Khan

Kamala e Sadiq: il potere dell’integrazione

9 Maggio 2016
Il nuovo sindaco di Londra e la nuova Ms. Marvel non condividono solo il cognome, ma anche una storia di speranza per un mondo più aperto e rispettoso.

Il 6 Maggio 2016 sarà una data che resterà nella storia, sicuramente di quella inglese e probabilmente di quella mondiale. Sadiq Khan, membro del partito laburista inglese, è diventato il primo sindaco musulmano di Londra.

mp_sadiq_khan1Figlio di immigrati pakistani arrivati a Londra negli anni ’60, Sadiq Khan ha vissuto la sua infanzia a Earlsfield, periferia della capitale, in un alloggio popolare per poveri. Fin da bambino ha lavorato, ha studiato in scuole pubbliche (dettaglio non da poco, considerando che il sistema scolastico anglosassone è diviso in scuole private ricche di mezzi e opportunità, al contrario di quelle pubbliche, ben più limitate) e si è fatto piano piano strada come avvocato in difesa dei diritti umani e successivamente come politico.
Sadiq, nuovo inquilino della City Hall è l’emblema di quel crogiolo multiculturale che ogni viaggiatore si trova davanti quando arriva a Londra, città cosmopolita che raccoglie tutto il mondo dentro di sé. “Mi sento musulmano, britannico, laburista, marito, padre e tifoso del Liverpool” ha dichiarato in una intervista a La Repubblica.

Ma perché un sito di fumetti dovrebbe parlare di un avvenimento politico, seppur importante come questo?

Beh, perché leggendo la storia di Sadiq e soffermandomi sul suo cognome, la mia mente di appassionato di supereroi ha subito fatto una strana connessione. E a giudicare da questo tweet dello stesso Khan, non è successo solo a me.

Khan Ms. Marvel

Dall’altra parte dell’Atlantico, nel New Jersey di un mondo parallelo fatto di carta e tutine attillate che a volte ricorda molto il nostro (tutine a parte), vive una ragazza con le stesse origini del nuovo sindaco della City, una ragazza con le stesse difficoltà nel coniugare le proprie radici culturali con il mondo in cui vive, una società multiculturale sempre divisa tra accoglienza e paura del diverso.

Kamala Khan, come Sadiq Khan, ha una storia potente, una di quelle che fa paura a tanti e che incoraggia tanti altri. Sin dalla sua prima apparizione, la nuova Ms. Marvel ha conquistato il pubblico statunitense, non solo per storie coinvolgenti da un punto di vista emotivo, per la naturalezza della prosa di G. Willow Wilson e per i disegni dettagliati e espressivi di Adrian Alphona, ma perché è riuscita a gettare luce su un mondo sconosciuto e incompreso, spesso stereotipato, come quello delle comunità musulmane statunitensi, dimostrando la stessa forza di altre opere simili come la serie tv tedesca Kebab for Breakfast, tanto per fare un esempio famoso.

Ms. MarvelLa genuinità e il realismo della serie sono sì merito della brava G. Willow Wilson, statunitense convertita all’Islam, ma anche dell’editor Sana Amanat, co-creatrice di Kamala Khan, con la quale condivide le origini pakistane e le difficoltà nell’aver affrontato durante l’adolescenza una comunità prevalentemente bianca come quella del New Jersey: la sua esperienza personale è diventata una storia universale con cui tanti ragazzi statunitensi di origine straniera si sono identificati, facendo diventare Ms. Marvel un vero e proprio simbolo di integrazione e di confronto con una cultura diversa, ma anche un modello a cui guardare per combattere qualsiasi disparità.

Ecco che le storie di una supereroina adolescente e del nuovo sindaco di Londra si incrociano: il New Jersey e la City sono mondi in miniatura in cui culture, religioni e etnie diverse si incontrano e devono imparare a convivere, in cui gli individui devono imparare a superare gli stereotipi ed abbattere le barriere.

E in questi due luoghi, possono emergere individui normali che veicolano un messaggio importante, ovvero che solo l’integrazione e lo scambio tra persone possono salvare il nostro mondo.

Qualcuno potrebbe accusarmi di semplificare, lo so. Ma posso assicurare di non sono così ingenuo da pensare che l’elezione di un sindaco musulmano (senza discuterne il colore politico) possa far cambiare le sorti del nostro mondo o le decisioni delle classi politiche: in fondo, dopo l’elezione di Obama la condizione degli afroamericani non è migliorata di molto e la tolleranza per il prossimo non è aumentata sensibilmentea livello mondiale.

Non credo che i supereroi possano camminare nel mondo e farci cambiare dal giorno alla notte le nostre idee.

Quello in cui credo, però, è la potenza delle storie, come quelle dei due Khan, capaci di dare speranza e far crollare muri (fisici e mentali), capaci di veicolare un messaggio importante, che un mondo diverso, non schiacciato dalla paura o dalla diffidenza, sia possibile.

Se anche una sola persona diffidente o impaurita dal prossimo, dopo aver letto di Kamala Khan o di Sadiq Khan si troverà a pensare che forse la strada dell’integrazione non è poi così dannosa e che è effettivamente percorribile, allora queste storie avranno compiuto il loro dovere.

Senza usare nessun potere particolare, se non quello della comprensione e della tolleranza, che non ha niente di super, ma molto di umano.

E in un momento storico come questo, serve proprio questo: umanità.

Emilio Cirri

Emilio Cirri

Nato a Firenze una mattina di Gennaio del 1990, cresce dividendosi tra due mondi: quello della scienza e quello dell'arte. Si laurea in Chimica e sogna di fare il ricercatore. E nel frattempo si nutre di fumetti e spera di poterne sceneggiare uno, un giorno. Il primo amore della sua vita è Batman, amico fedele dei lunghi pomeriggi passati a giocare in camera sua. Dai supereroi ha piano piano esteso il suo campo di interesse fumetto, sia esso italiano, americano, francese, spagnolo o giapponese. Nel tempo che non dedica ai fumetti, guarda film e serie tv, scrive recensioni e piccole storielle, e forse un giorno le pubblicherà su un blog o in qualche altro modo.

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