Zerogeist: Zerocalcare e lo spirito del tempo

Zerogeist: Zerocalcare e lo spirito del tempo

“Leggere Zerocalcare – guida a fumetti di un antieroe” è un interessante volume della collana di saggistica di ComicOut dedicato al più importante autore italiano emerso in questi anni ’10.

Nella prefazione, Laura Scarpa (che cura il volume assieme allo Zerocalcare Fan Club) introduce le ragioni di questo secondo volume, dopo Zerocalcare, (ComicOut 2013 e 2015) che conteneva una lunga intervista all’autore. Il motivo, ovviamente, risiede nel sempre crescente successo dell’autore romano, che non si limita alla sfera del fumetto ma ormai attiene a un suo ruolo di opinionista anche sulla stampa generalista, a partire sempre dalla sua dimensione del fumetto.

Al tempo stesso, Zerocalcare non ha rinunciato alle sue origini, che affondano le loro radici nella controcultura antagonista italiana. In particolare, nel G8 di Genova (di cui oggi, 20 luglio, ricorre il triste anniversario), cui Zerocalcare ha partecipato, e che ha documentato in uno dei suoi primi fumetti, riproponendo costantemente il tema.

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Matteo Stefanelli, nel suo intervento “Zerocalcare, la sfera pubblica e il fumetto come risorsa”, mette bene a fuoco tale rilevanza di Zerocalcare in vari aspetti per cui è seminale nella scena italiana. L’uso del blogging, il rapporto col pubblico social, lo sdoganamento di una certa autobiografia, il rilancio della graphic novel negli anni ’10 dopo l’avvio più timido nei 2000, lo sdoganamento del fumetto vero e proprio come strumento di indagine satirica sulla stampa generalista, prima arroccata sulla vignetta singola, e oggi il passaggio all’animazione, col successo di “Rebibbia quarantine”.

Un primo punto del successo dell’autore sta indubbiamente nella sua capacità di attingere alla cultura di massa, e nello specifico quella della “nostalgia anni ‘80” che si sta lentamente sfumando in quella dei ’90 (e tra poco toccherà i primi anni 2000).

Laura Scarpa nel suo intervento ricostruisce molto bene tale reticolo fitto di references ironiche ma essenziali. Sintetizzando anche da spunti (più a margine) che emergono negli altri interventi,  emergono tre filoni principali: da un lato l’animazione giapponese, con particolare riferimento alla “scuola dei duri”, per così dire, di Kenshiro e i Cavalieri dello Zodiaco, ironico riferimento (ma non troppo) alla “università della vita” della strada, del quartiere, del codice d’onore delle periferie. Poi, il disneyano, e ancor più l’animazione; si fa anche, correttamente, il nome di Silvia Ziche tra i riferimenti più propriamente fumettistici. Infine, un ambito di fumetto più autoriale da cui proviene l’espediente del recupero dalla cultura di massa per la personificazione dei concetti astratti e dei sentimenti, o la rappresentazione di personaggi “archetipi”, che costituisce la marca stilistica dell’autore. Qui traspare il riferimento a “I Kill Giant”, ma anche un autore francese come Boulet, poco noto da noi, o “C’est la vie”, il nostro “Esplorando il corpo umano”, basato su una simile allegoria a scopo fisiologico (mentre in Zerocalcare diviene una metafora di processi psicologici). C’è poi l’elemento dei videogame, dove si coglie come siano più evocati che rappresentati. Appare Street Fighter 2, c’è il personaggio dell’allievo di Zerocalcare, rappresentato come un piccolo Blanka. C’è l’elemento dei film e delle serie tv: su tutti, Star Wars, ma anche l’Odio di Kassovitz o la serialità televisiva di successo del momento.

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Ne “Il segreto di Zerocalcare” Adriano Ercolani amplifica tale discorso, andando a cogliere l’essenza della “Formula Zerocalcare” in un’ironia graffiante che deriva appunto dalle forme tipiche del sarcasmo romano, basato sull’iperbole grottesca: “da Belli a Trilussa, da Petrolini a Proietti”, in una galleria “alta” di antecedenti.  Zerocalcare così (forse anche grazie alla mediazione del cinema e della tv che hanno reso la cultura locale romana cultura italiana tout court?) riesce a utilizzare gli elementi della cultura pop come “correlativi oggettivi eliotiani”, raggiungendo un pubblico più vasto.

“Il paradosso di Rebibbia” di Valerio Bindi sottolinea molto anche un altro fattore: la dedizione totale di Zerocalcare al pubblico, in sessioni interminabili di disegno dal vivo che diventano anche momento di reale incontro con l’autore. Un aspetto non dissimile alla sua disponibilità a continuare ad essere voce delle cause della sua controcultura, in senso allargato, come ben testimoniato dalla vastità della mostra del MAXXI e relativo catalogo. Questo mi pare un fattore in parte sottovalutato di Zerocalcare, che riesce a trasformare il fattore incrementale della dedica sul volume in un elemento in grado di incidere anche su grandi cifre, operando dediche nell’ordine delle decine di migliaia. Certo è anche il segno di una devozione quasi religiosa da una parte (non minima) del suo pubblico, che implica attese paragonate, correttamente, a un intero turno di lavoro.

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Claudio Calia realizza un intervento a fumetti legato alla sua conoscenza personale, fin dagli inizi, di Zerocalcare; tra le righe, riporta uno dei pochi pareri critici (in senso negativo) nei suoi confronti, quello di Boris Battaglia, che ha evidenziato in modo sarcastico le problematiche legate alle lunghe sessioni di firmacopie: Zerocalcare se ne avvantaggia commercialmente, per i commessi è solo straordinario non pagato. Similmente Bevilacqua, l’autore di A Panda Piace, analizza tra testi e vignette il rapporto tra i due autori e i loro reciproci, simmetrici “animali guida”: le corazzatura di paranoie sospettose dell’armadillo VS la tenerezza dello sguardo fanciullesco del tenero panda. Giovanni De Mauro ricostruisce invece il percorso su Internazionale, che si lega anche a Kobane Calling, l’opera più legata apertamente all’impegno politico, evidenziando come su “Internazionale” Zerocalcare sia “più a casa” rispetto agli interventi in altri “templi” del giornalismo italiano di sinistra, ad esempio “Repubblica”.  Sarah Di Nella analizza infine la narrazione del femminile in Zerocalcare, sottolineando diversi punti molto rilevanti e ancora poco indagati. I personaggi femminili infatti sono da un lato più maturi, dall’altro più periferici: non si applica nei loro confronti la satira più sferzante verso le figure maschili (salvo figure marginali). Inoltre, non viene quasi mai affrontato il tema della sessualità. Concludono l’opera una serie di schede tecniche elaborate dallo Zerocalcare Fan Club per una sistemazione in progess del corpus dei suoi lavori, che va diventando corposo.

Nel complesso, dunque, un affresco critico ampio e ben interconnesso, dove ogni saggio ha la sua specificità ma al tempo stesso è saldato agli altri da una rete sottile di rimandi tematici e contenutistici. Un lavoro ben strutturato per approfondire una figura centrale del panorama fumettistico attuale e, ad un decennio dall’esordio e ancora nel pieno successo, destinata a restare.

 

(un credit doveroso: il titolo mi è stato suggerito dal mio vicino di blog, Marco D’Angelo).