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Almanacco Topolino #23 (luglio-agosto-settembre 2025)

15 Luglio 2025
Il nostro Bramo commenta il numero estivo di “Almanacco Topolino”.

Almanacco 23 coverNel bel mezzo di una calura estiva sopra la media per essere fine giugno, ecco arrivare nelle edicole della nostra assolata penisola il nuovo, attesissimo e sudato numero di Almanacco Topolino! La periodicità così lasca rende ormai ogni uscita della testata una sorta di piccolo evento, per il sottoscritto, che purtroppo si esaurisce sempre troppo velocemente.

Come sanno bene gli aficionados di queste pagine, sono sempre un entusiasta estimatore di questa pubblicazione, ma in questo caso trovo che il curatore Marco Travaglini si sia addirittura superato, a partire dal sommario, portando a casa quello che è probabilmente il numero migliore da quando ha preso in mano le redini della testata.
Le tre ristampe provenienti dallo storico Almanacco, tanto per cominciare, sono tutte accomunate dal fatto di essere state riproposte davvero pochissimo e con l’ultima apparizione risalente a molti anni fa, il che è sicuramente un plus: trovo infatti che sia una mission meritoria – e particolarmente adatta a questo magazine – quella di proporre storie rare e poco viste. In questo caso, inoltre, si tratta di avventure che al di là di questa loro prerogativa sono anche godibili di per sé!

Almanacco 23 1Paperino e il tesoro del re delfino di Guido Martina e Giorgio Cavazzano, ad esempio, è una freschissima vicenda marittima con una sua morale di fondo, una parentesi centrale a metà tra aneddoto storico e parodia papera e buone dinamiche tra i personaggi, grazie a un Martina che non sbraca troppo con la propria visione conflittuale dei rapporti familiari. Come se non bastasse, inoltre, i disegni di Cavazzano sono strepitosi: siamo nel 1978 e quindi ancora nel pieno del suo periodo techno, che anche in questa occasione porta a tavole dettagliate, acute, movimentate e figlie di quella sperimentazione “schizzata” che caratterizzava questa fase della carriera del Maestro.

Topolino lupo di mare, di Staff di If e Alberico Motta, mi è piaciuta leggermente meno ma più per una questione squisitamente di gusti personali che altro. Analizzandola in maniera meno “partecipata” si può infatti ritrovare una sceneggiatura piuttosto solida e scritta con mestiere, nella quale viene ripreso un comprimario dalla gottfredsoniana Topolino e il mostro bianco e si racconta di loschi traffici portuali nei quali una società vuole avere il monopolio del pesce con metodi non proprio leciti. Una storia quasi “impegnata”, per non dire “sindacalista” 😛 e nella quale Topolino e Pippo vengono mossi in maniera adeguata.
Il tratto di Motta contribuisce alla allure classica che il racconto porta con sé, grazie a uno stile morbido e composto, senza troppi fronzoli.

Almanacco 23 7Infine, a chiusura dell’albo, ecco Biancaneve e la rosa d’argento di Pier Carpi e Pier Lorenzo De Vita, uno dei tanti sequel a fumetti del lungometraggio animato realizzati in Italia… ma uno dei meno noti, complice la sola ristampa avvenuta nel lontano 1972.
Un oblio dal quale Travaglini l’ha tolta e ne sono contento perché si è rivelata una buona lettura: in alcuni passaggi tradisce invero gli anni che si porta sulle spalle – qualche lungaggine e giro a vuoto di troppo – e i Sette Nani Cattivi non mi convinceranno mai, anche considerando che in questo caso non erano così necessari all’intreccio, ma nel complesso mi ha intrattenuto con il giusto garbo: un’idea interessante che riesce a distinguersi quel tanto che basta come variazione sul tema della Regina che vuole far fuori la bella principessa.
Efficaci ed eleganti sono poi i disegni di De Vita padre che, in particolare con gli esseri umani (Biancaneve, Grimilde), sfodera un segno realistico convincente e raffinato, pienamente calato nell’estetica degli anni Sessanta, che si ravvede anche nell’occhio “naturalista” con cui vengono ritratti gli ambienti naturali del bosco.
Quando si dedica invece ai Sette Nani o agli animali, l’artista torna ad abbracciare il proprio stile umoristico, dimostrando di cavarsela alla grande in entrambe le dimensioni e soprattutto di saperle far convivere nella stessa avventura in maniera armonica.

Almanacco 23 3Passando alle inedite, anche in questa sezione l’indice non delude affatto.
La parte del leone la fanno ovviamente le uniche due storie di media lunghezza: il nuovo episodio dei Diari di Paperone e un’avventura speciale con Amelia come protagonista.
L’altro mistero degli Incas di Kari Korhonen, del 2024, si concentra sul periodo in cui Paperone stava per tornare nel Montana: per racimolare la cifra necessaria al viaggio accetta di fare da assistente a un archeologo che si rivela ben presto piuttosto fuori di testa, nelle proprie ricerche. Tra leggende su alieni che avrebbero visitato la Terra in passato e presunte città a forma piramidale, il tutto diventa un pretesto per citare la barksiana Paperino e il mistero degli Incas, dato che Korhonen fa finire inconsapevolmente il giovane protagonista proprio a Testaquadra. Devo dire che in questo caso il gioco citazionistico mi ha convinto solo per metà, mi è apparso infatti leggermente forzato… mentre l’avventura nel suo complesso la promuovo, avendola trovata robusta, avvincente e divertente.
Anche il lato artistico mi ha soddisfatto: il tratto dell’autore non sono ancora riuscito a decifrarlo pienamente visto che di storia in storia mi appare più o meno gradevole, ma in questo caso mi è piaciuto e pure molto, forse una delle sue prove più convincenti per quanto mi riguarda.

Almanacco 23 4Amelia e l’ossessione monetaria di Byron Erickson e Daan Jippes, del 2009, poggia su una solida trovata: e se Amelia decidesse di fregarsene della Numero Uno, forgiando l’amuleto che la può rendere ricca solo con le monete già in suo possesso?
In diverse storie italiane si è già mostrato uno scenario simile, nel quale la fattucchiera pensava a soluzioni alternative che la togliessero dall’impasse con Zio Paperone, ma reputo questa idea di Erickson nello specifico una delle più compiute in tal senso: intanto si porta effettivamente a termine tale piano, richiamando e usando anche altre monete di Paperone che in passato le aveva rifilato con l’inganno spacciandole per la vera Numero Uno, e poi nello sviluppo si va a toccare corde emotive nella protagonista che secondo me mostrano in maniera coerente il carattere, i sentimenti e la mente della strega campana.
Molto valida, insomma, nonché sostenuta dai folgoranti disegni di un Jippes più in forma che mai, che sembra far rivivere l’Amelia di Carl Barks nell’isteria che riesce a conferire al suo sguardo e ai suoi scatti d’ira. Magnifico.

A completare la sezione troviamo infine la breve Panchito in: c’è cavallo e cavallo di Daan Jippes, simpatico divertissement in cui l’artista mette su carta il ritmo tipico dei cartoon, e due one-page di Carlo Gentina a tema estivo: Un grave shock, che mi ha fatto genuinamente ridere, e Coincidenza (s)fortunata, simpatica per l’ultima vignetta (che come effetto mi ha ricordato, mutatis mutandis, il “Buonaseraaaaaaa” di una storica pubblicità) ma che nel complesso si presenta in maniera più blanda.

Almanacco 23 6In conclusione, non posso non rilevare che permane la quantità ridotta di pagine riservate alle storie estere mai pubblicate in Italia, già sottolineata negli scorsi numeri ma con la quale temo di dover semplicemente fare i conti, sperando anzi che non venga ulteriormente ridotta!
Quello su cui mi sento di potermi battere un po’ di più è la foliazione dedicata agli articoli: come già scrivevo tre mesi fa, lo spazio dedicato alle introduzioni di Travaglini è ormai ridotto all’editoriale iniziale, a una paginetta per le storie dal vecchio Almanacco, una paginetta per le inedite e una paginetta per la storia “speciale”… l’ho già detto e lo riconfermo, il curatore è bravo a condensare diversi concetti utili e interessanti anche in quelle poche righe a disposizione, ma riuscire a rubacchiare un paio di facciate in più non potrebbe che giovare all’apparato di approfondimenti del giornale, considerando che tali contributi rappresentano uno degli elementi cardine di questa proposta editoriale.

Al di là di ciò, ribadisco l’assoluto valore di questo albo, veramente consigliato tanto ai lettori più esigenti quanto a quelli più casual!

Andrea Bramini

Andrea Bramini

(Codogno, 1988) Dopo avere frequentato un istituto tecnico ed essersi diplomato come perito informatico decide di iscriversi a Scienze Umane e Filosofiche all'Università Cattolica del Sacro Cuore, dove a inizio 2011 si laurea con una tesi su "Watchmen". Ha lavorato per un'agenzia di pubbliche relazioni ed è attualmente impiegato in un ufficio.
Appassionato da sempre di fumetti e animazione Disney, ha presto ampliato i propri orizzonti imparando ad apprezzare il fumetto comico in generale, i supereroi americani, i graphic novel autoriali italiani ed internazionali e alcune serie Bonelli. Ha scritto di queste passioni su alcuni forum tematici ed è approdato su Lo Spazio Bianco nel 2011, entrando qualche anno dopo nel Consiglio direttivo.

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