al contempo fu abbastanza elastica da accogliere le molte innovazioni che il metodo della casa editrice modenese avrebbe impostato anche per il materiale disneyano: pioggia di nuove testate, grande attenzione per edizioni da cultori e l’approdo nel canale delle fumetterie, con conseguente maggior inserimento nelle dinamiche degli appassionati di settore (grandi progetti in concomitanza con Lucca Comics e altre fiere del fumetto, variant cover ecc).

Non tutto è stato rose e fiori: specialmente negli ultimi 2-3 anni questo panorama è iniziato a mutare, non solo nelle esperienze tutt’altro che rosee delle diverse testate che hanno chiuso i battenti (di cui abbiamo parlato qui e qui), ma anche nella gestione di Topolino stesso: storie annunciate ed eliminate all’ultimo secondo prima della pubblicazione, goffe censure, storie-evento molto meno “blasonate” e una diminuzione della presenza di alcuni autori di punta (Casty, Teresa Radice-Stefano Turconi) hanno minato la qualità che il settimanale aveva acquisito negli anni precedenti, che trova il suo apice simbolico con il n. 3000.
In una realtà ampia come Topolino, purtroppo, sfuma la possibilità di capire chi è effettivo responsabile delle varie scelte redazionali, dall’esterno: a fronte di un direttore che risponde in ultimo di ogni successo e insuccesso, infatti, contrariamente ad altre situazioni questa figura deve rendere conto tanto alla Casa Madre americana, che ha l’ultima parola sull’uso dei personaggi, quanto dell’editore italiano che detiene i diritti di pubblicazione dei vari periodici disneyani nel nostro Paese.

Ma, tra alti e bassi della sua undecennale gestione, va dato merito a De Poli di essersi sempre assunta la piena responsabilità di vari problemi che si sono presentati negli anni: si scusò pubblicamente quando una storia importante come Paperolimpiadi, pubblicizzata all’interno di Tesori Disney come completa per la prima volta in ogni sua parte, si rivelò in realtà monca di alcune tavole. E recentemente si assunse la colpa della mancata comunicazione puntuale ed ufficiale sul riassestamento della ristampa di PKNA nella travagliata riedizione di PK Giant.
Si tratta solo di due esempi, che permettono però di constatare la professionalità di Valentina De Poli, pronta in prima linea a subire gli oneri dell’essere Direttore Responsabile.

Viene ora sostituita da Alex Bertani, come abbiamo annunciato qui, a cui vanno i migliori auguri perché il suo incarico è tutt’altro che semplice.
Lui è “solo” Direttore Editoriale e non Responsabile, facendo capo a Marco M. Lupoi, ma personalmente mi auguro che possa incarnare la stessa abnegazione, la stessa attenzione verso i lettori di tutte le età ed esigenze e lo stesso spirito che, al di là dei singoli risultati e incidenti, hanno caratterizzato positivamente la direzione di Valentina De Poli.