Su questo blog “Come un romanzo” mi occupo, come noto, del rapporto tra letteratura e fumetto, cercando di non limitarmi ai due casi più frequenti (di cui ho naturalmente trattato in molti casi): l’adattamento fumettistico “lineare” e la biografia letteraria a fumetti.
Per questo, ho scritto volentieri di questo fumetto di due autori del calibro di Piero Fissore e Sergio Vanello per NPE, in quanto non si tratta di un semplice adattamento di Hyde, uno dei massimi miti letterari dell’Ottocento, ma di una sua reinvenzione secondo la sensibilità degli autori.
“Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde”, pubblicato a Londra nel 1886 da Robert Louis Stevenson, è a suo modo un mito letterario a sé stante. Infatti l’opera non solo anticipa il tema del doppio, che sarebbe trionfato nella letteratura del ‘900 sulla scorta di Freud che la introdusse proprio nel 1900 con la sua “Interpretazione dei sogni”, ma anticipa anche di pochi anni la manifestazione terribile del primo grande serial killer moderno, Jack The Ripper, che iniziò la sua azione verso il 1888; non il primo in assoluto, certamente, ma il primo ad essere oggetto di una morbosa ossessione mediatica tale da proiettarlo nell’olimpo oscuro.
Certo la psicologia stava ormai iniziando il suo sorgere; e anche figure analoghe, meno terribili, a Jack The Ripper erano apparse, come Spring Heeled Jack, che seminò il terrore all’alba dell’età vittoriana, verso il 1837. Ma Stevenson crea comunque un archetipo estremamente potente e vitale ancora oggi. Non è inoltre trascurabile che tale archetipo sia seminale nel fumetto, specie supereroico, in cui il tema del doppio è centrale.
Gli autori Piero Fissore e Sergio Vanello si pongono quindi sulla scia di una lunga tradizione di trasposizioni e trasmutazioni dell’opera, e hanno quindi pensato a una rilettura originale del racconto, immaginando una realtà in cui il dottor Henry Jekyll fosse realmente esistito.
Come spiega la breve sinossi dello spunto di partenza di questo romanzo, “gli sterminati bassifondi della capitale inglese, governati da violenza e sopraffazione, sono il mondo in cui si muove Billy Stone, protagonista della storia. Il giovane “figlio della notte” viene forzatamente sottoposto al trattamento “Hyde” da una squadra segreta. Assetato di vendetta, riesce a fuggire dal luogo in cui è imprigionato, conducendo i suoi giorni in un’altalena di stati di coscienza tra esplosioni di violenza e orrore per le efferatezze compiute.”
L’azione inizia subito in medias res, introducendoci ai tremendi delitti che segnano questo fumetto. Il voice over del personaggio ci accompagna incalzante in scene inquietanti, rese da Vanello con abile equilibrio, mostrando l’orrore senza entrare in uno splatter troppo marcato, che riesce a restare ancor più disturbante.
Le tavole hanno un montaggio elegante, molto variato, che ha come riferimento di base una griglia all’italiana ma modificandola radicalmente, con soluzioni eleganti ormai acquisite dal nostro fumetto. Il tutto, unitamente ai disegni, conferisce il senso di una narrazione onirica, più dalle parti dell’incubo che del sogno naturalmente, evocando qualcosa della grande stagione filmica dell’espressionismo tedesco.
Il segno è quello, riconoscibilissimo, di Vanello, ma declinato qui in un senso più cupo, come si confà alla storia, con pesanti neri che si equilibrano bene, però, alla colorazione ad acquerello tipica dell’autore, qui ovviamente, anche questa, su toni più lugubri, contribuendo ad evocare un senso di decadimento e degrado, fisico e morale.
L’ambientazione ha un che di indefinito: siamo certo nella Londra vittoriana del romanzo originale, sia per rimandi alla trama del capolavoro stevensoniano (che tenterò di svelare il meno possibile) sia per ambientazione esplicita del fumetto, con tanto di carrozze, poliziotti in divisa ottocentesca e assenza di espliciti elementi moderni. Tuttavia, il vestiario dei personaggi appare spesso decisamente più contemporaneo (si veda l’interno della carrozza in tav. 13, con i personaggi che indossano giacca e cravatta dal taglio moderno, in aperto contrasto appunto con l’elemento del mezzo di trasporto). Per paradosso, la cosa tutto sommato funziona, e si unisce – non saprei dire se intenzionalmente o meno – al tono generale di onirismo che permea la rivisitazione.
Viene in mente, per certi versi, Alan Moore (dove il gioco è però dichiarato), che in “From Hell” (1988) fa del suo Jack The Ripper autore di un rituale che serve a creare il XX secolo per come è stato, intriso di violenza: e quindi egli ha a tratti visioni del futuro di cui è, tutto sommato, soddisfatto.
Molto moderna appare anche la scena dell’aggressione, dove il vestito della donna è ancor più incompatibile con l’epoca rispetto a quello maschile, il cui vestiario si è modificato ma in modo meno vistoso nel corso del tempo, con una minigonna attillata che può essere verosimile dal 1960 in poi (par paradosso, meno eclatante è la nudità totale che appare in seguito, nella scena onirica che si vede qui sopra, anche se fuori dai canoni vittoriani perfino nei bassifondi). Questo fa propendere per una intenzionalità della scelta, sempre nel senso di dare l’idea di una universalità della violenza che segna l’Inghilterra vittoriana e il nostro oggi, anche se non appare dichiarata né nel testo di presentazione, né da elementi del racconto.

L’unico elemento vistoso che chiarisce un gioco metaletterario – che verrà ampiamente sviluppato – è l’incontro tra il protagonista e Stevenson: per un attimo i due entrano in un contatto mentale che nessuno dei due comprende pienamente, e lascia intendere che la storia qui narrata sia stata ispirata a Stevenson da questo incontro allucinatorio (così come Alan Moore, in “From Hell”, faceva intendere che Stevenson aveva in qualche modo intuito l’arrivo di Jack come manifestazione di un orrore latente in procinto di incarnarsi per un piano massonico oscuro – nel racconto di Moore, ovviamente). Il processo stesso di scrittura di Stevenson, come chiariscono le note finali e come comunque tipico dell’immaginario gotico e decadente, si fondava in gran parte sull’onirico, quindi l’elemento immaginario ha un fondamento intrigante.
Un altro indizio della probabile intenzionalità del contrasto appare l’apparire di poliziotti dalle divise moderne, in tav. 46, dopo che in seguito, in 50 (vedi la tavola riportata qui sotto) erano apparsi del poliziotti dalle divise più tradizionali.
Le percezioni confuse del protagonista – come in 49 e seguenti – possono far intendere, parimenti, che egli percepisca la violenza dei nemici che l’hanno ridotto in quello stato (il claim del fumetto parla, con un bel calembour, di “romanzo di de-formazione“) ma anche la violenza che attraversa la Storia oltre i ristretti confini dello spazio tempo. Del resto, il processo di tramutazione in Hyde l’ha reso (come già in Stevenson, ma con certe differenze) non solo un essere dominato da un tragico istinto violento (di cui non è del tutto colpevole), ma anche un essere che travalica i normali confini umani.
Al di là di questo aspetto visivo, su cui mi sono voluto soffermare poiché lo trovo particolarmente rilevante nell’effetto visivo complessivo dell’opera, riuscito nel rafforzare l’effetto disturbante, la storia procede bene, mescolando la giusta componente d’azione con una trama mystery che porta a un finale a sorpresa efficace e coerente.
L’accurata scheda finale, realizzata dall’autore Piero Fissore, dimostra l’ampia documentazione raccolta e pare confermare quindi l’intenzionalità della scelta visiva. Bella la considerazione sulla Londra divisa tra East End e West End come manifestazione della stessa doppiezza tra Hyde e Jekyll; interessanti i rimandi a William Hogarth, che già a metà ‘700 aveva raccontato questa Londra divisa nelle sue incisioni proto-sequenziali. I due antagonisti centrali sono invece ispirati ai reali serial killer del 1828 citati da Stevenson nel suo “Il trafugatore di salme” (1884). Non mancano citazioni a Dickens tramite la figura di Bill Sikes, forse il suo maggior villain, e in Gayle, stando all’autore, si può riverberare il dottor Gull che appare anche in “From Hell”, che ho già citato. Ma, in generale, tutti gli elementi citati non si limitano a palesare dei riferimenti ma aiutano a dare spessore alla storia e consentono di rileggerla con un nuovo sguardo, quindi consiglio particolarmente la lettura di questo approfondimento finale.
Insomma, un fumetto riuscito, che proprio tramite la reinvenzione radicale dimostra la vitalità del grande capolavoro letterario da cui trae ispirazione.
Abbiamo parlato di:
Hyde
Piero Fissore, Sergio Vanello
Edizioni NPE, 2024
96 pagine, cartonato, colori – 19,90 €
ISBN: 9788836272631






