Uno sguardo differente sulla Grecia…

syrizaCon la Grecia e la sua situazione economica, con le conseguenze sull’Unione Europea di una sua possibile uscita dall’Euro, con i risvolti filosofici, economici, civili e sociali di questa grave crisi in quest’ultimo periodo si sono riempite le pagine dei quotidiani cartacei e digitali.
Chi più chi meno, chi con cognizione di causa, chi più superficialmente e chi senza avere proprio idea di che cosa stesse parlando, in tanti si sono espressi su quanto sta accadendo ed è accaduto ad Atene. Il quadro informativo che ne è uscito, per chi scrive, ha complicato e reso ancora più difficile da capire una situazione che ci riguarda da vicino (anche se ciò non sembra essere passato dalle varie notizie e riflessioni pubblicate) e che già in partenza era abbastanza complessa.
Il risultato di tutto questo feedback continuo di informazioni, analisi e commenti è stato personalmente una sorta di nausea “bulimica” che, purtroppo, ha portato con sé un quasi rifiuto di leggere qualsiasi cosa che solo contenesse la parola Grecia e, ancora di più, l’incapacità di riuscire a formulare un’idea abbastanza chiara di ciò che sta succedendo.

ateneminore13-013Poi, negli ultimi giorni, su suggerimento del suo stesso autore Giuseppe Palumbo, mi sono imbattuto nel blog Athens Minor la cui lettura è diventata una sorta di “alka seltzer mentale”.
Palumbo, oltre a essere uno dei migliori fumettisti italiani contemporanei è anche un autore molto attento alla realtà sociale che lo circonda, dotato di quella sensibilità che gli ha sempre permesso di usare il linguaggio del fumetto e dell’immagine per parlare di situazioni, personaggi e problematiche che molti a torto, specie in Italia, ritengono inaccessibili a chi usa una matita, un pennino, un foglio di carta e dell’inchiostro di china per illustrarli.
Grazie alla conoscenza instauratasi in questi anni con Giuseppe, incuriosito da questo suo ennesimo nuovo esperimento, gli ho chiesto da dove e perché era nata l’esigenza di questo blog:

Nel 2003, esce nella collana A Tratti della Art Core di Perugia, un piccolo diario di viaggio a Atene, frutto di più partecipazioni nel corso degli anni al festival organizzato dalla rivista Babel, “cugina” di Frigidaire e linus in Grecia.
In quel libretto, raccontavo con immagini e brevi testi la mia idea di Atene, il mio sguardo su una città orrendamente bella, sfigurata e per questo affascinante. Trovavo nella sua essenza “capitale” – capitale in quanto sede del Governo greco,  capitale in quanto sede di origine di gran parte della cultura occidentale –  e nella sua “minorità”, nel suo essere ai margini di una trasformazione neoliberista, nel suo essere minore perché al confine, una chiave di lettura, una contraddizione in termini, rilevante per leggerne il palinsesto architettonico e sociale.
Voleva essere una sguardo dal basso e non dall’alto dell’Acropoli. E in questo ho trascritto lo status di una nazione, perché Atene era ancora una città stato, che si apprestava a vivere il sogno (e l’incubo susseguente) dell’uscita da quella minorità, con l’ingresso in zona Euro e con le Olimpiadi.
A distanza di dieci anni, ho riaperto il libro e, tra le righe e i segni, ho trovato lampi, sospetti, evocazioni di quello che era accaduto. E così è nato il blog, in cui ho provato a coinvolgere le forze ancora resistenti di
Babel, per vedere cosa erano diventati i luoghi che avevo illustrato dieci anni prima. Ho invitato autori greci a raccontare quello che vedevano e a reinterpretare il mio libro; con scarsi esiti, purtroppo, forse perché c’è un forte senso di scoramento tra la gente che ho conosciuto, un tragico senso di sconfitta di cui non è bene parlare, forse.
Questo mi ricorda il silenzio, il riserbo che tennero gli Ebrei nel dopoguerra a proposito della Shoah. L’assenza degli autori greci dal blog è forse il segno più forte dei contenuti del blog stesso.

Sono tentativi come questo blog e autori come Palumbo che ancora mi portano a credere che il ruolo di un fumettista o di un illustratore può e deve avere oggi lo stesso valore e impatto mediatico di quello dei giornalisti che, più o meno efficacemente, stanno raccontando un pezzo drammatico dell’attualità europea.
Le stesse parole dell’autore me lo confermano:

[Lo stesso valore] Potrebbe averlo se ci fossero meno paletti tra le categorie e se quotidiani e riviste, testate giornalistiche su carta o web o tv, ce ne dessero la possibilità. Non credo che lederemmo i diritti della categoria dei giornalisti, perché di fatto faremmo un lavoro ben diverso, più narrato, più visivo, quasi un corollario significativo per il loro lavoro di approfondimento e ricostruzione.
Il mio prossimo impegno con
Dargaud è in coppia con un giornalista italiano, Guido Piccoli, in un lavoro a fumetti di ricostruzione storico-giornalistica. Siamo due figure che dialogano perfettamente.
In ogni caso, ci sono situazioni interessanti come Internazionale o come il sito
Graphic News o blog come Political Comics, che fanno ben sperare.

Insieme a Palumbo, siamo in tanti a sperarlo, con la convinzione che il linguaggio del fumetto ha in se stesso le potenzialità di spiegare la realtà che circonda, complessa quanto può essere, al pari e al fianco di un articolo di quotidiano ben scritto e di un saggio economico.
E forse, anche qui in Italia, alcune testate giornalistiche illuminate se ne stanno finalmente rendendo conto…