Vanna Vinci e Il richiamo di Alma: una ricerca ermetica.

Vanna Vinci e Il richiamo di Alma: una ricerca ermetica.

Vanna Vinci è una delle più importanti autrici del fumetto italiano, e questo “Il richiamo di Alma” (2015) è un suo adattamento letterario che avevo letto e di cui, da un po’, volevo scrivere.

A margine, ci vuole una premessa. In questo 2020, Ettore Gabrielli ha avviato un interessante progetto su “Lo Spazio Bianco”, recensendo un fumetto al giorno. Per ora sta tenendo il ritmo, e anche se non riuscisse a recensire 365 opere è un lavoro molto interessante. Naturalmente, questo richiede un notevole sforzo di sintesi: dire in breve qualcosa di significativo. Su quello Gabrielli è molto bravo. Del resto, è il direttore di un sito famoso (e, per alcuni, famigerato) per le “brevisioni”.

Io sono un amante del longform. Come si vede anche da questa premessa, forse. Per cui, non mi propongo un fumetto al giorno. Sarebbe impossibile. Inoltre, solo con fumetti connessi alla letteratura il gioco è difficile. Però, voglio cercare anch’io di recuperare un po’ di opere non lette. Questa mi sembrava interessante, per cominciare.

Vanna Vinci, classe 1964, è tra le principali fumettiste italiane. Ha esordito nel 1990 su Fumo di China, e da lì ha realizzato numerose collaborazioni. Mi ha sempre affascinato un certo sottotesto ermetico presente nelle sue opere. Forse anche nel fumetto popolare (“Gli adoratori di Osiride” su Legs Weaver, nel 1997) ma soprattutto il ciclo di Sophia, dal 2004, ragazza appassionata di alchimia. Curiosamente, alternato negli stessi anni con strip di una deliziosa enfant terrible, la Bambina Filosofa, che non ha un dichiarato tema esoterico, ma certo stabilisce un parallelo etimologico curioso con Sophia, che porta il nome della Sapienza ricercata dai filosofi non certo per caso.

“Il richiamo di Alma”, lunga recerche di una donna sfuggente ed enigmatica, usa similmente una protagonista dal nome altamente simbolico ed iniziatico. La ricerca di Alma diventa una ricerca dell’Anima: ricerca proustiana di sé stessi, oppure ricerca dell’Anima mundi?

In ogni caso, si parte da un romanzo di Stelio Mattioni (1921-1997), scrittore triestino nel circolo di Saba che sinceramente non conosco (ma c’è sempre tempo per un recupero, chiaramente). Dopo l’esordio nel 1962, con la raccolta “Il sosia” presso Einaudi, in seguito si dedica al romanzo per Adelphi, andando in finale al Campiello con due libri. Uno è questo “Il richiamo di Alma”, del 1980. Claudio Magris lo avvicina a Kafka e Svevo.

Vanna Vinci

La fantasmatica Alma appare per i luoghi topici di Trieste a un protagonista che gradualmente sviluppa per lei un’ossessione; e poi nelle chiese della città, a confermare la natura sacrale della fanciulla (ma, tra le righe, si comprende bene che è un sacro differente da quello della tradizione cattolica, che usa questa solo come momentaneo specchio). Ricorrente – anche se non con una insistenza eccessiva, ma nei giusti punti strategici – è il tema dell’occhio nel triangolo. Tipico del cristianesimo, certo, ma riletto dal ‘700 in chiave iniziatica dalla massoneria (e altri).

Vanna Vinci si conferma abile nel trattare un romanzo che, in teoria, sembrerebbe poco “fumettistico”: privo di azione, basato solo su impalpabili atmosfere. Ma il segno dell’autrice riesce bene a renderle, grazie ai colori soffusi (e, forse, anche grazie al formato “orizzontale” della tavola, come si vede sopra, non così usuale).

Ci potrebbe essere altro da aggiungere, ma in questa scelta di una sintetica segnalazione e consiglio di lettura, penso che per ora mi fermerò qui.

Qui la recensione di Elena Biagi, ai tempi dell’uscita.

Una poetica Trieste, dal romanzo di Stelio Mattioni al fumetto di Vanna Vinci