"Patria" di Bruna Martini: l'importanza del graphic memoir

“Patria” di Bruna Martini: l’importanza del graphic memoir

Su queste pagine di “Come un romanzo” abbiamo spesso avuto modo di parlare del graphic novel, termine spesso dibattuto che indica l’avvento di un nuovo approccio al “romanzo a fumetti”. Convenzionalmente, il punto di svolta viene posto nel 1978, con “A Contract with God” di Will Eisner, mentre in Italia l’avvio del fenomeno è verso i primi anni 2000, su impulso di Igort. Naturalmente, la questione è più complessa, tra precedenti illustri e diramazioni, come ha ricostruito Andrea Tosti nel suo imponente saggio dedicato (di cui ho parlato qui). Tuttavia, il fenomeno è ormai consolidato, e ha germinato anche nuovi generi più specifici: uno è il “graphic journalism”, sul modello di quanto fatto da Joe Sacco con “Palestina” (1991); un altro genere è appunto il “graphic memoir”, di cui questo volume rappresenta un esempio molto interessante, in ambito italiano: a partire dal fatto di assumere esplicitamente la caratterizzazione di questo sottogenere fin dalla copertina.

 

Cover_Patria_BeccoGiallo - Copia

 

“Patria”, sottotitolo “crescere in tempo di guerra”, uscito il 14 gennaio 2021 in libreria per l’editrice Becco Giallo (che, storicamente, dalla sua fondazione nel 2005 è quella a cui più si lega l’affermazione del graphic journalism e di un nuovo approccio al fumetto storico-biografico in Italia), è difatti un lavoro che l’illustratrice Bruna Martini compie nel raccontare la storia – autentica – di sua zia Graziella, la “educazione di una bambina durante il Ventennio fascista”, come chiarisce l’occhiello.

La “Storia”, dunque, attraverso le “storie”: una modalità di documentare gli eventi che ha una lunga tradizione in ambito narrativo e anche in altri ambiti (pensiamo a quello specificamente fotografico), ma la cui trattazione fumettistica non è ancora qui da noi così frequente. Un antesignano illustre potrebbero essere certi servizi, con fortissima integrazione di testo e fotografie, ideati sul “Politecnico” di Elio Vittorini nel 1947, su impulso anche della fortuna, allora, di quello specifico filone del fumetto che è il fotoromanzo, all’epoca all’acme del suo successo.

 

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fig. 1

 

E anche qui, in “Patria”, fin dalla copertina, dalla sovraccoperta interna, emerge questa fusione tra fotografia, disegno, rielaborazione grafica, volta a integrare la testimonianza diretta, documentale, della foto, con il disegno. All’esordio con BeccoGiallo, l’autrice Bruna Martini ha però alle spalle un decennio di esperienza nel campo
dell’animazione e illustrazione, con un lavoro che, come qui, ha affrontato temi a sfondo sociale e femminista con
cortometraggi e animazioni che hanno vinto premi in festival internazionali.

La scelta della mescolanza tra disegno e documenti fotografici si mostra fin dalle prime pagine dell’opera (vedi fig. 1, 2). Per i disegni, vi è la scelta di un segno volutamente infantile, che ben si sposa, ovviamente, con la voce narrante della bimba protagonista. I colori vedono un netto contrasto del giallo e del blu (minore, ma ben calibrata, la presenza del rosso), che rimanda alle tonalità preminenti nell’illustrazione, nella pubblicità, nella propaganda dell’epoca, anche con altre tinte, naturalmente, ma sempre con questa giustapposizione netta di colori primari. Il colore, realizzato a matite colorate (altro rimando al disegno infantile) utilizza sfumature, tratteggi, girighori sia per accentuare ancora l’elemento infantilizzante di cui si è detto, sia per conferire una vitalità vibrante alle scene rappresentate. Le vignette sono smarginate, ariose, e si aprono spesso ad ampie splash pages, singole e doppie, sia interamente disegnate, sia con una singola vignetta che viene così enfatizzata nel bianco della carta.

In altri punti, invece (vedi fig. 3), la pagina si fa affollatissima di piccole vignette che colgono ciascuna un minimo dettaglio di una scena d’insieme solitamente concitata. Altre volte ancora si abbandona la griglia fumettistica italiana classica (la griglia 2 X 3, adottata anche in questo fumetto come riferimento di fondo) in favore di un montaggio “analogico” della tavola, derivante dalla fusione di vari elementi grafici saldati tra loro a produrre un effetto d’insieme (vedi fig. 4).  Il tutto produce una grande varietà nel ritmo della narrazione, e contribuisce anche a creare una notevole bellezza estetica del volume.

 

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fig. 2

 

Particolare è anche l’espediente narrativo usato per i testi: la narrazione degli eventi visti dalla piccola protagonista procede tramite una sorta di lunga filastrocca a rime baciate, che rimandano ai testi delle antologie dell’epoca, dal tono vagamente lezioso e cantilenante. Accuratissima anche la scelta del lettering, che richiama la bella grafia delle scolarette d’antan, sempre in coerenza con il clima psicologico e sociale che si vuole evocare. Le rare, brevi battute di dialogo (che rispettano lo schema della rima) sono invece in un carattere senza grazie che ricorda da vicino quelli usati dalle scritte istituzionali dell’era fascista.

La narrazione procede rapida ed efficace, ben supportata dall’inserto particolarmente ricco di documenti dell’epoca. L’indottrinamento scolastico, le persecuzioni razziali, le emigrazioni, e quindi la guerra, la distruzione, le morti insensate. Lo sguardo infantile diventa un prezioso strumento per narrare queste vicende con uno sguardo a un tempo ingenuo e disincantato, quello della “bambina terribile” (caro al fumetto, da Mafalda a varie protagoniste dei Peanuts) in grado di osservare con candido sarcasmo le assurdità e le follie del mondo adulto, qui particolarmente perso nell’abisso privo di senso del totalitarismo bellicista.

 

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fig. 3

Quaderni, foto d’epoca, sussidiari, titoli di giornali, manifesti, cartoline di propaganda si alternano sulla pagina a disegni e testi che intrecciano un delicato ma solido filo di raccordo. Nonostante il tono e la visione infantile che permeano il racconto, nella narrazione l’orrore del conflitto appare in tutto il suo orrore, senza infingimenti: vedasi il finale della parte a disegni, prima di alcune ultime tavole solo fotografiche di raccordo col presente, su una nota particolarmente cupa ma tragicamente credibilissima. Lo sguardo di una bimba, sì, ma costretta a crescere in fretta, in tempi durissimi.

Per tutte queste ragioni, pur essendo il volume indiscutibilmente godibile anche da un pubblico adulto, ci pare particolarmente adatto alla riproposizione scolastica, in diverse possibili fasce d’età, certo indispensabilmente con una guida del docente per contestualizzare e preparare la pagine più dure (che, tuttavia, non ritengo vadano dissimulate, facendo parte di una realtà storica che è bene vada preservata). Il punto di forza di questo lavoro, oltre al saper presentare in modo chiaro e fedele il racconto di un’epoca, è la mole davvero alta di documenti che inserisce nella narrazione, che sarà possibile approfondire, evidenziare, sottolineare nel corso della narrazione, facendoli “passare” al giovane lettore in modo decisamente più efficace che se proposti come documenti “inerti” (al suo sguardo non ancora storicamente maturo, ovviamente, non in sé).

 

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fig. 4

 

Un esperimento, dunque, riuscito e particolarmente interessante, che potrebbe suscitare altri casi utili a indagare ulteriormente questo e altri periodi cruciali della nostra storia contemporanea.

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PATRIA. CRESCERE IN TEMPO DI GUERRA 

Bruna Martini

224 pp.
€ 19,00
ISBN 978 – 88 – 3314 – 140 – 4
BeccoGiallo – 2021
www.beccogiallo.it