
Come sanno bene gli aficionados di queste pagine, sono sempre un entusiasta estimatore di questa pubblicazione, ma in questo caso trovo che il curatore Marco Travaglini si sia addirittura superato, a partire dal sommario, portando a casa quello che è probabilmente il numero migliore da quando ha preso in mano le redini della testata.
Le tre ristampe provenienti dallo storico Almanacco, tanto per cominciare, sono tutte accomunate dal fatto di essere state riproposte davvero pochissimo e con l’ultima apparizione risalente a molti anni fa, il che è sicuramente un plus: trovo infatti che sia una mission meritoria – e particolarmente adatta a questo magazine – quella di proporre storie rare e poco viste. In questo caso, inoltre, si tratta di avventure che al di là di questa loro prerogativa sono anche godibili di per sé!

Topolino lupo di mare, di Staff di If e Alberico Motta, mi è piaciuta leggermente meno ma più per una questione squisitamente di gusti personali che altro. Analizzandola in maniera meno “partecipata” si può infatti ritrovare una sceneggiatura piuttosto solida e scritta con mestiere, nella quale viene ripreso un comprimario dalla gottfredsoniana Topolino e il mostro bianco e si racconta di loschi traffici portuali nei quali una società vuole avere il monopolio del pesce con metodi non proprio leciti. Una storia quasi “impegnata”, per non dire “sindacalista” 😛 e nella quale Topolino e Pippo vengono mossi in maniera adeguata.
Il tratto di Motta contribuisce alla allure classica che il racconto porta con sé, grazie a uno stile morbido e composto, senza troppi fronzoli.

Un oblio dal quale Travaglini l’ha tolta e ne sono contento perché si è rivelata una buona lettura: in alcuni passaggi tradisce invero gli anni che si porta sulle spalle – qualche lungaggine e giro a vuoto di troppo – e i Sette Nani Cattivi non mi convinceranno mai, anche considerando che in questo caso non erano così necessari all’intreccio, ma nel complesso mi ha intrattenuto con il giusto garbo: un’idea interessante che riesce a distinguersi quel tanto che basta come variazione sul tema della Regina che vuole far fuori la bella principessa.
Efficaci ed eleganti sono poi i disegni di De Vita padre che, in particolare con gli esseri umani (Biancaneve, Grimilde), sfodera un segno realistico convincente e raffinato, pienamente calato nell’estetica degli anni Sessanta, che si ravvede anche nell’occhio “naturalista” con cui vengono ritratti gli ambienti naturali del bosco.
Quando si dedica invece ai Sette Nani o agli animali, l’artista torna ad abbracciare il proprio stile umoristico, dimostrando di cavarsela alla grande in entrambe le dimensioni e soprattutto di saperle far convivere nella stessa avventura in maniera armonica.

La parte del leone la fanno ovviamente le uniche due storie di media lunghezza: il nuovo episodio dei Diari di Paperone e un’avventura speciale con Amelia come protagonista.
L’altro mistero degli Incas di Kari Korhonen, del 2024, si concentra sul periodo in cui Paperone stava per tornare nel Montana: per racimolare la cifra necessaria al viaggio accetta di fare da assistente a un archeologo che si rivela ben presto piuttosto fuori di testa, nelle proprie ricerche. Tra leggende su alieni che avrebbero visitato la Terra in passato e presunte città a forma piramidale, il tutto diventa un pretesto per citare la barksiana Paperino e il mistero degli Incas, dato che Korhonen fa finire inconsapevolmente il giovane protagonista proprio a Testaquadra. Devo dire che in questo caso il gioco citazionistico mi ha convinto solo per metà, mi è apparso infatti leggermente forzato… mentre l’avventura nel suo complesso la promuovo, avendola trovata robusta, avvincente e divertente.
Anche il lato artistico mi ha soddisfatto: il tratto dell’autore non sono ancora riuscito a decifrarlo pienamente visto che di storia in storia mi appare più o meno gradevole, ma in questo caso mi è piaciuto e pure molto, forse una delle sue prove più convincenti per quanto mi riguarda.

In diverse storie italiane si è già mostrato uno scenario simile, nel quale la fattucchiera pensava a soluzioni alternative che la togliessero dall’impasse con Zio Paperone, ma reputo questa idea di Erickson nello specifico una delle più compiute in tal senso: intanto si porta effettivamente a termine tale piano, richiamando e usando anche altre monete di Paperone che in passato le aveva rifilato con l’inganno spacciandole per la vera Numero Uno, e poi nello sviluppo si va a toccare corde emotive nella protagonista che secondo me mostrano in maniera coerente il carattere, i sentimenti e la mente della strega campana.
Molto valida, insomma, nonché sostenuta dai folgoranti disegni di un Jippes più in forma che mai, che sembra far rivivere l’Amelia di Carl Barks nell’isteria che riesce a conferire al suo sguardo e ai suoi scatti d’ira. Magnifico.
A completare la sezione troviamo infine la breve Panchito in: c’è cavallo e cavallo di Daan Jippes, simpatico divertissement in cui l’artista mette su carta il ritmo tipico dei cartoon, e due one-page di Carlo Gentina a tema estivo: Un grave shock, che mi ha fatto genuinamente ridere, e Coincidenza (s)fortunata, simpatica per l’ultima vignetta (che come effetto mi ha ricordato, mutatis mutandis, il “Buonaseraaaaaaa” di una storica pubblicità) ma che nel complesso si presenta in maniera più blanda.

Quello su cui mi sento di potermi battere un po’ di più è la foliazione dedicata agli articoli: come già scrivevo tre mesi fa, lo spazio dedicato alle introduzioni di Travaglini è ormai ridotto all’editoriale iniziale, a una paginetta per le storie dal vecchio Almanacco, una paginetta per le inedite e una paginetta per la storia “speciale”… l’ho già detto e lo riconfermo, il curatore è bravo a condensare diversi concetti utili e interessanti anche in quelle poche righe a disposizione, ma riuscire a rubacchiare un paio di facciate in più non potrebbe che giovare all’apparato di approfondimenti del giornale, considerando che tali contributi rappresentano uno degli elementi cardine di questa proposta editoriale.
Al di là di ciò, ribadisco l’assoluto valore di questo albo, veramente consigliato tanto ai lettori più esigenti quanto a quelli più casual!