Esce il 19 febbraio, per Alessandro Editore (Editoriale Cosmo) un nuovo volume a fumetti adattato da Lovecraft: “Gli orrori della Miskatonic University”. La storia è di Giulio A. Gualtieri, con la collaborazione di Marco Nucci, due nomi ben noti del fumetto italiano delle ultime decadi; i disegni sono di Matteo Buzzetti e la notevole copertina di un nome del calibro di Marco Mastrazzo, autore di cover sempre dal grande effetto pittorico, in questo caso coniugando terrore cosmico e bellezza femminile (un po’ gratuita, se proprio bisogna dirlo, ma compensata dall’indubbia bellezza dell’immagine).

Il volume è di 48 pagine, cartonato, e proposto per il mercato della libreria di varia, che sempre più sta diventando la destinazione del fumetto con l’attuale contrazione del sistema delle edicole, sotto un profilo numerico e non solo.
L’opera è la prima di una possibile serie (se incontrerà il favore del pubblico) intitolata “Racconti dal Necronomicon”. Un ritorno su questi temi, che l’editoriale Cosmo aveva già esplorato con “Cthulhu, l’Abisso della Ragione: il Richiamo delle tenebre”, con gli stessi autori; una uscita da edicola che aveva una concezione molto simile a quella di questo volume, ovviamente nel differente contesto. Il progetto è nuovo e non c’è continuity, ma lo spirito appare il medesimo: un adattamento di Lovecraft che riprende spunti e stimoli del maestro di Providence per una storia dal taglio orrorifico-avventuroso. La storia è autoconclusiva, quindi il lettore non è di per sé vincolato all’eventuale prosieguo, ma l’albo è godibile a sé stante.

Lovecraft è uno degli autori sicuramente più adattati del fumetto, e di molti adattamenti ho scritto già qui, su questo blog. In questo caso, come già nel fumetto da edicola precedente, la scelta è come detto quella dell’orrore classico, con tutte le componenti ben dosate: qualche citazione lovecraftiana ed extra, azione, terrore, splatter, mostri. Il testo di presentazione ben descrive il mix su cui gli autori intendono puntare: “una notte cupa e tempestosa, un misterioso tomo maledetto, una prestigiosa università insidiata da una pericolosa setta, l’apocalisse che sta per scatenarsi sul mondo intero…”
Si inizia infatti nella omonima, celeberrima accademia lovecraftiana, con una lezione di antropologia culturale tenuta dal dottor Nimoy, che richiama anche nell’aspetto il celeberrimo attore omonimo, interprete di Spock in Star Trek. Fin dalla seconda tavola fanno la loro apparizione i racconti di Lovecraft letti da un misterioso allievo della lezione. I disegni di Buzzetti, in un bianco e nero a forte contrasto, su una griglia italiana abbastanza classica, servono efficacemente la storia orrorifica, evocando fin da subito la giusta atmosfera di tensione e inquietudine anche prima dell’inevitabile sviluppo dell’azione horror. Il segno del disegnatore si sposa bene con la concezione della storia, con un segno efficace, preciso e realistico, con alcune scene di grande impatto e bellezza visiva, di cui alleghiamo alcuni esempi a corredo di quest’articolo.

Il registro è nel complesso serio, con però una sottile ironia di fondo come l’aver messo una icona nerd quale Nimoy come “interprete” del professore protagonista, o la cameriera, miss Weaver (chiara citazione dall’iconica attrice di “Alien”) appassionata di Lovecraft che chiede al professore se “ha apprezzato il polpo” (una piccola annotazione a margine che non cambia nulla: il professore, scettico su Lovecraft, dovrebbe però riconoscere Dagon, divinità pagana che fa parte del suo ambito di studi, l’unico nome reale inserito dal maestro di Providence). Se vogliamo, una ironia meta-letteraria riuscita: il razionale Spock non riesce a trovare nulla in Lovecraft (e infatti Star Trek parte dalla SF che rifiuta l’alieno come mostro), mentre Weaver lo trova perfettamente adatto come lettura di relax (e il tenente Ellen Ripley pensiamo sarebbe d’accordo).

Alcuni meccanismi ricordano una classica avventura dylaniata (anche l’urlo che vediamo sopra ricorda il campanello di Craven Road), incluso il lancio della pistola da “assistente” a “detective dell’incubo”. Ma, in generale, sono archetipi dell’orrore efficacemente messi in scena, con una storia che ha come principale scopo l’intrattenimento al cardiopalma del lettore; scopo che, per il suo “lettore ideale” appassionato di queste tematiche, raggiunge sicuramente.

Come ho cercato di mostrare, il testo è raffinato e stratificato, e non mancano citazioni azzeccate (torna perfino un rimando a Mr. Orne, e altri accenni minori del cosmo di Providence), ma al contempo si rimane, volutamente, sul “primo livello” del lovecraftiano come fonte fumettistica, ovvero un ricchissimo immaginario da reinterpretare per la seduzione visuale dell’innocente lettore. Non troviamo quindi qui tanto, invece, la rilettura intellettualistica di Lovecraft, quella di Alan Moore e numerosi anticipatori ed epigoni (fuori dal fumetto, Houellebecq, che non a torto vede Lovecraft tra i grandissimi del Novecento); né l’adattamento fedele, magistrale in Breccia e altri. Ma, nella sua declinazione di intrattenimento compiaciutamente pop, l’opera è decisamente riuscita, e scorre via con grande piacevolezza e velocità.