Se la lingua italiana nasce con un fumetto

Se la lingua italiana nasce con un fumetto

Il 21 febbraio è stato stabilito dall’Unesco quale giornata mondiale della lingua madre: una ricorrenza che può essere un’occasione per riflettere sulle radici della nostra lingua. Soprattutto perché, per certi versi, l’italiano ha origini con un fumetto.

Parliamo, naturalmente, di quell’ambito vasto e tutto sommato poco studiato che va sotto l’etichetta di “protofumetto”: appare però significativo, in ogni caso, che il primo esempio di attestazione artistica di un volgare italiano avvenga in una forma che ha molti elementi dell’odierno fumetto.

Il fumetto in questione appare alla fine del XI secolo, verso il 1100 dunque, presso la Basilica di San Clemente in Laterano, a Roma. Si tratta di uno dei passaggi più significativi della passione di San Clemente, una figura storicamente molto oscura (potrebbe essere tra l’altro un primo caso di Papa che abbia abdicato al soglio pontificio, verso il 100 d.C.). Nella leggenda del santo, i persecutori pagani vengono portati a credere che il santo sia la pesantissima colonna di marmo che ha preso il suo posto.

SISINIUM: “Fili de le pute, traite”.

GOSMARIUS: “Albertel, trai”.

ALBERTELLUS: “Falite dereto co lo palo, Carvoncelle!”

SANCTUS CLEMENS: “Duritiam cordis vestris, saxa traere meruistis”.

Notiamo che il santo parla in latino (“Per la durezza dei vostri cuori, meritaste di trascinare delle pietre”), sia pure corrotto, mentre gli altri parlano in volgare romano: volgare in tutti i sensi, come si intuisce dalla battuta iniziale del pretore Sisinnio.

“Tirate, figli di puttana!” esclama infatti il – poco nobile – funzionario romano (a destra: il fumetto si legge “al contrario” rispetto al normale verso della scrittura occidentale). Elementi di natura comica (di “comics”?) delle vite dei santi non sono affatto rari, ma qui la cosa è così manifesta che si spiega perché tutto sommato questa testimonianza artistica così pregiata sia stata poco ricordata.

Fumettisticamente, è da notare come non vi sia ancora nessun espediente a identificare la “nuvoletta”, il “fumetto” che identifica il medium stesso, in Italia. Il testo è semplicemente affiancato ai vari personaggi, così come una didascalia che ne identifica il nome. San Clemente (assente nella scena) parla in forma vagamente cruciforme, se guardiamo la forma delle sue battute di dialogo.

Il dipinto non è, propriamente, sequenziale: la sequenza è scandita solo dalla consequenzialità logica delle battute di dialogo. Però, in qualche modo, il colonnato romano che inquadra la colonna scambiata per il santo identifica una tripartizione spaziale della scena, che potrebbe quasi diventare, in questo modo, una striscia a tre vignette.

In ogni caso, un esempio dell’influenza antica di forme ancora molto varie e poco unitarie di protofumetto, una “arte sequenziale” che ha anticipato la fioritura del medium in senso proprio nel corso dell’Ottocento.

Sarebbe interessante, forse, studiare queste forme protofumettistiche in parallelo allo studio della letteratura. Ma questo è un discorso molto ampio, che potremo sviluppare meglio qualche prossima volta.