Topo gennaio 2023 evidenza

Il “Topo” di gennaio 2023

31 Gennaio 2023
Facciamo una panoramica delle storie uscite sui “Topolino” di gennaio secondo il punto di vista del nostro Bramo!

Bentornati su Lo Spazio Disney!
È finalmente terminato un gennaio che, per qualche motivo, mi è sembrato più lungo del solito: non saprei dire se si tratta di una sensazione comune a tutti gli inizi d’anno, che puntualmente il mio cervello rimuove nei mesi successivi, o se quello del 2023 avesse qualcosa di particolare tale da renderne i tempi più dilatati.
Ad ogni modo ne sono uscito, tra una prima spruzzata di neve – almeno dalle mie parti – e lo sciopero dei benzinai.
Ma, soprattutto, accompagnato da quanto pubblicato sul fedele Topolino.
Prima di partire con l’analisi delle principali storie di gennaio, però, un piccolo avviso su qualcosa che potrebbe cambiare per questo blog dal prossimo mese.

Avviso all’utenza

Sto pensando di modificare l’assetto principale de Lo Spazio Disney, che fin dall’inizio ha avuto come perno attorno cui ruotare quello della disamina a ritmo mensile della produzione disneyana nel suo complesso.
Mi sto accorgendo che un appuntamento fisso di questo tipo, volto peraltro a produrre post piuttosto articolati, inizia a diventare abbastanza gravoso.
L’intenzione sarebbe quindi quella di focalizzarmi su un numero molto più limitato di storie al mese e di trattarle singolarmente, con brevi recensioni in post ad hoc che possa far uscire con tempistiche più randomiche: certo, sempre a breve distanza dalla pubblicazione su Topolino, ma senza avere come scadenza una finestra molto ristretta (dagli ultimi 2 giorni del mese ai primi 3-4 di quello successivo) e soprattutto sfoltendo un po’ la quantità di materiale da analizzare.
Non sono ancora sicuro di percorrere questa strada, né se tale proposito parta già con febbraio, ad ogni modo ci tenevo a condividere questo progetto con voi, così magari mi dite anche cosa ne pensate.
Insomma… anno nuovo, vita nuova 😛

E ora… si alzi il sipario!

Gennaio 2023: le storie da Topolino

Non posso che partire dagli episodi 3 e 4 de Il Destino di Paperone di Fabio Celoni (nn. 3502-3503), avventura della quale avevo già commentato prologo e prime due parti nel post dello scorso mese.
Ora che posso analizzare la storia nel suo insieme, mi dico soddisfatto ma anche leggermente perplesso.
Perplesso perché la struttura a storie singole rende la trama generale piuttosto sfilacciata, almeno in apparenza: il finale in realtà tira degnamente le fila della scommessa con i Bassotti e della “rinascita” di Zio Paperone, ma nel corso degli episodi spesso gli elementi orizzontali passano quasi in secondo piano e questo rende un po’ scollata l’avventura.
Le puntate in sé sono però molto valide: come dicevo il mese scorso, ci rivedo un sacco Rodolfo Cimino, oltre ovviamente a Carl Barks, tra i numi ispiratori ai quali Celoni deve aver guardato.
A parte la seconda e parzialmente l’ultima, tutte le missioni intraprese risultano ben gestite, raccontando solide avventure ma anche qualcosa di più sul carattere del protagonista. La terza, in particolare, rasenta il capolavoro per come tutti gli elementi – umorismo, giochi di parole, caccia al tesoro, fanta-archeologia e avventura – sono dosati all’interno della narrazione.

Il gran finale, poi, mi ha stupito per la potenza di cui è ammantato: un Paperone caratterizzato benissimo, come non si vedeva da anni sulle pagine di Topolino (e lo dico abbandonando perfino il “probabilmente” che di solito uso quando faccio affermazioni del genere!): l’artista dimostra di aver capito molto bene il personaggio e di amarlo, al punto da donargli una vera e propria scena madre che rimarrà nella memoria dei lettori molto a lungo, credo.
È un peccato che si pecchi un po’ nell’amalgama generale, rendendo meno compatto il viaggio alla riscoperta di sé compiuto dal vecchio cilindro, così come lo stratagemma del fantasma che in definitiva si rivela un po’ deludente nella sua risoluzione, anche perché piuttosto prevedibile.
Il destino di Paperone è quindi una storia non così semplice da valutare, per talune scelte di organizzazione narrativa: ambiziosa ma classica, derivativa ma con una sua identità precisa.
Io esco dalla lettura appagato, al netto di quelle cosette che non mi hanno convinto, e direi che tanto mi basta.
Di certo il lato estetico ha contribuito a questo appagamento: come dicevo il mese scorso, lo stile immaginifico e avvolgente di Celoni compie meraviglie, rendendo i personaggi raffinati e cesellati come non mai, ma sbizzarrendosi in modo eccellente anche con le ambientazioni, vere co-protagoniste della storia. Fantastico è anche Luca Merli ai colori, che amplia la sua tavolozza trovando soluzioni cromatiche diverse e coerenti per ogni episodio.

Su Le avventure del Capitano Nemo – Il regno di cristallo, Ep. 1-2, di Francesco Artibani e Lorenzo Pastrovicchio (nn. 3504-3505), non mi sbilancio troppo dal momento che manca ancora l’ultima puntata.
Mi limito quindi a osservare come finora questa sembra la storia migliore del ciclo verniano, con un primo episodio stratosferico per ritmo, azione e utilizzo dei personaggi: un andamento quasi thriller sotto certi aspetti e aderente con la scrittura dei romanzi di avventura per ragazzi di un tempo (quindi perfettamente coerente con l’ispirazione di base).
Il secondo tassello paga un po’ lo scotto della puntata di mezzo: il ritmo rallenta leggermente per iniziare a chiarire qualcosa dell’intreccio con uno “spieghino”, qualche passaggio si fa necessariamente più didascalico, ma la trama continua a reggere benissimo e i vari fili tirati iniziano già a convergere in maniera armonica. La figura di Nemo spicca meravigliosamente, con nuance ancora più stratificate delle prime due storie, ed è interessante il villain che gli viene contrapposto.
Ottimi anche i disegni del Pastro, che tira fuori tavole maiuscole: quadruple con prospettive ardite, griglie fantasiose e cangianti, cura nel rappresentare le espressioni sui volti dei personaggi, dinamicità del tratto e la consueta attenzione verso lo stile steampunk dei vari mezzi.
C’è anche una spread page veramente formidabile, esaltata dai bei colori di Irene Fornari.
Insomma, molto, molto bene 🙂

Con Once upon a mouse… in the future – Fantasmi dal futuro, di Francesco Artibani e Giovanni Rigano (n. 3502), cominciano ufficialmente sul “Topo” le celebrazioni per i 100 anni della Disney: si tratta infatti della prima di una serie di storie che riadattano, ambientandole in un lontano futuro, le trame di alcuni cortometraggi animati classici.
Il riferimento in questo caso è a Lonesome ghosts del 1937, e Artibani segue quanto basta il canovaccio del cartoon per poi saperlo connotare in maniera personale.
Al netto della città futuristica – un concept abusato che ormai mi ha stancato – mi sono trovato ad apprezzare questa riscrittura della trama originale, nella quale il trio protagonista mantiene le proprie riconoscibili caratteristiche e ci regala interazioni da antologia e dialoghi ben scritti.
Ho apprezzato molto anche la scena nella quale Topolino, Paperino e Pippo cadono in un trabocchetto: c’è un approccio molto d’azione, pur sempre senza dimenticare la comicità, che funziona dannatamente bene.
Coi disegni di Rigano bisogna certamente fare i conti: lo stile adottato dall’artista è volutamente estremo, in una suggestiva crasi tra l’omaggio al design degli anni Trenta e un tentativo di reinvenzione grafica che sintetizza certi elementi caratteristici di volti, corpi e abiti per rilanciarli in maniera originale. Il risultato sulle prime è stato respingente, per quanto mi riguarda (in particolare su Paperino), ma a una rilettura ho apprezzato talune scelte e la direzione estetica che si è voluta dare al progetto. Mantengo ancora qualche riserva ma comprendo le potenzialità di questo segno. Molto d’atmosfera invece gli sfondi, niente da dire.
Tra i progetti scritti da Artibani e realizzati per gli USA al fine dell’esportazione internazionale, questo è senza dubbio il migliore ora come ora: bisognerà vedere come andranno i prossimi episodi, però, specialmente quelli sceneggiati da altri autori.

Time machine (mis)adventures – Paperino e la finale scomparsa, di Alessandro Gatti e Alessandro Pastrovicchio (n. 3503), è invece un esempio di storie per il mercato internazionale che non funzionano, siamo proprio su un altro pianeta rispetto all’avventura appena commentata.
Considerando che anche le precedenti del ciclo mi hanno piuttosto deluso, direi che posso concludere che questa serie non faccia proprio per me: la trovo fiacca, priva di verve e con un canovaccio ripetitivo e prevedibile. In questo caso, tra l’altro, il soggetto è il medesimo de Il Mondiale scomparso di Bruno Sarda e Claudio Sciarrone (riproposta su I Grandi Classici Disney di dicembre): ovviamente non ritengo che si tratti di plagio, ma il senso di già visto si acuisce di conseguenza. Buoni i disegni di Pastrovicchio, anche se un paio di gradini sotto alla sua performance in Viaggio nella luna.

Topolino e la notte della civetta, di Francesco Artibani e Alessandro Perina (n. 3503), ci riporta in Italia dopo l’avventura di un paio di mesi fa nel Parco del Pollino con Rock Sassi.
Ricorderete forse che fui piuttosto freddino in quell’occasione, trovando tale storia eccessivamente didascalica e in sostanza poco riuscita: ebbene, fortunatamente lo sceneggiatore romano ha aggiustato il tiro e con questa seconda incursione italica mi ha offerto una trama davvero appassionante.
L’impianto è quello del giallo, che si muove su binari rodati e quindi non particolarmente sorprendenti, ma è scritto con grande mestiere e soprattutto amalgama bene l’intreccio con la tradizione locale dei Cucibocca, senza peccare stavolta in un noioso schematismo “educational”. Forte anche del tratto morbido e piacevolissimo di Perina, Artibani riesce ad affascinare il lettore grazie alle potenzialità della regione, e questo è senza dubbio un risultato di tutto rispetto.

Paperoga e l’effetto raggelante, di Gaja Arrighini e Stefano Intini (n. 3502), è una storia che colpisce a tradimento. Arrighini sforna qui una delle sue migliori prove da sceneggiatrice, presentandoci quella che sembra essere una storia standard di Paperoga che combina pasticci a qualunque parente gli capiti a tiro, mentre invece vuol dire qualcosa di più sul personaggio e sul suo animo. E attenzione, perché non è una cosa da niente: operazioni come queste sono scivolose in quanto in un attimo rischiano di scadere in qualcosa di pretestuoso e vuoto, o in commozione d’accatto che snatura il soggetto. Arrighini invece mantiene sobrietà ed equilibrio, confezionando così una storia solida con un bellissimo Paperoga.
Intini ai disegni è l’artista giusto al posto giusto: il suo tratto ultra-dinamico e senza freni ben si confà alle varie scenette di cui è protagonista il papero col pon-pon nella prima parte dell’avventura, ma risulta ottimale anche per visualizzare le conseguenze emotive – che si esteriorizzano – delle reazioni di chi gli sta intorno.
Insomma, pacchetto completo di testi e disegni che remano decisi e insieme nella giusta direzione!

Dalla pagina Facebook di Roberto Moscato

Pippo e il villaggio cronometrico, di Roberto Moscato e Lucio Leoni (n. 3504), segna il ritorno di Posidippo, cugino precisino di Pippo creato dallo stesso RoM (per usare il nick con cui Moscato era noto sul forum del Papersera 😉 ) .
È un personaggio che mi piace molto: Goofy ha sempre avuto una selva indistinta di parenti pippidi, fatte salve le dovute eccezioni quali Indiana Pipps, Gilberto, lo zio Sfrizzo o Nonna Peppa, e non mi dispiace che ogni tanto ci sia il tentativo di inventare qualcuno di più caratterizzato e con la forza di diventare ricorrente. L’ha fatto Vito Stabile con Nonno Walter (che spero di rivedere presto) e lo sta facendo Roberto Moscato con Posidippo, qui alla sua terza apparizione, peraltro quella col maggior numero di pagine.
Lo spunto iniziale è buonissimo e solido nella sua semplicità; viene sviluppato con diverse belle idee e funziona bene, in particolare nel “team-up” con Orazio.
Ottimi i disegni di Lucio Leoni, che soprattutto nelle ambientazioni, negli interni e nell’aspetto degli orologi (che hanno grande importanza nella trama) fa davvero del suo meglio con un tratto preciso e pulito.

Paperino, Paperoga & Paperica e la caccia ai mille vip, di Roberto Gagnor e Giorgio Cavazzano (n. 3505), è stata realizzata per festeggiare il compleanno del giornalista Rai Vincenzo Mollica, che il 27 gennaio ha compiuto 70 anni.
Grande amico di Topolino da molti anni, è stato più volte presente sulle sue pagine nei panni dell’alter ego Vincenzo Paperica, di cui tutto saprete consultando la recensione di un volume Giunti a lui interamente dedicato che realizzai per Lo Spazio Bianco:

Papershow: Paperica che tra gli umani fu Mollica

Ahimè, questa Caccia ai mille vip non rilancia con grande brillantezza la carriera fumettistica del personaggio: Gagnor imposta la sceneggiatura “a tappe”, muovendo sostanzialmente la storia per siparietti labilmente concatenati tra loro da una trama orizzontale piuttosto basica e scarna di per sé. Alcune strizzate d’occhio a tormentoni social (il corsivo, il “povero tonno” che fa il verso al “povero gabbiano”) sembrano stridere, quasi forzate, all’interno della storia: per di più, non solo suoneranno vecchie e incomprensibili in futuro, ma già ora sembrano appartenere a un’altra epoca, date le diverse tempistiche su cui si muovono internet e carta stampata.

L’avventura alza la testa nelle sue ultime pagine, quando da tale accidentato percorso lo sceneggiatore e Paperica tramite lui trae un insegnamento importante, addirittura profondo e che per chi, come me, si nutre di racconti, è vitale.
Un finale ispirato per una storia così-così, insomma, che mi ha deluso anche sotto il profilo grafico: ho trovato in queste tavole un Cavazzano piuttosto sottotono, soprattutto guardando a pressoché tutte le espressioni ritratte sui becchi di Paperino, Paperoga, Zio Paperone e Paperica, che si mostrano quasi abbozzate. Parlando del Mollica in becco e piume, inoltre, sembra quasi irriconoscibile se non per gli abiti: sono sparite le “lenti azzurre” che fungevano da occhiali, e il personaggio ha anche qualche chilo in meno rispetto alle precedenti apparizioni; pure il collo, il busto, la forma del volto e il profilo, in alcuni frangenti, appaiono strani.
Mollica ha dimostrato pubblicamente di aver apprezzato, e sicuramente questo è un obiettivo centrato: fargli un regalo che potesse scaldargli il cuore. Personalmente, però, mi sarei aspettato di più.

Newton e Pico in viaggio nel sapere – Alziamo l’asticella / Dolce stil papero / Newton vs Newton, di Danilo Deninotti, Giorgio Fontana e Simona Capovilla (nn. 3502-3503-3504), costituisce la tripletta con cui tornano in scena le lezioni di recupero che il prof. De Paperis somministra al nipotino di Archimede.
Nella prima si parla di salto in alto dal punto di vista storico-teorico, nella seconda di poesia e nella terza di forza di gravità, ma il problema è che il format sembra essere invecchiato precocemente. L’impianto, che tanto bene funzionava nelle prime storie, qui sembra essersi accasciato su sé stesso con idee e dinamiche meno ispirate. Il rapporto insegnante/allievo, che sfrutta la contrapposizione di caratteristiche tra i due, funziona ancora piuttosto bene, ma è la modalità con cui vengono trasmesse le informazioni che risulta meno coinvolgente. La caratterizzazione di Pico, poi, risulta appiattita rispetto agli scorsi episodi, nei quali invece aveva un’impronta che ricordava da vicino la versione primigenia e animata del personaggio. Anche graficamente questo aspetto viene meno: Capovilla è brava, e si nota il suo tentativo di guardare al design di Donald Soffritti, ma manca quel quid che rendeva il De Paperis aderente all’originale.
Si tratta di storie ancora godibili, ma innegabilmente meno interessanti.

Newton Pitagorico e il raggio yum yum scarlatto, di Marco Nucci e Simona Capovilla (n. 3505), segna invece il ritorno “in solitaria” del bizzarro genietto.
Il canovaccio nucciano è il medesimo: Newton incappa in un problema-esigenza e decide di risolverlo con una stramba invenzione che puntualmente combina guai.
Solitamente la carta vincente di queste avventure era la variazione di turno sul tema, e così è anche stavolta: aver moltiplicato Paperoga per dieci, tutti con qualche differenza fisica, è una trovata folle e simpatica che funziona, ma per i miei gusti trovo che non sia stata sfruttata adeguatamente e che si poteva fare molto di più con un concept del genere.
La storia ad ogni modo funziona, è gradevole e non deluderà i fan del personaggio.
Ai disegni Capovilla torna a occuparsi del nipotino di Archimede dopo Sono solo pensieri di un 13 mesi fa e varie altre prove tra Giovani Marmotte e Viaggio nel sapere, come visto poco sopra.
Fa un buonissimo lavoro, il suo tratto pulito è bello da vedere e ci restituisce un Newton e dei Qui, Quo, Qua dall’aspetto giovanile e credibile. Diciamo che per lo spirito di queste avventure, però, lo stile più “sguaiato” di Stefano Intini aveva forse un’applicazione più ficcante che con Capovilla invece si perde un po’.

Paperino e Paperina in: Love Quack, di Giorgio Fontana, Stefano Intini e Silvia Ziche (nn. 3504-3505), celebra la coppia sentimentale di Paperopoli per eccellenza con una serie di brevi che richiamano la nascita del rapporto tra i due e i loro primi incontri, guardando direttamente alle strisce quotidiane disegnate da Al Taliaferro negli anni Quaranta.
Un progetto che sulla carta potrebbe sembrare goffo e gratuito, ma che invece personalmente ho adorato! Fontana si accosta col giusto spirito al materiale originale, richiamandolo nel contenuto e allungando quanto basta le scene e le azioni per adattarle al ritmo di una storiella formato pocket, rendendo il tutto fresco e contemporaneo. Il risultato mi è apparso valido e convincente: niente di memorabile, beninteso, ma un esperimento molto interessante che accolgo in maniera positiva.
Ad essere pignoli ho trovato un po’ più deboli terzo e quarto “spezzone” rispetto ai primi due, veramente riusciti, ma comunque hanno tutti i loro bei momenti finora.
Buona parte del merito è di Intini e Ziche, che con il loro stile portano la giusta estetica agli episodi scanzonati e di vita quotidiana che caratterizzano questa miniserie. Mi piace molto anche il fatto che le puntate alternino il punto di vista di Paperino a quello di Paperina, e che i disegnatori si siano spartiti due visioni.
Bello bello bello!

Minni e l’appuntamento imperdibile, di Valentina Venegoni e Pietro B. Zemelo (n. 3502), segna l’esordio della giovane sceneggiatrice su Topolino: è troppo poco per capire cosa possiamo aspettarci da lei, trattandosi solo di una breve… breve che comunque promuovo perché, nella sua semplicità, racconta con brio una situazione “casalinga” piuttosto comune e consueta.
Invero non è la prima volta che si tratta il tema dello spoiler in un fumetto Disney, ma ritengo che Venegoni abbia gestito bene il tutto.
Zemelo torna a cimentarsi ai disegni, e per la prima volta con i Topi: non se la cava affatto male, anche se trovo i personaggi un po’ troppo rigidi nelle posture. Poco male, il ragazzo sta evidentemente studiando e applicandosi, e queste storielle costituiscono un’ottima palestra per esercitarsi. I primi risultati promettono bene, direi.

Il Dottor Kranz e la missione… incompiuta, di Davide Aicardi e Giulia La Torre (n. 3504), la cito solo come esempio di storia che non vorrei più trovare sul settimanale.
Il problema non è tanto dello sceneggiatore, quanto del personaggio che ha voluto mettere al centro della sua storia: perché Kranz, perché? Non è un villain con lo spessore necessario per diventare protagonista, nemmeno di una breve. È una macchietta, ormai irrimediabilmente rovinato da troppe storie in cui è stato fatto agire in maniera insulsa e stereotipata, e utilizzarlo addirittura da titolare non può portare a nulla di buono. E infatti. Trama prevedibile fin dalle prime battute, personaggio irritante come sempre, finale scontato e disegni non molto ispirati. Argh!

Qui, Quo, Qua e il segreto cigolante, di Augusto Macchetto e Ottavio Panaro (n. 3504), è sorprendente nel suo essere una non-storia. Cioè, di base una linea narrativa ci sarebbe anche – i nipotini trovano una specie di poesia che dovrebbe portarli a trovare un segreto nella fattoria di Nonna Papera – ma è povera, non sa di granché e si muove su binari vagamente infantili e retorici. È il Macchetto delle frasi in rima e dei buoni sentimenti fin troppo zuccherosi, ahimè, e a nulla valgono i siparietti con Ciccio infastidito da ripetuti cigolii per inserire una linea comica che non raggiunge il suo obiettivo.
Il finale a tarallucci e vino lascia poi l’amaro in bocca nel suo presentare una risoluzione senza pathos e che sembra non dare un senso particolare all’impianto narrativo messo in piedi, che ha proceduto quasi col pilota automatico.

Bene, credo di aver detto tutto.
L’appuntamento è ora fra un paio di giorni con il post che riguarda le pubblicazioni di gennaio.
Ciao!

Andrea Bramini

Andrea Bramini

(Codogno, 1988) Dopo avere frequentato un istituto tecnico ed essersi diplomato come perito informatico decide di iscriversi a Scienze Umane e Filosofiche all'Università Cattolica del Sacro Cuore, dove a inizio 2011 si laurea con una tesi su "Watchmen". Ha lavorato per un'agenzia di pubbliche relazioni ed è attualmente impiegato in un ufficio.
Appassionato da sempre di fumetti e animazione Disney, ha presto ampliato i propri orizzonti imparando ad apprezzare il fumetto comico in generale, i supereroi americani, i graphic novel autoriali italiani ed internazionali e alcune serie Bonelli. Ha scritto di queste passioni su alcuni forum tematici ed è approdato su Lo Spazio Bianco nel 2011, entrando qualche anno dopo nel Consiglio direttivo.

1 Comment Commenta

  1. Ciao!
    Innanzitutto devo dire che anch’io ho avvertito un gennaio piuttosto lungo: sarà il rientro alle attività dopo le vacanze, sarà il freddo che personalmente non mi dà tregua (sono una freddolosa????), ma effettivamente gennaio è il mese più lungo dell’anno nella mia percezione generale.
    Comprendo anche le ragioni del prossimo cambio di assetto delle tue recensioni, effettivamente sono post lunghetti e immagino impegnativi, soprattutto in termini di tempo. Sarei curiosa di vedere come imposteresti le nuove recensione delle novità del settimanale.
    Prima di iniziare a commentare le storie di questo mese, devo riconoscerti che la tua recensione “In gabbia!” di “Carpe diem” mi ha fatto venire voglia di rileggermi le storie di PKNA che possiedo, cosa che sto facendo proprio in questi giorni. Intanto sto continuando a recuperare gli albi della serie (sono arrivata a leggere fino a “Il tempo fugge”, e ho lì sul comodino i numeri fino a “Fase Due” ad attendermi).

    Per quanto riguarda le storie di questo mese, “Il destino di Paperone” è meravigliosa! Come ho detto il mese scorso, qiuesta storia va immaginata come un “what if” del finale delle “Lenticchie di Babilonia”, quindi riesce a non urtare minimamente la poesia di quel delicato finale facendo nascere altra poesia, nuova e potente, scaturita da una sfida apparentemente impossibile tra Paperone e il suo destino. Mi sono piaciuti tutti gli episodi, in particolare quello dei cavalli del deserto con il pozzo misterioso. Ho trovato in tutti il Paperone genuino, quello del miglior Barks per intenderci, senza contare le influenze di altri autori successivi. L’epilogo è da brividi: vedere ciò che si cela veramente dietro il cupo e terrificante mantello del Destino fa riflettere su ciò che in fondo guida le nostre scelte. Un Paperone puro e naturale, tante sfaccettature e tanta grinta, Celoni non delude affatto. Il comparto grafico sostiene egregiamente la sceneggiatura: lo stile barocco e particolarissimo di Celoni trova un’ulteriore campo di sviluppo (rileggevo giusto in questi giorni PKNA #6 “Spore”, e non potevo fare a meno di rilevare differenze e punti di contatto tra i meravigliosi disegni).
    “Le avventure del Capitano Nemo – Il regno di cristallo” è senz’altro un’ottima storia. Ho letto anche il finale e l’ho gradito moltissimo; ma in generale tutti gli episodi erano di qualità. Particolarmente azzeccato il cliffhanger del primo episodio, con Nemo che si dimostra assai cinico nelle difficili decisioni da prendere. Le ambientazioni, dalla Parigi dell’esposizione universale alla grotta dei cristalli, sono cariche di vera atmosfera e conferiscono già da sé tensione emotiva alla sceneggiatura. Bellissimi i disegni di Pastrovicchio.
    “Once upon a mouse…in the future” è carina. Non ho mai visto il corto a cui si ispira ma sarei curiosa di vederlo, per confrontare le trame. I disegni all’inizio sono impattanti e quasi sconvolgenti, ma proseguendo nella lettura diventano più familiari e in alcuni punti anche una gioia per gli occhi. La trama si svolge bene, particolarmente divertenti i siparietti con il padrone di casa. Curiosa di leggere le prossime storie del ciclo.
    “Time machine (mis)adventures – Paperino e la finale scomparsa” insiste un po’ troppo sul canovaccio del viaggio nel tempo con tanto di “inciampo” dei viaggiatori e modifica del futuro. In questo caso, come hai segnalato tu (e anche altri utenti del Papersera, mi sembra), la trama è fin troppo simile al “Mondiale scomparso”, tanto più che ho letto le 2 storie a pochi giorni di distanza dato che il “Mondiale scomparso” è stato ristampato sui GCD di dicembre.
    Ho gradito molto “La notte della civetta”, questo giallo mi ha intrigato e mi è piaciuto anche l’inserimento del folklore dei Cucibocca, usanza che personalmente conoscevo visto che abito dall’altra parte d’Italia (Lombardia…). Mi piacciono anche le caratterizzazioni dei vari membri del clan Sassi, in particolare il nonnetto Piero con il vizio criminoso che non passa nonostante l’età xD.
    Concordo in toto con te riguardo a “L’effetto raggelante”, la Arrighini ha confezionato una storia veramente graziosa, che quasi non ti aspetti, tra una storia lunga e un’altra “pubblicizzata”. Molti complimenti!
    “Il villaggio cronometrico” è molto piacevole, anche a me piace Posidippo e questa storia mi è piaciuta molto, in particolare i momenti di competizione tra Orazio e Posidippo, con Pippo che cerca di fuggire dalle pazzie del borgo ????.
    “La caccia ai mille vip” mi è piaciuta abbastanza, non ricordo le altre apparizioni di Paperica (probabilmente alcune le ho lette ma ora non le ricordo), ma questa storia rimane abbastanza anonima fino nel finale, a suo modo geniale: inaspettato l’ultimo vip mancante all’intervista, bello il messaggio di fondo veicolato da Paperica.
    Sono tra gli estimatori di “Love quack”, trovo che sia un progetto interessante e meritevole. In particolare i disegni di Intini e Ziche sono autentiche gioie per gli occhi.
    Non ho particolari commenti per le altre storie.
    Alla prossima! 🙂

Commenta

Your email address will not be published.


Ultimi articoli

Go toTop