PKNE: considerazioni sparse

PKNE: considerazioni sparse

Qual è lo stato di salute di PK?

Difficile dirlo: Francesco Artibani e Lorenzo Pastrovicchio hanno portato a termine le linee narrative principali che riguardavano il filone su Everett Ducklair (ex mentore di Paperinik), la sua disfunzionale famiglia e il suo rivale Moldrock e, anche se lo sceneggiatore ha dichiarato di voler tornare a scrivere una nuova avventura della serie, ha anche affermato che non lo farà nell’immediato.
Alessandro Sisti e Claudio Sciarrone, con la loro Cronaca di un ritorno, hanno invece riportato in scena Xadhoom, l’aliena alleata di Pikappa creduta scomparsa verso la fine di PKNA – Paperinik New Adventures, in una storia che, a fronte soprattutto del finale, richiedeva un seguito ora come ora non ancora annunciato.

E tutto questo mentre Droidi, l’avventura di Sisti e Sciarrone pubblicata su Topolino #3287-3288-3289 durante lo scorso novembre, è uscita nel silenzio generale: il neo-direttore Alex Bertani nei suoi editoriali non ha mancato di citare la presenza di PK sugli albi che hanno ospitato la nuova storia, ma di fatto l’assenza di qualunque copertina dedicata, la mancanza di strilli sulle cover che ne segnalassero la presenza all’interno, il posizionamento dei tre episodi in fondo ai numeri del settimanale in cui compaiono invece che in apertura come consuetudine e la decisione di non assegnare la realizzazione dei colori al decano Max Monteduro sono segnali che non passano inosservati, specialmente perché arrivano tutti insieme, e non possono non far pensare a un ridimensionamento dell’importanza di PK nell’economia del libretto, ora come ora.

PKNE è stato un progetto lodevole che fino a meno di dieci anni fa sembrava pura utopia: ha permesso di riprendere alcune trame lasciate brutalmente in sospeso nel 2002 e di dar loro un’evoluzione più compiuta e una sorta di conclusione, approfittandone per cercare di espanderne l’universo narrativo di riferimento con alcune novità. In molti casi si è trattato di idee interessanti e riuscite, in altri di soluzioni meno azzeccate o brillanti, in altri ancora si sono recuperati personaggi che forse non era necessario recuperare, ma tra alti e bassi si è trattato di un grande ritorno per il personaggio e per la saga.

Certamente sono mutate diverse cose rispetto a PKNA e PK2: è cambiato l’approccio degli autori, con gli anni, così come sono cambiati i lettori, il contenitore, il mercato, il contesto dell’intrattenimento in generale. PKNE si è trovato ad essere un esperimento che ha dovuto camminare sul sottile filo sospeso tra revival e rilancio, tra nostalgia e innovazione. Il progetto si è quindi scontrato con diverse aspettative, soddisfatte o tradite a seconda del lettore, così come con la necessità di comprendere se dovesse sussistere solo per chiudere degnamente un discorso lasciato aperto più di dieci anni prima o se dovesse sopravvivere, e quindi reinventarsi e accettare nuove sfide. E a che prezzo.

È ancora tempo per PK? C’è ancora margine perché possa fare la differenza, perché possa dire e dare qualcosa di nuovo al fumetto Disney e al fumetto in generale? È ancora vantaggioso per la casa editrice, è ancora appetibile per il core-target disneyano?

Se dovesse passare del tempo prima della prossima avventura, e/o se questa subisse un qualche tipo di “riassestamento” nei toni, come suggerito da Artibani in alcuni commenti su Facebook, sarebbe certamente un peccato: abbiamo già conosciuto una versione di PK fatta per venire incontro alla ricerca di semplicità da parte del pubblico, e non ha portato a nulla di buono. PKNA vinse perché disattese qualunque aspettativa e fece qualcosa di mai visto prima, non perché andò incontro alle regole del mercato.
In quest’ottica, forse potrebbe essere accettabile una nuova pausa, concentrandosi su nuovi progetti: in fondo è già stato significativo avere questa manciata di storie a rinverdire il mito di PK.

Articolo scritto a quattro mani con Gianluigi Filippelli