Bentornati su Lo Spazio Disney!

Quest’anno la distribuzione ha deciso per un anticipo ancora maggiore del solito, che si aggirava attorno all’Immacolata: stavolta invece abbiamo un nuovo numero di fatto a soli due mesi netti dal precedente, col rovescio della medaglia di avere il prossimo fra ben QUATTRO mesi!

Per quanto si notasse già da qualche tempo una leggera riduzione delle pagine dedicate a storie straniere mai pubblicate in Italia, non si era ancora arrivati ad avere solamente un’avventura e quattro one-page. È troppo poco, secondo me, per una testata che doveva avere e di fatto aveva come scopo principale quello di ospitare debutti italiani di fumetti Disney realizzati per i Paesi del Nord Europa o per altre nazioni del mondo.
Una scelta che mi rifiuto di credere venga dal curatore Marco Travaglini e che più probabilmente risponde a delle esigenze redazionali, magari squisitamente economiche: sono certo che si tratta di motivazioni rispettabilissime e magari “obbligate”, per necessità di budget o di altro fattori, ma è veramente un peccato che va a snaturare il core stesso del prodotto.
A onor del vero, occorre però evidenziare per correttezza che quell’unica storia è più lunga della media Egmont: con la sua trentina di pagine equivale circa a tre di durata standard, e questo forse mi riappacifica un po’ con la scelta. Ma il colpo d’occhio è stato traumatico ????

Gli autori vanno a rimestare nuovamente nell’ormai usurata biografia ufficiale di Paperon de’ Paperoni così come raccontata da Don Rosa, immaginando un misterioso viaggiatore del tempo che torna nel passato per sottrarre allo Zione tesori e oggetti fondamentali ottenuti in gioventù, al fine di cambiare il suo status nel presente.
Un plot per certi versi ambizioso, e sono contento che per una volta sia stato concesso agli sceneggiatori egmontiani il giusto spazio per svilupparlo senza svilirlo, ma che in fondo si basa su un humus che inizia a diventare quasi morboso, nella sua concentrazione.
Mi chiedo, tra Nord Europa e Italia, quanto si possa sfruculiare in quegli episodi, con vari artifizi o ampliando taluni aneddoti, prima di arrivare a un punto di non ritorno.
Questo sia detto come considerazione personale, tra l’altro su un approccio che venticinque anni fa era invece il massimo per me, smanioso di cogliere tutti i riferimenti alle storie di Carl Barks inseriti da Don Rosa, ma che oramai è diventato un vero e proprio trend.
Inoltre c’è da considerare che lo stesso Rosa aveva fatto una cosa simile – con i sogni anziché con i viaggi nel tempo – ne Il sogno di una vita, che analogamente a questa Cronoviaggio natalizio fungeva da pretesto per ripresentare talune scene della $aga o dell’epopea barksiana.
Sia come sia, la storia di per sé intrattiene e funziona, la strana coppia formata da Paperino e Miss Paperett ha il suo perché e differenzia taluni passaggi narrativi rispetto alla classica presenza dei nipotini e la narrazione ha un ottimo equilibrio tra azione, divertimento e commozione.
Non ultimo, i disegni di Midthun impreziosiscono la vicenda: l’ispirazione barksiana è utile per la mimesi di alcune scene prese da La corona perduta di Gengis Khan e da La Stella del Polo, il tratto è armonico e guizzante nel ritrarre Paperino e nell’illustrare i momenti più concitati e anche la griglia opta per soluzioni fantasiose e apprezzabili.
In definitiva, un bel regalo di Natale per i lettori di Almanacco, così come le tavole autoconclusive di Carlo Gentina, naturalmente, tutte selezionate a tema invernale e Festivo e tutte godibili (Lo spazzaneve automatico e Fuochi d’artificio le migliori).

Ci sono poi due one-page di Barks ambientate durante la jolly season, sempre fresche nel loro essere piacevolmente dissacranti, che fanno il paio con il “Sorriso in più” della striscia di Bill Walsh e Floyd Gottfredson che uscì originariamente il 25 dicembre del 1958.

Il tratto di Motta ricorda un po’ quello del Marco Rota di quegli anni, con un segno morbido e batuffoloso che diventa particolarmente riuscito quando raffigura la neve che copre le strade o che scende copiosa.
L’altra italiana d’antan è Zio Paperone e il ritorno dell’avvocato, di Pier Carpi e Giovan Battista Carpi: questa è fuori stagione, ma la sua presenza è apprezzabile dal momento che costituisce il sequel di Zio Paperone e le bande rivali vista nel numero scorso. In sé non è niente di che, ma ha il pregio di mostrare i disegni carpiani degli anni Sessanta.

Come sempre in queste occasioni, la sceneggiatura segue fedelmente la trama del film e quindi non è in questo il suo plus, quanto nella capacità di portare in vignette il ritmo della narrazione vista sul grande schermo. Ci riesce parzialmente, dovendo però considerare che la storia viene sintetizzata in appena una trentina di pagine, andando di fatto molto veloce in alcuni punti. Lo spirito fantastico viene però preservato e così i caratteri dei protagonisti, paradossalmente in maniera migliore la famiglia Banks rispetto alla protagonista.
I disegni in stile verista di Mike Arens costituiscono però il vero motivo di fascino di questo recupero: l’artista cattura efficacemente le fattezze di Julie Andrews, di Dick Van Dyke e di David Tomlinson, avvicinando tantissimo le tavole a fumetti ai fotogrammi filmati.
Il colore smarmellato dell’epoca non aiuta ad apprezzare il lavoro di Arens, a dirla tutta, ma l’alternanza con pagine in bianco e nero permette di godere di un tratto pulito, chiaro e attento ai dettagli, soprattutto nei visi dei personaggi.

Il curatore fa un buonissimo lavoro anche nell’introduzione al Cronoviaggio natalizio, mettendo in fila per bene tutti i riferimenti contenuti nella storia norvegese, e in quella alle storie italiane, che vengono contestualizzate efficacemente.
La prosa di Travaglini si conferma scorrevole, chiara e concisa come nei due numeri precedenti, fornendo una buona guida di viaggio al pubblico.
A quanto pare, dal prossimo numero – che attendo in particolare per la versione a fumetti de I tre Caballeros – verrà allegata una card collezionabile per ogni albo del 2025, con l’evoluzione stilistica di Paperino: operazione curiosa – in passato la testata aveva avuto allegati solo quando ne erano coinvolte molte altre, per monete e medaglie, mentre in questo caso l’iniziativa pare cucita su misura per le sole Almanacco Topolino e I Classici Disney – che non cambia di una virgola la mia esperienza con la pubblicazione, ma che perlomeno sembrerebbe assicurarle esistenza per tutto il prossimo anno, sperando che la mossa possa dare un’iniezione di vendite e prolungare ulteriormente la presenza in edicola della serie.
Dal canto mio, per sicurezza specificherò al mio edicolante di tenermene sempre una copia da parte, non si sa mai…