Tom Sawyer, il grande romanzo americano a fumetti

Tom Sawyer, il grande romanzo americano a fumetti

Il Tom Sawyer a fumetti di Allagalla è un buon esempio della loro produzione. La casa editrice difatti si è distinta in particolare, nell’ultimo decennio, per un rigoroso lavoro di riedizione di grandi classici del fumetto italiano e non solo (ambito a cui si affiancano, naturalmente, altre significative produzioni, ad esempio in campo saggistico e di fumetto sudamericano). In campo italiano appare particolarmente centrale un autore come Claudio Nizzi, che è indubbiamente stato tra i grandi sceneggiatori della nostra tradizione.

Nato nel 1938, Nizzi ha collaborato col Vittorioso a partire dai primi anni ’60 e poi, dal 1969, col Giornalino, che ne ha raccolto in parte l’eredità. Qui crea le sue grandi serie, a partire dal meno fortunato Steve Damon con il disegnatore Marinelli (1970) per proseguire col western Larry Yuma (1971), influenzato dagli spaghetti western emergenti con Boscarato e poi Nadir Quinto. Nello stesso anno, con Landolfi, crea anche il western umoristico di Piccolo Dente; seguì l’avventuroso Capitan Erik (1972), con i disegni di Giovannini e poi Micheluzzi. Non a caso ricorrono i nomi di due autori, Boscarato e Micheluzzi che oggi sono celebrati con due dei maggiori premi del fumetto a livello italiano: e queste due serie, appunto, sono oggi raccolte da Allagalla.

Altre serie rilevanti saranno i polizieschi Tenente Marlo (1977) e poi Rosco & Sonny (1981) e Nicoletta (1981), realistica rappresentazione della vita di una teenager, poi ereditato da Paola Ferrarini (Lina) come sceneggiatrice. Nel 1981 inizia a lavorare in Bonelli, dove opera su Mister No e Tex, dove nel 1988 subentra a Gian Luigi Bonelli come curatore. È il terzo autore, dopo i due Bonelli, padre e figlio, ad occuparsi del personaggio, il principale dell’editrice (e del fumetto popolare italiano). Nel 1988 crea inoltre Nick Raider, testata “gialla” di casa Bonelli, che segue il mistero di Mystere (1982) e l’horror di Dylan Dog (1986). Da notare la continuità di temi – pur con accenti diversi – tra la produzione di Nizzi sul Giornalino e quella in Bonelli: tornano, centrali, il western e il giallo, con puntate nell’avventura pura (Capitan Erik, che viene prima di Mister No, risente probabilmente in parte del modello altissimo di Corto Maltese, opportunamente declinato). Dopo un parziale allontanarsi di Nizzi dal fumetto nel 2005, nel 2012 Allagalla pubblica appunto il libro-intervista di Roberto Guarino Tex secondo Nizzi, in cui lo sceneggiatore ripercorre i suoi cinquant’anni di fumetto.

Un altro aspetto importante del lavoro di Nizzi fu però quello degli adattamenti letterari, realizzati sempre nella fase del suo lavoro al Giornalino e oggi, in gran parte, ripubblicati da Allagalla. Si inizia con L’isola misteriosa nel 1971, poi Un capitano di quindici anni nel 1972 con Caprioli, L’isola del tesoro (1982) e Oliver Twist (1983) con Boscarato.

E, appunto, questo Le avventure di Tom Sawyer, tratto dalla penna affilatissima di Mark Twain, nel 1984, cui seguirà Piccole Donne della Alcott (1986), con Nadir Quinto.  Infine, con Piffarerio, vennero I Promessi Sposi (1985) e I Miserabili (1990) e infine, con un certo stacco, il Sandokan (2008) realizzato con Sergio Toppi.

Anche nel campo dell’adattamento letterario Nizzi sceglie testi che, in vario grado, sono la migliore interpretazione del romanzesco avventuroso ottocentesco. Certo scelte anche legate alla commissione – si tratta di adattamenti realizzati per il cattolico Il giornalino, testata educativa per ragazzi che tra anni ’70 e ’80 ha esercitato una grande importanza nel fumetto italiano. Ma si percepisce come il gusto per l’affabulazione del grande romanzo si sposa perfettamente con quello del grande sceneggiatore fumettistico, offrendo il destro per riproposizioni fedeli ma, a un tempo stesso, pienamente “d’autore”. Si noti ad esempio come l’associazione tra opere e disegnatori sia sempre accurata: ogni distico ha delle caratteristiche comuni, e anche l’associazione tra il segno del disegnatore e lo spirito delle opere del distico è tutt’altro che casuale. Va segnalato che queste edizioni di Allagalla sono in bianco e nero, mentre l’originale era a colori.

Tom Sawyer

Vediamo ad esempio questo Tom Sawyer. L’originale, di Mark Twain, appare nel 1876 e diviene rapidamente un grande classico della letteratura per ragazzi, di cui è uno dei testi seminali (senza l’elemento fantastico, da notare le omologie col “nostro” Pinocchio, di quattro anni successivo: all’infanzia e alla preadolescenza si concede una ribellione vista con simpatia e un certo grado di successo).

Il suo incontro col fumetto è dunque precoce: in fondo, i “monelli terribili” che segnano la diffusione primo-novecentesca del medium sono anche almeno in parte suoi eredi (come dichiaratamente lo è il suo erede cartoonistico moderno, il Bart Simpson di Matt Groening): da lui riprendono il loro carattere ribelle, stroncato nei terribili (anche se certo affascinanti) racconti illustrati di ambito tedesco, da Pierino Porcospino a Max Und Moritz. Una prima versione in comic strip dell’opera appare quindi nel 1918; poi, nel 1947, venne il primo adattamento dei Classics Illustrated (di questa collana, ho parlato qui), cui seguirono numerosi altri.

Ma Tom Sawyer (come poi l’Huckleberry Finn, sua continuazione ideale) è opera seminale anche per la letteratura americana tout court: come evidenzia Roberto Guarino nella bella prefazione, si tratta dell’opera fondante della letteratura americana moderna, teste Hemingway, che rifuggiva il ruolo di padre nobile della svolta “novecentesca” riconoscendo il suo antesignano in Twain. Con lui, in effetti, lo spirito d’avventura americano si sveste di ogni afflato ancora retorico, per darsi quell’asciuttezza appunto “alla Hemingway”, unita a un’ineffabile ironia: e inizialmente Twain mirava a farne un’opera “con ragazzi” ma destinata a un pubblico adulto, e il giovane Tom è in fondo un eroe romantico, spinto alle sue marachelle da spirito di avventura (proprio come il Pinocchio collodiano non è, se non accessoriamente, per troppo libero pensiero, il “bugiardo” in cui lo si semplifica).

Il Tom Sawyer giornalinesco appare dunque, come detto, nel 1984: il segno è quello preciso e pulito di Nadir Quinto (1918-1994), che con Nizzi ha già realizzato diversi episodi del western Larry Yuma, affiancandosi a Boscarato (in seguito realizzeranno poco dopo in coppia anche l’adattamento di Piccole Donne, altro seminale romanzo per ragazzi rivolto, in questo caso, più al pubblico femminile). Un segno perfetto per quello spirito western che aleggia anche sulle vicende di Tom, specie quando, sul finale, si fanno più avventurose nello scontro con l’Indiano (un tema venato anche di sfumature gotiche).

Quinto aveva già pubblicato un suo adattamento di Tom Sawyer sul Corriere dei Piccoli del 1946, che viene qui allegato in calce all’opera. Un reperto affascinante, che permette di apprezzare la maturazione del segno dell’artista, che diviene col suo segno “maturo” più pronto per il suo “vero” Tom Sawyer. Il suo segno, nel farsi più personale, più sottile, più minuzioso, si dota anche di un innegabile afflato umoristico che è perfetto per l’opera (come sarà ideale anche per le Piccole Donne che seguiranno, pur essendo l’ironia della Alcott più sfumata e impalpabile).

L’adattamento, per ragioni di committenza, richiede notevole brevità (specie rispetto all’ampiezza dell’originale) e una scansione “in puntate”. Appare interessante (e mi aveva colpito anche allora, giovane lettore di quest’opera) come, su una testata confessionale come il Giornalino, Nizzi non smussi affatto il – garbato, certo – anticapitalismo e anticlericalesimo del socialisteggiante Mark Twain (su questo Twain vicino alle posizioni socialiste, vedi qui).

Il primo episodio è paradigmatico: la zia Polly vorrebbe punire Tom con l’etica protestante del lavoro, ma egli – tramite la sua sagace abilità retorica e pubblicitaria – trasforma la punizione lavorativa in occasione di guadagno. Ma se qui c’è una satira del sistema economico americano e dei suoi valori – l’astuto imbroglione qui batte l’ideale etico del self made man – segue un brano dove si ironizza addirittura sull’attività catechistica, tramutata dal pragmatismo americano in un concorso a premi, che Tom vince, come al solito, imbrogliando brillantemente.

Tom Sawyer

Pur trattate con levità di scrittura e di tratto, l’ironia corrosiva di Twain non viene annacquata. Lo studio di espressioni, i giochi di sguardi, la teatralità corporea rendono con grande efficacia le due scene interconnesse.

Si passa poi all’avventura centrale, che inizia con la scena del cimitero, dove il segno si fa coerentemente più gotico. Segue l’avventura sul fiume, che è in effetti un po’ sacrificata: centrale nell’opera, non può essere omessa, ma dev’essere risolta in tempi brevi per tornare alla trama-guida dell’Indiano, col processo e poi l’avventura nel labirinto della grotta sotterranea. Gli autori riescono a rendere con efficacia la drammaticità delle scene finali del romanzo, anche se inevitabilmente la riduzione a una narrative fumettistica relativamente breve lo comprime nello spazio di un racconto. Lo spirito dell’originale è intatto: il giovane lettore affascinato da questo primo assaggio potrà felicemente indirizzarsi verso l’opera completa. L’unica vera edulcorazione, del resto comprensibile con lo scarto di un secolo, riguarda il generoso uso delle punizioni corporali nell’opera originaria (elemento centrale anche in una scena piuttosto rilevante, quella dove Tom si sacrifica per salvare Amy).

Completano l’opera accurate schede di Alessandra Maffiotti sulla fortuna dell’opera al cinema e nel fumetto e quelle sui tre autori di Elena Zoggia (Twain), Giulio Cuccolini (Nizzi) e Luigi Marcianò (Quinto). Un prodotto di indubbia cura editoriale, e nel complesso una gran bella riscoperta, quella operata da Allagalla, del Nizzi adattatore del grande romanzo.