Di Bonelli, promozione, figli e figliastri

12 Ottobre 2014
Sergio Bonelli annuncia un atteso rinnovo per sfruttare a pieno le sue proprietà intellettuali. In questo processo, non può permettersi di lasciare indietro le serie meno famose, come invece appare a livello di promozione.

Dopo aver assistito come tanti alla diretta della per molti versi storica conferenza stampa della Sergio Bonelli Editore tenutasi il 26 settembre 2014, mi è venuto spontaneo confrontare la disparità di visibilità e di promozione di alcune serie rispetto ad altre.

SAGUARO 28Da una parte abbiamo per esempio Dylan Dog, all’alba di un rilancio in grande stile, od Orfani, presto coinvolto in iniziative extra-fumettistico, entrambi accomunati da una intensa attività social e da una continua ricerca di visibilità frutto di una chiara volontà di generare discussioni e, quindi, interesse. Senza parlare dell’inossidabile Tex, tra collana normale, ristampa, volumi in allegato ai quotidiani, e nonostante il podio di testata più venduta dell’editore oggetto di un bel rilancio negli ultimi anni sotto forma di nuovi scrittori e disegnatori.

L’altro lato della medaglia sono titoli come Saguaro o Lukas, o anche la collana di albi autoconclusivi de Le Storie: serie e personaggi che sembrano abbandonati a se stessi, scarsamente valorizzati, poco pubblicizzati.
L’impressione è che le sorti di un fumetto dipendano in gran parte dagli autori e da quanto essi stessi si spendano per fare pubblicità al proprio lavoro. O che eventuali iniziative siano lanciate in maniera confusa e isolata – penso in questo caso a Dragonero, con il lancio del numero 0 nei negozi di videogiochi, salvo tornare in un anonimato di tanto in tanto risollevato da iniziative collaterali annunciate o in arrivo (come il romanzo e il gioco di ruolo).

Siamo sicuramente in una fase di grandi cambiamenti in Bonelli, come testimonia la volontà di diventare coproduttori di opere multimediali tratte dai propri fumetti.
Sono convinto che uno di questi cambiamenti debba essere quello di una gestione centralizzata e razionalizzata per quanto riguarda l’aspetto, forse finora sottovalutato, della promozione dei propri fumetti, sia quelli di punta – per aumentare la base di lettori cavalcandone la forza mediatica – quanto non meno i titoli di minor successo, per aiutarli a mantenere un rapporto positivo tra i costi e i ricavi e far scoprire a ogni lettore il fumetto a lui più adatto.

Un’azienda delle dimensioni della Sergio Bonelli Editore non può più permettersi una gestione artigianale di queste dinamiche, né di avere al suo interno figli e figliastri.

Ettore Gabrielli

Ettore Gabrielli

Classe 1977, toscano, programmatore. Impara a leggere sugli Alan Ford del padre, una delle poche cose per cui si sente debitore veramente. Vorace lettore da sempre, i fumetti sono stati il mezzo per imparare e per conoscere persone e per questo sarò loro sempre grato. Nel 2002 fonda Lo Spazio Bianco, magazine dedicato al fumetto tra i più longevi e seguiti in Italia di cui è tuttora direttore editoriale. Nel 2021 ha fatto parte della giuria dei Lucca Comics Awards.

1 Comment Commenta

  1. Questa cosa l’ho sempre pensata anch’io.
    Ci sono fumetti -in casa- che Bonelli lo sono meno di altri.
    Un esempio su tutti, al di là dei gusti: Jonatan Steele, che non ebbe promozione alcuna e fu lasciato naufragare dopo cinque anni di pubblicazioni senza nemmeno uno straccio di speciale o un strillo di copertina.

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