Salvate il soldato Ortolani

26 Luglio 2010
Pochi anni e l'avventura editoriale di Rat-Man terminerà la sua corsa come annunciato da tempo. Sarà l'occasione per comprendere quale futuro attende un autore di talento come Leo Ortolani, finora limitato quasi unicamente al suo personaggio di maggior fortuna.

E’ forse questa la fine di Rat-Man?!?

Copertina di Rat-Man 79

Sulla copertina del 79° albo da edicola dell’edizione Panini Comics dedicato alla creatura di Leo Ortolani, l’interrogativo che si pone il giallastro quasi-supereroe in copertina  riecheggia in maniera quasi funesta.

A una ventina di uscite dall’annunciata fine della collana (ma sarà proprio così?), lo stato di salute di Rat-Man preoccupa un po’. E’ fisiologico che le sue storie abbiano probabilmente smarrito lo smalto iniziale, mano a mano che Ortolani ha cercato di dare un senso e una traiettoria precisa alle sue strampalate avventure, introducendo una continuity vera e propria e tentando di imprimere un’evoluzione al personaggio.

Certo, il non-sense, le battute e i giochi di parole, presi di per sé, regalano ancora dei momenti di ottimo umorismo, ma nel contesto generale si è persa un po’ la freschezza della serie, la sua sfrontata originalità. Forse sarebbe opportuno chiedersi perché il successo di questo personaggio non abbia prodotto epigoni e non abbia ispirato altri autori e altri editori, ma non è quanto vogliamo esplorare con questo articolo.

Lo scopo di questo pezzo nasce sì dalla constatazione di un progressivo invecchiamento di questo fumetto, ma più che su esso vorrei focalizzare la mia attenzione sul suo autore. In poche parole, il sospetto e il timore è che in realtà Leonardo “Leo” Ortolani sia rimasto intrappolato nella prigione dorata del Ratto, invischiato in un successo che, magari lontano dall’aver annoiato il suo stesso creatore, ne limita però le possibilità di fare altro, di osare, di cambiare.

Le avventure bimestrali dedicate a Rat-Man, e ai comprimari come Venerdi 12 o le cine-parodie, i cui toni praticamente indistinguibili rispetto al titolare della testata, assorbono completamente quello che è  probabilmente il miglior autore umoristico italiano emerso negli ultimi 10 anni. Però, al di là di questo ruolo, Ortolani ha fatto capire più volte che c’è ben altro.

La sua capacità di cambiare con facilità ed efficacia diversi registri narrativi non sembra che sia stata ancora sfruttata al massimo, e tutto lascia intendere che, oltre alle molte varianti delle avventure dell’eroe dalle orecchie di topo, Ortolani potrebbe spaziare tra molti più generi. Il suo tratto tra Kirby e Will E. Coyote, così come la misura nel gestire i tempi e nel costruire le tavole, lo rendono capace di sfornare storie leggibili a più livelli narrativi, profonde e leggere allo stesso tempo. Abilità che meritano di essere usate e osate anche in altri contesti editoriali.


La fine di Rat-Man sarà  quindi il trampolino verso una nuova fase della sua carriera? E’ quello che sento di augurargli.

Con il seguito di fan e di estimatori consolidato meritatamente in tutti questi anni, Ortolani ha tutto per seguire strade inesplorate, per prendere la matita e continuare nella maturazione di un tratto che già mostra, nella sua sintesi, molteplici possibilità narrative.

A un autore di successo come lui il mercato del fumetto italiano non avrà difficoltà a trovare una collocazione, anche perché non può permettersi di aver paura di un cambiamento in tal senso.
Per fare due paragoni non perfettamente calzanti – ma esemplificativi di quanto voglio esprimere – possiamo accostare la storia e le capacità di Ortolani ad autori come Jeff Smith, che dopo il successo di Bone è riuscito a cambiare genere senza snaturarsi, o come Joann Sfar, autore di punta della BD francese, che tra i generi più disparati naviga da sempre con eguale bravura.

E’ bene chiarire prima della fine che non intendo affatto con queste parole augurare a Leo Ortolani un futuro da graphic novelist; anzi proprio il fumetto d’intrattenimento ha, probabilmente, maggior bisogno delle sue doti, della sua intelligenza e capacità. Spero che il suo futuro non sia un eterno riproporre gli stessi fumetti, per quanto divertenti o intelligenti che siano.

Credo che arriverà per Ortolani il momento di alzare l’asticella e saltare più in alto, oltre l’ostacolo della ripetitività. Noi saremo là, come sempre a sfogliare e leggere i suoi fumetti.

Ettore Gabrielli

Ettore Gabrielli

Classe 1977, toscano, programmatore. Impara a leggere sugli Alan Ford del padre, una delle poche cose per cui si sente debitore veramente. Vorace lettore da sempre, i fumetti sono stati il mezzo per imparare e per conoscere persone e per questo sarò loro sempre grato. Nel 2002 fonda Lo Spazio Bianco, magazine dedicato al fumetto tra i più longevi e seguiti in Italia di cui è tuttora direttore editoriale. Nel 2021 ha fatto parte della giuria dei Lucca Comics Awards.

2 Comments Commenta

  1. Gli ultimi cicli editoriali hanno chiaramente mostrato come Ortolani senta, sempre di più, l’esigenza di raccontare se stesso, più che il Ratto . Ogni tanto tutto questo si impone sulla continuity della testata, come nel numero 75. Ma l’evoluzione del personaggio e dei suoi comprimari (vedi i numeri precedenti con approfondimenti su Brakko, Cinzia, ecc…) è minuziosa e accurata.

    • Tutto condivisibile quanto dici, a me interessava concentrarmi, più che sulla serie di Rat-Man, sulla “vita oltre il ratto” che attende Ortolani. Credo che quello sarà il prossimo balzo in avanti della sua carriera, se ci sarà la voglia, il coraggio e la lungimiranza di esplorare nuove strade (non solo da parte sua, ma dell’editoria).

Rispondi a Ettore Gabrielli Annulla risposta

Your email address will not be published.


Ultimi articoli

Sergio Bonelli

Caro Sergio…

19 Febbraio 2025
Lettera ideale a un grande editore che riusciva a essere anche un grande compagno di strada per i suoi lettori. Cosa resta
Go toTop