Il giro del mondo in 80 giorni

Il giro del mondo in 80 giorni

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“Il giro del mondo in 80 giorni” di Aude Soleilhac (testi), Loïc Dauvillier (disegni) e Anne-Claire Jouvray (colori), recentemente pubblicato in Italia da Tunué nella collana Tipitondi, è un interessante adattamento del capolavoro di Jules Verne, tra le opere più famose dello scrittore francese. Tradotto da Stefano Andrea Cresti, l’adattamento è piuttosto fedele all’originale, e ci porta a ripercorrere le vicende dell’eccentrico gentiluomo Phileas Fogg – assieme al suo versatile maggiordomo Passepartout – nel tentativo di dimostrare la meravigliosa e incredibile possibilità offerta all’uomo moderno di realizzare un anello intorno al mondo in soli 80 giorni.

Oggi, quest’impresa sarebbe possibile nell’arco di un solo giorno con un aereo supersonico; tuttavia all’epoca, nel positivismo imperante, sorprendeva che l’intero globo terracqueo stesse perdendo con la globalizzazione i caratteri fantastici di qualcosa di pressoché infinito, ma fosse ormai percorribile in tempi di dimensione accettabile sotto il profilo umano.

E Phileas Fogg, il perfetto gentiluomo inglese, ha tutte le caratteristiche ideali per questa impresa: il puntiglio, la maniacale precisione, e quel briciolo infinito di follia che lo spingono all’attraversamento del mondo per una sfida concettuale lui che mai prima si era all’apparenza allontanato dalla sua routine londinese (Phileas Fogg, che potremmo a un dipresso tradurre come “Amante della nebbia”). Anche se, nella sua avventura, non si allontana mai davvero dall’Inghilterra: i territori che attraversa rimandano quasi sempre a domini coloniali inglesi (anche ex, come gli Stati Uniti d’America).

Il fumetto adatta bene, e in modo molto classico, la vicenda avventurosa. La griglia è quella del fumetto francese su quattro strip molto regolari, con le caratteristiche della ligne claire, personaggi estremamente iconici e sfondi molto dettagliati. Rispetto all’archetipo della linea chiara, come codificata da un Hergé o da un Jacobs, notiamo subito un tratto più mosso, più nervoso, vicino comunque a molte evoluzioni recenti di questa tradizione.

Non mancano tavole eclettiche rispetto alla norma, come la penultima, che scandisce la frenetica corsa contro l’orologio con una serie di piccole vignette tutte uguali, differenziate solo dalla spasmodica corsa delle lancette. Il colpo di scena finale non è invece spiegato, per giocare più sulla suspense e concludere con l’eclatante corsa contro il tempo: alcune righe finali precisano in modo testuale il gioco dei meridiani. Per il resto, le scelte sono quelle usuali. La colorazione, in modo appropriato, predilige colori caldi, in toni terrosi tra il rosso, il giallo, l’arancio e il marrone, contribuendo a evocare la suggestione da dagherrotipo ottocentesco congeniale per tutta la vicenda.

Quest’opera di Verne godeva già comunque di diversi adattamenti fumettistici: tuttavia, si nota una netta prevalenza di adattamenti poco “interpretativi”, tendenzialmente fedeli all’opera originaria. In fondo, il “Giro del mondo” è un classico della letteratura per ragazzi, ancor più di altre opere di Verne. C’è il giusto grado di esotismo, con anche un pizzico di divulgazione geografica, ma un tono complessivamente meno cupo rispetto ad altre opere famose (anche se la scena del sacrificio rituale è abbastanza forte, negli standard odierni).

L’opera appare a fumetti – forse per la prima volta – al numero 69 della collana dei Classic Illustrated, avviata nel 1941; in tempi recenti, un adattamento di Chris Millien è apparso per Mondadori nel 2018. Ma, in ogni caso, poco di significativo per un’opera che ha avuto una enorme fortuna, apparendo a teatro già nel 1874, al cinema nel 1919, dove poi il film del 1956 avrebbe segnato un grande successo della storia (appare curioso come ancora oggi edizioni, anche scolastiche, del romanzo siano condizionate dal film, che inserisce – e mette in locandina – un viaggio di Fogg in mongolfiera, non presente in realtà nel romanzo).

Forse, prima di questo caso, più che il fumetto è l’animazione ad aver omaggiato maggiormente Verne, in questo caso: dopo una serie australiana del 1972-73, il caso più noto è la produzione spagnola-giapponese del 1983, trasmessa anche presso di noi in quegli anni.