Bentornati su Lo Spazio Disney!
Inizio d’anno non proprio al 100%, per quanto mi riguarda ^^’’
Ma anche guardando a quanto proposto da Topolino nel primo mese del 2022, ho avuto meno soddisfazioni di quanto mi sarei aspettato.
Andiamo a vedere nel dettaglio.
Gennaio 2022: le storie da Topolino

Eppure la storia non ha mantenuto le attese, almeno per quanto mi riguarda. Semplicemente, la trama non si presenta in maniera accattivante, ma piuttosto dispersiva e poco ispirata.
Personalmente, in realtà, i primi due capitoli non mi erano dispiaciuti: non mi sembrava niente di che ma una buona lettura di genere sì. Purtroppo col procedere della narrazione non si è fatto quel salto in più, e quello che ho percepito a fine avventura è stata una generale piattezza narrativa, nel senso che mi è parso procedere tutto col pilota automatico in maniera fin troppo lineare e francamente prevedibile. Lo spunto di base poteva essere foriero di sviluppi intriganti, pur partendo da un concept abusato, ma non è stato portato avanti in modo da convincermi e coinvolgermi. Peraltro, anche a livello di sceneggiatura, non risulta mai molto chiara la minaccia che attenta ai regni di Paperone e Topolino, alludendo con vaghezza a una tempesta che non rende mai esplicita l’entità dei danni che comporta. Non si riesce a restituire nemmeno la geografia di questo setting fantastico, a dispetto della mappa visualizzata nel primo episodio.

L’inserimento “problematico” di Reginella nel cast è un caso a parte: non voglio farla troppo lunga, di certo sarebbe meglio far riposare questo personaggio definitivamente e non andare a disturbarlo nemmeno per storie “alternative”, però c’è pure da dire che viene usato con le dovute cautele, in maniera funzionale alla trama e senza quindi fare danni di sorta. Certo, forse utilizzare una semplicissima Paperina – grande assente della saga – avrebbe costituito un’opzione altrettanto logica e valida. Ma tant’è.
Non si è ricreata infatti la magia che aveva caratterizzata Sir Topleton, l’altra storia di mare scritta da Cabella: pur essendoci diversi punti in comune – oltre all’ambientazione e al viaggio come assoluto protagonista, anche il cast, l’ispirazione a un fatto storico realmente accaduto e il concetto di sfida dell’uomo verso la natura e i propri limiti – stavolta la ciambella non riesce con il buco. La narrazione ristagna infatti in più punti, coerentemente con il mare in bonaccia che i protagonisti incontrano ad un certo punto della traversata organizzata per permettere a Thor Pipperdahl di dimostrare una propria tesi. Parlando schiettamente: il problema non è che “non succede niente” per tre puntate – nuovo approccio alla narrazione a fumetti Disney che ho provato a sintetizzare in questo approfondimento – ma come questo “nulla” viene apparecchiato. Altre storie che seguono questo andamento, come lo stesso Topleton ma anche L’ultima avventura di Reginella e La solitudine del quadrifoglio, per citare altri esempi, riescono comunque a mantenere un buon ritmo del racconto pur concentrandosi più su sentimenti e riflessioni che sull’azione. In questo caso invece non sono riuscito a farmi avvincere dai vari siparietti che compongono la storia e mi sono trovato in più occasioni a distrarmi e a sospendere la lettura. È un peccato, anche perché riconosco che alcuni dialoghi sono invece assai pregnanti e profondi, e “serviti” all’interno di scene che ben si prestavano ad ospitarli. Ma sono pochi, felici momenti all’interno di un impianto generale che invece ho trovato abbastanza soporifero, senza che riuscissi ad appassionarmi all’impresa.


Ma in questo caso si trattava di Silvia Ziche e, pur non essendo più l’autrice di un tempo, tendo sempre ad aspettarmi qualcosa di buono dalle sue storie; in particolare le sue ultime prove sul “Topo” sono sempre state più che sufficienti, e anche in questo caso esco soddisfatto dalla lettura.
Occorre chiaramente entrare nell’ottica narrativa di Ziche per apprezzare appieno la storia, però: un’eccessiva pretesa di logicità narrativa potrebbe infatti far facilmente scricchiolare i presupposti iniziali su cui viene costruita l’intera trama, e sicuramente qualche leggerezza di troppo si riscontra se ci si sofferma sopra due secondi. Ma non siamo di fronte a una storia con la quale operare questo approccio, e se ci si lascia invece andare all’umorismo e all’ottica dell’artista si può godere di una divertentissima e riuscita pantomima che vede al centro proprio le due papere del titolo. È fenomenale la scioltezza che Ziche applica quando lavora da autrice unica, e si vede in particolare nella scena in cui Brigitta ragiona a voce alta su pro e contro di questa partnership con Amelia, mentre la fattucchiera sullo sfondo impiega il tempo nelle maniere più assurde e variegate. L’umorismo visivo, ancor più di quello verbale, costituisce quindi il pregio principale di quest’opera (si pensi anche a Brigitta in monopattino elettrico sul Vesuvio), come sempre valorizzato dal tratto nervoso e sottile della disegnatrice, che fa della sintesi e delle espressioni esagerate il suo efficace marchio di fabbrica.
La conclusione in realtà mi ha lasciato leggermente disorientato, ma nel dubbio inserisco anche questo risultato tra i pregi della storia, perché effettivamente significa che non mi aspettavo una tale risoluzione… circolare.

Lo spunto di base, con il librone che raccoglie i vari trucchi per ingannare le persone, ricorda molto da vicino il Playbook di Barney Stinson, tratto dalla sit-com How I met your mother, e anche la risoluzione finale che apprendiamo nelle ultime due tavole avviene con modalità simili a quelle che sancivano l’addio del personaggio a quel prezioso tomo, utile per circuire ragazze allo scopo di portarsele a letto, tanto da farmi pensare che l’autore avesse ben presente questo riferimento e abbia voluto adattarlo per la storia. Il risultato è senza dubbio molto buono, perché ci regala soprattutto uno sviluppo molto sfumato a livello di scrittura e per quanto riguarda Tod, sul quale non riusciamo ad avere uno sguardo definitivo nemmeno alla fine della storia, sballottati come siamo tra i vari capovolgimenti di prospettiva. Avere questa indeterminatezza e quel tipo di finale in un fumetto Disney non è scontato e bisogna indubbiamente saperlo fare… Mastantuono ha ormai decenni di esperienza e quindi lo sa fare eccome, regalando un’altra perla inaspettata che nobilita l’intero numero sul quale è apparsa.

Cesarello fa anche stavolta un buon lavoro, anche se mi è parso un gradino sotto l’ottima prova de La fonte della giovinezza (ma, allo stesso tempo e fortunatamente, diverse spanne sopra alle tavole di raccordo de L’ultimo diario e alle sue prove con Paperinik). Le espressioni del protagonista sono spesso troppo esagerate e alcuni passaggi hanno una messa in scena non molto convincente, ma la regia generale è adeguata e riscontro una buonissima mano nel raffigurare ambientazioni e soprattutto mezzi di trasporto: penso all’idrovolante ma soprattutto all’imponente dirigibile degli avversari, affascinante nella resa estetica esteriore quanto nei dettagli degli interni. Insomma, non c’è nulla di eccezionale o fuori dalla norma ma un onesto lavoro con qualche guizzo di eccellenza qua e là che rende giustizia al lavoro di Pezzin.

Complici anche i disegni: Rota, aiutato anche stavolta dal figlio Stefano, mi è parso qua alla sua prova meno riuscita da quando è tornato a collaborare con Topolino. L’inchiostrazione in particolare non aiuta e “soffoca” matite già di per sé incerte, alcune espressioni di Paperone sono fuori contesto o realizzate maluccio, i volti dei personaggi secondari sono molto basic. Poi ci sono invece pagine dove il disegnatore sembra ritrovare lo sprint, in particolare i primi piani sulla faccia del protagonista, ma anche le vignette mute che reggono degnamente quello che voleva trasmettere la relativa pagina di sceneggiatura. Un lavoro di alti e bassi, insomma, dove immagino che l’età, la collaborazione a quattro mani con il figlio e l’inchiostrazione abbiano giocato la loro parte.


Vitaliano mette infatti in scena molto del suo classico campionario, che un tempo era frequente vedere sulle pagine del settimanale disneyano: Dinamite Bla (tra l’altro inserito in modo assolutamente gratuito ai fini della trama), la satira verso certi eccessi tecnologici, i nomi sfotti-nerd, un certo cinismo di fondo. Elementi che in passato, e in alcune determinate storie, potevo anche apprezzare, ma che al giorno d’oggi suonano fuori tempo massimo e si amalgamano anche poco con l’attuale contesto topoliniano.
A parte ciò, comunque, ho riscontrato anche una trama dai risvolti piuttosto balzani: il piano dell’hacker non appare spiegato in modo chiaro nelle sue forme, e in particolare il modo in cui viene smascherato presenta alcuni problemi logici: per esempio, occorreva davvero “bucare” il profilo social del criminale per sapere dove abita?
Tutto questo, insieme a stereotipi a go-go (anche relativamente a Paperone e Rockerduck), fa sì che la storia mi abbia alquanto deluso, salvata solo parzialmente dai disegni di un Barbaro meno in forma di quel che ricordassi ma che consegna comunque un comparto estetico accettabile.


Il nuovo episodio di Miao, cronache feline dal titolo Questione di gusti segna la seconda incursione di Pietro B. Zemelo ai testi di questa serie che sta proseguendo ormai da diverso tempo, passando per le mani di Giorgio Salati e Enrico Faccini, il quale disegna anche quest’ultima breve. Zemelo dimostra di divertirsi lui per primo in questo format, mettendo in scena una carrellata di gag brillantemente collegate tra loro e incentrate sul difficile palato di Malachia. Ispirazione diretta dai ritmi dei cartoon classici e gusto per il paradosso sono gli ingredienti che rendono spumeggiante questa storiellina.
Gambadilegno e la rapina ippica di Francesco Vacca e Graziano Barbaro partiva proprio coi peggiori presupposti e invece si è dimostrata una scanzonata commedia degli equivoci, dinamica e spassosa, nella quale il protagonista deve fare i salti mortali per rimettere a posto situazioni che si ostinano a ingarbugliarsi in maniera paradossale, tra Manetta, Rock Sassi, Sgrinfia, Trudy, automobili che spariscono continuamente e un cavallo difficile da nascondere. L’approccio è quello giusto, non posso definirlo fresco perché poggia le sue basi su un umorismo piuttosto standard, ma è la dimostrazione che se si sa usarlo funziona, porta a bei risultati e trova posto nel Topolino dell’era Bertani.
Anche in questo caso Barbaro è poco convincente, con un tratto grezzo che a volte si fa confuso e poco leggibile, ma si è visto di peggio e tutto sommato regge bene la parte visual delle gag presenti in sceneggiatura.
Spero di aver sviscerato in maniera sufficientemente chiara e completa le mie impressioni.
Come sempre, se volete dire la vostra potete usare i commenti del blog, dei social o per i più timidi 😛 i DM della pagina Instagram.
Sul blog ci si rilegge fra pochi giorni per il post dedicato alle varie pubblicazioni disneyane che hanno popolato gli scaffali di edicole e fumetterie nel corso di gennaio.
A presto!
Bonus track
Ieri sera sono stato ospite del canale YouTube The Fisbio Show dell’amico Fabio per una live molto speciale, insieme ad altre vecchie conoscenze: Francesco de La soffitta di camera mia, l’Uomochesapevatroppo dell’omonimo canale Twitch, Pacuvio direttamente dal Papersera e Magro Disney.
Insieme abbiamo parlato delle rispettive Top 5 e Flop 5 relative alle storie di Topolino del 2021.
Per chi si fosse perso la diretta, può recuperarla qui di seguito:
Ciao!
Dunque…non commento le storie dell’ultimo numero come le Tops Stories perché non le ho ancora lette.
Invece spendo volentieri qualche parola per le altre storie del mese.
La storia della Ziche mi è piaciuta molto, divertente e movimentata. Quando ho visto la macchina del tempo ho pensato a una trovata surreale, troppo anche per la Ziche. Invece sul finale mi sono ricreduta: ho trovato geniale e coraggiosa la scelta di quel loop temporale finale. Nel complesso una buona storia.
La storia di Bum Bum è l’ennesimo gioiellino di Mastantuono. L’autore ci offre un’ottima storia, con un finale carico di significato e anche divertente. Anche i vari metodi di Tod per raggirare il prossimo sono divertenti, specie raccontate da Paperino e Archimede con le loro espressioni mezze incredule.
Le Cronache degli Antichi Regni le ho trovate disorientanti. Complice forse la suddivisione in tante puntate, o forse per la mia poca passione per il fantasy. Ho preferito anch’io Ducktopia, l’ho trovata con un ritmo più serrato. Mi è piaciuta l’idea iniziale di suddividere i segni zodiacali per Terra, Acqua, Fuoco e Aria e associarli a regni con rispettive caratteristiche, ma mi ha lasciato un dubbio nello sviluppo il fatto che Paperi e Topi fossero pronti a dichiararsi guerra dopo qualche tempesta e l’arrivo di uno straniero (peraltro, Guilbert non era assimilabile a nessuno dei due popoli, perché pensare che fosse una spia?). Ho trovato invece azzeccato l’inserimento di Reginella, chi meglio di lei può rappresentare il popolo dell’acqua?
Poi c’è il Pippon-Tiki. Parto col dire che l’idea mi intrigava, e non l’ho trovata sviluppata male, ma nella trama c’è qualcosa che manca. Credo che manchi l’azione, un po’ di suspense, e anche momenti in cui la ciurma pensa seriamente: torniamo a casa, questa è una follia. Dubito che nessuno su quella zattera non l’abbia mai pensato. Nel complesso, complici le ottime tavole di Bigarella, la storia è promossa, ma non a pieni voti, ecco.
Infine non mi esprimo su le Origini di Topolino, ma forse era meglio cercare un altro titolo (mi ricorda troppo “Un supereroe per caso”).
Ciao!
Bentornata, Korinna! 🙂
Grazie per aver voluto lasciare le tue impressioni su alcune delle storie di gennaio: su molte cose vedo che siamo sulla stessa lunghezza d’onda 😉
Sul titolo, ammetto di averci pensato anch’io all’assonanza con il primo numero di Frittole 😛
Ciao!