Il 6 Maggio 2016 sarà una data che resterà nella storia, sicuramente di quella inglese e probabilmente di quella mondiale. Sadiq Khan, membro del partito laburista inglese, è diventato il primo sindaco musulmano di Londra.

Sadiq, nuovo inquilino della City Hall è l’emblema di quel crogiolo multiculturale che ogni viaggiatore si trova davanti quando arriva a Londra, città cosmopolita che raccoglie tutto il mondo dentro di sé. “Mi sento musulmano, britannico, laburista, marito, padre e tifoso del Liverpool” ha dichiarato in una intervista a La Repubblica.
Ma perché un sito di fumetti dovrebbe parlare di un avvenimento politico, seppur importante come questo?
Beh, perché leggendo la storia di Sadiq e soffermandomi sul suo cognome, la mia mente di appassionato di supereroi ha subito fatto una strana connessione. E a giudicare da questo tweet dello stesso Khan, non è successo solo a me.
Dall’altra parte dell’Atlantico, nel New Jersey di un mondo parallelo fatto di carta e tutine attillate che a volte ricorda molto il nostro (tutine a parte), vive una ragazza con le stesse origini del nuovo sindaco della City, una ragazza con le stesse difficoltà nel coniugare le proprie radici culturali con il mondo in cui vive, una società multiculturale sempre divisa tra accoglienza e paura del diverso.
Kamala Khan, come Sadiq Khan, ha una storia potente, una di quelle che fa paura a tanti e che incoraggia tanti altri. Sin dalla sua prima apparizione, la nuova Ms. Marvel ha conquistato il pubblico statunitense, non solo per storie coinvolgenti da un punto di vista emotivo, per la naturalezza della prosa di G. Willow Wilson e per i disegni dettagliati e espressivi di Adrian Alphona, ma perché è riuscita a gettare luce su un mondo sconosciuto e incompreso, spesso stereotipato, come quello delle comunità musulmane statunitensi, dimostrando la stessa forza di altre opere simili come la serie tv tedesca Kebab for Breakfast, tanto per fare un esempio famoso.

Ecco che le storie di una supereroina adolescente e del nuovo sindaco di Londra si incrociano: il New Jersey e la City sono mondi in miniatura in cui culture, religioni e etnie diverse si incontrano e devono imparare a convivere, in cui gli individui devono imparare a superare gli stereotipi ed abbattere le barriere.
E in questi due luoghi, possono emergere individui normali che veicolano un messaggio importante, ovvero che solo l’integrazione e lo scambio tra persone possono salvare il nostro mondo.
Qualcuno potrebbe accusarmi di semplificare, lo so. Ma posso assicurare di non sono così ingenuo da pensare che l’elezione di un sindaco musulmano (senza discuterne il colore politico) possa far cambiare le sorti del nostro mondo o le decisioni delle classi politiche: in fondo, dopo l’elezione di Obama la condizione degli afroamericani non è migliorata di molto e la tolleranza per il prossimo non è aumentata sensibilmentea livello mondiale.
Non credo che i supereroi possano camminare nel mondo e farci cambiare dal giorno alla notte le nostre idee.
Quello in cui credo, però, è la potenza delle storie, come quelle dei due Khan, capaci di dare speranza e far crollare muri (fisici e mentali), capaci di veicolare un messaggio importante, che un mondo diverso, non schiacciato dalla paura o dalla diffidenza, sia possibile.
Se anche una sola persona diffidente o impaurita dal prossimo, dopo aver letto di Kamala Khan o di Sadiq Khan si troverà a pensare che forse la strada dell’integrazione non è poi così dannosa e che è effettivamente percorribile, allora queste storie avranno compiuto il loro dovere.
Senza usare nessun potere particolare, se non quello della comprensione e della tolleranza, che non ha niente di super, ma molto di umano.
E in un momento storico come questo, serve proprio questo: umanità.
