L’Odissea illustrata da Hugo Pratt sul Corriere dei Piccoli, uscita in 25 puntate dal nº 43 del 27 febbraio 1963 al nº 15 del 12 aprile 1964 è un’opera di grande interesse sul grande maestro del fumetto italiano. Pratt nel 1962 era tornato dall’Argentina, sprofondata nella crisi economica, dopo 13 anni di collaborazioni in loco con Oesterheld e questa grande scuola di fumetto sudamericano.
Pratt è ormai giunto alla sua eccezionale maturità artistica e realizza illustrazioni su testi di Mino Milani, grande sceneggiatore e scrittore in forza alla testata. Figurine di soldatini di carta delle varie epoche (come indagato in questo notevole saggio di ComicOut), ma anche illustrazioni di vicende indiane, le vicende di Sinbad il Marinaio (1963) (sempre su testi di Milani), L’Ombra, le fatiche di Ercole, l’Isola del Tesoro, il Ragazzo Rapito. Si forma insomma tutta la costellazione dell’immaginario prattiano, che confluirà poi in Corto Maltese, ma anche in Fort Wheeling e tutte le sue altre eccezionali opere del periodo più pienamente “autoriale”.
Su tutte, ovviamente, una suggestione particolare a questa riscrittura dell’Odissea, nella misura in cui Omero è l’autore fondante di tutto il canone occidentale, e in cui Corto Maltese – ovviamente diversissimo – ne riprende l’archetipo di marinaio astutissimo, antieroico, sarcastico, riluttante allo scontro ma capace anche di fredda e ironica cattiveria quando necessario, in un mondo del mare dove il fantastico e il reale sono compresenti senza problemi.
L’adattamento è voluto dal direttore di allora, Carlo Triberti, su testi di Franca Ongaro, sorella di Alberto Ongaro e poi moglie dello psichiatra Franco Basaglia, l’influentissimo intestatario della legge di abolizione dei manicomi in Italia.
Quest’opera, breve ma di enorme pregnanza, come si può cogliere qui:
Corrierino e Giornalino: Odissea (puntate 1-8) (corrierino-giornalino.blogspot.com)
Le tavole originarie sono state presentate in mostra ad Etna Comics, che dimostra anche così il suo ruolo di appuntamento ormai importante del fumetto italiano. Contestualmente è stato lanciata questa nuova opera della Cong, che detiene i diritti prattiani. L’opera costituisce una radicale rielaborazione di questo materiale di partenza.
Si tratta infatti di una totale riscrittura che riutilizza, in modo totalmente libero, i disegni di Pratt. L’appassionato non deve quindi pensare di recuperare un opera passata dell’autore – disponibile in altre edizioni – ma un lavoro completamente nuovo e diverso, che riassembla completamente i disegni di Pratt in un testo nuovo.
L’operazione è dichiaratamente rivendicata dalla casa editrice, giustificandola col fatto di una “costrizione” della gabbia grafica di allora, costrizioni che a loro avviso avrebbero portato a dissapori e alla fine della collaborazione di Pratt, che in effetti terminò poco dopo (non ho avuto modo di indagare altri riscontri sulle motivazioni).
I disegni sono quindi stati totalmente tolti dalla gabbia vagamente “fumettistica” dell’originale, dove a una immagine senza balloon era associata una didascalia, non enorme ma comunque ben più ampia di un consueto testo fumettistico. L’opera originale del 1963 era interessante appunto per questo suo essere liminale tra un testo narrativo normalmente illustrato (con alcune, ma più parsimoniose illustrazioni) e un fumetto (dove il testo, in base specie alle convenzioni all’epoca più rigorose avrebbe dovuto essere più sintetico). L’opera si poneva a metà tra le due possibilità, costituendo comunque un esempio, se non di fumetto, di “arte sequenziale”.
Questa struttura qui è totalmente differente, dando in effetti maggior dimensioni alle immagini di Pratt ma in un riutilizzo totalmente libero, che ne scardina la sequenza, ne varia le dimensioni, le ricolora radicalmente, lavoro ad opera di Patrizia Zanotti che dai secondi anni ’70 ha iniziato a collaborare con Pratt colorando Gli Scorpioni del Deserto. Va detto che i colori originali, stando a quanto scritto in questa riedizione, non erano di Pratt, ma sarebbe interessante quindi capirne l’autore e il grado di approvazione prattiana.
I testi, invece, sono di Fabrizio Paladini e Marco Steiner, anch’essi legati all’ambiente prattiano, che elaborano un testo totalmente nuovo, illustrato appunto a partire dai disegni di Pratt così rielaborati. La prefazione all’opera è di Emiliano Ventura.
Giocoforza, comunque, partendo dalle immagini di Pratt originarie si deve seguire la stessa traccia fissata di Ongaro, che poneva un adattamento con intenti didascalici, tipici del Corrierino dell’epoca in queste opere fortemente illustrate. In questo modo la Telemachia ha un grande spazio nell’opera, cui si aggiunge tutta la cornice narrativa di Ulisse che arriva sull’isola dei Feaci. Giungiamo quindi quasi a metà della nuova opera quando cominciano le avventure più note di Ulisse, che sono quindi trattate, specie sotto il profilo visivo, in modo più sintetico.
Nell’adattamento originale, infatti, il racconto inizia nella puntata 9 su 25, e ripercorre con efficacia visiva, da parte di Pratt, le vicende dei Lotofagi (piuttosto sacrificati nel nuovo adattamento), di Polifemo, Eolo, Lestrigoni, Circe, fino a giungere al ritorno a casa e allo scontro con i Proci che conclude l’opera, a cui viene di nuovo dedicato uno spazio più ampio (puntate 17-25).
Essendo comunque vincolati alle immagini di Pratt e ovviamente al testo-base dell’Odissea, gli autori mostrano al limite un linguaggio più moderno e quindi anche più paratattico nello stile rispetto al testo originario della Ongaro, ma non si coglie (o, almeno, non ho colto) una particolare differenza.
Essa appare soprattutto sull’assemblaggio visivo, che sembra voler sottolineare in massimo grado la distanza dal testo originario. Si usano frequentemente pagine interamente blu, alternate a quelle bianche, in un chiaro richiamare il colore del mare (sulle pagine blu il testo appare in bianco). talvolta alcune immagini sono usate senza colorazione, spesso appunto bianche su sfondo blu, e questo le rende un po’ sacrificate. Di altre si ingrandisce a tutta pagina un dettaglio, togliendo talvolta anche elementi dello sfondo, decostruendo così l’opera originaria di Pratt. In ogni caso si rifiuta il segno di contorno della vignetta classica, ortogonale, in favore di una smarginatura senza contorni.
Qui la sequenzialità originale è volutamente alterata e spezzata, dando un aspetto di “libro d’arte” illustrato (o almeno questa è la mia percezione). Mi auguro che l’operazione porti a una riscoperta generale delle prime opere di Pratt, conducendo magari a nuove riedizioni filologiche dei materiali meno noti e valorizzati, che però possiedono, come in questo caso, un grande interesse.







Non c’è bisogno di aspettare l’AI per ottenere nuovi lavori dagli artisti che ci hanno lasciato.
A nessuno sembra più interessare la correttezza filologica di un’opera.
Si vuole sempre stravolgere ciò che è stato fatto per adattarlo ai nuovi gusti.
Decisamente non sopporto questo andare del mondo.
Dario.