Quella peste di Camus - Pagani, Di Nicola e l'adattamento umoristico

Quella peste di Camus – Pagani, Di Nicola e l’adattamento umoristico

In questa rubrica dello Spazio Bianco dedicata alle intersezioni tra letteratura e fumetto non mi ero ancora occupato di una interessante pagina del TuttoLibri de La Stampa, iniziata stando a “Fumo di China” nel 2019. Lo faccio ora, in occasione di un’interessante storia di Pagani e Di Nicola dedicata alla “Peste” di Albert Camus (autore che mi è caro anche perché nato a Mondovì, non la mia ovviamente, ma quella algerina: ne scrissi qui in occasione di un convegno monregalese).

La rubrica in questione infatti si intitola “Un classico a fumetti” e – come gli storici Classics Illustrated di cui avevo scritto qua – traspone un grande classico letterario in una sequenza a fumetti. Il fulcro del gioco letterario è, ovviamente, che sulla pagina di giornale si ha a disposizione uno spazio limitato: due pagine classiche o volendo una splash page. L’abilità dei fumettisti sta in questo caso nel condensare una trama solitamente voluminosa in un minuscolo spazio vitale. Un po’ il gioco che Manganelli aveva fatto con le sue Centurie, e Borges (col divino trucco della “finta recensione”) nelle sue Finzioni, ma a fumetto e partendo da uno spunto iniziale da riassumere.

martoz promessi

I vari autori sono così costretti ad approcci differenti per ottenere l’agognata sintesi: Martoz, ad esempio, nell’adattare i Promessi Sposi, fa ricorso a un ampio uso della didascalia, inevitabile per raccordare i vari riquadri che sintetizzano momenti molto distanti per coprire a grandi balzi l’opera (a questo punto si potrebbe trarne direttamente un fumetto con le incisioni del Gonin e un centone manzoniano).

gabriele pino kafka

Un’altra possibile scelta è quella di rinunciare, di fatto, al riassunto passo-passo, e puntare su una splash page di effetto (vedi, qui sopra, Gabriele Pino sulle Metamorfosi di Kafka) dando l’impressione di fondo dell’opera, ma rinunciando quasi a strutturare una narrazione fumettistica (siamo quasi al confine con l’infografica).

 

coscienza di zeno delvo

delvo - fu mattia pascal

 

A volte la soluzione è intermedia, come fa Delvox su questi due grandi classici, “La Coscienza di Zeno” e “Fu Mattia Pascal”: l’opera di Svevo è riassunta con stralci volanti di pagine di diario “illustrate”, nel secondo con scatti di ipotetiche fotografie. Una sequenza, o una mera giustapposizione? In ogni caso, molte volte lo stile fumettistico, nel senso di arte sequenziale, è chiaramente riconoscibile. Sono quindi esperimenti interessanti. Nella prospettiva scolastica che mi è cara, sono interessanti non tanto come superbignami visivo, ma per ragionare con gli allievi su come una super-sintesi costringa a una scelta feroce di cosa tagliare, restituendo narrazioni sincopate potenzialmente molto diverse.

 

martoz palloni

 

Se da un lato si tratta sicuramente di fumetto, adattamento letterario di un romanzo, solitamente condotto in un registro serio, artistico, autoriale. Non siamo però nel caso della “graphic novel” per via della dimensione brevissima, invece evocata nel titolo di una rubrica a fumetti “gemella”, quella de “La lettura” del Corriere della Sera: brevi racconti d’autore che potrebbero essere, al limite, “novelle a fumetti” (molto bello l’ultimo, “Inamidato e immobile” di Martoz e Palloni, uscito sempre Domenica 13 giugno 2021). Meritorio però che La Lettura li renda disponibili online, a differenza di Tuttolibri: per completare il quadro, Robinson di Repubblica, invece, non ha uno spazio fumettistico, anche se ovviamente invece ne recensisce, e con attenzione.

Se della Graphic Novel “Classici a fumetti” non ha quindi la forma, ne riprende però un po’ gli stilemi, incluso quello di una certa seriosità “artsy”, spesso molto ben condotta (al “gioco” partecipano alcuni dei migliori autori italiani, propriamente fumettistici o tangenti l’ambito dall’illustrazione), rinunciando alla chiave che in teoria, un tempo, appariva quella più logica per i “comics”: quella appunto comica, della parodia. Pensiamo al fertile retroterra italiano delle parodie Disney, che qui si potrebbero sviluppare in forma microscopica e liberi dai vincoli disneyani (che là sono il limite che spinge a raffinare la creazione artistica: ma è anche bello fare ogni tanto un po’ di satira “for mature readers”). Nel fumetto di Pagani e Di Nicola che citavo in apertura, invece, si adotta questo registro.

 

la-peste-800x800

 

Emiliano Pagani (rimando a LoSpazioBianco per un po’ di bibliografia, qui) non è estraneo al fumetto “serio” (“Kraken”, ad esempio) ma è anche, con Caluri, il padre di “Don Zauker” e “Nirvana”, satira fumettistica al vetriolo nel solco di una tradizione anticlericale che affonda le sue radici nella vignettistica ottocentesca, dall’Asino (1892) di Podrecca in giù. Qui sceneggia per i disegni di Fabrizio Pluc Di Nicola, che evocano appunto un certo stilema Disney Italia, pur senza animali antropomorfi (il disegnatore aveva partecipato anche a “Pangolino”, anche qui sulfurea satira della pandemia con calco del famoso topo di Walt Disney).

Il merito dei due autori è ovviamente di condurre bene questa operazione, sfruttando a proprio vantaggio la brevità del testo per un ritmo narrativo frenetico che, in sé, ha già una valenza comica non indifferente (in questo solo aspetto, mi ricorda la turbovelocità di Snake Agent di Tamburini, che in due paginette viveva più avventure, spionistiche e amorose, di James Bond in un film intero).

Recuperatevi la Stampa di sabato 12 giugno 2021 (penso si trovi facilmente in numerose biblioteche) e leggetelo. Poi, se volete, tornate qui per qualche ulteriore annotazione, che riporto per il gusto di smontare il meccanismo e far cogliere qualche finezza che magari, in una lettura effimera, è sfuggita.

Alla velocità del testo si accompagna infatti una certa densità umoristica e citazionistica, che parte dal titolo, dove Camus appare vestito come “La peste”, nel senso del Pierino di Alvaro Vitali, e commenta infatti, scazzato, con “Cominciamo bene…”. Il disclaimer sarcastico sormonta un topo morto che pare strozzato dall’inchiostro: e già in vignetta 1 l’ambientazione (incluso il personaggio che legge “La Stampa”) ci fanno capire l’ovvia attualizzazione. Si usa però il miglior contropiede possibile al rischio altissimo di retorica: la meta-narrazione. La Peste è quindi il Covid, ma anche la peste dei fumettisti che ci ammorbano del loro inutile parere in chiave sarcastica o intimista sul loro vissuto della pandemia (ovviamente, mentre Pagani sta comunque facendo esattamente questo, con auto-ironia).

Segue infatti una prima vignetta meta-fumettistica (2) dove vediamo due vignette di un possibile fumetto intimista/ombelicale dove l’autore riflette su come il Covid amplifichi la sua ansia e il suo male di vivere. Il dottore, come un Fantozzi qualunque, manda la moglie in campagna per darsi alla pazza gioia (e magari c’è anche un’ironia non detta su: “quando il gatto non c’è, i topi ballano), ma i ratti portano la pandemia e quindi l’eventuale proverbio è da intendersi in senso letterale. Una colazione di topi morti illustri, Speedy Gonzales, Gas Gas e Geronimo Stilton, Mickey Mouse, Topo Gigio e Jerry. Questo gusto della vignetta ricca di dettagli gustosamente umoristici potrebbe essere già in sé un modo efficace per arricchire la narrazione in poche tavole, portando a casa uno dei numeri più brillanti (con uno stilema che ci ricorda un po’ quello del grande Jacovitti, anche se nel suo caso il dettaglio a volte non era citazione ma pura invenzione surreale). Ma nelle vignette successive Pagani preferisce variare ancora le tecniche meta-narrative.

Nel passaggio di tavola Pagani non si lascia sfuggire l’occasione per una battuta anticlericale (coerente al testo, del resto, e non gratuita), dove ricorre ancora a una diversa tecnica metafumettistica: il personaggio che commenta un “fermo immagine” delle vignette precedenti. L’ultimo guizzo di gustoso metafumetto è il povero Camus che prova a vendere la sua graphic novel: ma lo scrittore non ha abbastanza follower e non si adegua abbastanza ai birignao intimisti che tirano adesso.

 

vignetta

 

Inoltre, mentre la satira anticlericale mi è giunta abbastanza attesa (e in fondo blanda, se uno conosce l’autore…), Pagani gioca anche sullo spiazzamento per assestare giustamente un colpo sotto la cintura al lettore, con la vignetta che parla a sorpresa della situazione delle migrazioni del mediterraneo (ormai dimenticate col Covid, sparite da un dibattito dove anche Salvini “non è mai stato in guerra con l’EstAfrica” ma in realtà grande tragedia della nostra epoca pronta a esplodere prima o poi).

La storia va poi alla conclusione logicamente prevedibile, in un’accelerata finale che chiaramente parla più dell’oggi che non del romanzo originario, mantenendo comunque il parallelo a sufficienza per rendere il gioco godibile. Il topo annegato nell’inchiostro conclude circolarmente la narrazione nel segno dell’umorismo al cianuro di Pagani, che in questa versione condensata è ancor più velenoso, solo all’apparenza ingentilito dall’assenza del registro intenzionalmente volgare che si compiace di utilizzare su Don Zauker (ma già molto meno presente in Nirvana), ma in realtà ugualmente distruttivo nei diversi mezzi utilizzati. Naturalmente, come sempre nel fumetto, il merito della riuscita va a pari passo col disegnatore: non solo il segno di Di Nicola è perfetto per lo stilema da parodia disneyana che introduce (e che contrasta perfettamente coi momenti di umorismo amarissimo e spietato) ma c’è anche l’abilità di mantenere leggibili giochi metafumettistici densi e non necessariamente di facilissima lettura per un pubblico generalista come è quello di TuttoLibri, non per forza tutti devoti del fumetto.

Insomma, una lettura che ho trovato particolarmente apprezzabile, tanto da farmi venir voglia di scrivere queste righe per segnalarla e capirla meglio: e mi pare che forse sarebbe questo un modo ancor più interessante di portare il connubio tra letteratura e fumetto su TuttoLibri o altri contesti di rivista letteraria, alternato ovviamente con altre forme. Inoltre, spiace per la forma solo effimera di storie che spesso sono piccoli gioielli di abilità autoriale. Speriamo che La Stampa pensi, prima o poi, a una bella raccolta: la comprerei sicuramente.