Grazia Nidasio e gli adattamenti letterari

Grazia Nidasio e gli adattamenti letterari

La notte di Natale è scomparsa Grazia Nidasio (1931-2018), la più importante autrice – e una delle prime – del fumetto italiano e una dei principali autori fumettistici in assoluto, non solo a livello nazionale.  La Nidasio, dopo il Liceo Artistico e l’Accademia di Brera, inizia a collaborare al Corriere dei Piccoli nei primi anni ’50, con serie come Alibella (1953-1962) e Gelsomino (1954-1959). Siamo ancora nell’ambito del tradizionale fumetto breve in rima che ha caratterizzato la scena d’anteguerra, a partire proprio dal Corrierino come testata principe della prima metà del ‘900. Tuttavia il segno della Nidasio mostra già qui una notevole modernità, derivante dall’indubbio genio dell’autrice e dalla formazione accademica aggiornata sugli sviluppi dell’arte e non solo sul linguaggio fumettistico stretto. La sua sintesi può ricordare – ma non deriva da qui, nasce in modo indipendente su analoghi stimoli – quella di Jules Feiffer, il primo modello del “fumetto maturo” negli USA degli anni ’50: temi di satira sociale, assenza di vignette marginate, montaggio libero (quello della Nidasio è forse più libero e sperimentale ancora).

La cosa diviene ancora più evidente con gli anni ’60, a partire da Violante Rock (1961-1967), su testi di Gugliemo Zucconi, la Nidasio realizza un primo importante fumetto piuttosto innovativo, che anticipa in parte la sua più nota Valentina Melaverde. Protagonista è una ragazzina ossessionata dal rock, con vicende frenetiche e a forte carica umoristica, ma nel segno tutto sommato di un realismo quotidiano inconsueto nel fumetto italiano. La Nidasio non ama del tutto certi schematismi parodistici a cui viene costretta, ma trae da qui alcuni spunti per il suo personaggio più maturo (un discorso a parte meriterebbero le strip efficaci di Nicoletta, sempre sullo stile di Valentina ma antecedenti e brevissime).

Valentina Melaverde (1969-1976) è tale personaggio totalmente “autoriale” della Nidasio, con un segno ancor più nettamente fumettistico: cadono le vignette, resta il montaggio arioso e innovativo da lei introdotti in Violante, il corposo testo battuto a macchina – di Zucconi – si alleggerisce nella sua prosa e passa a un lettering manuale, leggerissimo. Resta la satira sociale, ma diminuisce l’enfasi umoristica delle situazioni paradossali e del macchiettismo dei comprimari ancora presente nel pur godibilissimo Violante. Da questa serie sopravvivrà fino ai giorni nostri la figura della Stefi, enfant terrible, sorella minore di Valentina che inizialmente nasce da uno sdoppiarsi del Corrierino in “Ragazzi” e “Piccoli”, ma poi conservata anche dopo la chiusura del Corrierino sul Corriere della sera per vignette di costume di particolare acutezza, dalle parti, per capirci, della Mafalda di Quino (ma anche qui, in modo totalmente autonomo, senza derivazioni).

Interessante notare come Valentina Melaverde sia di fatto, per molti aspetti, una anti-Valentina, nel senso di quella di Guido Crepax, introdotta nel 1965.  Una antinomia complementare nei fumetti dell’emancipazione femminile, viene da dire per volontà conciliatoria: ma fose in realtà una contrapposizione, due visioni non conciliabili.

La Nidasio insomma introduce un romanzo a fumetti più maturo (anche in dichiarata polemica col modello di Bonelli: vedi qui, dove non manca qualche rimando al curaro a Crepax) che pur con grazia ineffabile tratta dei temi del quotidiano, creando un modello di quella tendenza impostasi, in tempo recente, col romanzo a fumetti – seriale e non – di taglio “intimista” (che ha visto, tra l’altro, una notevole fioritura di fumetto di autrici donne). Un modello che i suoi epigoni, soprattutto italiani, dovrebbero riscoprire e approfondire.

Se accenno della Nidasio in questo blog dove seguo il tema del rapporto tra letteratura e fumetto è però per la particolare importanza che l’autrice ha avuto al riguardo. Già nel 1964, su testi di Mino Milani, adatta Il dottor Oss (1874) di Jules Verne, raffinatissima satira sulla scienza che riprende in chiave di umorismo garbato ma, in fondo, sottilmente amaro il tema del grande inventore, centrale nel fondatore della fantascienza moderna. Un’opera poco nota, ma importantissima nella produzione dell’autore. Verne infatti è associato solitamente a un ingenuo positivismo, che invece deriva dalle richieste del suo editore, il quale riteneva – correttamente – più vendibili le semplici meraviglie di anticipazione scritte da Cinque settimane in pallone (1863) in poi, piuttosto che la sferzante satira sul futuro di Parigi nel XX secolo (1861). Il dottor Oss rappresenta per Verne uno scarto dalla regola, tramite la chiave della comicità brillante. Le avventure del Dottor Oss furono poi proseguite dai due autori, con nuove storie dal chiarissimo sapore verniano (qui una bella selezione), a partire ovviamente da Ventimila leghe sotto i mari.

L’adattamento di Coppelia, nel 1966, viene sulla scia del successo di questa riflessione sui limiti della scienza (vedi qui), con una riflessione sull’opera seminale del mad doctor, Il mago della sabbia (1817) di Hoffmann, poi adattato in opera teatrale.

Ma il rapporto con la letteratura fu costante e raffinato per la Nidasio: basti pensare al lavoro su Questi grandi amori (1980) della storia (vedi qui) che divengono nelle mani dell’autrice lo strumento per una decostruzione impietosa ma coltissima di D’Annunzio – operata tramite una padronanza incredibile del segno e del montaggio, molto più che tramite il testo in sé – e, come chiarisce la stessa Nidasio nella postfazione, la chiave per parlare della storia della letteratura – e della storia tout court – con uno sguardo al femminile ironico e acuminato.

Molti anche i lavori di illustrazione libraria (ambito radicamente diverso, è chiaro), tra cui le illustrazioni di una selezione di novelle del Decameron di Boccaccio narrate da Bianca Pitzorno nel 2007 (di cui l’autrice ha illustrato vari volumi, vicini per molti versi ai suoi fumetti nello stile e nei contenuti, briose narrazioni realistiche e femministe) e quelle dell’Orlando Furioso di Ariosto adattato da Italo Calvino nel 2009 (vedi qui). E di certo dimentico qualcosa in questa sommaria ricognizione che non vuole avere altro significato che un omaggio, da lettore, a una delle più significative autrici del fumetto italiano: un nome che andrebbe ancor maggiormente valorizzato nel canone dell nostra letteratura fumettistica.