Ricciardi: indagare sull'incubo nell'Italia fascista.

Ricciardi: indagare sull’incubo nell’Italia fascista.

Il Commissario Ricciardi rappresenta un esperimento relativamente nuovo nell’ambito del fumetto bonelliano: per la prima volta, infatti, una serie Bonelli nasce da un adattamento letterario (qui la pagina ufficiale, con numerosi approfondimenti; qui la pagina facebook). L’esperimento, avviato nel 2017, è stata in parte replicato in questo 2018 con il Deadwood Dick di Landsdale, secondo adattamento letterario bonelliano.

L’autore letterario di Ricciardi è Maurizio de Giovanni (Napoli, 1958), che ha creato il fortunato personaggio nel 2005. Da allora quasi ogni anno vede l’apparire di un nuovo romanzo dedicato all’investigatore partenopeo (il curatore della serie a fumetti è Luca Crovi, scrittore e sceneggiatore di fumetto con forti competenze in ambito giallistico). Ricciardi è quindi un ottimo esempio di quel “nuovo giallo” italiano, fortemente connotato come contesto storico e geografico, che ha certo le sue radici nobili e illustri (Gadda col “Pasticciaccio”, Scerbanenco e la sua Milano oscura del boom) ma rinasce anche a partire dal grande successo del siciliano Montalbano di Camilleri (1992, col primo romanzo La forma dell’acqua), e che ha visto esempi importanti – ognuno con una sua declinazione personale – tra cui uno dei più significativi è il romano Romanzo Criminale di Giancarlo De Cataldo (2002), ispiratore di un film e di una serie tv di riconosciuta qualità. Lo stesso è avvenuto (pur non essendo l’opera originaria un giallo/noir) con Gomorra (2006) di Roberto Saviano: anche qui romanzo, film e serie tv.

Ricciardi, l'impostazione di tavola

Tavola 1

Il giallo Bonelli

La scelta del giallo come primo esperimento di questo adattamento è particolarmente congegnale alla Bonelli: difatti, il giallo è sostanzialmente il macro-genere bonelliano, spesso non dichiarato. L’eroe-tipo della casa è un investigatore, magari in alcuni casi più muscolare che riflessivo, che deve risolvere un nuovo caso ogni mese.

Oggi il filone specifico giallo-noir è portato avanti soprattutto da Julia (1998) di Berardi, dopo il tentativo non andato perfettamente in porto di Nick Raider, nel 1988, che curiosamente a sua volta aveva una forte base letteraria, riprendendo pesantemente l’87mo Distretto (1956) di Ed McBain, il fondamento del police procedural.

Ma in tutte queste serie rimaneva valida l’evasione dell’esterofilia ben spiegata da Alfredo Castelli in America On My Mind: qui, invece, con Ricciardi si sceglie una serie di ambientazione italiana, (come nel recente Mercurio Loi e, in modo più estemporaneo, l’attuale trasferta di Julia).

Va detto che vi era già stato un tentativo di adattamento di Ricciardi per la Star Comics, ad opera di Alessandro Di Virgilio ed Emanuele Gizzi, di cui LSB aveva parlato qui.

 

Il segno appare più sintetico di quello adottato poi dalla Bonelli, più tradizionale, minuzioso e dettagliato.  Si trattava in questo caso del racconto del 2005, I vivi e i morti, che sarebbe poi stato sviluppato ne Il senso del dolore l’anno seguente (e da questo la Bonelli ha deciso di partire).

Se quindi il giallo è perfettamente idoneo al bonelliano, va detto che Ricciardi – più di tutti gli altri – si adatta anche al gusto per il fantastico della Bonelli, che ha sì spesso come eroe un detective, ma che agisce in un contesto non perfettamente naturale (Dylan Dog ne è l’esempio più calzante, ma vale anche per Mystere, Dampyr, Napoleone…). Infatti Ricciardi, pur operando in un contesto di giallo classico, è in grado di vedere le anime inquiete dei morti di morte violenta, e proprio questa maledizione l’ha spinto verso la sua carriera di investigatore.

Ricciardi a fumetti.

Eleganze del montaggio di tavola

Tavola 2

Stanti questi fattori, l’adattamento a fumetti di Ricciardi si presenta quindi come un caso interessante.

Possiamo notare come in copertina dei fumetti della collana campeggia il nome dell’autore originario (una scelta per ora innovativa in Bonelli): oltre che un possibile richiamo per gli appassionati di Maurizio de Giovanni, una garanzia di fedeltà al testo originale, per via della supervisione che lo scrittore assicura, intervenendo talvolta (sul recente magazine, ad esempio) con ampi interventi esplicatori. Gli sceneggiatori (Claudio Falco per il primo numero, Sergio Brancato per il secondo, e Paolo Terracciano) hanno fatto un buon lavoro di adattamento al fumetto, e al bonelliano in particolare, che si sviluppa in modo fluido ed efficace, in una aderenza molto lineare (anche se, ovviamente, non pedissequa) all’opera originaria. La cosa mette in evidenza anche la forte letterarietà di Ricciardi, presente fin dall’opera originale con frequenti citazioni soprattutto del teatro, un rimando esplicitamente rivendicato da Maurizio de Giovanni nelle varie presentazioni del progetto bonelliano. La cosa per certi versi è un altro elemento che favorisce la trasposizione al fumetto, dove in effetti l’accurata recitazione dei personaggi sottolinea spesso questo gusto teatrale più proprio delle varie comparse del numero che del tetragono protagonista (che spicca così per contrasto).

Anche l’intervista con cui LSB ha accolto il progetto mette in evidenza questi vari elementi “conservatori” dell’adattamento: la fedeltà assoluta al testo originale tramite un lavoro di ricostruzione e documentazione rigoroso. E anche la recensione del primo numero, ad opera di Pierluigi Spinelli, evidenzia l’attenzione documentaria.

Il pool di disegnatori, legato alla Scuola italiana di Comix (che ha sede a Napoli), è una garanzia ulteriore di rispetto dello scenario napoletano, e anche di un segno, vicino a quello della “scuola salernitana del fumetto” affermatasi nei ’90, che richiama immediatamente la scena fumettistica campana. Il primo numero è stato ad opera di un autore del calibro di Daniele Bigliardo, il secondo ha visto una valida nuova presenza femminile in Bonelli, Lucilla Stellato, mentre il terzo numero è stato di Alessandro Nespolino. Il montaggio di tavola è ovviamente chiaro e leggibile, ma si rivela in realtà sottilmente più mosso che non il bonelliano più classico: ad esempio appaiono frequentemente sovrapposizioni di vignette (vedi tav.1), montaggi su due strisce e soluzioni diverse dalla gabbia bonelliana, che è ovviamente ampiamente presente. Tale montaggio permette di inserire infatti frequenti immagini con scorci napoletani di indubbio fascino e bellezza, senza ricorrere alla splash page (che forse costituirebbe un linguaggio troppo moderno per lo stile “anni ‘30” che si vuole evocare) ma sfruttando al meglio anche la seduzione dei luoghi. Molto accurato è, come già accennato, lo studio dell’espressività dei personaggi e la resa dei moti d’animo spesso sottili messi in campo, fondamentale in un giallo d’ambiente storico, ma anche con una forte componente psicologica (vedi tav. 3, qui sotto).

A margine, ho apprezzato una raffinata soluzione (vedi tav. 2) per indicare il passaggio da una vignetta all’altra quando questo non è immediato, che di solito in Bonelli viene mostrato con una freccia che un po’ stona nel montaggio di tavola, e che qui viene integrata elegantemente al disegno.

Il viraggio al giallo, la pochezza dei fascisti.

Tavola 3

Una particolarità ulteriore è la scelta della colorazione: non il classico bianco e nero della casa editrice, ma nemmeno il colore che ha segnato le pubblicazioni più recenti, bensì un viraggio in un tono prevalente (per certi versi, una scelta vicina a quella di Morgan Lost, che è in bicromia nera e rossa). Il primo albo, che traspone il primo romanzo, “Il senso del dovere”, è virato in blu (colori di Ylenia Di Napoli e Andrea Errico); “La condanna del sangue” in verde (stessi coloristi), mentre “Il posto di ognuno” (colori: Francesca Carotenuto) appare virato in giallo. Una scelta particolare, che evoca il cinema in bianco e nero che associamo a quel periodo storico (quello del cinema dei “telefoni bianchi”, per gli intenditori), e che si collega in modo specifico al tema dei romanzi, che costituiscono un “ciclo delle stagioni”: un’idea che viene dalla Scuola italiana di Comix di Napoli, coinvolta nell’evento.

La bontà del lavoro è quindi innegabile, anche se in parte quanto si guadagna di fedeltà all’opera originaria viene sacrificato all’elemento espressivo dei singoli autori, che operano qui (del resto, coscientemente, e quindi presumo con loro piena soddisfazione) “al servizio del testo”, e possono esprimere eventuali loro sfumature interpretative nelle piege del testo fumettistico. Tuttavia, stante l’innegabile qualità dell’opera di partenza e la tipologia dell’operazione bonelliana, la cosa è intenzionale. In particolare, è apprezzabile come si conservi uno degli aspetti più validi di Ricciardi, la raffinata rappresentazione dell’Italia fascista tramite i casi investigativi che mettono in dubbio l’ordine istituito dal – seppur imperfetto – totalitarismo mussoliniano. De Giovanni riesce a non trattare di questo tema in modo didascalico, ma al tempo stesso non si riduce a un vago sfondo generico, ma restituisce un quadro del periodo problematico e affascinante, che si conserva appunto nel fumetto.

Questo tipo di adattamento – minuzioso, dettagliato, con precisi e filogici riferimenti alla fonte primaria, e un accurato valore storico – mi ricorda un altro grande ciclo adattativo in corso d’opera, quello (potenzialmnte ancora più vasto) del “Don Camillo” di Guareschi seguito per ReNoir da Davide Barzi (che ha all’attivo molte operazioni di questo tipo). L’opera ha avuto un’innegabile successo, probabilmente pescando sia dagli appassionati di Guareschi sia dai curiosi fumettofili: più che a un’influenza diretta, penso sia il segno interessante di una tendenza, che se con ReNoir ha riguardato il solo fumetto da libreria, con la Bonelli arriva anche – in una operazione mista – alle edicole.

Il trend mi sembra comunque decisamente interessante: e se da un lato – serve dirlo ancora una volta? – il fumetto non deve avere alcun complesso di inferiorità rispetto agli altri media, d’altro canto le contaminazioni con gli altri media, in primis quello letterario, possono portare sempre nuovi stimoli e nuova linfa al nostro medium favorito.