Critica vs Autori: una riflessione

Tratto da Batman '66

Tratto da Batman ’66

Credo che alla base di un approccio critico o di analisi di un’opera (tralasciamo ora l’efficacia della critica e dando per scontata una competenza minima indispensabile) ci si debba liberare fin dal principio di una possibile forma di fraintendimento: la conoscenza diretta degli autori.

Grazie ai Social Network come pure al numero sempre maggiore di fiere di settore, è diventato più semplice e comune entrare in contatto con gli autori dei fumetti che recensiamo. Questo porta spesso a una migliore conoscenza della materia trattata (per esempio, nel poter domandare a un disegnatore la tecnica usata, chiedere chiarimenti su un personaggio o su una citazione nascosta allo scrittore), all’opportunità di vivere in maniera più partecipativa la genesi di un’opera e dare vita a importanti collaborazioni con professionisti del settore.

Un rapporto quindi positivo, ma che cela una facile trappola.

Uno degli errori più gravi in cui si può incorrere infatti è cercare il consenso o la benedizione dell’autore.

In fondo, viene naturale essere soddisfatti dei complimenti di un professionista a una propria recensione o approfondimento. In fondo, è sempre stato cordiale e disponibile. In fondo mi è simpatico.

Non c’è niente di più sbagliato.
Il rischio è la ricerca del facile consenso – ogni autore sarà pronto a lodare una recensione positiva, al di là del suo effettivo valore, e così sarà per la sua corte di fan – o peggio ancora la caduta in una forma di autocensura – consapevole o meno – dei punti critici di un’opera.

Conoscere gli autori, seguire l’evoluzione del rapporto di alcuni nei confronti della critica, porta a rendersi conto di altri aspetti meno piacevoli portati dalla minore distanza tra autore-critico (e lettore, ma questo è un altro discorso).

Non è raro che lo stesso autore che si complimenta per una recensione positiva si indigni per una critica e magari si rifugi dai suoi fan per sbeffeggiare chi l’ha scritta. O che fraintenda lo scopo di un articolo e ne sottolinei solamente quello che può essere usato contro l’articolista ancor prima che contro il pezzo. E che magari in seguito a una critica – si badi bene, una critica ponderata, rispettosa del lavoro, non parliamo certo dello sfogo di un hater o di un  post in bacheca su facebook – non conceda più interviste o informazioni.

(Devio un attimo dal fulcro di questo articolo per un importante inciso: questo comportamento, al di là che possa essere antipatico per chi lo subisce, è comunque normale e comprensibile. Umanamente normale e comprensibile.
Scrivere o disegnare non è manovalanza. Un autore non difende solo sé stesso, ma un pezzo della sua anima, del suo cuore. Il fumetto è arte. Anche se non tutti i fumetti sono arte, sicuramente un autore tende verso la ricerca di un’opera ideale nella sua mente e a seconda dei suoi mezzi.)

Ma non per questo si deve scrivere temendo di far dispiacere all’autore. Fatto salvo di non offendere la persona o la professionalità, ogni critica colpisce in una qualche misura l’autore. Non può che essere così.

Quindi per fare critica l’autore dev’essere niente più di un contesto entro cui collocare l’opera, eventualmente, non colui verso il quale indirizzare l’analisi o da non irretire con le proprie opinioni.

La vicinanza, la conoscenza, la confidenza con questi, al momento di recensire il suo fumetto è un nemico. E’ l’antagonista che si frappone tra noi e la sua opera per impedirci di giudicarla in maniera obiettiva. E come tale va combattuto a costo di diventare gli stronzi, se si vuole mantenere una propria, labile ed effimera, integrità morale.