Con questo dicembre, Edizioni NPE porta in libreria un nuovo adattamento letterario a fumetti, ambito in cui l’editrice ha già realizzato diverse opere notevoli, nel tempo. In questo caso si tratta di Gogol, con una raccolta dedicata ai suoi racconti del terrore.
Il naso, Il ritratto e Il Vij sono tre dei suoi racconti più celebri in quest’ambito, e vengono presentati in questa trasposizione a fumetti realizzata da Francesco De Benedittis ai disegni e da Luca Franceschini ai testi, pubblicata da Edizioni NPE e in libreria dal 1 dicembre 2023.
Nikolaj Gogol’ è uno dei grandi maestri della letteratura russa, e per quanto non siano mancate in passato delle opere ispirate in vario grado al suo lavoro nel fumetto, si tratta di un autore relativamente poco affrontato rispetto alla sua rilevanza e, anche, alla sua adeguatezza alla trasposizione a fumetto, specie in storie, come queste, segnate da un cospicuo elemento fantastico e immaginifico.
L’autore letterario.
Nato a Soročincy, Poltava, nel 1809, e scomparso a Mosca nel 1852, Gogol è stato uno dei massimi esponenti del racconto dell’800. Originario dell’Ucraina – il padre era autore di commedie – nel 1828 si trasferì a San Pietroburgo, dove entra in contatto coi circoli letterari e nel 1831 conobbe Puškin.
La sua prima raccolta, “Le veglie alla fattoria presso Dikan´ka” (1831-32) riflette l’influsso del folklore ucraino e il fascino per questa forma di narrazione orale. In seguito, Gogol diverrà un maestro nella rappresentazione dell’assurdo della burocrazia, anticipando tutti i grandi del Novecento nella descrizione dell’alienazione della modernità.
Nel 1835 appaiono i racconti di Mirgorod, ancora legati alle origini agresti ucraine, da cui viene tratto in questa raccolta a fumetti il Vij. Quest’anno escono anche gli Arabeski, già pietroburghesi, dove spiccano Il Naso e Il Ritratto, contenuti anche in questa trasposizione a fumetti. Da un lato si può leggere in queste opere l’influsso inquieto di E.T.A. Hoffmann, dall’altro esse sono già estremamente più moderne e anticipano gli esiti del ‘900.
Il capolavoro dell’autore è “Le anime morte” (1842), da lui definito “poema”, benché narrativo, e segnato da una profonda ricerca che porta, nel lavoro sulla seconda parte, a una crisi mistica e religiosa. Ciò porta a un viaggio in Palestina nel 1848 e alla distruzione del seguito dell’opera. Di lì a poco la morte precoce porrà fine a una produzione letteraria che resta comunque tra i vertici della letteratura mondiale.
Il fumetto
Come spiega bene anche lo sceneggiatore Luca Franceschini nella sua postfazione alla propria opera, al centro delle opere fantastiche di Gogol vi è il tema dell’Inetto, trattato con grande profondità e accuratezza di sfumature: “Personaggi sfortunati, perdenti, frustrati, avidi, consumati dai sentimenti negativi, dai vizi, dalla vita, dalla società. In parte vittime, non certo eroi, compongono un universo vario e multiforme di mediocri, meschini, ottusi e miserabili, al centro loro malgrado di vicende al limite del nonsenso, narrate con uno stile straordinariamente originale.”
“Il Naso”, la prima delle opere adattate, è l’esempio più celebre, forse, tra i racconti gogoliani. la ribellione surreale del Naso mette in luce le assurdità della società burocratica russa, quasi anticipando i suoi esiti totalitari di lì a venire e la loro simile surrealtà, colta da un Bulgakov o da un Orwell. Ben riuscita anche la caratterizzazione del Naso personificato, bizzarra come dev’essere eppure “credibile” nel contesto del racconto.
“Il ritratto” vede invece un giovane artista ottenere il successo a costo della mediocrità, dopo l’incontro col ritratto di un usuraio che risveglia in lui l’avidità sopita, portandolo ad arricchirsi ma a perdere la sua anima di artista, cedendo ai gusti corrotti della città. Viene spontaneo ipotizzare che, in ambito didattico, la lettura del racconto potrebbe ispirare un parallelo con “Il ritratto di Dorian Gray”, in cui un tema simile è declinato nei modi differenti dell’estetismo inglese di età vittoriana (e anche con racconti di Poe come “Il ritratto ovale”, volendo, che sono una ispirazione diretta per la rielaborazione di Wilde).
Il Vij è invece racconto di un orrore agreste, non urbano, e quello più vicino all’orrore classico e alla sua origine nel folklore contadino, narrato nelle notti di veglia. Il giovane studente di filosofia viene perseguito da una strega in un crescendo di ossessioni e minacce sovrannaturali fino all’apparizione del terribile Vij, il mostruoso re degli gnomi.
Il disegno di Francesco De Benedittis è particolarmente congeniale a queste cupe storie gogoliane. Il suo segno, pur nell’innegabile indipendenza e con soluzioni anche differenti, evoca qualcosa di Sergio Toppi, che ultimamente mi pare al centro, giustamente, di una nuova attenzione da parte delle nuove generazioni di disegnatori.
Un bianco e nero da un lato ricco di fitti tratteggi, dall’altro con l’uso dei bianchi per stagliare quando necessario le figure in una luce abbacinante. Accurato in particolare lo studio delle ambientazioni, cui spesso si dedica una vignetta muta che introduce con cura gli ambienti, le piazze, le strade, evocandoci la Pietroburgo dell’epoca strettamente interconnessa a questa novella. Valide anche la recitazione dei corpi e lo studio d’espressione dei volti, all’interno di un uso della griglia italiana, tre strip di due vignette in media, piuttosto classico ma efficace.
La griglia viene del resto movimentata da smarginature, intenzionali strabordamenti di una immagine più significativa nei margini delle altre, espedienti appunto già toppiani che conferiscono una loro bellezza globale alle tavole. Ogni tanto, ovviamente, si ricorrono a situazioni differenti: vedi sopra, ad esempio, la “inset page” (una splash page con tasselli) per introdurre il Ritratto del racconto omonimo.
La terza storia, oltre che per gli ambienti agrari, che danno modo al disegnatore di cimentarsi con una ambientazione radicalmente diversa, si contraddistingue per un emergere molto più netto del mostruoso e del fantastico, presente già nella figura della tremenda strega, e ancor più nella cavalcata finale delle creature fantastiche, culminata nell’apparizione dei Vij.
Nel complesso, quindi, un buon adattamento, che può soddisfare l’appassionato del genere. In questo blog, dove mi occupo dei rapporti tra letteratura e fumetto anche in una chiave didattica, annoto che può inoltre costituire un valido acquisto per la biblioteca scolastica, come prima introduzione a Gogol per allievi interessati, magari provenienti dal culto per il fumetto horror che continua ad avere una sua seduzione (un tempo con Dylan Dog e la corte di suoi imitatori più dark, oggi con l’horror orientale di Junji Ito e soci).
Abbiamo parlato di:
I racconti del terrore di Gogol
Luca Franceschini, Francesco De Benedittis
Edizioni NPE, 2023
80 pagine, cartonato, bianco e nero – 17,90 €
ISBN: 9788836271429







