Un canone per il fumetto?

Un canone per il fumetto?

Ho di recente parlato su “Lo Spazio Bianco” di Davide Costa, sceneggiatore che apprezzo e che tiene una interessante newsletter sul fumetto, “Appunti dal tavolino di un bar” (vedi qui). Nel numero 186, Costa riflette su un tema che trovo molto interessante: il canone del fumetto.

Scrive Costa (in una prospettiva da sceneggiatore, chiaramente):

“se vuoi scrivere fumetti devi (DEVI) leggere fumetti. Ok, però, quali? Quando qualcuno chiede a me consigli per scrivere fumetti pure io dico sempre di leggerne tanti (e scriverne tanti), però faccio pure sempre il vago dicendo “Leggi e rileggi i tuoi preferiti, ma leggi pure quelli che ti attirano poco, che di sicuro impari qualcosa.”. Un po’ paraculo, come consiglio, lo so, ma pure sincero e, credo, efficace: se rileggete un sacco di volte i vostri fumetti preferiti, con l’occhio clinico che vuole capire come diavolo sono stati scritti, di sicuro ci tirate fuori qualcosa. Però ora mi chiedo: volendo stilare una lista di “Fumetti da leggere se vuoi scrivere fumetti”, quali titoli andrebbero nominati? E ve lo dico subito: non ho una risposta perché è un dubbio che mi è venuto letteralmente l’altro ieri.

In più: una lista del genere dovrebbe basarsi su qualche parametro e paletto piuttosto preciso, per non trovarsi con troppi titoli. Un misto di autori del passato (Eisner? Barks? De Luca?) e contemporanei (Gipi? Ware? Ito?), ma poi ci si infiliamo pure autori seriali (Ellis? Moore? Sclavi?) e anche disegnatori che magari non hanno quasi mai sceneggiato (Quitely? Cavazzano? Uderzo?), senza dimenticare chi i fumetti li colora e li edita? Insomma, non sarebbe male avere una cinquantina di volumi da consigliare come esempi di cosa sia in grado di fare il fumetto, risultati da analizzare e da usare come punto di riferimento da studiare, smontare e magari mettere in discussione.

Senza dimenticare che, come ogni lista, sarebbe incompleta e parziale, solo un punto di partenza per esplorare poi tutto il resto.

La riflessione sul canone del fumetto è ovviamente presente in termini assoluto: le numerose “storie del fumetto” uscite nel corso del tempo (qui ne avevo schedate alcune sul mio blog personale) partono dalla individuazione di un canone e lo sviluppano analizzando autori, opere e così via. Un saggio interessante al proposito è “Il secolo del fumetto” (2008), di cui ho trattato sul mio blog personale Barberist. Al suo interno, anche una riflessione sulla costituzione del canone fumettistico tramite le storie (vedi qui).

 

Ma di fumetto si scrive molto anche online, col rischio (su cui ho spesso ragionato, ad esempio qui) di un carattere a volte episodico della riflessione. Fare il punto elaborando un proprio canone è quindi un esercizio interessante, e io – occupandomi molto di fumetto bonelliano, in particolare di Dylan Dog – ho ad esempio ragionato su un canone del fumetto bonelliano in una serie di articoli (vedi qui).

bloom

Davide Costa parla di un canone molto più ampio: di fatto, un canone universale del fumetto, o perlomeno un canone del fumetto occidentale (per parafrasare il critico Harold Bloom). Non escludo che sia interessante trattarlo: in ambito letterario, storicamente, l’operazione si è sempre tentata su base nazionale: anche il canone occidentale del grandissimo Bloom è ad esempio molto anglocentrico (vedi qui la sua lista di 26 autori imprescindibili). Per tale ragione, proverò a ragionare su un canone del fumetto italiano.

Naturalmente, si tratterà di una lista assolutamente parziale, che non vuole ovviamente avere valore definitivo (e come potrebbe?) ma un’ipotetica serie di letture consigliabili a chi si approccia al medium, in particolare in Italia. Volendo, potrebbe essere anche uno strumento di discussione all’interno della mia cerchia di conoscenze che si interessano di fumetto. Se vogliamo, è un po’ un’estensione del classico giochino di facebook “dieci titoli che…”: ma reso più complesso dall’estenderlo a (massimo) cinquanta. Pochi, certo: ma, del resto, quando ho sostenuto l’esame di Storia del cinema, a fine anni ’90, era richiesto di presentare quaranta film all’orale, che coprivano l’intero arco della storia del medium fino allora.

Il gioco in sé è dunque quello di ipotizzare un canone il più possibile snello, o perlomeno realistico: Bloom, che citavo sopra, riassume la letteratura occidentale in 26 autori; la letteratura italiana (dal ‘300 a oggi) è codificata nel suo canone scolastico in Dante, Petrarca, Boccaccio, Machiavelli, Ariosto, Tasso, Marino, Galilei, Goldoni, Parini, Foscolo, Manzoni, Leopardi, Verga, (a volte Carducci), Pascoli, Svevo, Pirandello, Ungaretti, Montale, (a volte Quasimodo, Saba). Una ventina di nomi (tra parentesi, nomi la cui adesione al canone è in bilico); aggiungiamo che qualche docente prova a estendere il canone con almeno qualche altro nome del secondo novecento (Calvino, Pasolini, Eco: io avevo proposto, qui, uno scrittore-fumettista come Sclavi), ma si resta sempre su questi numeri. A margine: indubbiamente problematico, in prospettiva futura, che questo canone non includa alcuna figura femminile nemmeno per il Novecento (perfino Grazia Deledda, pur essendo vincitrice di Nobel, non risulta di fatto inserita in modo stabile, nonostante la sua rilettura del verismo sarebbe interessante per problematizzarlo).

Aggiungo che, salvo qualche indicazione dove la ritengo necessaria, questo è un canone “puro”: un elenco di nomi, senza una analisi dettagliata di ciascuno (che la renderebbe una, magari breve, storia del fumetto).

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Innanzitutto, ecco il “mio” canone, secco (ho deciso di fissare venti slot, ne ho usati ventuno), e poi alcuni commenti e ragionamenti.

Paola Lombroso (1871-1954)
Attilio Mussino (1878-1954)

Sergio Tofano (1886-1973)
Tea Bonelli (1911-1999)

Benito Jacovitti (1923-1997)
Angela (1922-1987) e Luciana (1928-2001) Giussani
Hugo Pratt (1927-1995)
Grazia Nidasio (1931-2018)
Guido Crepax (1933-2003)

Magnus (1939-1996)

Bonvi (1941-1995)
Massimo Mattioli (1943-2019)
Tiziano Sclavi (1953-)
Andrea Pazienza (1956-1988)
Igort (1958-)

Gipi (1963-)
Silvia Ziche (1967-)
Paola Barbato (1971-)
Roberto Recchioni (1974-)
Zerocalcare (1983-)
Zuzu (1996 -)

Costa pone delle buone domande su quali devono essere i criteri di un buon canone, che riprendo:

Un misto di autori del passato (Eisner? Barks? De Luca?) e contemporanei (Gipi? Ware? Ito?), ma poi ci si infiliamo pure autori seriali (Ellis? Moore? Sclavi?) e anche disegnatori che magari non hanno quasi mai sceneggiato (Quitely? Cavazzano? Uderzo?), senza dimenticare chi i fumetti li colora e li edita?

Naturalmente, non ci sono criteri assoluti.

Un criterio storicamente adottato nel canone letterario è quello di costruire un percorso. Per cui, indubbiamente, per me un mix di autori del passato e contemporanei, ma non solo: anche scaglionati in modo di coprire le varie epoche e la loro evoluzione, in modo che ogni autore sia, in qualche modo, significativo di un’epoca, di un periodo, di una corrente, permettendo così a chi si approccia a un corpus di iniziare da qui una esplorazione più ampia.

Ho creato un canone del fumetto del ‘900 italiano, che coincide con lo sviluppo del medium da noi (per quanto esistano antecedenti ottocenteschi) Tuttavia, potrebbe essere buona cosa citare gli autori fondamentali del macro-canone fumettistico dell’Ottocento e primo Novecento in modo introduttivo, un po’ come si parla della letteratura provenzale per introdurre poi la scena italiana, tra scuola siciliana e stilnovismo. Dei nomi su cui si potrebbe ragionare sono, per dire, la Maestra dell’Arazzo di Bayeux, Rodolphe Topffer, Emilie de Tessier, Richard F. Outcault, Windsor McCay.

In seguito, il gioco è quello di elencare un numero relativamente basso di autori. Costa suggeriva una cinquantina di nomi (ma per il canone “universale”, in teoria) i canoni letterari, come quello occidentale di Bloom o quello consolidato italiano, sono di solito ancora più asciutti: una ventina, a cui ho cercato di adeguarmi.

Costa si domanda se siano da scegliere poi autori seriali o solo “autoriali”. Su questo, credo che l’ideale sia un bilanciamento delle due opzioni. Se concepiamo il canone anche come una guida per iniziare a esplorare un corpus più vasto, come lo pensa Costa (e io concordo), finiamo per favorire autori che si sono mossi su più versanti. Ad esempio, Mattioli ci interessa per l’avanguardia Cannibale e dell’underground (ma anche del neopop attuale, che ha con lui un significativo debito), ma permette di parlare anche del Giornalino dei Paolini, di cui il suo Pinky è stato a lungo un’icona nell’età dell’oro degli anni ’80.

Un criterio che ho cercato di usare è quello di un bilanciamento del canone che non sia esclusivamente volto al maschile. Un’idea che ritengo importante, e che riconosco che è maturata dal confronto con un critico fumettistico italiano che stimo, Alessandro Di Nocera, confrontandoci nell’ultimo paio d’anni sui Premi Coco, che Di Nocera dirige (vedi qui e poi qui). Ho cercato in questo canone di inserire autrici che siano significative in assoluto e per quei criteri di ampiezza di riferimento (Silvia Ziche, ad esempio, permette di parlare di scuola Disney italiana, ma anche di fumetto femminista contemporaneo): altrimenti sarebbe stato molto facile fare un semplice 50 e 50% arbitrario. Ho inserito 8 donne su 22 autori: un canone ancora sbilanciato, ma in un modo giustificabile per la preminenza maschile nel medium in molte delle sue età precedenti.

bilbolbul_cover

In questi giorni, mi viene da riflettere che, in base alle attuali polemiche, qualche nome potrebbe in futuro saltare. Mussino è autore del primo fumetto italiano, Bilbolbul, da cui deriva anche il nome del festival del fumetto “autoriale”, e c’è stata di recente anche una riflessione critica sulla radice seminalmente coloniale di questo protofumetto italiano (vedi qui, in questo bel saggio curato da Laura Scarpa con numerosi contributi di livello). Ma Mussino, se va problematizzato, è per me comunque un fondamento irrinunciabile del canone (a margine, come illustratore, è anche ritenuto unanimemente il “secondo padre” di Pinocchio, il romanzo più importante a livello mondiale del nostro Ottocento letterario. Su questa importanza seminale di Pinocchio ne ho scritto qua, parlando del notevole volume di Marco Corona). A margine, mi viene da domandarmi se ci sarà mai una riscrittura del canone franco-belga, per cui è ancora più fondante (e ancora più problematico) Hergè.

Nel citare autori del primo Novecento però non c’è un rilievo solo “antiquario”: molte soluzioni da loro adottate, riprese dalle grandi avanguardie storiche, ritornano (in modo a volte inconscio, per i “meccanismi della ricezione”) negli autori più recenti, quelli legati all’attuale neopop a fumetti. Ad esempio, di recente ho trovato delle analogie tra il notevole lavoro di Simone Pace (“Love Needs Space”, un webcomic su instagram, per dire della modernità) e il segno di Rubino (vedi qui), autore che qui tra l’altro, per ragioni di estrema sintesi, ho omesso. Non si tratta di una influenza diretta (Pace, nella nostra conversazione, l’ha escluso), ma un influsso mediato di quel protofumetto sui successivi esiti pop è a mio avviso presente.

Costa si chiede poi come bilanciare disegnatori e sceneggiatori. Non c’è, credo, un criterio assoluto, se non l’esigenza ovvia di un bilanciamento. Nella necessità di sintesi posta da un canone, probabilmente si finisce per favorire gli autori completi, che coprano entrambi gli aspetti della produzione (è la linea che ho visto prevalere nelle mie scelte, di fatto).

1961

Spiego ora qui di seguito le ragioni di ogni autore che ho inserito nel canone, ma sinteticamente: altrimenti, l’esercizio di stile del gioco del canone in un abbozzo di storia del fumetto italiano, rendendo questo articolo molto più ampio (non escludo del tutto di entrare più nel dettaglio, magari a livello di commenti). Aggiungo di non aver voluto necessariamente scrivere un canone originale “for the sake of it”, per il gusto di farlo: per cui si trovano credo anche molte presenze piuttosto ovvie, accanto a scelte – e, inevitabilmente, omissioni – cruciali, ma sempre nel tentativo di strutturare un ragionamento.

Paola Lombroso (1871-1954)

La vera – e misconosciuta – fondatrice del “Corriere dei piccoli”, da cui inizia convenzionalmente (per la sua grande importanza) la storia del fumetto italiano (in sé più antico). Figlia dell’antropologo criminale Cesare Lombroso, omaggiato anche in un fumetto recente di Barzi e De Stena (vedi qui), la giornalista fu l’ideatrice del progetto, poi accettato dal Corriere, che però non le affidò poi la direzione dello stesso (vedi qui).

Attilio Mussino (1878-1954)

Come detto già sopra, concordemente ritenuto l’iniziatore del medium in Italia.

Sergio Tofano (1886-1973)

Il Signor Bonaventura, la sua principale creazione, è il più iconico fumetto del periodo anteguerra. Il suo segno, inoltre, mostra il passaggio dall’influenza del liberty a quella delle avanguardie astratte.

Tea Bonelli (1911-1999)

La fondatrice della principale editrice del fumetto italiano del secondo dopoguerra. Naturalmente, parlare di lei è un viatico per parlare anche di Gianluigi Bonelli e Sergio Bonelli, e di tutto quello che vi è collegato.

Benito Jacovitti (1923-1997)

Jacovitti, oltre alla sua qualità intrinseca, ha un influsso ancora oggi sul neopop (consapevole o meno: ma, ad esempio, ricordo un Cip e Zagar di Lorenzo Mò, tra i più interessanti nomi del Neopop con Dogmadrome e altro, che dimostra come questa continuità è anche intenzionale). Inoltre, egli permette di parlare dell’esperienza del “Vittorioso”, dal 1937 di fondazione agli anni ’50 testata centrale del fumetto, di cui lui fu autore iconico.

Angela (1922-1987) e Luciana (1928-2001) Giussani

In questo caso, l’importanza di Diabolik, che apre le porte a tutto un vasto filone di fumetto noir, è abbastanza autoevidente.

Hugo Pratt (1927-1995)

Anche su Pratt credo sia poco discutibile la sua centralità nel canone per quanto riguarda un certo tipo di “fumetto d’autore”. Certo mi spiace omettere Buzzelli, che negli stessi anni di Corto Maltese ha contribuito in modo ancor più radicale alla nascita di un “romanzo a fumetti” maturo in Italia.

Grazia Nidasio (1931-2018)

Oltre alla valenza indiscussa della sua opera, la Nidasio rappresenta il segno iconico del Corriere dei Piccoli del secondo dopoguerra, e permette di introdurre questo altro macro-tema.

Guido Crepax (1933-2003)

Crepax, oltre al valore intrinseco (per il lavoro sulla griglia, in particolare, che viene da lui decostruita in modo radicale) permette di collegarsi all’esperienza di “Linus”, di cui la sua Valentina fu fumetto iconico.

Magnus (1939-1996)

Magnus si collega, ovviamente, ai fumetti da lui realizzati con Max Bunker e a quella scuola di segno che da lì in poi avvierà un filone del fumetto italiano.

Bonvi (1941-1995)

Anche Bonvi è l’iniziatore di una intera tipologia di fumetto italiano, che ha poi avuto una sopravvivenza in Silver e nei suoi attuali epigoni.

Massimo Mattioli (1943-2019)

Di Mattioli ho detto, esemplificativamente, prima: Cannibale, ovviamente (qui ricordata anche con Pazienza) ma anche “Il Giornalino” degli anni ’70-’80, erede del Vittorioso cattolico dopo la chiusura di quest’ultimo. Di questa tradizione avrei voluto tenere anche Gianni De Luca, che indubbiamente ha portato soluzioni innovative al fumetto italiano. Una scelta difficile, su cui ha prevalso la ragione di equilibrio cronologico.

Tiziano Sclavi (1953-)

Anche qui: della “seconda Bonelli” dagli anni ’80 in poi sono da ricordare numerosi sceneggiatori (Berardi, Castelli, i tre sardi…) avviatori di serie iconiche, e innumerevoli disegnatori. Non credo vi sia dubbio però sulla centralità di Dylan Dog nel fumetto italiano: non solo come archetipo di un certo tipo di “nuova Bonelli” impostata sul fantastico (e anche di tutta una serie di “nuovi bonellidi” ispirati a quella formula), ma anche per aver creato un ponte – prima, in questi termini, non esistente – tra il fumetto autoriale e anche sperimentale e il fumetto popolare bonelliano.

Andrea Pazienza (1956-1988)

Pazienza è centrale anche per il rimando all’esperienza di Cannibale e Frigidaire, nonché per il suo mito autonomo.

Igort (1958-)

In modo simmetrico, Igort rimanda all’esperienza del gruppo Valvoline, e rileva anche per il suo lavoro successivo, con “5”, l’introduzione italiana del graphic novel, Coconino, Oblomov, il nuovo Linus.

Gipi (1963-)

La centralità di Gipi, oltre alla qualità del lavoro, è seminale anche per tutto il fenomeno del “fumetto disegnato male” (che, ovviamente, in lui – e alcuni altri – è “disegnato male da Dio”, per citare Elio) che è un’altra ampia tendenza del fumetto italiano dai 2000 in poi.

Silvia Ziche (1967-)

Un limite di questo canone è forse nel sotto-rappresentare il fumetto Disney. Silvia Ziche, col suo segno, costituisce un’autrice importante per l’oggi,  sul solco di Carpi, Scarpa, Cavazzano, unitamente ad essere tra le autrici più importanti di un certo fumetto femminista, con Lucrezia, sia nei recenti graphic novel, sia come striscia umoristica o vignetta singola (in teoria fuori dal fumetto come arte sequenziale, chiaramente, in questo caso)

Paola Barbato (1971-)

Dopo l’abbandono di Sclavi, probabilmente, una delle autrici più rilevanti di Dylan Dog, a lungo considerata una possibile erede anche per la curatela del personaggio.

Roberto Recchioni (1974-)

La figura di Recchioni è, indubbiamente, centrale dagli anni 2000 in poi: prima nella sfera dei Bonellidi, dove con “John Doe” (a fianco di Lorenzo Bartoli) introduce l’idea delle stagioni e di una continuity stretta all’interno della serialità italiana, poi, dal 2013, all’interno di Bonelli, dove introduce il colore nel fumetto seriale, con “Orfani”, e rinnova fortemente Dylan Dog.

Zerocalcare (1983-)

Zerocalcare, oltre che per la sua importanza intrinseca, è sicuramente l’autore più significativo emerso dal webcomic: non certo il primo, ma quello che ha consolidato maggiormente la notorietà raggiunta con la rete, riprendendo un approccio specifico italiano, il verticalismo introdotto da Makkox e Coreingrapho, portandolo al successo e trovando il modo di mantenerne la trasponibilità sul fumetto tradizionale, cartaceo.

Zuzu (1996-)

L’autrice più recente da inserire, quindi indubbiamente quella meno consolidata, è a mio avviso Zuzu, che rappresenta bene l’attuale nuova corrente del neopop, nelle sue varie e complesse declinazioni.

*

Queste sono dunque, in modo sintetico, le motivazioni del mio canone. Più che discutere di questo, però (che non è, ripeto, per me scolpito nella pietra, ma l’appunto di un punto di arrivo momentaneo di un ragionamento) mi interesserebbe leggere proposte diverse, sempre nella regola del gioco della brevità del canone stesso. Se qualcun altro vorrà sottopormi il suo canone (anche secco, senza spiegazioni) lo troverò molto interessante.

*

Aggiornamento: altri appunti per un canone del fumetto.

Ecco alcune altre possibili proposte di canone del fumetto in venti nomi.
Anche qui, si sottolinea (come per quello da me proposto) siamo nei dintorni del gioco letterario.

Roberto Recchioni

Paola Lombroso (1871-1954)
Attilio Mussino (1878-1954)
Sergio Tofano (1886-1973)
Tea Bonelli (1911-1999)

Gianluigi e Sergio Bonelli
Gino D’Antonio

Benito Jacovitti (1923-1997)
Angela (1922-1987) e Luciana (1928-2001) Giussani
Hugo Pratt (1927-1995)
Guido Crepax (1933-2003)
Magnus (1939-1996)

Bonvi (1941-1995)
Massimo Mattioli (1943-2019)
Tiziano Sclavi (1953-)
Andrea Pazienza (1956-1988)

Gipi (1963-)
Silvia Ziche (1967-)
Leo Ortolani
Mauro Boselli.
Zerocalcare (1983-)

Marcello Toninelli (Io e Dante)

Grazia Nidasio
Jacovitti
Andrea Lavezzolo
Giorgio Rebuffi
Gian Luigi Bonelli
Giovan Battista Carpi
A. e L. Giussani
Magnus
Gino D’Antonio
Leone Cimpellin
Guido Buzzelli
Hugo Pratt
Sergio Toppi
Bonvi
Milo Manara
Rino Albertarelli
Gianni De Luca
Massimo Mattioli
Berardi & Milazzo
Andrea Pazienza
Attilio Micheluzzi
Leo Ortolani

Alessio Bilotta (https://www.slowcomix.it/)

“Il criterio che ho adottato è stato quello di fermarmi al 2000, perché ritengo che 20 anni sia il tempo giusto per storicizzare una figura. Non sono riuscito a scendere sotto 25 slot.” (Alessio Bilotta)

Antonio Rubino
Sergio Tofano
Galep
Gian Luigi Bonelli
Tea Bonelli
Benito Jacovitti
Angela e Luciana Giussani
Hugo Pratt
Gianni De Luca
Romano Scarpa
Attilio Micheluzzi
Renato Bianconi
Sergio Bonelli
Guido Crepax
Magnus
Renzo Barbieri
Bonvi
Massimo Mattioli
Milo Manara
Giorgio Cavazzano
Silver
Tiziano Sclavi
Vittorio Giardino
Tanino Liberatore
Andrea Pazienza

Maurizio Toccafondi (Prato Comics and Play)

Attilio Mussino (1878-1954)
Antonio Rubino (1880-1964)
Sergio Tofano (1886-1973)
Gianluigi Bonelli (1908-2001)
Galep (1917-1994)
Ferdinando Tacconi (1922-2006)
Benito Jacovitti (1923-1997)
Angela (1922-1987) e Luciana (1928-2001) Giussani
Hugo Pratt (1927-1995)
Giovan Battista Carpi (1927-1999)
Gianni De Luca (1927-1991)
Romano Scarpa (1927-2005)
Rodolfo Cimino (1927-2012)
Attilio Micheluzzi (1930-1990)
Grazia Nidasio (1931-2018)
Renato Bianconi (-1993)
Magnus (1939-1996)
Bonvi (1941-1995)
Altan (1942-)
Massimo Mattioli (1943-2019)
Vittorio Giardino (1946-)
Giorgio Cavazzano (1947-)
Alfredo Castelli (1947-)
Silver (1952-)
Tiziano Sclavi (1953-)
Andrea Pazienza (1956-1988)
Gipi (1963-)
Leo Ortolani (1967-)
Silvia Ziche (1967-)
Zerocalcare (1983-)
Fumetti Disegnati Male* (2002 ca.)

Giuseppe Lamola (parte di https://gliaudaci.blogspot.com/)

Attilio Mussino (1878-1954)
Sergio Tofano (1886-1973)
Gianluigi Bonelli (1908-2001)
Benito Jacovitti (1923-1997)

Angela (1922-1987) e Luciana (1928-2001) Giussani
Dino Battaglia (1923-)
Hugo Pratt (1927-1995)
Gianni De Luca (1927-1991)
Guido Buzzelli (1927-1992)
Attilio Micheluzzi (1930-1990)
Grazia Nidasio (1931-2018)
Guido Crepax (1933-2003)
Magnus (1939-1996)

Bonvi (1941-1995)
Massimo Mattioli (1943-2019)
Tiziano Sclavi (1953-)
Lorenzo Mattotti (1954-)
Andrea Pazienza (1956-1988)

Gipi (1963-)
Alessandro Bilotta (1977-)
Zerocalcare (1983-)

Nico Russo

Jac
Giussani
Pratt
Nidasio
Crepax
Magnus
Bonvi
Paz
Manara
Ziche
Zerocalcare
Mattioli
Palumbo
Akab
Recchioni
Scarpa
Sclavi
Barbato
Vanna Vinci

Filippo Marazzini

Paola Lombroso (1871-1954)
Attilio Mussino (1878-1954)
Sergio Tofano (1886-1973)
Gianluigi Bonelli (1908-2001)

Benito Jacovitti (1923-1997)
Angela (1922-1987) e Luciana (1928-2001) Giussani
Hugo Pratt (1927-1995)
Guido Crepax (1933-2003)
Magnus (1939-1996)

Bonvi (1941-1995)
Vittorio Giardino (1946-)
Sergio Toppi (1932-2012)
Tiziano Sclavi (1953-)
Andrea Pazienza (1956-1988)
Igort (1958-)

Gipi (1963-)
Milo Manara (1945-)
Mauro Boselli (1953-)
Zerocalcare (1983-)
Leo Ortolani (1967-)