Francesco Guarnaccia e Roberto D’Agnano trascinano anche il lettore un po’ più in là con gli anni (come il sottoscritto) nel vortice delle serate distruttive in discoteca e ai rave party, tra musica a tutto volume, alcool e droghe. Detto così sembrerebbe l’anticamera di un fumetto di denuncia, o di tristi vite perdute o sulla via della perdizione. E invece gli autori scelgono di dare vita non a un raccontino morale dal facile perbenismo e magari bello ipocrita, ma tratteggiano cinque personaggi scanzonati, simpatici, in gamba, con i quali viene molta più voglia di bere qualcosa insieme che di impartire lezioncine sul come vivere. Cinque ragazzi giovani, e come tali liberi anche di fare qualche cazzata o comunque di costruirsi la propria vita senza che altri spieghino loro come fare.
Certo, da babbo viene da chiedermi se approverei che mio figlio passasse serate distruttive come quelle in cui vediamo coinvolti questi personaggi. Forse perché a volte dimentico di quello che ho fatto io, anche se meno festaiolo. Il che non significa che non si possa avere una propria opinione, ma è utile ricordare che il giudicare di per sé rischia di essere un esercizio sterile e che crea muri invece del dialogo.
Insieme a questi ragazzi passiamo da una festa all’altra, con lo scopo di dar vita al loro party seguendo una scommessa folle. Una sorta di quest dove al posto di mostri da affrontare e tesori da scoprire abbiamo feste sempre più allucinanti (nel vero senso della parola) e aiuti da trovare per poter organizzare la loro festa. Soprattutto in questa parte il fumetto prende una piega quasi grottesca, portando i nostri a “sfide” al limite del surreale e dal tono smaccatamente esagerato e comico. Tutta l’opera si presenta leggera e divertente ma senza essere superficiale – anche se si potrebbe pensare che i protagonisti lo siano, finché non veniamo smentiti con brevi dialoghi o azioni che rivelano che, semplicemente, essi sono dei ragazzi e non delle etichette con le gambe. Bravi quindi gli autori a caratterizzare personaggi comici e cartooneschi ma dotati di un loro senso e sotto le cui esagerazioni per esigenze di battuta possiamo intravvedere delle ipotetiche persone – chissà quanto hanno pescato da amici e conoscenti per farlo!
I disegni di D’Agnano, che trovo vicini a quelli di Guarnaccia, si prestano al tono folle e divertito della storia, con figure da cartone animato, espressioni esasperate e un dinamismo iperaccentuato. Forse perdono un poco nelle poche scene drammatiche prima del finale che rappresentano un cambio di registro brusco – forse fin troppo – rispetto al resto del volume. Ma niente che possa dire abbia influito nel buon giudizio complessivo.
Dal sito, la recensione di Andrea Bramini:
