linus e io…

Linus_luglio15Fra festeggiamenti di cinquantennali e iniziative editoriali legate a essi, forse tutti ci stiamo scordando che linus ogni mese è puntualmente in edicola e proprio in questo luglio la rivista è andata incontro a una mini rivoluzione, coincidente con l’arrivo di un nuovo direttore.

Il trentanovenne Giovanni Robertini ha portato con sé una serie di ritorni importanti sul mensile, a cominciare dal logo di grandi dimensioni, passando per alcuni personaggi come Bobo di Sergio Staino, arrivando ad alcune firme come quella di Michele Serra. Non mancano le novità, come articoli a firma di Ferruccio De Bortoli, Francesco Piccolo o Francesco Bianconi (del gruppo musicale dei Baustelle); il tutto affiancato da una continuità con la precedente gestione dettata dalle strisce a fumetti presenti, dai classici Peanuts e Doonesbury fino ai Monty, WuMo, Perle ai porci, condito infine dall’appuntamento coi Fumettisti ragguardevoli di Tuono Pettinato (questo mese è la volta di Copi).

Ma perché è importante leggere linus? Si potrebbe dire, citando l’editoriale di Robertini, perché la rivista è ormai un’istituzione, ma di quelle che cercando di non restare “ingessate” provano a cambiare sempre.
Oppure, citando una risposta di Michele Serra nella sua intervista, perché linus è esemplificazione massima del coraggio, portando mensilmente in edicola una rivista che parla di cultura in un Paese dove la cultura è ormai l’ultima ruota del carro. O ancora, citando Oreste Del Buono, perché linus è il tentativo di creare un punto d’incontro tra la mentalità borghese e lo spirito progressista e militante (così era alla fine degli anni ’60, l’augurio è che oggi possa ancora essere così).

Tutte risposte valide, ma la mia è più personale. Per me linus è un appuntamento quotidiano, da centellinare nell’arco di trenta giorni fino a quando il nuovo numero non arriva in edicola: dieci minuti di lettura al mattino, prima di iniziare la giornata lavorativa e dieci alla sera, prima di andare a letto. Due oasi di tempo che mi isolano dalla ipervelocità quotidiana e dal bombardamento digitale della rete, che mi permettono di trovare un punto di vista diverso su temi troppo spesso (non) trattati in modo vacuo e superficiale da tanta stampa generalista. Lì trovo il piacere di rincontrare di nuovo vecchi compagni di viaggi di fantasia, come Charles Shulz e Garry Trudeau, o di ridere del cinismo dei funny animals di Perle ai porci o dell’ottusità dei protagonisti di Monty.

Non sono stato un lettore della prima ora di linus: in casa mia, provenendo da una famiglia cattolica e di matrice politica democristiana, non era certo una lettura che si poteva trovare (e meno male che i miei genitori recuperavano un po’ di terreno almeno comprandomi Il Giornalino…).
Ho scoperto linus solo nell’adolescenza, a inizio anni ’80, forse nel momento migliore per me, quello della formazione della mia coscienza; da allora l’ho abbandonato poche volte e tutte le volte che è successo, ogni ritorno ha avuto la sensazione di un ritorno a casa abbinata alla scoperta di tante novità.
Proprio per questo, io che tengo i miei albi e volumi a fumetti rigorosamente nella libreria (o sul comodino, se in lettura), lascio invece linus in giro per la casa: perché mia figlia (e anche la mia compagna) possa “inciamparci” e scoprirlo prima di quanto fatto da me e subissarmi di domande su quei fumetti un po’ diversi da quelli da cui è abituata (anche per colpa mia) e su cosa ci sia scritto.

Perché sono importanti le ristampe anastatiche, i saggi critici e i volumi che raccolgono cinquant’anni di copertine. Ma ancora più importante è vivere linus mese dopo mese, consapevoli della sua importanza e, ahimè, unicità; perché riviste come questa, di fumetti e sui fumetti, non ce ne sono più in giro.
E ce ne sarebbe tanto bisogno…