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Casty: da “Le vestigia di Z” a “La maschera di Sberleff”

21 Ottobre 2025
Il nostro Bramo parla delle ultime due storie a firma di Casty uscite su “Topolino”.

Bentornati su Lo Spazio Disney!
Già un nuovo post?!? Ebbene sì, ma non abituatevi troppo a questi ritmi 😛
Dopo un articolo più “generalista” come quello precedente, torno a parlare di storie uscite recentemente su Topolino, anche se ovviamente non con la formula dell’osservatorio generale mensile.

Casty 2025 14Come anticipato lo scorso luglio, quella modalità non è più compatibile con gli impegni che la nuova vita indipendente mi propone quotidianamente ^^’’ ma questo non vuol dire che non riesca a scrivere qualcosa su determinate storie sulle quali per qualche motivo penso di avere qualche considerazione da fare.
Difficilmente questo tipo di scritti saranno su una singola avventura, salvo casi specifici, mentre mi piace l’idea di accorparne due o tre che per qualche motivo possono avere senso insieme.
Inauguro allora questo nuovo corso con Casty, e direi che non si poteva cominciare sotto una migliore stella.

L’autore goriziano da ormai qualche anno non è più una presenza così ricorrente sul settimanale: era tornato a fare capolino un po’ più spesso, nelle sole vesti di disegnatore, con il ciclo di Macchia Nera sceneggiato da Marco Nucci, ma messo in pausa anche quello il fumettista ha ripreso a latitare, fino all’exploit del 2024 con Topolino e la Spectralia Antartica, avventura in tre tempi più un prologo che riprendeva il ciclo di Atlantide.
Questo tribolato arco narrativo prosegue 15 mesi dopo con Topolino e le vestigia di Z, pubblicata sui nn. 3637-3638-3639 dello scorso agosto, interamente scritta e disegnata da lui.

Tra presunti re e città perdute

Casty 2025 1Topolino, Pippo e l’archeologa Eurasia Tost incappano per puro caso in uno strampalato personaggio, chiamato Bo, che afferma di essere il re di Z, fantomatica città sperduta nel Centro America. Il poveretto è senza memoria, ma in possesso di un oggetto riconducibile al mito di Atlantide: Z sarebbe infatti l’ultima colonia di quella civiltà.
Da qui ha inizio una rocambolesca vicenda, ambientata stavolta tra giungle, poveri villaggi e città perdute nel più puro stile avventuroso di un tempo; i riferimenti sono ai romanzi d’appendice e d’avventura per ragazzi del Novecento, ma anche alle storie di Floyd Gottfredson e Romano Scarpa… del resto, l’eccentrico Bo non può non ricordare Tapioco Sesto, il re di Pampania ideato dall’autore veneziano per la sua Topolino e il mistero di Tapioco Sesto.

Casty 2025 5La sceneggiatura di Casty è efficace in tal senso, perché recupera quella scrittura disneyana molto fine e quell’umorismo tanto “ingenuo” quanto azzeccato su questi personaggi: si vedano molti dialoghi di un Pippo brillantissimo, così come alcune reazioni di Eurasia pronta a mollare pugni a destra e a manca. Anche Topolino strappa alcune risate, grazie a una gestione cristallina del personaggio da parte dell’autore, che riesce a renderlo eroico pur senza essere pedante.
Si veda a tal proposito la scena del primo episodio in cui tenta di decollare con l’aereo fornito da un’alleata locale: momento tra i più felici della narrazione grazie al ritmo altissimo che mixa azione e comicità, nella miglior tradizione disneyana.

Casty 2025 2L’avventura alla Indiana Jones rappresenta le fondamenta di questa storia, così come di tutto il filone, e viene gestita coerentemente da Casty lungo tutte le tre puntate: il plot twist a metà del secondo atto è giocato benissimo e la scrittura è di alto livello per tutta la durata della vicenda.
Sul finale si riesce anche a portare alcune riflessioni molto più profonde di quanto potrebbero sembrare di primo acchito: considerazioni su come vivere la vita e i sentimenti, o sull’importanza che diamo a cose che in realtà non dovrebbero averne così tanta.
Ancora una volta Atlantide per l’autore diviene quell’esempio di popolo illuminato, di cui cercare di scoprire quanto più possibile non per i presunti tesori di cui sarebbe custode o per i traguardi che avrebbe raggiunto, quanto per l’equilibrio con la natura e il valore etico che gli atlantidei avevano saputo ottenere in perfetta armonia con la Terra. In questo senso la redenzione finale di un certo personaggio riempie il cuore con semplicità e senza risultare stucchevole.

Casty 2025 8Per quanto riguarda i disegni… noto che Casty sta eccellendo nelle ambientazioni, in un lavoro di ricerca e di cura che si vede anche nella supervisione dei colori: gli sfondi sono ricchi e lussureggianti e abbondando splash page, spread page e grandi panorami, con un ottimo lavoro sulle luci e una grande cura nelle ombre, che donano un’atmosfera particolare alle location.
Resta invece un po’ “bloccato” sui personaggi, in particolare – ma non solo – sul terzetto di protagonisti, che rischiano di risultare ingessati in quel classicismo estetico a cui guarda insistentemente Casty ma che sembra quasi stonare con il resto delle sue stesse tavole.

Casty 2025 4Altri difetti? Topolino, Pippo ed Eurasia anche in quest’occasione non sembrano risultare davvero al centro della vicenda: sono i protagonisti, ma in realtà la trama si muove quasi senza il loro intervento. La cosa è meno marcata rispetto a La Spectralia Antartica, in questo caso il trio in qualche momento è maggiormente motore degli eventi e soprattutto Mickey riesce a brillare con alcune mosse significative, ma permane la sensazione che facciano poco rispetto al contesto, come se il concetto stesso di Atlantide e del viaggio verso di essa li sovrastasse.
Infine, mi spiace che a livello di trama orizzontale non ci sia stato praticamente nessun passo in avanti verso Atlantide: in Le vestigia di Z non si sono avuti nuovi indizi né si è imparato qualcosa sulla civiltà atlantidea che sia utile per il suo ritrovamento.
Ma non mi lamento troppo: la storia è ottima di per sé e tanto mi basta per essere contento; è anche decisamente differente dal panorama dell’attuale Topolino, per approccio e impostazione, e trovo salutare che la redazione permetta di tanto in tanto anche taluni exploit di diverso tipo.

Un’avventura paperoniana “come una volta”

Casty 2025 9Su Topolino #3644 viene pubblicata Zio Paperone e la maschera di Sberleff, prima storia interamente di Paperi disegnata da Casty.
L’artista ha già avuto modo di rappresentare l’altra metà del cielo disneyano in alcune copertine e nell’avventura corale Minaccia dallo spazio di Francesco Vacca, ma non si era mai occupato di disegnare un’intera storia nella quale i Paperi fossero assoluti protagonisti.

Il pretesto gli è stato fornito da Vito Stabile, amico e validissimo sceneggiatore “specializzato” nelle avventure del suo mito Paperon de’ Paperoni.
L’autore imbastisce una trama molto classica, come ha già fatto in diverse occasioni in passato, dando la sua visione del personaggio e dei plot che storicamente lo hanno sempre caratterizzato.

Casty 2025 12In questa occasione più che a Carl Barks o a Rodolfo Cimino, Stabile sembra guardare a quella selva di avventure realizzate negli anni Settanta da tanti “gregari” di maggior o minore spessore che producevano storie a nastro per Topolino in un decennio di forte espansione per il giornale: spesso questi sceneggiatori hanno rivolto la loro attenzione alle vicende paperoniane e ai suoi viaggi intorno al mondo, senza per questo riproporre i vari marchi di fabbrica di Cimino quali la popolazione sperduta, i saggi barbuti, i mezzi di trasporto strambi e via dicendo ma “limitandosi” a scrivere di una bella caccia al tesoro. Tra questi, anche Guido Martina – per fare un nome altisonante – ha contribuito in tal senso, ma così come Michele Gazzarri, Andrea Fanton, Jerry Siegel e via discorrendo.
Vito frulla quel tipo di narrazione standard per l’epoca con il quid che fornivano Barks e Cimino e con la propria sensibilità, realizzando una sceneggiatura che è la quintessenza della disneyanità: un’impostazione classica che viene trattata nel giusto modo per risultare al tempo stesso attuale, fresca e godibile anche per i lettori di oggi.

Casty 2025 11Zio Paperone rintraccia in una delle sue spedizioni la maschera di Sberleff, reperto di grande valore ma dal volto “provocatorio” nel suo fare la linguaccia.
Ma non è quello il problema principale: il cimelio sembra avere la proprietà di attirare i più svariati guai sul suo possessore, come puntualmente accade allo Zione che va incontro a diverse perdite di denaro e ad affari sballati; cercherà quindi di sbarazzarsene per eliminare la maledizione in cui sembrerebbe essere incorso.
Fino a qui il plot ricorda effettivamente molto da vicino decine di storie pubblicate una cinquantina d’anni fa sul libretto, ma la virata personale si riconosce in due aspetti: l’esito finale e la figura dell’esperto che Paperone interpella, precedente vittima della maschera.
Cercando di non spoilerare troppo, mi limito a dire che la deriva più concreta che lo sceneggiatore assegna alla vicenda sul finale, lungi dal rovinare la “magia” riesce piuttosto a dare una svolta non solo inaspettata ma anche capace di far riflettere tanto il protagonista quanto il lettore su concetti quali la sfortuna e un giusto atteggiamento nei confronti delle beghe di tutti i giorni. Non importa che quelle di Zio Paperone siano stra-ordinarie rispetto a quelle di persone comuni come noi: sono le sfide quotidiane che ci rendono vivi e non bisogna pensare che le rogne siano mero frutto di accanimento della sorte.
Per quanto riguarda il consulente a cui accennavo sopra, invece, la sua figura è interessante per come viene tratteggiata perché, pur rimanendo in parte defilata, ha un ruolo determinante nello sviluppo dell’intreccio e della convinzione che pervade Paperone; inoltre il suo background e le (presunte) conseguenze della maschera sulla sua vita sono una chiave di lettura altrettanto interessante e figlie di un gioco di scrittura assai stimolante, anche per come vengono introdotte nelle due magistrali tavole di prologo.

Casty 2025 10In tutto questo Casty si inserisce incredibilmente a proprio agio: dal punto di vista squisitamente tecnico, infatti, il disegnatore dimostra di aver fatto enormi passi avanti nella gestione delle fisionomie papere rispetto alle prove precedenti, frutto evidentemente di uno studio e un’applicazione che hanno portato a frutti piuttosto soddisfacenti. Evidenti sono le influenze provenienti da Romano Scarpa, da Giorgio Bordini, da Luciano Capitanio e da tutta quella scuola attiva negli anni Settanta, che evidentemente rappresenta un periodo che l’artista individua come di riferimento per la sua visione del fumetto Disney. Questo da una parte estranea la storia dal filone estetico impostato negli ultimi anni da Andrea Freccero per il settimanale, dato che a una prima occhiata sembra quasi una storia in ristampa direttamente da quell’epoca tanta è la mimesi stilistica: il sentimento è accentuato dalla colorazione, supervisionata dallo stesso Casty ed evidentemente voluta per ricordare la palette semplice e piatta di un tempo, comprendendo le “stranezze” cromatiche che erano tipiche di una volta, come pareti e pavimenti dai colori improbabili ma utili nell’economia della stampa. Personalmente ho grandemente apprezzato anche l’utilizzo della palandrana blu per lo Zione 😉
Dall’altra parte questo “retrosguardo”, ibridato comunque con una qualità di stampa e di nitidezza delle linee sicuramente migliore di cinquant’anni fa, se inteso come una simpatica eccezione ad hoc, un po’ come fu per il reboot di Sandopaper la scorsa estate, costituisce un piacevole divertissement che non disturba i lettori più giovani, non sovverte l’attuale corso e può venire accolto con un sorriso nostalgico dal pubblico più maturo.

Casty 2025 13Risulta comunque interessante rilevare come per l’aspetto dei comprimari Casty non abbia mutato granché le proprie “linee guida” rispetto a quanto fatto per le sue storie topolinesi: l’archeologo in particolare, ma anche altre comuni figure di sfondo, non sfigurerebbero infatti nelle vie di Topolinia e questo mi ha fatto un po’ strano.
Anche per quanto riguarda l’approccio alle ambientazioni valgano le stesse considerazioni, così come per la gabbia che rimane piuttosto regolare.
Mi piace però porre l’accento sulla recitazione, in particolare proprio quella di Zio Paperone e di Paperino, che il disegnatore è molto meno abituato a muovere su carta: in particolare nelle interazioni tra i due c’è tutta la vitalità e la spontaneità che regola il loro comportamento interpersonale, potendo apprezzare il leggero conflitto ma anche la complicità che emerge nel momento del pericolo. Per quanto riguarda lo Zione di per sé, invece, Casty riesce a evidenziare efficacemente le varie emozioni che lo attraversano, dalla gioia alla preoccupazione, lavorando bene sulle espressioni del becco così come sulla postura e sul modo in cui i suoi “complementi” (cilindro, bastone, occhiali) si adattano a lui.
Una bella prova, insomma!

Bene, per ora non ho altro da aggiungere: vi ringrazio per l’attenzione e vi anticipo che già a stretto giro tornerò con un altro post, già pronto e programmato.
Stay tuned, quindi, e alla prossima!

Andrea Bramini

Andrea Bramini

(Codogno, 1988) Dopo avere frequentato un istituto tecnico ed essersi diplomato come perito informatico decide di iscriversi a Scienze Umane e Filosofiche all'Università Cattolica del Sacro Cuore, dove a inizio 2011 si laurea con una tesi su "Watchmen". Ha lavorato per un'agenzia di pubbliche relazioni ed è attualmente impiegato in un ufficio.
Appassionato da sempre di fumetti e animazione Disney, ha presto ampliato i propri orizzonti imparando ad apprezzare il fumetto comico in generale, i supereroi americani, i graphic novel autoriali italiani ed internazionali e alcune serie Bonelli. Ha scritto di queste passioni su alcuni forum tematici ed è approdato su Lo Spazio Bianco nel 2011, entrando qualche anno dopo nel Consiglio direttivo.

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