Bentornati su Lo Spazio Disney!
Mentre sto scrivendo queste righe respiro aria da Lucca Comics nella mia “bolla”, com’è giusto che sia visto che quest’anno la kermesse toscana torna in presenza dopo lo stop del 2020 nel quale è si è svolta solo in versione online.
Io salto, limitandomi a seguire a distanza gli eventi, le interviste e gli annunci che tengono banco durante il weekend fieristico (a proposito, lo sapete che quest’anno Lo Spazio Bianco è stato streaming partner ufficiale di Lucca Comics? Recuperate sul nostro canale Twitch le registrazioni di quanto trasmesso durante la manifestazione, se vi siete persi le dirette!), e anche per questo invece di guardare avanti faccio un passo indietro e mi concentro, come d’abitudine, sulle settimane passate; in particolare, su cosa è apparso su Topolino nel corso di ottobre.
Ottobre 2021: le storie da Topolino

Il Pikappero torna infatti su Topolino dopo sette mesi da Una straordinaria notte qualunque, la storia pensata per il venticinquennale di PK. In qualche modo anche questa seconda incursione sul settimanale vuole idealmente proseguire i festeggiamenti, ma stavolta non abbiamo una trama smaccatamente autocelebrativa come era quella di marzo, bensì una vera e propria storia con una sue precisa identità.
Lo sceneggiatore si collega fortemente alla lore pikappica, richiamando esplicitamente quanto accaduto in uno dei numeri più celebri di PKNA (Il giorno del sole freddo, i cui eventi sono stati richiamati più volte nel corso della saga, tanto erano intriganti) e collegandolo con una coppia di avversari che personalmente non mi sarei aspettato di rivedere in PKNE, dal momento che apparvero in TimeCrime, il crossover tra PK e DoubleDuck.
Insomma, un piatto ricco (anche se servito in una cinquantina scarsa di tavole) e che nel primo tempo mi aveva decisamente soddisfatto: la ricetta era stata cucinata con tutti gli ingredienti giusti, e non potevano esserci dubbi conoscendo lo chef, tanto che la prima cosa a cui ho pensato era che si avvertiva proprio il mood di PKNA, sembrava davvero che come ritmo e approccio questa storia fosse uscita dalla fine degli anni Novanta. Il modo in cui sono stati usati Angus Fangus e Lyla è molto buono, così come la maniera in cui viene inquadrata la collaborazione tra Paperinik e Uno, e l’andamento della storia che ne consegue mantiene un’ossatura robusta.
Tale sensazione permane anche nella seconda parte, beninteso, ma la trama prende una piega che non mi ha convinto del tutto, a causa dei sopracitati personaggi e della funzione che hanno ricoperto nell’intreccio. Non è solo questione di “non aspettarmeli”, è proprio una difficoltà nel vederli calati in questo contesto. Axel Alpha ha un innegabile carisma, è vero, ma non riesco a interpretarlo a pieno titolo come nemico di Pikappa, e il suo ruolo a capo dell’Organizzazione fatico a digerirlo. Forse perché lo accettavo con riserva già nel finale di TimeCrime.
La compressione narrativa ha inoltre sacrificato le scene d’azione e di combattimento, per cui il tanto declamato robottone non ha potuto secondo me apparire al massimo della forma… nonostante ciò il buon Pastro ha dato il massimo per valorizzare un elemento che gli stava evidentemente a cuore, mostrando i muscoli in ogni pagina in cui l’esoscheletro compariva. Il tratto sottile e dinamico del disegnatore, unito all’inchiostrazione di Michela Frare, contribuisce molto all’atmosfera pikappica a cui facevo cenno; il suo Paperino/Pikappa è magnifico, per esempio, così come Uno. Grande cura è riservata anche agli sfondi e alla componentistica mecha e tecnologica, e il lavoro appare pulito perché l’artista riesce a bilanciare bene quanto appare nelle vignette, azzardando spesso una composizione piuttosto creativa della tavola con risultati decisamente felici.
Infine, i colori di Andrea Stracchi risultano determinanti nel risultato finale, perché riescono davvero a differenziare le tonalità delle pagine da quelle delle altre storie del libretto, seguendo il solco di quanto fatto ai tempi su PKNA ma con una buona dose di ricerca personale applicata su quanto fatto in passato per il superpapero mascherato. Un lavoro cromatico curato e che esalta la parte estetica del fumetto.
Insomma, soddisfatto per metà. Mi aspettavo forse di più, vista la caratura dei nomi in ballo, e sicuramente sono rimasto perplesso dalla necessità di andare a riempire il buco (se di ciò si trattava) sulle origini dell’Organizzazione. Al netto di ciò l’avventura in sé si fa leggere, il ritmo e le dinamiche sono evidentemente pikappiche nel senso più puro del termine e la componente grafica è di tutto rispetto.

Su Zio Paperone e il centounesimo Canto di Alessandro Sisti e Alessandro Perina (n. 3437) avevo già espresso pareri positivi, ma anche dubbi, un mese fa. Alla luce dell’ultimo episodio, pubblicato a inizio ottobre, non posso che riconfermare questa via di mezzo nell’apprezzamento di una storia che, per quanto buona, soffre un po’ la struttura a tappe e una trama forse troppo lineare nella sua impostazione. Sisti ha tentato di rimescolare le carte rispetto alla “rivelazione” della terza puntata, ma in realtà non è cambiato granché ai miei occhi. Anche la vera natura del centounesimo Canto non mi ha sconvolto più di tanto. Stringi stringi, è stata una buona caccia al tesoro con un Paperone e famiglia scritti benissimo e alcuni passaggi particolarmente felici. Non ho altro da aggiungere, se non ribadire che il tratto morbido e classico di Perina si presta bene a questo tipo di storie.

Ammetto però che il risultato della Ballata mi è apparso più convincente; certo, l’escamotage dietro la rivincita del pivello era ahimè scontato e nemmeno particolarmente nuovo (abbiamo già visto Paperone aiutare in segreto Rockerduck per non perdere il proprio rivale in affari), ma Nucci gestisce bene la faccenda sapendo caratterizzare bene Rockerduck. Laddove la trama in senso stretto mi è apparsa banale, ecco infatti che lo sceneggiatore compensa con una connotazione azzeccata del papero in bombetta, che alterna scoramenti a nuovi slanci, uscendo dalla bidimensionalità a cui troppo spesso è condannato.
C’è da dire, a onor del vero, che un anno e mezzo fa Vito Stabile aveva già condotto una bella riflessione su Rockerduck in una storia assai valida (La spiaggia della rivalsa), meno ambiziosa ma forse anche più naturale nella sua semplicità.
Cavazzano alle matite fa un buon lavoro: se nel complesso ci regala il suo tratto della maturità senza guizzi di rilievo, in alcune vignette le inquadrature si fanno più interessanti e alcuni sguardi di Paperone e Rockerduck appaiono con quel qualcosa in più che ci ricorda perché Cavazzano è Cavazzano, Re Giorgio, il più grande Maestro Disney ancora in attività. Inoltre ci sono alcune tavole – quelle in cui scroscia la pioggia, in particolare, ma anche la vignetta verticale nella quale l’eterno numero due scende le scale della sua villa in una buia notte – che sono un vero spettacolo e aggiungono atmosfera al punto di offrire un vero quid all’intera storia.

Se nel 2020 Operazione Alaska reintroduceva brillantemente il gruppo scoutistico sul settimanale con una visione più moderna (nell’equipaggiamento e nello sguardo alla contemporaneità), il testimone raccolto pochi mesi fa da Vacca con Missione Tropici appariva già vagamente meno incisivo. Era evidente l’intenzione di mettere in primo piano i rapporti tra le Giovani Marmotte, sfruttando i nuovi componenti introdotti per vivacizzare le interazioni oltre i soliti Qui, Quo, Qua, ma non sempre tutto appariva naturale nella narrazione e l’inserimento di un misterioso avversario nell’ombra appariva più goffo che affascinante. Questi difetti si ritrovano ora ne L’arcipelago delle tartarughe, nella quale ho trovato un racconto che si trascina stanco per due tempi, dove alla missione del titolo sono stati dedicati pochi frammenti e dove il messaggio ecologista è passato secondo me in maniera meno avvincente di quanto fosse nelle intenzioni iniziali.
Ho apprezzato la gestione dei rapporti interpersonali tra i ragazzi, anche se forse è stata tirata un po’ per le lunghe la questione del litigio fra la ragazza e uno dei nipotini. Molto meglio la nuova recluta, se non altro per il modo in cui viene fatta avvicinare alla realtà delle GM che mi ha ricordato n po’ la scena finale di Star Wars – Gli ultimi Jedi! 😀 Divertenti e ben sceneggiate le gag umoristiche e folli con Newton protagonista e piuttosto buoni i disegni di un Ferracina in crescita, cosa che si nota in passaggi come quelli della doppia splash page subacquea.

Per quanto mi riguarda siamo in realtà un gradino sotto rispetto a Topolino e gli incubi a occhi aperti e a Pippo e l’inquietante Nyappo, per restare a un certo tipo di venature, ma devo dire che Qualcosa nella nebbia si difende bene e pure abbondando di cliché horror fa il suo dovere: intrattiene e si avvale dell’atmosfera perfetta per questo tipo di narrazione. Una buona lettura a tema che pur non potendo eccedere su certi toni riesce a portare sulla carta talune sensazioni di pathos. Ha inoltre il merito di dare maggior spazio a Minni, che per buona parte dell’avventura si muove da sola sulle tracce di uno scomparso Topolino; il personaggio riesce così a smarcarsi dall’ombra dell’ingombrante partner senza essere rinchiusa negli stereotipi di genere. Cesarello ai disegni si rivela un’ottima scelta per il tenore di questa storia, e come già ebbi a dire pochi mesi fa trovo che l’artista si trovi particolarmente a proprio agio con i Topi, al contrario dei Paperi.
Newton e Pico in Viaggio nel sapere – Musica, maestro! di Giorgio Fontana e Donald Soffritti (n. 3437) prosegue la striscia positiva – tanto narrativamente quanto nel disegno – che ho già avuto modo di illustrare con le precedenti storie del ciclo. Una sorpresa che si rinnova ogni volta, considerando quanto sulla carta potesse sembrare un’ecatombe l’idea di partenza. E invece… a onor del vero forse questo episodio nello specifico è quello che considero il meno riuscito del lotto, ma rimane sempre una lettura frizzante e simpatica.



Ecco, queste le storie di ottobre su cui secondo me valeva spendere qualche parola.
Come sempre, se volete potete dire la vostra nei commenti 😉
Intanto vi do appuntamento al post sulle pubblicazioni disneyane di ottobre, online fra qualche giorno.
Ciao!
Bonus track
Nelle scorse settimane sono stato ospite di due puntate all’interno di un podcast a tema fumetti!
Ideato e curato da Luca Cerretti, Il supereroe, il multiverso e tutto quanto nasce con l’intento di approfondire l’esperienza di lettore del padrone di casa, ma occasionalmente accoglie altri appassionati per una sana chiacchierata a tema, e in questo caso ha avuto la bontà di pensare a me.
Ho avuto quindi l’occasione di parlare delle mie “secret origins” di lettore, di come ho maturato i miei gusti in fatto di fumetti, di come ho iniziato ad approfondire questa passione e a fare critica amatoriale, fino a condurre una breve analisi sull’incontro tra fumetto Disney e supereroi.
Vi lascio qui sotto entrambe le puntate: